L’assegno unico 2027 non avrà regole stravolte: la legge prevede già che importi e soglie ISEE salgano ogni anno con l’inflazione, e le due novità di cui si parla di più (il nuovo ISEE per le prestazioni familiari e l’apertura ai figli che vivono in un altro Paese UE) sono in realtà in vigore dal 2026. Quello che cambia davvero con il nuovo anno sono le cifre, e quelle non le conosce ancora nessuno: l’INPS le pubblica a fine gennaio. Qui mettiamo in fila cosa è deciso, cosa è solo stimato e cosa conviene fare per non vedersi pagare l’importo minimo da marzo.
Per il 2027 la legge prevede solo l’adeguamento annuale all’inflazione di importi e soglie ISEE (articolo 4, comma 11, del D.Lgs. 230/2021). La percentuale ufficiale arriva con la circolare INPS di fine gennaio: per il 2026 era stata dell’1,4%. Con l’inflazione del 2026 più alta, l’aumento sarà più robusto, ma le cifre che circolano (prima soglia a 17.975,10 euro) sono stime, non dati ufficiali. ISEE “per prestazioni familiari” e figli residenti in altri Stati UE sono già in vigore dal 2026. Per le famiglie l’impegno pratico è uno solo: nuova DSU dal 1° gennaio 2027, possibilmente entro febbraio, e comunque entro il 30 giugno per non perdere gli arretrati.
Indice
- Cosa cambia davvero nel 2027
- Come funziona la rivalutazione e quando escono i numeri
- Quanto potrebbe valere: la nostra proiezione
- Tre famiglie, tre conti
- L’ISEE per le prestazioni familiari non è una novità 2027
- Figli in un altro Paese UE e lavoratori non residenti
- Cosa devono fare le famiglie, mese per mese
- Domande frequenti
Cosa cambia davvero nel 2027
Partiamo da quello che si può dire con certezza. L’assegno unico e universale è regolato dal decreto legislativo 29 dicembre 2021, n. 230, e l’articolo 4, comma 11, dice testualmente che gli importi e le relative soglie ISEE “sono adeguati annualmente alle variazioni dell’indice del costo della vita”. Non serve una legge nuova, non serve un decreto apposito: ogni anno i valori si spostano in alto della stessa percentuale, e l’INPS pubblica la tabella aggiornata. Succederà anche per il 2027.
Tutto il resto è già successo oppure non è ancora scritto. Il nuovo ISEE con la franchigia sulla casa più alta si applica all’assegno unico dalla mensilità di marzo 2026. L’estensione ai figli che vivono in un altro Stato dell’Unione europea è in vigore dal 21 aprile 2026. E la legge di bilancio per il 2027, che a ottobre il governo deve ancora presentare in Parlamento, potrebbe contenere qualcosa sull’assegno unico oppure niente: finché non c’è un testo ufficiale, ogni “novità 2027” che leggete in giro è un’ipotesi.
Lo sottolineiamo perché ha una conseguenza pratica: chi aspetta gennaio per approfittare di misure già in vigore rischia di perdere dei mesi. Se avete un figlio fiscalmente a carico che vive in un altro Paese UE e non l’avete ancora inserito nella domanda, il momento è adesso.
| Misura | Stato | Fonte |
|---|---|---|
| Rivalutazione annuale di importi e soglie ISEE | Automatica ogni anno, percentuale 2027 non ancora nota | D.Lgs. 230/2021, art. 4, c. 11 |
| ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione | In vigore dal 1° gennaio 2026, usato per l’assegno da marzo 2026 | Legge 199/2025, art. 1, c. 208; circolare INPS 7/2026 |
| Figli fiscalmente a carico residenti in un altro Stato UE | In vigore dal 21 aprile 2026 | D.L. 19/2026, art. 7-bis; circolare INPS 81/2026 |
| Abolizione del requisito dei due anni di residenza | In vigore dal 21 aprile 2026 | D.L. 19/2026, convertito dalla legge 50/2026 |
| Eventuali modifiche nella legge di bilancio 2027 | Testo non ancora presentato | — |
Come funziona la rivalutazione e quando escono i numeri
Il meccanismo è semplice. Si prende la variazione media annua dei prezzi calcolata dall’ISTAT sull’indice FOI, quello delle famiglie di operai e impiegati, e la si applica a tutti i valori della tabella: importo massimo, importo minimo, maggiorazioni, prima soglia ISEE e soglia oltre la quale si riceve il minimo. Lo spiega la circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026, che per il 2026 ha applicato un +1,4%.
Il risultato è la tabella in vigore nel 2026, che abbiamo riletto voce per voce nell’allegato ufficiale: 203,80 euro al mese per figlio minorenne con ISEE fino a 17.468,51 euro, poi un calo graduale fino a 58,30 euro oltre i 46.582,71 euro (o senza ISEE). Per i figli tra 18 e 20 anni la forbice va da 99,10 a 29,10 euro. La maggiorazione per i figli dal terzo in poi va da 99,10 a 17,40 euro, quella per le madri sotto i 21 anni è di 23,30 euro e il bonus per il secondo genitore che lavora arriva a 34,90 euro per figlio minorenne. Sono i numeri che trovate anche nella nostra guida all’assegno unico 2026.
C’è un dettaglio che aiuta a orientarsi prima di gennaio. Nel 2026 la percentuale dell’assegno unico (1,4%) è stata la stessa che il decreto interministeriale del 19 novembre 2025 aveva fissato in via provvisoria per la rivalutazione delle pensioni, come riporta la circolare INPS 153/2025. La norma sull’assegno unico non richiama quel decreto, quindi non è un automatismo garantito, ma quando a novembre uscirà il decreto per le pensioni 2027 avremo un indizio molto concreto.
| Quando | Cosa succede |
|---|---|
| Fine novembre 2026 | Decreto MEF-Lavoro con la rivalutazione provvisoria delle pensioni 2027: primo indizio sulla percentuale |
| Dicembre 2026 | Di solito l’INPS pubblica il calendario dei pagamenti del nuovo anno |
| Gennaio 2027 | ISTAT pubblica i dati annuali sui prezzi del 2026; si può presentare la nuova DSU |
| Fine gennaio 2027 | Circolare INPS con la tabella ufficiale 2027 (nel 2026 è uscita il 30 gennaio) |
| Febbraio-marzo 2027 | Pagamenti con i nuovi valori; la differenza di gennaio arriva come arretrato (nel 2026 da marzo) |
Quanto potrebbe valere: la nostra proiezione
Nelle ultime settimane è circolata una cifra precisa per la prima soglia 2027: 17.975,10 euro. Abbiamo rifatto il conto all’indietro: corrisponde esattamente a 17.468,51 euro aumentati del 2,9%. È quindi una stima costruita su un’ipotesi di inflazione, non un valore annunciato da INPS o ministero. Può essere ragionevole, ma nessuno può darla per certa a ottobre, perché l’indice che conta è la media dell’intero 2026 e mancano ancora tre mesi di dati.
Quello che sappiamo è che il 2026 è un anno di prezzi più vivaci del precedente. Secondo il comunicato ISTAT sui prezzi di settembre 2026 (dati provvisori), l’inflazione su base annua è salita al 4,2%, spinta dall’energia, e l’inflazione media del 2026 “acquisita” a settembre è al 3,1%. Due avvertenze: quel 3,1% riguarda l’indice NIC, non il FOI usato per l’assegno (di solito vicini, mai identici), e “acquisita” vuol dire che sarebbe la media dell’anno se i prezzi restassero fermi fino a dicembre.
Per questo, invece di un numero solo, ecco tre scenari. Sono calcoli nostri: abbiamo applicato la percentuale ai valori ufficiali 2026 e arrotondato al centesimo. L’INPS potrebbe arrivare a cifre diverse di qualche centesimo per i suoi arrotondamenti.
| Valore | 2026 (ufficiale) | Ipotesi +2% | Ipotesi +3% | Ipotesi +4% |
|---|---|---|---|---|
| Soglia ISEE per l’importo massimo | 17.468,51 € | 17.817,88 € | 17.992,57 € | 18.167,25 € |
| Soglia ISEE oltre cui spetta il minimo | 46.582,71 € | 47.514,36 € | 47.980,19 € | 48.446,02 € |
| Importo massimo per figlio minorenne | 203,80 € | 207,88 € | 209,91 € | 211,95 € |
| Importo minimo per figlio minorenne | 58,30 € | 59,47 € | 60,05 € | 60,63 € |
| Massimo per figlio 18-20 anni | 99,10 € | 101,08 € | 102,07 € | 103,06 € |
| Minimo per figlio 18-20 anni | 29,10 € | 29,68 € | 29,97 € | 30,26 € |
Fonte valori 2026: allegato 1 alla circolare INPS n. 7/2026. Colonne 2027: proiezioni thequestion.it, non valori ufficiali.
Tre famiglie, tre conti
Per capire cosa significa la rivalutazione per una famiglia vera, abbiamo costruito tre esempi con gli importi ufficiali 2026, presi dalla tabella INPS fascia per fascia. Sono casi di fantasia e semplificati (niente figli sotto l’anno, disabilità o quarto figlio). Per il 2027 ipotizziamo una rivalutazione del 3% e lo stesso ISEE: anche questa è una semplificazione, perché l’ISEE 2027 guarderà ai redditi del 2025.
Famiglia A: ISEE 15.000 euro, due figli, entrambi i genitori lavorano
Con un ISEE sotto i 17.468,51 euro si riceve il massimo: 203,80 euro per ciascuno dei due figli minorenni, cioè 407,60 euro. Siccome lavorano tutti e due i genitori, si aggiunge il bonus secondo percettore di 34,90 euro per figlio, quindi altri 69,80 euro. Totale: 477,40 euro al mese, 5.728,80 euro in un anno. Con la rivalutazione ipotetica del 3% la famiglia resterebbe nella fascia massima e arriverebbe a circa 491-492 euro al mese, circa 14 euro in più.
Famiglia B: ISEE 30.000 euro, due figli, lavora un solo genitore
Un ISEE di 30.000 euro cade nella fascia tra 29.929,41 e 30.045,85 euro della tabella 2026, a cui corrispondono 140,90 euro per figlio minorenne. Con due figli fanno 281,80 euro al mese, 3.381,60 euro l’anno. Niente bonus secondo percettore, perché lavora una sola persona. Nella fascia intermedia la rivalutazione pesa di più di quanto sembri, perché si spostano in alto sia gli importi sia le soglie: a parità di ISEE la famiglia scivola in una fascia più generosa. Con il 3% ipotetico arriverebbe a circa 149 euro per figlio, quasi 299 euro al mese, circa 17 euro in più.
Famiglia C: ISEE 50.000 euro, due figli, entrambi lavorano
Sopra i 46.582,71 euro si riceve l’importo minimo, 58,30 euro per figlio minorenne, e il bonus secondo percettore non spetta più. Totale 116,60 euro al mese, 1.399,20 euro l’anno: esattamente quanto riceverebbe una famiglia con due figli che non presenta l’ISEE. Con il 3% si salirebbe a circa 120 euro al mese, appena 3,50 euro in più.
| Esempio | Mensile 2026 | Annuo 2026 | Mensile 2027 con +3% (stima) |
|---|---|---|---|
| A — ISEE 15.000 €, 2 figli, doppio reddito | 477,40 € | 5.728,80 € | circa 492 € |
| B — ISEE 30.000 €, 2 figli, monoreddito | 281,80 € | 3.381,60 € | circa 299 € |
| C — ISEE 50.000 €, 2 figli, doppio reddito | 116,60 € | 1.399,20 € | circa 120 € |
Il confronto più istruttivo però non è tra 2026 e 2027. È tra la famiglia A con l’ISEE in regola e la stessa famiglia A senza ISEE: da marzo riceverebbe 116,60 euro invece di 477,40, cioè 360,80 euro in meno ogni mese. Nessuna rivalutazione sposta cifre del genere: il vero rischio del 2027 è dimenticarsi la DSU. Per rifare il conto sulla vostra situazione c’è il nostro calcolatore dell’assegno unico, che usa la tabella 2026 e tiene conto delle maggiorazioni.
L’ISEE per le prestazioni familiari non è una novità 2027
Una delle confusioni più diffuse riguarda il cosiddetto “ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione”. Qualcuno lo presenta come una novità che arriverà nel 2027. Non è così: lo ha introdotto la legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, comma 208) a partire dal 1° gennaio 2026, e la circolare INPS 7/2026 precisa che per l’assegno unico si usa dalla mensilità di marzo 2026. Gennaio e febbraio 2026 erano stati pagati sull’ISEE valido al 31 dicembre 2025.
La differenza rispetto all’ISEE ordinario sta soprattutto nella casa di abitazione. La franchigia sale a 91.500 euro, 120.000 nei Comuni capoluogo delle città metropolitane, con 2.500 euro in più per ogni figlio convivente dopo il primo; in più la scala di equivalenza è più favorevole alle famiglie con più figli. Vale solo per cinque prestazioni INPS: assegno unico, Assegno di inclusione, Supporto per la formazione e il lavoro, bonus asilo nido e bonus nuovi nati. Per università, ticket e agevolazioni comunali resta l’ISEE ordinario: i dettagli sono nell’articolo sulla franchigia ISEE sulla casa a 91.500 euro.
Cosa cambia allora nel 2027? Una cosa sola, ed è a favore delle famiglie: sarà il primo anno in cui anche gennaio e febbraio verranno pagati con il nuovo indicatore. L’articolo 6, comma 7, del D.Lgs. 230/2021 stabilisce infatti che per quei due mesi conta l’ISEE in corso di validità a dicembre dell’anno precedente, e l’ISEE valido a dicembre 2026 è già calcolato con le regole nuove. Chi possiede la casa in cui vive potrebbe quindi trovarsi a gennaio un assegno leggermente più alto di quello di gennaio 2026, anche a parità di tutto il resto.
Figli in un altro Paese UE e lavoratori non residenti
La seconda novità spesso datata al 2027 è l’apertura ai figli che vivono in un altro Stato membro. Anche qui la norma c’è già: l’articolo 7-bis del decreto-legge 19 febbraio 2026, n. 19, inserito dalla legge di conversione 20 aprile 2026, n. 50, ha aggiunto al decreto 230/2021 il comma 2-bis dell’articolo 1. Dice che “ai soli fini dell’attribuzione dell’assegno” contano anche i figli residenti in un altro Stato UE che siano fiscalmente a carico secondo le regole italiane. Lo stesso intervento ha abrogato il requisito dei due anni di residenza in Italia e ha consentito l’accesso a chi lavora in Italia come dipendente o autonomo, iscritto a una gestione previdenziale e in regola con i contributi, anche senza risiedervi.
La modifica arriva dopo la procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea, che contestava all’Italia una discriminazione verso i lavoratori degli altri Stati membri. Le istruzioni operative sono nella circolare INPS n. 81 del 24 luglio 2026, che chiarisce tre punti utili. Primo: i figli che vivono all’estero contano per il diritto all’assegno ma non entrano nel nucleo ai fini del calcolo ISEE. Secondo: se più Stati UE sono coinvolti, si applicano le regole europee di coordinamento (regolamento 883/2004), con uno Stato che paga per primo e l’altro che eventualmente integra. Terzo: le domande presentate dal 21 aprile 2026 sono state definite in via provvisoria, e le mensilità da maggio 2026 possono essere ricalcolate, in più o in meno, quando l’INPS avrà adeguato la procedura.
Per il 2027 c’è però una scadenza nuova, che riguarda solo i lavoratori non residenti. Per loro la domanda non si rinnova da sola come per tutti gli altri: va presentata per il periodo di lavoro in Italia e in ogni caso ripresentata ogni anno, con riferimento al periodo dal 1° marzo al 28 febbraio successivo. Marzo 2027 sarà il primo rinnovo annuale previsto da questa regola. Chi risiede in Italia, invece, continua con la domanda “in continuità”: se è in stato accolta, non va ripresentata.
Cosa devono fare le famiglie, mese per mese
La regola che conta più di qualsiasi rivalutazione è quella sulla DSU, la dichiarazione da cui nasce l’ISEE. La DSU presentata nel 2026 vale fino al 31 dicembre 2026. A gennaio e febbraio 2027 l’INPS continuerà a pagare sulla base dell’ISEE valido a dicembre, quindi non succede nulla. Da marzo, se non c’è un ISEE 2027, l’assegno scende al minimo: è quello che è accaduto nel 2026, quando la circolare INPS ha ricordato che senza ISEE da marzo si pagano gli importi minimi.
La rete di sicurezza è il 30 giugno. Nel 2026 chi ha presentato la DSU entro quella data ha ricevuto gli arretrati da marzo; chi l’ha presentata dopo ha ottenuto l’importo pieno solo per i mesi successivi, perdendo la differenza dei mesi precedenti. La stessa regola, salvo cambiamenti, varrà nel 2027. Il calendario pratico quindi è questo:
- Da gennaio 2027: presentare la nuova DSU, online in modalità precompilata sul portale INPS, con l’app INPS Mobile oppure tramite CAF. L’ISEE 2027 guarderà ai redditi del 2025 e al patrimonio al 31 dicembre 2025. La nostra guida alla DSU e al certificato ISEE spiega tutti i passaggi.
- Entro febbraio 2027: è il momento ideale per avere l’ISEE pronto, così il pagamento di marzo arriva già calcolato correttamente.
- Entro il 30 giugno 2027: ultimo termine per recuperare gli arretrati da marzo, se la regola resta quella del 2026.
- In qualsiasi momento: aggiornare la domanda quando nasce un figlio, quando un figlio compie 18 anni (va comunicato se studia, lavora con reddito basso o cerca lavoro: ne parliamo nell’articolo sull’assegno unico per i figli maggiorenni) o quando cambia la situazione familiare.
Se nel corso dell’anno il reddito crolla, per esempio per la perdita del lavoro, si può chiedere l’ISEE corrente, che fotografa la situazione attuale. E se l’INPS contesta l’ISEE presentato, cosa fare è spiegato nell’articolo sui controlli ISEE sull’assegno unico.
Domande frequenti
Devo rifare la domanda di assegno unico per il 2027?
No, se risiedete in Italia e la domanda è in stato “accolta”: l’INPS la considera valida anche per gli anni successivi e paga in continuità. Va ripresentata solo se è decaduta, revocata, respinta o se vi avete rinunciato. Fanno eccezione i lavoratori cittadini UE non residenti in Italia, che devono ripresentarla ogni anno con decorrenza dal 1° marzo.
Quando si sapranno gli importi ufficiali dell’assegno unico 2027?
Con la circolare annuale dell’INPS, che nel 2026 è uscita il 30 gennaio. Un primo indizio sulla percentuale arriverà a fine novembre 2026 con il decreto sulla rivalutazione provvisoria delle pensioni, che nel 2026 ha indicato la stessa percentuale poi applicata all’assegno unico (1,4%).
È vero che dal 2027 la prima soglia ISEE sarà di 17.975,10 euro?
È una stima. Quel valore si ottiene aumentando del 2,9% la soglia 2026 di 17.468,51 euro. La percentuale vera dipenderà dalla media dei prezzi FOI di tutto il 2026, che l’ISTAT pubblica a gennaio, e potrà essere più alta o più bassa.
Cosa succede se non rinnovo l’ISEE a gennaio?
A gennaio e febbraio niente, perché si usa l’ISEE valido a dicembre 2026. Da marzo l’assegno scende all’importo minimo (nel 2026 58,30 euro per figlio minorenne). Se presentate la DSU entro il 30 giugno, l’INPS ricalcola e paga gli arretrati da marzo; dopo quella data si recupera solo dai mesi successivi.
Mio figlio vive in Germania e lavoro in Italia: posso avere l’assegno?
Dal 21 aprile 2026 sì, se il figlio è fiscalmente a carico secondo la normativa italiana e voi avete i requisiti di cittadinanza o soggiorno, pagate le imposte in Italia e risiedete o lavorate qui con contributi in regola. Se anche la Germania riconosce una prestazione familiare, si applicano le regole europee su quale Stato paga per primo. Conviene farsi assistere da un patronato, perché la procedura online è stata adeguata in un secondo momento.

