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Garanzia iPhone: due anni per legge e chi deve risponderne

La garanzia iPhone dura due anni e la deve il negozio che te l’ha venduto, non chi l’ha prodotto. Sembra un dettaglio da avvocati e invece è il punto su cui si arenano quasi tutte le contestazioni: il cliente viene mandato al centro assistenza del produttore, lì gli applicano una copertura commerciale di dodici mesi, e a quel punto è convinto che oltre l’anno non gli spetti più nulla. Non è così, e la differenza vale centinaia di euro.

📌 Articolo in breve
La garanzia legale di conformità copre due anni dalla consegna ed è a carico del venditore. Dal 2022 il difetto che si manifesta entro i primi dodici mesi si presume esistente fin dall’inizio ed è il venditore a dover dimostrare il contrario; è caduto anche l’obbligo di denunciare il guasto entro sessanta giorni. Su uno smartphone la copertura riguarda anche il software e gli aggiornamenti necessari a mantenerlo conforme. Il diritto di ripensamento entro 14 giorni, invece, vale solo per gli acquisti online o fuori dal negozio, e dal 19 giugno 2026 deve essere esercitabile con un pulsante dedicato.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. Prima di prendere decisioni finanziarie consulta un consulente finanziario indipendente o un professionista abilitato.

Indice

  1. Chi risponde del guasto: venditore o produttore
  2. I due anni e la regola dei primi dodici mesi
  3. Il software rientra nella garanzia
  4. Cosa puoi chiedere, e in che ordine
  5. I 14 giorni per ripensarci valgono solo online
  6. Le estensioni a pagamento servono davvero?
  7. Domande frequenti

Chi risponde del guasto: venditore o produttore

La garanzia legale di conformità è disciplinata dal Codice del consumo, il decreto legislativo 206 del 2005, negli articoli riscritti dal decreto legislativo 170 del 2021 per i contratti conclusi dal primo gennaio 2022. Il soggetto obbligato è uno solo: il venditore. Non il produttore, non l’importatore, non il centro assistenza autorizzato.

Significa che se un telefono comprato in una catena di elettronica smette di caricarsi dopo quattordici mesi, l’interlocutore è quella catena. Il negozio può gestire la pratica appoggiandosi all’assistenza della casa produttrice, ed è quello che succede quasi sempre, ma non può dire al cliente di arrangiarsi altrove: la responsabilità contrattuale resta sua fino alla fine del secondo anno.

Accanto a questa esiste la garanzia commerciale, quella che il produttore offre in via aggiuntiva e che sui telefoni dura di solito dodici mesi. È volontaria, ha le condizioni che il produttore decide e si affianca alla garanzia legale senza sostituirla. Quando allo sportello si sente dire “il telefono ha un anno di garanzia”, ci si sta riferendo a questa: è vero, ed è incompleto.

I due anni e la regola dei primi dodici mesi

La durata è di due anni dalla consegna del bene. Dentro quel periodo la posizione del consumatore non è però la stessa dall’inizio alla fine, e qui c’è la novità che pochi conoscono anche a distanza di anni dall’entrata in vigore.

Se il difetto si manifesta entro i primi dodici mesi, si presume che esistesse già al momento della consegna: è il venditore a dover dimostrare il contrario, per esempio provando che il danno è stato causato da un uso improprio. Prima della riforma questa finestra era di sei mesi. Se il difetto compare tra il dodicesimo e il ventiquattresimo mese, l’onere si ribalta ed è il consumatore a dover sostenere che il vizio era originario.

La seconda novità è l’eliminazione di un adempimento che faceva perdere il diritto a moltissime persone: non esiste più l’obbligo di denunciare il difetto entro due mesi dalla scoperta. Oggi conta solo che il guasto si manifesti entro i due anni e che l’azione venga esercitata nei termini di prescrizione previsti.

Sui prodotti usati la durata può essere ridotta per accordo tra le parti, ma mai sotto i dodici mesi. Chi compra un ricondizionato da un venditore professionale ha quindi sempre una copertura minima di un anno, che va verificata nelle condizioni di vendita.

Il software rientra nella garanzia

Uno smartphone è quello che la norma chiama un bene con elementi digitali: senza il sistema operativo non funziona. Per questo la conformità non riguarda solo la scocca e i componenti, ma anche il software e gli aggiornamenti necessari a mantenere il prodotto conforme a quanto promesso al momento della vendita.

La conseguenza pratica è che un telefono che perde funzioni essenziali per colpa di un aggiornamento, o che non riceve le correzioni necessarie a restare utilizzabile in sicurezza nel periodo coperto, presenta un difetto di conformità come lo presenterebbe con una batteria che non tiene. Quando il contratto prevede la fornitura continuativa di contenuto digitale per un periodo superiore ai due anni, la responsabilità del venditore si estende per tutta quella durata.

Cosa diversa, e spesso confusa con questa, è la fine del supporto software di un modello vecchio: quando un telefono esce dalla lista dei dispositivi compatibili con la nuova versione del sistema non c’è nessun difetto di conformità, perché il prodotto continua a fare quello che faceva. È solo il momento in cui conviene programmare la sostituzione, e l’elenco aggiornato dei modelli è nell’articolo su quali iPhone ricevono iOS 27.

Cosa puoi chiedere, e in che ordine

I rimedi seguono una scala precisa. In prima battuta il consumatore può chiedere la riparazione oppure la sostituzione, scegliendo tra le due, salvo che quella scelta risulti sproporzionata rispetto all’altra per costi eccessivi a carico del venditore. L’intervento deve avvenire in un tempo ragionevole e senza spese per il cliente, comprese quelle di spedizione, manodopera e materiali.

Solo se la riparazione o la sostituzione non sono possibili, non vengono eseguite in tempi ragionevoli, o il difetto si ripresenta, si passa ai rimedi di secondo livello: la riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto con restituzione della somma. La risoluzione non spetta se il difetto è di lieve entità.

  Garanzia legale Garanzia commerciale
Chi la deve Il venditore Chi la offre, di solito il produttore
Durata 2 anni (1 anno minimo sull’usato) Quella indicata nel certificato
Costo Gratuita, è un diritto Gratuita o a pagamento
Si può rinunciare? No, ogni patto contrario è nullo Sì, è facoltativa

I 14 giorni per ripensarci valgono solo online

Il diritto di recesso entro quattordici giorni, quello che permette di restituire un prodotto senza dover dare spiegazioni, è previsto per i contratti a distanza e per quelli conclusi fuori dai locali commerciali. In parole povere: online, per telefono, a domicilio. In negozio non esiste. Se una catena accetta il reso di un acquisto fatto in filiale lo fa per politica commerciale, non perché sia obbligata, e può porre le condizioni che preferisce.

Il termine decorre dal giorno in cui si riceve il bene, non dall’ordine. Le spese di restituzione possono essere messe a carico del consumatore se il venditore lo ha comunicato prima dell’acquisto, mentre il rimborso deve comprendere anche il costo della spedizione standard iniziale.

Dal 19 giugno 2026 chi vende tramite un’interfaccia online deve mettere a disposizione una funzione di recesso visibile e facilmente accessibile, con conferma automatica su supporto durevole: è la novità introdotta nel Codice del consumo dall’articolo 54-bis, che abbiamo raccontato nell’articolo sul nuovo Codice del consumo. Fine delle disdette da cercare in fondo a tre menu. Per il caso specifico dei grandi marketplace, la procedura passo passo è nella guida al reso.

Le estensioni a pagamento servono davvero?

I piani di protezione venduti alla cassa o all’ordine coprono in genere due cose che la garanzia legale non copre: i danni accidentali, cioè le cadute e i liquidi, e un’assistenza più rapida con sostituzione immediata. Su questo hanno un senso, perché lo schermo rotto per una caduta non è un difetto di conformità e non lo sarà mai.

Quello che non ha senso è comprarli convinti che servano a “estendere la garanzia” da uno a due o tre anni, perché i primi due anni ci sono già per legge. La domanda giusta da porsi davanti al preventivo è una sola: quanto costa il piano, quanto costerebbe la riparazione fuori garanzia dello schermo o della batteria, e quante probabilità ci sono di romperlo. Se la cifra chiesta si avvicina al costo di una riparazione, il conto non torna.

Vale la pena ricordare che un telefono costoso comprato a rate resta un debito anche quando si rompe: la copertura assicurativa non sospende il piano di ammortamento. È un motivo in più per ragionare sull’importo finanziato prima di firmare, come spieghiamo nell’articolo su quanto costa davvero un iPhone a rate.

Domande frequenti

Quanto dura la garanzia di un iPhone in Italia?

Due anni dalla consegna, per legge, a carico del venditore. La copertura commerciale offerta dal produttore dura in genere dodici mesi e si aggiunge, non sostituisce.

Il negozio mi dice di rivolgermi al centro assistenza: è corretto?

Il negozio può gestire la pratica tramite l’assistenza autorizzata, ma resta l’obbligato nei confronti del cliente per tutti e due gli anni. Non può rifiutare la contestazione dicendo che la competenza è di qualcun altro.

Il telefono si è guastato dopo diciotto mesi: ho ancora diritto?

Sì, la garanzia copre due anni. Superati i primi dodici mesi, però, è il consumatore a dover sostenere che il difetto era originario e non causato dall’uso.

Posso restituire un iPhone comprato in negozio perché ho cambiato idea?

Non per legge: il diritto di ripensamento entro quattordici giorni riguarda solo gli acquisti a distanza o fuori dai locali commerciali. In negozio dipende dalla politica commerciale del venditore.

Devo segnalare il difetto entro due mesi dalla scoperta?

No, quell’obbligo è stato eliminato dalla riforma del 2021. Conta che il difetto si manifesti entro i due anni di copertura.

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