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Assegno unico, controlli ISEE: cosa fare se arriva la lettera INPS

Ultimo aggiornamento: settembre 2026

Con l’assegno unico, i controlli ISEE sono entrati in una fase nuova: a settembre 2026 l’INPS ha annunciato l’invio di comunicazioni alle famiglie che hanno ottenuto l’assegno con un ISEE corrente in cui i redditi dichiarati non tornano con quelli che l’Istituto ha nei propri archivi. Chi riceve la comunicazione rischia di vedersi pagare l’importo minimo, 58,30 euro al mese per ogni figlio minorenne, già dalle mensilità di settembre. Non è una condanna e nemmeno una richiesta di restituzione: è l’apertura di una verifica, e ci sono tre modi precisi per chiuderla. Il punto è capire in fretta in quale caso ci si trova, perché ogni mese al minimo, per una famiglia con ISEE basso, vale fino a 145,50 euro in meno per figlio.

📌 Articolo in breve
Il 18 settembre 2026 l’INPS ha annunciato, con una notizia sul portale e un comunicato stampa, l’invio di comunicazioni individuali ai percettori dell’Assegno unico 2026 la cui domanda è collegata a un ISEE corrente con possibili omissioni o incongruenze nei redditi autodichiarati. In attesa della verifica l’assegno può essere ricalcolato come se l’ISEE non ci fosse, cioè agli importi minimi, con effetti dalle mensilità di settembre 2026. Le strade per uscirne sono tre: presentare una nuova DSU corretta (online o al CAF), portare alla sede INPS i documenti che dimostrano che i dati erano giusti oppure, se l’errore è del CAF, chiederne la rettifica. L’INPS precisa che la segnalazione non equivale in automatico a un’indebita percezione.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale, previdenziale o legale. Le regole su ISEE e prestazioni sociali cambiano spesso: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’INPS o rivolgiti a un CAF o a un patronato.

Indice

  1. Cosa ha comunicato l’INPS e chi riguarda
  2. Perché nel mirino c’è l’ISEE corrente
  3. Dove nascono le incongruenze sui redditi
  4. Da non confondere: le omissioni sul patrimonio
  5. Quanto si perde con l’assegno al minimo
  6. Cosa fare se arriva la comunicazione
  7. Arretrati e restituzioni: cosa si sa e cosa no
  8. Domande frequenti

Cosa ha comunicato l’INPS e chi riguarda

Il 18 settembre 2026 l’Istituto ha pubblicato due testi nello stesso giorno. Il primo è la notizia «Assegno unico: al via le comunicazioni su controlli delle DSU per ISEE» sul portale inps.it; il secondo è il comunicato stampa sulla campagna informativa diffuso dall’Ufficio stampa. Letti insieme dicono una cosa precisa: le verifiche confrontano quanto scritto nelle Dichiarazioni sostitutive uniche con i dati presenti negli archivi dell’Istituto, e da questo incrocio sono emerse posizioni con «possibili omissioni o incongruenze dei redditi autodichiarati».

Il perimetro è più stretto di quanto facciano pensare molti titoli usciti in questi giorni. Il comunicato parla di domande di Assegno unico relative al 2026 associate a una DSU presentata per ottenere un’attestazione ISEE corrente. Non tutte le famiglie che prendono l’assegno, quindi, e non chi ha soltanto l’ISEE ordinario: nel mirino c’è chi ha usato la versione aggiornata dell’indicatore, quella che si chiede quando il reddito o il lavoro sono cambiati rispetto ai dati di due anni prima.

L’effetto pratico è scritto con chiarezza: fino alla chiusura della verifica o all’aggiornamento della documentazione, l’importo «potrà essere temporaneamente rideterminato secondo quanto previsto dalla normativa in assenza di un ISEE valido», con effetti sui pagamenti «a partire da settembre 2026». E c’è una frase che conviene tenere a mente quando si apre la lettera: «l’individuazione della posizione ai fini degli approfondimenti non comporta automaticamente l’accertamento di un’indebita percezione». Tradotto, l’INPS segnala un dato che non torna e chiede di chiarirlo; non ha ancora stabilito che qualcuno abbia preso soldi non dovuti.

Perché nel mirino c’è l’ISEE corrente

L’ISEE ordinario si costruisce in gran parte con dati che l’INPS riceve già pronti: i redditi arrivano dalle dichiarazioni fiscali e dalle certificazioni, il patrimonio mobiliare viene incrociato con l’Anagrafe tributaria. L’ISEE corrente funziona in un altro modo. Si presenta con un modulo sostitutivo della DSU e, come stabilisce l’articolo 9 del DPCM 159/2013, i redditi degli ultimi dodici mesi li scrive chi dichiara: stipendi e pensioni, redditi da lavoro autonomo calcolati per cassa, trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari ricevuti da amministrazioni pubbliche. È proprio la parte autodichiarata, quella che non passa da una fonte fiscale già consolidata, che l’Istituto sta ricontrollando.

Per chi ha perso il lavoro a tempo indeterminato, ha avuto una sospensione o una riduzione dell’attività, o ha smesso di ricevere un trattamento, la norma permette anche una scorciatoia: prendere i redditi degli ultimi due mesi e moltiplicarli per sei. È una fotografia utile quando la situazione è appena cambiata, ma proprio perché è una proiezione diventa vecchia in fretta. Se nel frattempo arriva un nuovo stipendio, quella fotografia non corrisponde più alla realtà.

Il messaggio INPS n. 3155 del 21 settembre 2021, che ha dato le istruzioni sul decreto ministeriale del 5 luglio 2021 dedicato proprio all’ISEE corrente, spiega da dove l’Istituto prende i dati per confrontarli: l’Anagrafe tributaria, le comunicazioni obbligatorie sui rapporti di lavoro e gli archivi INPS. Lo stesso messaggio prevede un controllo successivo quando questi dati diventano disponibili: se un ISEE corrente era stato rilasciato «pulito» e poi emergono difformità, l’attestazione viene sostituita da una nuova che le riporta, e l’interessato viene avvisato via PEC, posta elettronica o tramite l’intermediario. È il meccanismo che, con ogni probabilità, sta dietro le lettere di queste settimane. Per chi non ha mai usato questo strumento, la nostra guida all’ISEE corrente 2026 spiega quando si può chiedere.

Dove nascono le incongruenze sui redditi

L’INPS non ha detto quali errori abbia trovato, e la lettera individuale dovrebbe indicare il caso specifico. Le regole scritte, però, mostrano bene dove un ISEE corrente può andare fuori strada anche in totale buona fede. Il punto più trascurato è l’obbligo di aggiornamento. Secondo il comma 9 dell’articolo 9 del DPCM, l’ISEE corrente fatto per una variazione dei redditi vale sei mesi, «salvo che intervengano variazioni della situazione occupazionale o nella fruizione dei trattamenti»: in quel caso va aggiornato entro due mesi. Le FAQ del Ministero del Lavoro sull’ISEE corrente lo dicono senza giri di parole: chi trova lavoro, apre un’attività o inizia a ricevere un trattamento esente mentre ha un ISEE corrente per variazione lavorativa o reddituale deve tornare al CAF entro due mesi.

Pensiamo a una famiglia in cui il padre perde il posto a febbraio, a marzo presenta l’ISEE corrente con i redditi degli ultimi due mesi moltiplicati per sei e ottiene un indicatore molto più basso. A maggio trova un nuovo impiego. Se nessuno aggiorna la DSU, l’assegno continua a essere calcolato su un reddito che non esiste più, mentre le comunicazioni obbligatorie del nuovo rapporto di lavoro arrivano all’INPS. Il disallineamento è esattamente il tipo di «incongruenza dei redditi autodichiarati» di cui parla il comunicato.

Ci sono poi le voci che si dimenticano. Nel quadro dei redditi correnti vanno anche i trattamenti non tassati ricevuti da enti pubblici: le FAQ ministeriali citano ad esempio il Reddito di cittadinanza, l’assegno per il nucleo familiare, l’assegno di maternità dei Comuni e il bonus bebè, e chiariscono che la NASpI va indicata tra i redditi da lavoro dipendente. Al contrario, alcune entrate non vanno inserite affatto, e chi le mette per scrupolo altera il confronto nella direzione opposta. La tabella riassume i casi chiariti dalle FAQ.

Voce Nel quadro dei redditi correnti? Fonte
Stipendi, pensioni e redditi assimilati degli ultimi 12 mesi Sì (sigla LD) DPCM 159/2013, art. 9 c. 4
NASpI Sì, tra i redditi da lavoro dipendente FAQ Ministero, quesito 5
Redditi da lavoro autonomo o impresa Sì, per cassa: incassi meno spese degli ultimi 12 mesi DPCM 159/2013, art. 9 c. 4
Trattamenti esenti da enti pubblici (es. ANF, assegno di maternità dei Comuni, bonus bebè) Sì (sigla TR) FAQ Ministero, quesito 9
Assegno di mantenimento per il coniuge Sì, è assimilato al lavoro dipendente FAQ Ministero, quesito 3
Assegno di mantenimento per i figli No, non rileva per l’ISEE corrente FAQ Ministero, quesito 4
Affitti incassati No, non rientrano nelle voci del corrente FAQ Ministero, quesiti 2 e 5

Un ultimo caso, meno raro di quanto sembri: lo stipendio non pagato. Le FAQ trattano l’esempio di un lavoratore dimessosi per giusta causa senza aver ricevuto le ultime due buste paga, che può dichiarare reddito zero sugli ultimi due mesi allegando la documentazione. Ma se durante la validità dell’attestazione quegli stipendi arrivano, o se trova un nuovo lavoro, deve presentare una nuova DSU. Anche qui l’errore nasce dal non aggiornare.

Da non confondere: le omissioni sul patrimonio

In rete circolano in queste ore molti consigli su giacenze medie, saldi al 31 dicembre e conti dimenticati. Sono temi reali, ma riguardano un altro meccanismo, che esiste da anni e che vale anche per l’ISEE ordinario. Quando l’Agenzia delle Entrate rileva che i saldi, le giacenze medie o l’esistenza stessa di un rapporto finanziario non coincidono con quanto dichiarato, l’attestazione ISEE esce con la dicitura «omissioni/difformità». Lo prevede l’articolo 11 del DPCM 159/2013 e se ne accorge chi apre l’attestazione, senza bisogno di lettere.

La FAQ dell’INPS dedicata a questo caso chiarisce che un’attestazione con omissioni o difformità del patrimonio mobiliare «è valida a tutti gli effetti»: se i dati indicati sono completi e presi fedelmente dalle certificazioni della banca o delle Poste, si può usare lo stesso, e l’ente erogatore ha solo la facoltà di chiedere documenti. Se invece si è dimenticato un rapporto finanziario, bisogna presentare una nuova DSU o farla rettificare dal CAF quando l’errore è dell’intermediario.

La campagna di settembre, stando ai testi ufficiali, parla invece di redditi autodichiarati nell’ISEE corrente. Può darsi che la lettera individuale citi anche altri elementi, e in quel caso conviene seguirla alla lettera. Ma chi in questi giorni si precipita a ricontrollare solo gli estratti conto rischia di guardare nel posto sbagliato. Per ripassare come si compila la dichiarazione ordinaria c’è la nostra guida su come presentare la DSU e ottenere l’ISEE.

Quanto si perde con l’assegno al minimo

La regola sugli importi in assenza di ISEE è nel comma 9 dell’articolo 4 del decreto legislativo 230/2021: spettano «gli importi corrispondenti a quelli minimi» previsti per ciascuna voce. Con i valori 2026 della tabella allegata alla circolare INPS n. 7/2026 questo significa 58,30 euro per ogni figlio minorenne invece di un massimo di 203,80, e 29,10 euro per i figli di 18-20 anni invece di un massimo di 99,10. La maggiorazione per i figli dal terzo in poi scende da un massimo di 99,10 a 17,40 euro; quella per i nuclei in cui lavorano entrambi i genitori, che arriva a 34,90 euro per figlio minore, si azzera del tutto.

Non tutto però va al minimo. Le maggiorazioni per i figli con disabilità (122,30, 110,60 o 99,10 euro a seconda del grado), quella per le madri sotto i 21 anni (23,30 euro) e i 150 euro forfettari per i nuclei con almeno quattro figli restano uguali a qualunque livello di ISEE. L’aumento del 50% per i figli sotto l’anno si applica sull’importo spettante, quindi anche sul minimo. Si perde invece l’aumento del 50% per i figli tra uno e tre anni nei nuclei con almeno tre figli, che la legge riconosce solo con un ISEE entro la soglia massima (46.582,71 euro nel 2026).

Abbiamo rifatto i conti sulla tabella ufficiale per quattro famiglie tipo, tutte con figli minorenni sopra i tre anni e senza disabilità. La colonna «settembre-dicembre» è il caso in cui la verifica si trascini fino a fine anno; quella a dodici mesi è un tetto teorico, utile per capire quanto pesa lasciare la pratica aperta.

Famiglia Con ISEE valido Al minimo Differenza al mese Settembre-dicembre (4 mesi) Su 12 mesi
1 figlio, ISEE fino a 17.468,51 € 203,80 € 58,30 € 145,50 € 582,00 € 1.746,00 €
2 figli, ISEE fino a 17.468,51 €, un solo genitore che lavora 407,60 € 116,60 € 291,00 € 1.164,00 € 3.492,00 €
2 figli, ISEE fino a 17.468,51 €, entrambi i genitori lavorano 477,40 € 116,60 € 360,80 € 1.443,20 € 4.329,60 €
3 figli, ISEE fino a 17.468,51 €, un solo genitore che lavora 710,50 € 192,30 € 518,20 € 2.072,80 € 6.218,40 €
2 figli, ISEE tra 24.921,76 e 25.038,21 €, un solo genitore che lavora 331,80 € 116,60 € 215,20 € 860,80 € 2.582,40 €

I conti si leggono così. Nel caso con tre figli l’importo pieno è 3 × 203,80 più 99,10 di maggiorazione per il terzo, cioè 710,50 euro; al minimo diventa 3 × 58,30 più 17,40, cioè 192,30 euro. Con due figli e due genitori al lavoro, ai 407,60 euro di quota base si aggiungono 2 × 34,90 di bonus secondo percettore, che senza ISEE sparisce. Più l’ISEE di partenza è basso, più la riduzione fa male: è il motivo per cui chi ha fatto un ISEE corrente, di solito dopo aver perso reddito, ha interesse a chiudere la verifica il prima possibile.

Per vedere il proprio caso con l’età dei figli, le disabilità e le altre maggiorazioni, c’è il nostro calcolatore dell’Assegno Unico 2026, che ha anche l’opzione «non presento l’ISEE»: la differenza tra i due risultati è la cifra in gioco ogni mese.

Cosa fare se arriva la comunicazione

Prima di tutto, leggere che cosa segnala esattamente. La notizia INPS parla di «elementi autocertificati» da approfondire, il comunicato di redditi: la lettera dovrebbe dire quale componente e quale voce non tornano. Poi recuperare la DSU corrente presentata (la si recupera dal Portale unico ISEE sul sito dell’INPS oppure dal CAF che l’ha trasmessa) e confrontarla con buste paga, cedolini NASpI, estratti dei pagamenti ricevuti. A quel punto le strade indicate dall’Istituto e dal messaggio 3155/2021 sono tre.

  1. Se un dato era sbagliato o è cambiato qualcosa: presentare una nuova DSU corrente con le informazioni corrette, online con il servizio INPS dedicato o tramite un CAF. È la strada da prendere, ad esempio, se nel frattempo un componente ha trovato lavoro e l’ISEE corrente non è stato aggiornato entro i due mesi.
  2. Se i dati dichiarati erano giusti: rivolgersi alla sede INPS territorialmente competente e portare la documentazione che lo dimostra, come buste paga, lettere di licenziamento, comunicazioni di cessazione, prospetti dei trattamenti ricevuti. Rifare la DSU in questo caso non serve, perché riprodurrebbe gli stessi numeri.
  3. Se l’errore l’ha commesso il CAF: chiedere al CAF la rettifica del modulo sostitutivo. Secondo il messaggio 3155/2021 la rettifica ha effetto retroattivo ed è ammessa solo quando la dichiarazione è stata presentata tramite CAF e l’errore è materiale dell’operatore.

Sui tempi la comunicazione pubblica non fissa scadenze: dice solo che l’importo resta rideterminato fino alla regolarizzazione o alla fine dell’istruttoria. Se la lettera individuale indica un termine, vale quello. In assenza di indicazioni, ogni mese di attesa è un mese pagato al minimo, quindi non conviene aspettare la rata successiva per muoversi.

Un consiglio pratico sui pagamenti: l’assegno di ottobre è in calendario il 21 e 22 ottobre per chi non ha variazioni, come spiegato nella nostra guida ai pagamenti INPS di ottobre 2026. Chi riceve un importo più basso del solito senza aver visto nessuna lettera dovrebbe controllare il Fascicolo previdenziale e le notifiche nell’area riservata MyINPS prima di pensare a un errore di accredito.

Arretrati e restituzioni: cosa si sa e cosa no

Qui serve onestà, perché è la domanda che si fanno tutti e le fonti ufficiali non rispondono. Né la notizia né il comunicato del 18 settembre dicono se, chiusa positivamente la verifica, le mensilità pagate al minimo verranno integrate con gli arretrati. Non dicono nemmeno se, nel caso opposto, l’INPS chiederà indietro la differenza sulle mensilità pagate prima di settembre con l’ISEE contestato. Chi afferma l’una o l’altra cosa come certa sta anticipando decisioni che l’Istituto non ha ancora comunicato.

Quello che si sa è il quadro di legge che scatta solo nei casi più gravi. Se dalla verifica emerge una dichiarazione non veritiera, l’articolo 75 del DPR 445/2000 prevede la decadenza dai benefici ottenuti, la revoca di quelli già erogati e il divieto di accedere ad agevolazioni per due anni; il messaggio INPS 3155/2021 aggiunge che, in caso di indebita fruizione accertata dovuta a dichiarazione mendace, per due anni non si può più ottenere l’ISEE corrente. Restano salve, dice la stessa norma, le misure a favore dei minori e delle situazioni di particolare disagio. Ma la dichiarazione mendace è un accertamento, non l’esito di una lettera informativa: è la stessa INPS a precisare che la segnalazione non equivale a un’indebita percezione.

La differenza tra un errore e una falsità, in pratica, la fa anche il comportamento dopo la lettera. Chi corregge subito un dato non aggiornato o dimostra con i documenti che i numeri erano giusti si mette nella posizione migliore. Per il quadro generale dell’assegno, requisiti e importi, rimandiamo alla nostra guida sull’Assegno unico 2026.

📝 Nota della redazione
Abbiamo messo a confronto i due testi INPS del 18 settembre 2026. La notizia sul portale parla genericamente di «elementi autocertificati nella DSU»; il comunicato stampa dello stesso giorno circoscrive il problema alle «possibili omissioni o incongruenze dei redditi autodichiarati» nelle DSU per l’ISEE corrente. Diversi articoli usciti nei giorni successivi parlano invece di giacenze medie, conti correnti e patrimonio: sono controlli che esistono, ma seguono un’altra strada e non sono quelli annunciati. Circola anche una stima sul numero di comunicazioni inviate che non abbiamo trovato in nessun documento ufficiale dell’INPS, e per questo non la riportiamo.

Domande frequenti

Ho ricevuto la comunicazione INPS: devo restituire l’assegno?

Non automaticamente. L’INPS scrive che la segnalazione «non comporta automaticamente l’accertamento di un’indebita percezione». Nel frattempo l’importo può essere ridotto ai minimi previsti senza ISEE. La restituzione di somme e la revoca dei benefici sono previste dalla legge in caso di dichiarazione non veritiera accertata, non per il solo fatto di aver ricevuto la lettera.

Io ho solo l’ISEE ordinario: rischio la riduzione?

La campagna annunciata il 18 settembre 2026 riguarda le domande di Assegno unico collegate a un ISEE corrente. Chi ha solo l’ISEE ordinario non rientra in questa iniziativa, anche se resta soggetto ai controlli ordinari previsti dal DPCM 159/2013, ad esempio sulle omissioni del patrimonio mobiliare che compaiono direttamente sull’attestazione.

Quanto prendo al mese se l’assegno viene rideterminato?

Gli importi minimi del 2026: 58,30 euro per ogni figlio minorenne, 29,10 euro per i figli di 18-20 anni, 17,40 euro di maggiorazione per ogni figlio dal terzo in poi. Restano intere le maggiorazioni per disabilità, quella per le madri sotto i 21 anni (23,30 euro) e i 150 euro per i nuclei con almeno quattro figli. Il bonus per i due genitori lavoratori non spetta.

Ho trovato lavoro dopo aver fatto l’ISEE corrente: cosa dovevo fare?

Aggiornare l’ISEE corrente entro due mesi dalla nuova occupazione, come prevede l’articolo 9 del DPCM 159/2013 e come ribadiscono le FAQ del Ministero del Lavoro. Se non è stato fatto, la soluzione è presentare adesso una nuova DSU corrente con i redditi aggiornati, online o tramite CAF.

Se i miei dati erano corretti, basta rifare la DSU?

No, in quel caso rifarla non cambia nulla. L’INPS indica di rivolgersi alla sede territorialmente competente e presentare la documentazione che conferma i dati autodichiarati: buste paga, comunicazioni di cessazione del rapporto, prospetti dei trattamenti ricevuti.

Dopo la verifica mi pagheranno gli arretrati dei mesi al minimo?

Le comunicazioni ufficiali del 18 settembre 2026 non lo dicono. Indicano solo che la rideterminazione è temporanea e dura fino alla regolarizzazione o alla chiusura dell’istruttoria. Conviene chiedere conferma alla sede INPS o al CAF quando si presenta la documentazione.

Il CAF ha sbagliato a inserire i miei redditi: cosa succede?

Si può chiedere al CAF la rettifica del modulo sostitutivo. Secondo il messaggio INPS 3155/2021 la rettifica ha effetto retroattivo, ma è ammessa solo se la dichiarazione è stata presentata tramite quel CAF e l’errore è materiale dell’operatore.

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