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ISEE corrente 2026: quando conviene farlo e come richiederlo

L’ISEE corrente è lo strumento che molte famiglie non sanno di poter usare quando la situazione economica peggiora improvvisamente: perdita del lavoro, riduzione dell’orario, un reddito crollato rispetto all’anno preso in considerazione dall’ISEE ordinario. Invece di aspettare la prossima Dichiarazione Sostitutiva Unica per aggiornare la propria posizione, con l’ISEE corrente si può fotografare la situazione più recente e ottenere subito importi più alti su bonus e agevolazioni.

📌 Articolo in breve
L’ISEE corrente aggiorna i redditi al periodo più recente (ultimi 12 mesi) invece di usare quelli di due anni prima come l’ISEE ordinario. Si può richiedere solo se il reddito è calato di oltre il 25% o c’è stata una variazione lavorativa (perdita del lavoro, cassa integrazione, riduzione orario). Dal 1° aprile 2026 vale anche per un calo del patrimonio superiore al 20%. Serve prima avere un ISEE ordinario valido. Validità 6 mesi (redditi) o fino al 31 dicembre 2026 se aggiornato anche sul patrimonio.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale personalizzata. Le normative su ISEE e prestazioni sociali cambiano frequentemente: verifica sempre i requisiti aggiornati su INPS.it o rivolgiti a un CAF.

Indice

  1. Cos’è l’ISEE corrente
  2. Quando si può richiedere
  3. Differenza con l’ISEE ordinario
  4. Come richiederlo
  5. Documenti necessari
  6. Quanto dura e quando rinnovarlo
  7. A cosa serve in pratica
  8. Un esempio pratico
  9. Domande frequenti

Cos’è l’ISEE corrente

L’ISEE corrente è una versione aggiornata dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, pensata per fotografare la condizione economica più recente del nucleo familiare quando questa è cambiata in modo significativo rispetto ai dati usati nell’ISEE ordinario. L’ISEE tradizionale, infatti, si basa sui redditi dichiarati due anni prima rispetto alla richiesta: un ISEE presentato nel 2026 utilizza i redditi del 2024, un lasso di tempo che può non rappresentare più la realtà economica attuale della famiglia, soprattutto in caso di eventi improvvisi come un licenziamento o una crisi aziendale. Chi non ha ancora presentato nemmeno l’ISEE ordinario può leggere prima la guida su come presentare la DSU e ottenere il certificato ISEE, passaggio propedeutico obbligatorio per accedere poi alla versione corrente.

Quando si può richiedere

Non è una scelta libera: la legge individua condizioni precise che devono verificarsi per poter presentare la DSU corrente. La prima è una variazione della situazione lavorativa di un componente del nucleo: perdita del lavoro dipendente, sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, cessazione di un rapporto di collaborazione. La seconda è una variazione del reddito complessivo del nucleo superiore al 25% rispetto a quello utilizzato nell’ISEE ordinario, calcolata confrontando i redditi degli ultimi 12 mesi con quelli del periodo di riferimento ordinario. Dal 1° aprile 2026 si è aggiunta una terza possibilità, prima non prevista: una riduzione del patrimonio mobiliare o immobiliare superiore al 20%, utile ad esempio per chi ha dovuto liquidare investimenti o ha subito un deprezzamento patrimoniale rilevante.

Differenza con l’ISEE ordinario

La differenza sostanziale sta nel periodo di riferimento dei redditi: l’ISEE ordinario guarda a due anni prima, l’ISEE corrente agli ultimi 12 mesi. Sul fronte del patrimonio, invece, l’ISEE corrente aggiorna i dati patrimoniali solo se esplicitamente richiesto e solo in presenza della condizione di calo patrimoniale sopra descritta: altrimenti eredita gli stessi dati patrimoniali dell’ISEE ordinario di riferimento, che restano quindi quelli originari. È un dettaglio importante perché significa che l’ISEE corrente non è un “nuovo ISEE da zero”, ma una correzione mirata di alcune componenti di quello ordinario già presentato.

Come richiederlo

La domanda si presenta online sul portale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS alla sezione dedicata alla DSU corrente, oppure tramite un CAF convenzionato, gratuitamente. È indispensabile avere già un ISEE ordinario in corso di validità: senza questo passaggio preliminare, il sistema non permette di presentare la DSU corrente, che tecnicamente si configura come un’integrazione e non come una dichiarazione autonoma. Il modulo online richiede di specificare quale delle condizioni previste (variazione lavorativa, reddituale o patrimoniale) giustifica la richiesta, allegando la documentazione di supporto corrispondente.

Documenti necessari

Per la variazione lavorativa servono la lettera di licenziamento o le comunicazioni obbligatorie di cessazione del rapporto, oppure il provvedimento di cassa integrazione o riduzione di orario. Per la variazione reddituale, le buste paga recenti o l’autocertificazione dei redditi degli ultimi 12 mesi, con possibilità per l’INPS di verificare successivamente tramite le banche dati fiscali. Per la nuova causale patrimoniale, introdotta nel 2026, la documentazione che attesta la riduzione di valore di conti correnti, titoli o immobili rispetto ai dati dell’ISEE ordinario di riferimento.

Quanto dura e quando rinnovarlo

L’ISEE corrente aggiornato solo sui redditi ha una validità di 6 mesi dalla presentazione, un periodo più breve rispetto ai 12 mesi (fino al 31 dicembre dell’anno) dell’ISEE ordinario, proprio perché è pensato per fotografare una situazione transitoria che può evolvere. Se invece viene aggiornato anche sul patrimonio, la validità si estende fino al 31 dicembre dell’anno in corso, allineandosi alla scadenza standard. Trascorsi i 6 mesi, chi si trova ancora nella stessa condizione di difficoltà deve ripresentare una nuova DSU corrente: non c’è rinnovo automatico.

A cosa serve in pratica

Un ISEE corrente più basso rispetto a quello ordinario può alzare l’importo dell’Assegno Unico Universale, che è calcolato proprio su fasce ISEE decrescenti: più basso è il valore, più alto l’importo mensile per figlio. Serve anche per le riduzioni delle tasse universitarie, per l’accesso ai bonus sociali su luce e gas, per le rette degli asili nido comunali e per numerose altre prestazioni sociali agevolate su base ISEE, incluso il bonus sociale per l’acquisto di un’auto elettrica riservato alle fasce di reddito più basse.

Un esempio pratico

Una famiglia con ISEE ordinario di 28.000 euro, in cui uno dei due genitori perde il lavoro a marzo 2026, può presentare la DSU corrente calcolando i redditi degli ultimi 12 mesi, che magari scendono a 19.000 euro: una riduzione superiore al 25% richiesto, che sblocca il diritto alla DSU corrente. Con un ISEE corrente di 19.000 euro invece di 28.000, l’importo dell’Assegno Unico per due figli può aumentare di alcune decine di euro al mese, una differenza che nell’arco dei 6 mesi di validità del documento si traduce in centinaia di euro aggiuntivi rispetto a quanto si sarebbe percepito con l’ISEE ordinario non aggiornato.

Un secondo caso: la riduzione patrimoniale

La nuova causale patrimoniale, attivabile dal 1° aprile 2026, apre a situazioni prima non coperte. Si pensi a una famiglia che nell’ISEE ordinario risultava con un patrimonio mobiliare di 40.000 euro in conti correnti e titoli, ma che nel frattempo ha dovuto liquidare gran parte dei risparmi per far fronte a spese impreviste, ad esempio lavori urgenti sulla casa danneggiata da un evento atmosferico, scendendo a un patrimonio residuo di 28.000 euro: una riduzione del 30%, superiore alla soglia del 20% richiesta. In questo caso la famiglia può presentare la DSU corrente aggiornando anche la componente patrimoniale, non solo quella reddituale, ottenendo un ISEE più basso valido fino al 31 dicembre dell’anno, più a lungo rispetto ai 6 mesi previsti per il solo aggiornamento reddituale.

Gli errori più comuni da evitare

Il primo errore frequente è confondere la soglia del 25% di variazione reddituale con una stima approssimativa: il calcolo va fatto con precisione sui redditi effettivi degli ultimi 12 mesi, non su una previsione o su una media forfettaria, perché in caso di controllo successivo un errore di calcolo può comportare la revoca del beneficio ottenuto con l’ISEE corrente e la richiesta di restituzione di quanto percepito in eccesso. Il secondo errore è presentare la DSU corrente troppo presto rispetto all’evento che la giustifica: se la perdita del lavoro è di pochi giorni, conviene attendere di avere almeno un mese di disoccupazione effettiva per calcolare correttamente la variazione sui 12 mesi, altrimenti il dato rischia di non riflettere ancora pienamente il cambiamento. Il terzo errore, più banale ma comune, è dimenticare di rinnovare la DSU corrente alla scadenza dei 6 mesi se la situazione di difficoltà persiste: l’ISEE, allo scadere, torna automaticamente a fare riferimento ai valori dell’ISEE ordinario, con il rischio di perdere improvvisamente il diritto a un bonus che si stava percependo.

Domande frequenti

Posso richiedere l’ISEE corrente senza aver mai fatto l’ISEE ordinario?

No, è un requisito obbligatorio. Serve prima presentare la DSU ordinaria e ottenere l’attestazione ISEE, e solo successivamente, in presenza delle condizioni previste, si può integrare con la componente corrente.

L’ISEE corrente può essere più alto di quello ordinario?

Sì, se la situazione economica è nel frattempo migliorata rispetto al periodo considerato nell’ISEE ordinario. In questo caso, salvo casi particolari, conviene continuare a usare l’ISEE ordinario, che resta valido finché non scade.

Devo rifare l’ISEE corrente ogni volta che cambia il reddito?

Solo se la variazione supera nuovamente la soglia del 25% rispetto all’ISEE ordinario di riferimento, o se cambia ulteriormente la situazione lavorativa. Piccole oscillazioni di reddito non giustificano una nuova DSU corrente.

Il CAF fa pagare per la DSU corrente?

No, la compilazione della DSU, ordinaria o corrente, tramite CAF convenzionato è sempre gratuita per il cittadino, essendo un servizio finanziato dallo Stato.

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