Ultimo aggiornamento: settembre 2026
Il diritto alla riparazione è arrivato anche in Italia: il Consiglio dei ministri del 16 settembre 2026 ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2024/1799. Da settimane però circola una versione semplificata che rischia di mandare parecchia gente a sbattere contro il bancone di un centro assistenza: «ora il produttore deve riparare tutto, anche dopo la garanzia». Non è così. L’obbligo di riparare a garanzia scaduta riguarda un elenco chiuso di undici categorie di prodotti, e dentro ci sono la lavatrice e lo smartphone ma non il portatile, la friggitrice ad aria o la stufa a pellet. Poi c’è una novità che tocca chiunque compri qualcosa, anche alla Festa delle Offerte Prime o al Black Friday: se in garanzia scegli la riparazione invece della sostituzione, la copertura si allunga di un anno.
Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri n. 189 del 16 settembre 2026 inserisce nel Codice del consumo un nuovo titolo sulla riparazione dei beni. Fino alla Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre non risulta ancora pubblicato, quindi numero e data del decreto non esistono ancora. Lo schema trasmesso al Parlamento fissa l’applicazione al 31 luglio 2026, la data prevista dalla direttiva. L’obbligo del fabbricante di riparare fuori garanzia vale solo per i prodotti dell’elenco europeo: lavatrici e lavasciuga, lavastoviglie, frigoriferi e congelatori, display e televisori, smartphone, telefoni cordless e tablet, asciugatrici, aspirapolvere, saldatrici, server, beni con batterie per mezzi di trasporto leggeri e apparecchi domestici per il riscaldamento d’ambiente locale. Per tutti gli acquisti fatti dal 31 luglio 2026, chi sceglie la riparazione in garanzia ottiene 12 mesi in più di garanzia legale, una sola volta.
Indice
- A che punto è il decreto
- Non vale per tutti i beni: l’elenco dei prodotti
- Cosa deve fare il fabbricante a garanzia scaduta
- In garanzia: 12 mesi in più se scegli la riparazione
- Il modulo europeo di riparazione
- Riparatori indipendenti, ricambi e software
- La piattaforma europea: quando arriva
- Lavatrice o smartphone rotti: cosa fare in pratica
- Prime Day e Black Friday: cosa cambia per chi compra adesso
- Domande frequenti
A che punto è il decreto
Il comunicato del Consiglio dei ministri n. 189 è telegrafico: tra i sei decreti legislativi approvati in esame definitivo c’è l’«Attuazione della direttiva (UE) 2024/1799 […] recante norme comuni che promuovono la riparazione dei beni», e il testo «tiene conto dei pareri resi dalle competenti Commissioni parlamentari». Nient’altro. Il passaggio successivo è la firma del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ed è lì che il decreto riceverà un numero e una data.
Quel passaggio, a fine settembre, non c’è ancora stato. Abbiamo sfogliato uno per uno i sommari della Gazzetta Ufficiale serie generale dal 17 al 26 settembre (numeri da 216 a 224, supplementi ordinari compresi) e non compare nessun decreto sulla riparazione dei beni. Se leggete di un «decreto legislativo n. …» sul diritto alla riparazione, quindi, quel numero al momento non viene da una fonte ufficiale.
L’ultimo testo che si può leggere è lo schema di decreto trasmesso alla Camera il 9 luglio 2026 (Atto del Governo n. 426), approvato in via preliminare il 2 luglio. Lo schema aggiunge al Codice del consumo gli articoli da 127-bis a 127-undecies e ritocca le regole sulla garanzia legale. Sulla decorrenza è netto: l’articolo 3 dice che le nuove disposizioni «si applicano a decorrere dal 31 luglio 2026», cioè dalla data fissata dalla direttiva, e che le modifiche alla garanzia valgono per i contratti conclusi da quel giorno in poi. Il testo definitivo potrebbe aver cambiato qualche dettaglio dopo i pareri parlamentari, per questo in tutto l’articolo quando citiamo un articolo del Codice parliamo dello schema.
C’è poi un punto che vale a prescindere dalla Gazzetta. La direttiva chiedeva agli Stati di applicare le nuove regole dal 31 luglio 2026 (articolo 22 della direttiva 2024/1799). L’Italia è arrivata in ritardo, e tra privati una direttiva non recepita non si può far valere direttamente contro un’azienda. Nelle prossime settimane, finché il decreto non esce, conviene conservare scontrini e date di consegna: sono quelli che decideranno se l’estensione di garanzia si applica al tuo acquisto.
Non vale per tutti i beni: l’elenco dei prodotti
Qui sta l’equivoco più diffuso. La direttiva ha due anime. Una parte, quella sul modulo di informazioni e sulla garanzia legale, riguarda in generale i beni comprati dai consumatori. L’altra, l’obbligo del fabbricante di riparare anche quando la garanzia è finita, vale solo «per i beni per i quali e nella misura in cui» gli atti europei elencati nell’allegato II prevedono specifiche di riparabilità. Sono i regolamenti sulla progettazione ecocompatibile, quelli che già oggi obbligano i produttori a tenere a magazzino i ricambi per un certo numero di anni.
L’allegato II della direttiva del 2024 conteneva dieci voci. A gennaio 2026 la Commissione ne ha aggiunta un’undicesima con la direttiva delegata (UE) 2026/74: gli apparecchi per il riscaldamento d’ambiente locale per uso domestico. Lo schema italiano recepisce già l’elenco a undici voci (è l’allegato II-decies del Codice del consumo) e prevede che le aggiunte future arrivino con un decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy. Quasi tutto quello che si legge in giro si ferma ancora a dieci.
| Categoria | Regolamento UE | Ricambi garantiti (minimo) |
|---|---|---|
| Lavatrici e lavasciuga per uso domestico | 2019/2023 | 10 anni dall’ultima unità del modello immessa sul mercato; consegna entro 15 giorni lavorativi |
| Lavastoviglie per uso domestico | 2019/2022 | 7 anni per motore, pompe, resistenze; 10 anni per guarnizioni, bracci, filtri, cestelli |
| Frigoriferi e congelatori (apparecchi di refrigerazione) | 2019/2019 | 7 anni per termostati, sensori, schede, luci, maniglie; 10 anni per le guarnizioni delle porte |
| Display elettronici (televisori, monitor) | 2019/2021 | 7 anni (alimentatore, connettori, telecomando e altri) |
| Smartphone, cellulari, telefoni cordless e tablet | 2023/1670 | 7 anni dalla fine dell’immissione sul mercato (batteria, display, fotocamere, porta di ricarica e altri); regole in vigore dal 20 giugno 2025 |
| Asciugabiancheria per uso domestico | 2023/2533 | 10 anni dall’ultima unità; regole in vigore dal 1° luglio 2025 |
| Stufe e apparecchi domestici per il riscaldamento d’ambiente locale (elettrici, a gas o a combustibile liquido) | 2024/1103 | 10 anni dall’ultima unità; regole in vigore dal 1° luglio 2025 |
| Aspirapolvere | 666/2013 | Nessun obbligo sui ricambi: solo requisiti di durata (motore almeno 500 ore) |
| Beni con batterie per mezzi di trasporto leggeri (bici elettriche, monopattini) | 2023/1542 | Batteria sostituibile da un professionista indipendente, dal 18 febbraio 2027 |
| Saldatrici | 2019/1784 | Secondo il regolamento |
| Server e prodotti di archiviazione dati | 2019/424 | Secondo il regolamento |
Fonte: allegato II della direttiva 2024/1799, direttiva delegata 2026/74 e testi dei singoli regolamenti. Le regole per lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e display si applicano dal 1° marzo 2021.
Leggendo la tabella al contrario si capisce chi resta fuori: computer portatili e fissi, stampanti, forni e piani cottura, microonde, macchine del caffè, piccoli elettrodomestici da cucina, console, cuffie, climatizzatori e pompe di calore (il regolamento 2024/1103 li esclude espressamente), stufe a pellet e a legna (il regolamento copre solo gli apparecchi elettrici, a gas o a combustibile liquido). Per tutti questi prodotti, finita la garanzia, nessuno è obbligato a ripararli. Restano però il modulo europeo e le regole generali, che valgono a prescindere.
E poi ci sono gli aspirapolvere. Sono nell’elenco, ma il regolamento del 2013 fissa soltanto requisiti di durata, come il motore che deve reggere almeno 500 ore, e non dice nulla sui ricambi. Visto che l’obbligo vale «nella misura in cui» il regolamento prevede specifiche di riparabilità, su questa categoria la tutela concreta è sottile, e non è detto che il produttore del vostro aspirapolvere debba ripararvelo.
Cosa deve fare il fabbricante a garanzia scaduta
Per i prodotti dell’elenco, il nuovo articolo 127-quinquies del Codice del consumo (nello schema) dice che il fabbricante, su richiesta del consumatore, ripara il bene. Non il negozio: il fabbricante. È il rovescio della garanzia legale, che invece è sempre a carico del venditore, come abbiamo spiegato nella guida alla garanzia legale di due anni. Se il fabbricante sta fuori dall’Unione europea l’obbligo passa al suo rappresentante autorizzato, poi all’importatore, poi al distributore. Il produttore può anche affidare il lavoro a un centro terzo.
La riparazione non è gratis. Va fatta «a titolo gratuito o a un prezzo ragionevole», in tempi ragionevoli, e il fabbricante può prestarti un apparecchio sostitutivo (gratis o a costo ragionevole) mentre il tuo è in laboratorio. Se la riparazione è impossibile, può offrirti un bene ricondizionato. Cosa sia un prezzo ragionevole la norma non lo dice in euro, e nessuno può dirlo: chi pubblica cifre «di legge» per il cambio di un display sta facendo una stima. In compenso i produttori obbligati devono pubblicare su un sito ad accesso libero i prezzi indicativi delle riparazioni più comuni, ed è lì che conviene guardare prima di chiedere un preventivo.
Quanto dura l’obbligo? Fin quando valgono le specifiche di riparabilità del prodotto. Il considerando 25 della direttiva lo descrive come un periodo che va dall’immissione sul mercato fino alla scadenza di quelle specifiche, e il riferimento concreto sono gli anni di disponibilità dei ricambi che trovi nella tabella. Per una lavatrice significa almeno dieci anni dopo che il modello è uscito dal listino. Due limiti da tenere a mente: l’obbligo non scatta se la riparazione è impossibile, e riguarda i modelli soggetti a quei regolamenti, quindi per un frigorifero immesso sul mercato prima di marzo 2021 la copertura è molto più incerta.
Chi non rispetta gli obblighi rischia sanzioni dell’Antitrust da 5.000 a 50.000 euro per ogni violazione, che raddoppiano (da 10.000 a 100.000 euro) nei casi gravi o di recidiva (articolo 127-undecies dello schema). La segnalazione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato può farla chiunque vi abbia interesse, quindi anche il singolo consumatore.
In garanzia: 12 mesi in più se scegli la riparazione
Questa è la parte che interessa davvero a tutti, perché non dipende dall’elenco dei prodotti. Oggi l’articolo 133 del Codice del consumo rende il venditore responsabile dei difetti che si manifestano entro due anni dalla consegna. Quando il prodotto si guasta in quel periodo, il consumatore sceglie se farlo riparare o sostituire, salvo che la scelta sia impossibile o sproporzionata. Lo schema aggiunge all’articolo 133 un comma 1-bis: se si effettua una riparazione come rimedio, «il periodo di responsabilità è esteso una volta di dodici mesi». E obbliga il venditore, prima di intervenire, a informarti che puoi scegliere tra riparazione e sostituzione e che la riparazione allunga la garanzia.
Le parole contano. I dodici mesi si aggiungono al periodo di responsabilità, non ripartono dal giorno della riparazione: il totale massimo diventa quindi di 36 mesi dalla consegna. «Una volta» significa che una seconda riparazione non porta altri dodici mesi. E l’estensione vale solo per i contratti conclusi dal 31 luglio 2026, come prevedono l’articolo 21 della direttiva e l’articolo 3 dello schema: la lavatrice comprata a maggio 2025 non ne beneficia, anche se la riparano domani.
Abbiamo rifatto i conti su tre casi. Una lavatrice comprata alla Festa delle Offerte Prime e consegnata l’8 ottobre 2026 è in garanzia fino all’8 ottobre 2028. Se a dicembre 2027 si rompe la pompa e scegli la riparazione, il venditore ne risponde fino all’8 ottobre 2029. Se invece chiedi la sostituzione, questa norma non aggiunge nulla. Secondo caso: uno smartphone preso al Black Friday e consegnato il 1° dicembre 2026. Il display si guasta a marzo 2028, lo fai riparare, e la garanzia legale arriva al 1° dicembre 2029. Se ad aprile 2029 cede la batteria e te la sostituiscono in garanzia, la scadenza resta il 1° dicembre 2029. Terzo caso: un frigorifero comprato a maggio 2025 e riparato in garanzia a ottobre 2026. Contratto precedente al 31 luglio 2026, quindi nessuna estensione: la garanzia finisce a maggio 2027 come prima.
Nello schema di decreto c’è un nodo di cui si è parlato pochissimo. Il comma 3 dell’articolo 133 del Codice del consumo stabilisce che l’azione per far valere i difetti «si prescrive, in ogni caso, nel termine di ventisei mesi dalla consegna del bene». Lo schema allunga la responsabilità del venditore fino a 36 mesi, ma quel comma non lo tocca. Nel caso della lavatrice consegnata l’8 ottobre 2026, ventisei mesi scadono l’8 dicembre 2028, dieci mesi prima della fine della garanzia estesa. Vedremo nel testo pubblicato in Gazzetta se il Governo ha coordinato le due norme. Nel frattempo il consiglio pratico è uno: con la garanzia estesa, un difetto va contestato subito e per iscritto, via PEC o raccomandata, senza aspettare.
Il modulo europeo di riparazione
Il modulo europeo di informazioni sulla riparazione è una specie di preventivo standard, uguale in tutta l’Unione. Vale per qualunque riparatore e qualunque bene, non solo per i prodotti dell’elenco, e contiene identità e contatti del riparatore, il bene, la natura del difetto, il tipo di intervento, il prezzo (o il metodo di calcolo con un prezzo massimo), i tempi, l’eventuale apparecchio sostitutivo e il suo costo, il luogo di consegna, i servizi accessori come trasporto e installazione e la validità del modulo.
Il dettaglio che molti articoli sbagliano è che il riparatore non è obbligato a darlo: la norma dice che i riparatori «possono fornire» il modulo. Se però lo consegnano, deve essere gratuito, e le condizioni non possono cambiare per 30 giorni. Se accetti entro quel termine, il riparatore deve eseguire il lavoro a quelle condizioni. L’unica cosa che si può farti pagare è la diagnosi, quando serve smontare o esaminare l’apparecchio per capire il guasto, e il costo va comunicato prima. Lo schema italiano aggiunge una tutela in più rispetto alla direttiva: se hai accettato il modulo e il riparatore poi non esegue il lavoro, hai diritto al rimborso di quanto hai pagato per la diagnostica.
In pratica il modulo diventa il modo più semplice per confrontare due o tre riparatori sulla stessa base. Chiedetelo esplicitamente, per nome. Un riparatore che lo usa si impegna nero su bianco su prezzo massimo e tempi, uno che rifiuta di darlo è libero di farlo, ma vi sta dicendo qualcosa.
Riparatori indipendenti, ricambi e software
Per i beni dell’elenco lo schema vieta ai fabbricanti di usare clausole contrattuali o tecnologie hardware o software che impediscono la riparazione, salvo «fattori legittimi e oggettivi» come la tutela della proprietà intellettuale. In particolare non possono impedire ai riparatori indipendenti di montare ricambi originali, usati, compatibili o stampati in 3D, purché rispettino le norme di sicurezza e sulla proprietà intellettuale. È la norma che colpisce, per esempio, l’abbinamento via software tra un componente e il numero di serie del telefono, quando serve solo a bloccare un ricambio non ufficiale.
Altre due regole meritano di essere ricordate. Il fabbricante non può rifiutarsi di riparare un prodotto solo perché qualcun altro ci ha già messo le mani. E i ricambi e gli strumenti che vende devono avere un prezzo ragionevole, «che non scoraggi la riparazione». Resta sempre libera la scelta del riparatore: l’obbligo del fabbricante è una possibilità in più, non un canale obbligatorio.
Si collega a queste regole un pezzo di disciplina già entrato nel Codice del consumo, quello sulle informazioni prima dell’acquisto e sulle pratiche scorrette legate a durata e riparabilità, di cui abbiamo parlato nell’articolo sul Codice del consumo 2026 e lo stop alle etichette green. Le due norme lavorano insieme: una ti dice prima dell’acquisto quanto è riparabile un prodotto, l’altra ti dà gli strumenti quando si rompe.
La piattaforma europea: quando arriva
La direttiva istituisce una piattaforma online europea per trovare riparatori, venditori di ricondizionato, chi acquista beni guasti per rimetterli a nuovo e iniziative di riparazione partecipata come i repair café. Una data c’è: la Commissione deve sviluppare l’interfaccia comune entro il 31 luglio 2027, e le piattaforme nazionali alternative devono essere operative entro la stessa data (articolo 7). Per ora, quindi, non c’è nulla da consultare.
L’Italia ha scelto la sezione nazionale sulla piattaforma europea. Il punto di contatto è il Ministero delle imprese e del made in Italy, che gestirà le registrazioni e controllerà i dati. L’uso sarà gratuito per i consumatori, mentre per i riparatori la registrazione è volontaria. Lo schema prevede anche che MIMIT, Ministero dell’ambiente, Antitrust e Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti pubblichino sui loro siti una sezione dedicata ai nuovi diritti, e istituisce un Osservatorio nazionale sulla riparazione presso il MIMIT, che si riunirà almeno una volta l’anno.
Lavatrice o smartphone rotti: cosa fare in pratica
Il primo controllo è sempre lo stesso: quando è stato consegnato il prodotto. Se sono passati meno di due anni, non c’entra il diritto alla riparazione del fabbricante: ci si rivolge al venditore con la garanzia legale, e se l’acquisto è successivo al 31 luglio 2026 conviene valutare la riparazione per guadagnare l’anno in più. Se i due anni sono passati, conta la categoria del prodotto.
| Prodotto guasto a garanzia scaduta | Obbligo del fabbricante? | Cosa fare |
|---|---|---|
| Lavatrice, lavastoviglie, asciugatrice | Sì, per i modelli soggetti ai regolamenti | Chiedi la riparazione al produttore, controlla i prezzi indicativi sul suo sito e confrontali con il modulo europeo di un tecnico indipendente |
| Frigorifero, congelatore | Sì, per i modelli soggetti al regolamento 2019/2019 | Come sopra; le guarnizioni delle porte devono essere disponibili anche per l’utente finale |
| Smartphone, tablet | Sì, per i dispositivi soggetti al regolamento 2023/1670 (dal 20 giugno 2025) | Richiesta al produttore o riparatore indipendente; batteria e display devono essere acquistabili anche dall’utente |
| Televisore, monitor | Sì | Chiedi al produttore; alimentatore esterno e telecomando si comprano anche da privati |
| Aspirapolvere | Nell’elenco, ma senza obblighi sui ricambi | Chiedi comunque al produttore, ma metti in conto un rifiuto per indisponibilità dei pezzi |
| Stufa elettrica o a gas | Sì, per i modelli soggetti al regolamento 2024/1103 | Richiesta al produttore; ricambi per 10 anni dall’ultima unità |
| Portatile, forno, microonde, climatizzatore, stufa a pellet | No | Riparatore di fiducia, meglio con il modulo europeo; eventuale garanzia commerciale del produttore |
Per i prodotti coperti, la sequenza che consigliamo è questa:
- Recupera scontrino o fattura, la data di consegna e il modello esatto dall’etichetta del prodotto.
- Cerca sul sito del produttore la sezione sulle riparazioni: deve indicare i prodotti coperti dall’obbligo e i prezzi indicativi.
- Invia la richiesta di riparazione per iscritto, così resta traccia della data.
- Chiedi il modulo europeo anche a uno o due riparatori indipendenti e confronta prezzo massimo e tempi.
- Se il produttore rifiuta senza una ragione legittima, o ti blocca un ricambio compatibile, segnala il caso all’Antitrust o a un’associazione dei consumatori.
Per il telefono c’è anche la strada del ricondizionato, che la nuova norma incoraggia: se la riparazione è impossibile il fabbricante può proporti un apparecchio ricondizionato. Prima di accettarlo vale la pena sapere cosa dicono davvero gradi e garanzie, e l’abbiamo spiegato nell’articolo sull’iPhone ricondizionato e la sua garanzia.
Prime Day e Black Friday: cosa cambia per chi compra adesso
Chi compra nei prossimi due mesi compra con le regole nuove. La Festa delle Offerte Prime del 6 e 7 ottobre e il Black Friday del 27 novembre cadono dopo il 31 luglio 2026, quindi un elettrodomestico o uno smartphone preso in offerta ha diritto all’estensione di dodici mesi se lo si ripara in garanzia. Lo sconto non riduce nessun diritto: garanzia legale ed estensione valgono identiche sul prezzo pieno e su quello scontato.
Il diritto alla riparazione cambia anche il modo di scegliere. Tra due lavatrici con prezzo simile, guardare la disponibilità dei ricambi e i prezzi indicativi di riparazione pubblicati dal produttore dice molto di più della classe energetica. E per un telefono conviene tenere a mente la data del 20 giugno 2025: da lì in poi i dispositivi immessi sul mercato devono rispettare le nuove regole su batterie, display e ricambi per sette anni. Un telefono rimasto a magazzino da prima di quella data e svenduto in un’offerta lampo potrebbe non esserne coperto.
Un’ultima avvertenza pratica. Se acquisti su un marketplace da un venditore terzo, la garanzia legale la deve lui e non la piattaforma. L’obbligo di riparare fuori garanzia ricade invece sul fabbricante, oppure su chi ha importato il prodotto nell’Unione: per un marchio sconosciuto spedito da fuori UE, trovare quel soggetto può essere la parte più difficile.
Domande frequenti
Il diritto alla riparazione è già in vigore in Italia?
Il decreto legislativo è stato approvato in via definitiva il 16 settembre 2026 ma, fino alla Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre, non risulta pubblicato. Lo schema prevede che le regole si applichino dal 31 luglio 2026. Finché non esce in Gazzetta, però, il testo non è legge.
Il produttore deve riparare gratis dopo la garanzia?
No. La riparazione fuori garanzia è a titolo gratuito o a un prezzo ragionevole, da concordare con il fabbricante. È gratuita solo se il guasto è coperto da una garanzia commerciale del produttore o se il fabbricante decide di offrirla.
Il portatile rientra nel diritto alla riparazione?
No, i computer portatili non sono nell’elenco: tra i prodotti informatici ci sono solo server e sistemi di archiviazione dati. Su un portatile guasto dopo la garanzia valgono le regole generali, compreso il modulo europeo se il riparatore lo offre.
Se in garanzia mi sostituiscono il prodotto, ho comunque i 12 mesi in più?
No. L’estensione di dodici mesi scatta solo quando il rimedio è la riparazione. Il venditore, prima di intervenire, deve informarti che puoi scegliere e che la riparazione allunga la garanzia.
Ho comprato la lavatrice nel 2025: ho diritto all’estensione?
No, l’estensione riguarda solo i contratti conclusi dal 31 luglio 2026. Resta invece valido l’obbligo del fabbricante di riparare a garanzia scaduta, se il modello rientra nel regolamento 2019/2023.
Se faccio riparare il telefono da un tecnico indipendente, il produttore può rifiutare interventi futuri?
Per i prodotti dell’elenco no: il fabbricante non può rifiutarsi di riparare solo perché un altro riparatore ha già eseguito una riparazione. Questo non riguarda eventuali danni causati dall’intervento precedente.
Dove trovo un riparatore con la piattaforma europea?
Per ora da nessuna parte. La Commissione deve mettere a disposizione l’interfaccia comune entro il 31 luglio 2027, e la sezione italiana sarà attivata dopo, sotto la gestione del Ministero delle imprese e del made in Italy.

