Assegno unico 2026: ogni mese l’INPS lo accredita automaticamente a milioni di famiglie italiane, eppure in molti non sanno esattamente a quanto hanno diritto, perché l’importo cambia di anno in anno e dipende da diversi fattori. Questa guida spiega chi ha diritto all’assegno unico nel 2026, quanto vale, come fare domanda se non la si è ancora presentata e cosa fare se l’importo sembra sbagliato.
L’assegno unico universale 2026 spetta a tutti i nuclei familiari con figli a carico fino a 21 anni (o senza limiti di età per i figli disabili). L’importo dipende dall’ISEE: nel 2026 va da un minimo di 58,30 euro per figlio al mese (senza ISEE o con ISEE oltre 46.582,71 euro) fino a 203,80 euro per figlio con ISEE entro 17.468,51 euro. La domanda si presenta tramite INPS online, CAF o patronato. Chi ha già presentato la domanda non deve ripresentarla ogni anno — si rinnova automaticamente.
Indice
- Chi ha diritto all’assegno unico 2026
- Importi 2026: quanto si riceve
- Maggiorazioni e bonus aggiuntivi
- Come fare domanda
- Rinnovo automatico: cosa fare ogni anno
- Quando arriva il pagamento
- L’importo sembra sbagliato: cosa fare
- Domande frequenti
Chi ha diritto all’assegno unico 2026
L’assegno unico universale spetta a tutti i nuclei familiari con figli a carico fino a 21 anni. Non è più limitato alle famiglie con redditi bassi — è “universale” nel senso che spetta a chiunque abbia figli, a prescindere dal reddito, anche se gli importi variano molto in base all’ISEE. Dai 18 ai 21 anni il figlio deve rispettare almeno una di queste condizioni: frequentare un corso di laurea, un percorso di formazione professionale, fare un tirocinio, essere disoccupato e in cerca di lavoro, o svolgere il servizio civile.
Per i figli con disabilità non c’è limite di età: l’assegno continua a essere corrisposto indipendentemente dall’età del figlio, con maggiorazioni specifiche in base al grado di disabilità. I figli disabili tra 18 e 21 anni ricevono le stesse maggiorazioni dei minori.
Per ricevere l’assegno, il genitore richiedente deve essere cittadino italiano o comunitario, oppure extra-UE con un permesso di soggiorno tra quelli previsti dalla legge (lungo periodo, permesso unico di lavoro o per ricerca oltre sei mesi), e deve pagare l’IRPEF in Italia. Serve poi un terzo requisito, a scelta: essere residente e domiciliato in Italia oppure, dal 21 aprile 2026, lavorare in Italia come dipendente o autonomo con iscrizione a una gestione previdenziale obbligatoria italiana e contributi in regola. Dalla stessa data contano anche i figli che vivono in un altro Stato dell’Unione europea, se sono fiscalmente a carico secondo le regole italiane, ed è sparito il vecchio requisito dei due anni di residenza. Le modifiche vengono dal D.Lgs. 230/2021 come cambiato dal D.L. 19/2026 (convertito dalla legge 50/2026); le istruzioni operative sono nella circolare INPS n. 81 del 24 luglio 2026.
Importi 2026: quanto si riceve
Gli importi dell’assegno unico vengono aggiornati ogni anno dall’INPS sulla base dell’inflazione ISTAT. Per il 2026 gli importi indicativi per ogni figlio minorenne sono:
| ISEE del nucleo familiare | Importo mensile per figlio |
|---|---|
| Fino a 17.468,51 € | 203,80 € |
| 17.468,51 € – 46.582,71 € | da 203,80 € a 58,30 € (scala continua) |
| Oltre 46.582,71 € o senza ISEE | 58,30 € |
Dal 2026 c’è una novità che conviene conoscere: per l’assegno unico l’ISEE si calcola con la franchigia sulla prima casa alzata a 91.500 euro (120.000 nei capoluoghi delle città metropolitane), quindi molte famiglie proprietarie si ritrovano un indicatore più basso e un assegno più alto senza aver cambiato nulla della propria situazione. L’importo si riduce progressivamente man mano che l’ISEE sale: non c’è un salto netto ma una scala continua. Questo significa che anche chi guadagna bene riceve qualcosa — anche 58,30 euro al mese per figlio non sono pochi se si moltiplicano per più figli e per 12 mesi. Una famiglia con due figli e ISEE alto riceve comunque quasi 1.400 euro all’anno. Per calcolare la cifra esatta in base alla tua situazione, prova il nostro calcolatore Assegno Unico 2026, che include anche le maggiorazioni per famiglia numerosa e disabilità.
Per i figli tra 18 e 21 anni l’importo è poco meno della metà di quello dei minorenni: nel 2026 va da 99,10 euro al mese (ISEE fino a 17.468,51 euro) a 29,10 euro (ISEE oltre 46.582,71 euro o senza ISEE).
Maggiorazioni e bonus aggiuntivi
Oltre all’importo base, esistono diverse maggiorazioni che aumentano l’assegno in presenza di situazioni specifiche. La più rilevante è quella per i figli con disabilità: nel 2026 valgono 122,30 euro al mese per i figli non autosufficienti, 110,60 per la disabilità grave e 99,10 per quella media, importi fissi che non dipendono dall’ISEE. Per i figli minorenni con disabilità l’importo sale significativamente rispetto alla quota base.
C’è poi la maggiorazione per le madri di età inferiore a 21 anni (23,30 euro al mese per figlio nel 2026), per i nuclei con quattro o più figli (circa 150 euro/mese fissi aggiuntivi per l’intero nucleo, non per figlio), e per ciascun figlio successivo al secondo, che si aggiunge alla quota base e nel 2026 va da 99,10 euro al mese con ISEE fino a 17.468,51 euro a 17,40 euro oltre 46.582,71 euro. Dal 2023 c’è poi un aumento del 50% della quota base per i figli sotto l’anno di età e, nei nuclei con tre o più figli e ISEE fino a 46.582,71 euro, per ogni figlio tra uno e tre anni.
Un’ulteriore quota spetta ai nuclei in cui entrambi i genitori lavorano: fino a 34,90 euro al mese in più per ogni figlio minorenne nel 2026, a condizione che entrambi abbiano redditi da lavoro (dipendente o autonomo). L’importo pieno spetta con ISEE fino a 17.468,51 euro, poi scende fino ad azzerarsi a 46.582,71 euro: sopra quella soglia la maggiorazione non c’è. Questa maggiorazione premia le famiglie a doppio reddito e viene calcolata automaticamente se entrambi i genitori sono presenti nella DSU con redditi dichiarati.
Come fare domanda
La domanda si presenta una volta sola — poi si rinnova automaticamente finché i requisiti permangono. Puoi farla in tre modi: direttamente online sul sito INPS (accesso con SPID, CIE o CNS), tramite il Contact Center INPS (numero 803.164), oppure tramite un CAF o patronato che compila la domanda al posto tuo gratuitamente.
Per accedere all’assegno nella misura piena (basata sull’ISEE effettivo) è necessario avere un ISEE aggiornato e valido. Se non hai l’ISEE o non lo presenti, l’INPS eroga comunque l’importo minimo (58,30 euro per figlio), ma potresti perdere centinaia di euro al mese rispetto a quanto ti spetterebbe con ISEE basso. Vale quindi sempre la pena presentare la DSU, anche solo per verificare a quanto si ha diritto.
Nella domanda online devi indicare il codice IBAN del conto su cui accreditare l’assegno. Può essere un conto corrente, un libretto postale o un conto Bancoposta — l’importante è che sia intestato o cointestato al richiedente. Non si può indicare un IBAN di un terzo.
Rinnovo automatico: cosa fare ogni anno
Chi ha già presentato domanda negli anni precedenti non deve ripresentarla — la domanda si rinnova automaticamente. Quello che va aggiornato ogni anno è l’ISEE: gennaio e febbraio si pagano ancora sull’ISEE valido a dicembre dell’anno prima, mentre da marzo serve la nuova DSU. Se a marzo l’ISEE nuovo non c’è, l’INPS continua a pagare ma all’importo minimo (58,30 euro per figlio). Chi presenta la DSU entro il 30 giugno ottiene il ricalcolo con gli arretrati da marzo; dopo quella data l’importo pieno riparte solo dal mese successivo alla presentazione.
Se la tua situazione familiare cambia — nasce un figlio, un figlio compie 21 anni, cambiate residenza, cambiate stato civile — devi comunicarlo all’INPS tramite modifica della domanda. Queste variazioni non avvengono automaticamente e se non le comunichi rischi di ricevere importi sbagliati (troppi o troppo pochi) con conseguenti richieste di restituzione o perdita di somme spettanti.
Quando arriva il pagamento
L’assegno viene erogato dall’INPS nella terza settimana di ogni mese, di solito tra il 17 e il 20. I pagamenti vengono processati in lotti, quindi non tutti i beneficiari ricevono il pagamento lo stesso giorno — può esserci una differenza di qualche giorno tra un accredito e l’altro. Se entro il 25 del mese non hai ricevuto nulla e negli mesi precedenti ricevevi regolarmente, conviene controllare il fascicolo previdenziale sul sito INPS o contattare un CAF.
L’importo sembra sbagliato: cosa fare
Se l’importo che ricevi è inferiore a quello che ti aspetti, le cause più comuni sono: ISEE non aggiornato (e quindi pagamento al minimo), variazione familiare non comunicata, o ISEE con errori nei dati dichiarati. Prima di contattare l’INPS, verifica sul sito inps.it nella tua area personale quale importo è stato calcolato e su quale base ISEE. Se l’ISEE è corretto ma l’importo sembra basso, contatta il CAF che ti ha assistito nella compilazione.
Se invece l’importo è più alto del previsto, non spenderlo subito: l’INPS effettua controlli periodici e può richiedere la restituzione di somme percepite indebitamente, anche a distanza di mesi. Se noti un accredito anomalo, segnalalo subito al CAF per evitare problemi futuri.
Domande frequenti
Chi percepisce il Reddito di Cittadinanza o l’ADI riceve anche l’assegno unico?
I beneficiari dell’Assegno di Inclusione (ADI) ricevono l’assegno unico in modo integrato con il sussidio — non vengono sommate le due misure separatamente. L’INPS gestisce il calcolo in modo da non duplicare le prestazioni. Verifica la tua situazione specifica con un CAF o patronato.
I lavoratori autonomi e i liberi professionisti hanno diritto all’assegno?
Sì. L’assegno unico spetta a tutti i nuclei con figli a carico, indipendentemente dal tipo di lavoro del genitore richiedente — dipendente, autonomo, disoccupato, pensionato. Le condizioni sono pagare l’IRPEF in Italia, essere residenti in Italia oppure lavorarci con contributi in regola, e avere figli a carico.
Posso ricevere l’assegno su Postepay o carta prepagata?
Sì, se la carta ha un IBAN, come la Postepay Evolution: l’assegno unico viene accreditato su un IBAN (conto corrente bancario o postale, libretto postale, carta prepagata dotata di IBAN) oppure con bonifico domiciliato allo sportello. Le carte prepagate senza IBAN non sono accettate.
Se mi separo, chi riceve l’assegno?
In caso di separazione o divorzio, l’assegno può essere ripartito in parti uguali tra i due genitori su richiesta, anche dopo la domanda — ciascuno riceve il 50% della quota spettante. In alternativa, viene erogato tutto al genitore che ha presentato la domanda; con l’affidamento esclusivo, in mancanza di accordo, spetta al genitore affidatario. È possibile modificare questa opzione tramite la domanda INPS in qualsiasi momento.

