La pensione a 64 anni per chi ha cominciato a versare prima del 1996, cioè per i lavoratori del sistema misto, entra nella manovra 2027 solo come fondo, non come regola. Il disegno di legge di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026 istituisce “un fondo di 850 milioni di euro per rafforzare la flessibilità in uscita dal lavoro di chi accede alla pensione con il sistema contributivo”. Requisiti, platea e data di partenza non ci sono: secondo la premier Giorgia Meloni si definiranno durante l’esame in Parlamento.
Il vicepremier Matteo Salvini parla già di “Quota 64” e di tre anni guadagnati rispetto alla legge Fornero. Ma oggi nessuno può fare domanda: la nuova uscita esisterà solo quando una norma ne fisserà le condizioni, e la proposta della Lega, secondo l’ANSA, costerebbe quasi il doppio delle risorse stanziate.
Il DDL di bilancio 2027 crea un fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita, senza scrivere i requisiti. La Lega punta all’uscita a 64 anni con 36 anni di contributi e il ricalcolo contributivo dell’assegno, per i nati dal 1960; il sottosegretario Durigon parla di circa 60.000 persone. Il comunicato ufficiale non cita Quota 103, Opzione donna né la proroga dell’APE Sociale. Il ricalcolo costa caro: secondo la CGIL circa il 10,6% dell’assegno, e dal 2027 i coefficienti di trasformazione sono più bassi (5,009% a 64 anni). Conviene soprattutto a chi ha carriere lunghe e stipendi medio-alti.
Indice
- Cosa c’è davvero nel DDL di bilancio 2027
- Cosa chiede la Lega: requisiti e numeri
- Quota 103, Opzione donna, APE Sociale: cosa dice la manovra
- Come funziona oggi l’uscita a 64 anni
- Perché il ricalcolo contributivo riduce l’assegno
- Tre esempi: a chi converrebbe e a chi no
- Tabella di confronto tra le uscite
- I tempi: cosa succede da qui a dicembre
- Domande frequenti
Cosa c’è davvero nel DDL di bilancio 2027
Il testo da cui partire è il comunicato stampa del Consiglio dei ministri n. 195. Sulle pensioni contiene una sola frase: “Per la previdenza, è istituito un fondo di 850 milioni di euro per rafforzare la flessibilità in uscita dal lavoro di chi accede alla pensione con il sistema contributivo”. Non c’è l’età di 64 anni, non c’è un numero di anni di contributi, non c’è una soglia sull’importo dell’assegno. La manovra nel complesso vale circa 26 miliardi nel 2027.
La formula “chi accede alla pensione con il sistema contributivo” è compatibile con l’idea della Lega, che prevede il ricalcolo interamente contributivo per chi ha iniziato prima del 1996, ma non la impone. In conferenza stampa Meloni ha spiegato che “nel dettaglio bisognerà lavorare e lavoreremo soprattutto durante il dibattito parlamentare” (Sole 24 Ore Radiocor). Altre testate, come PMI.it, parlano invece di un decreto a gennaio, sul modello di Quota 100 nel 2019. Le due strade non si escludono, ma oggi non è chiaro quale sarà seguita.
Le risorse, poi, sono state ridotte. Alla vigilia l’ANSA parlava di un fondo “da poco meno di un miliardo”; il comunicato dice 850 milioni. Secondo il Sole 24 Ore quei soldi dovranno coprire sia l’uscita a 64 anni sia un aumento delle pensioni minime chiesto da Forza Italia. E l’ANSA osserva che la proposta leghista di pensionamento a 64 anni costa 1,6 miliardi, il doppio del fondo.
Cosa chiede la Lega: requisiti e numeri
Oggi a 64 anni può uscire solo chi ha il primo contributo dal 1° gennaio 1996 (i “contributivi puri”). “Vogliamo dare la possibilità di scegliere a quelli che hanno iniziato a lavorare prima del 1996, così come è stato fatto per i contributivi puri”, aveva spiegato a settembre il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, come riportato dal Sole 24 Ore. Il prezzo è il ricalcolo: l’intera pensione sarebbe calcolata con il metodo contributivo, anche per gli anni che oggi rientrano nel più generoso calcolo retributivo.
Dopo il Consiglio dei ministri Salvini ha presentato il fondo come lo strumento per andare in pensione “a 64 anni e non 67, dedicato a milioni di italiani nati dal 1960 in poi” (dichiarazioni riportate dal Messaggero). Durigon, al Giornale, ha confermato che “la norma deve ancora essere definita” e ha stimato in “circa 60mila persone” chi potrà aderire. A settembre la platea indicata era di circa 80.000 pensioni in più, con un costo di 1,5 miliardi l’anno per tre anni di sperimentazione, secondo l’ANSA: il ridimensionamento è coerente con un fondo più piccolo.
Anche sui contributi le indiscrezioni sono cambiate. A settembre diverse anticipazioni, tra cui l’AGI, parlavano di 25 anni; dopo il Consiglio dei ministri Il Mattino e il Fatto Quotidiano scrivono che la Lega vuole l’uscita a 64 anni con 36 anni di contributi. Nessuno dei due requisiti è scritto in un testo ufficiale. Lo stesso vale per la soglia di tre volte l’assegno sociale, già prevista per i contributivi puri, e per l’ipotesi di usare una parte del TFR per raggiungerla.
| Elemento | Cosa si sa | Fonte |
|---|---|---|
| Risorse | Fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita | Comunicato ufficiale |
| Destinatari | “Chi accede alla pensione con il sistema contributivo” | Comunicato ufficiale |
| Età | 64 anni, nati dal 1960 | Salvini in conferenza stampa |
| Contributi | 36 anni (prima si parlava di 25) | Ricostruzioni di stampa |
| Calcolo dell’assegno | Ricalcolo interamente contributivo | Proposta Lega |
| Platea | Circa 60.000 persone | Durigon |
| Regole attuative | In Parlamento (Meloni) o con decreto a gennaio (alcune testate) | Da definire |
Quota 103, Opzione donna, APE Sociale: cosa dice la manovra
Il comunicato del governo non nomina nessuna di queste uscite. Il testo completo del disegno di legge, alla fine di ottobre, non era ancora pubblico, quindi non si può escludere del tutto una norma non citata nella sintesi. Ma nessuna delle ricostruzioni uscite dopo il Consiglio dei ministri ne parla come di una misura inclusa.
Quota 103 (62 anni e 41 di contributi) e Opzione donna non sono state prorogate dalla legge di bilancio 2026, come confermato dalla circolare INPS n. 19 del 25 febbraio 2026: restano solo per chi aveva già maturato i requisiti entro le vecchie scadenze. L’APE Sociale vale per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026; senza una nuova norma, dal 2027 non si aprono nuove maturazioni. È uno dei punti su cui potrebbero arrivare emendamenti.
In pratica, se nel testo finale non entra altro, nel 2027 le strade per uscire prima dei 67 anni e 1 mese restano l’anticipata ordinaria, l’anticipata contributiva per chi ha iniziato dal 1996, Quota 41 per i precoci e le uscite per categorie particolari. Più, eventualmente, la nuova flessibilità finanziata dal fondo.
Come funziona oggi l’uscita a 64 anni
La pensione anticipata contributiva esiste già e nel 2026 richiede 64 anni di età, almeno 20 anni di contributi effettivi (quelli figurativi per malattia o disoccupazione non contano) e un assegno pari ad almeno tre volte l’assegno sociale. L’assegno sociale 2026 vale 546,24 euro al mese, fissato dalla circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025: la soglia è quindi di 1.638,72 euro lordi al mese, per tredici mensilità. Per le lavoratrici madri scende a 2,8 volte con un figlio e a 2,6 volte con due o più figli. Trovi i dettagli sull’importo nella nostra guida all’assegno sociale 2026.
C’è poi una novità che molti articoli in giro trascurano. La legge di bilancio 2025 aveva permesso di sommare la rendita del fondo pensione all’assegno INPS per raggiungere la soglia. La legge di bilancio 2026 ha cancellato questa possibilità, come chiarito dalla stessa circolare INPS n. 19/2026. Oggi conta solo la pensione pubblica. Ecco perché l’idea di usare il TFR come “stampella” è così discussa: servirebbe proprio a riaprire una porta chiusa solo a fine 2025.
Dal 2027, inoltre, tutti i requisiti salgono per l’adeguamento alla speranza di vita. La circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 fissa la vecchiaia a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028, l’anticipata ordinaria a 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027. Non è chiaro se la nuova uscita per i misti partirebbe da 64 anni tondi o seguirebbe lo stesso scatto. Approfondimento sulle pensioni 2027 e l’aumento dell’età.
Esiste infine una scorciatoia poco conosciuta, il computo nella Gestione Separata. Chi ha meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, almeno 15 anni in tutto di cui cinque dopo il 1996 e almeno un mese versato nella Gestione Separata può chiedere il calcolo contributivo dell’intera carriera e accedere così alle regole dei contributivi puri, uscita a 64 anni compresa. Una strada stretta, riservata a chi ha lavorato anche come collaboratore o professionista.
Perché il ricalcolo contributivo riduce l’assegno
Nella pensione “mista” gli anni fino al 1995 (fino al 2011 per chi aveva già 18 anni di contributi a fine 1995) seguono il metodo retributivo, legato agli ultimi stipendi, di solito i più alti. Gli anni successivi seguono il contributivo: conta quanto hai versato davvero.
Il metodo contributivo funziona come un salvadanaio. Ogni anno il 33% della retribuzione lorda (per i dipendenti) finisce nel montante, che viene rivalutato in base all’andamento del PIL. Al momento della pensione il montante viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione che cresce con l’età. Per chi esce dal 1° gennaio 2027 i coefficienti scendono: il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026 dei ministeri del Lavoro e dell’Economia li fissa al 5,009% a 64 anni e al 5,514% a 67 anni, contro il 5,088% e il 5,608% del biennio 2025-2026. Uscire prima vuol dire montante più piccolo e coefficiente più basso, perché la pensione sarà pagata più a lungo.
Il ricalcolo aggiunge una terza perdita, quella della parte retributiva. Per capire l’ordine di grandezza, l’Osservatorio previdenza della CGIL ha simulato tre carriere da 40 anni di contributi, di cui nove prima del 1996. Con una retribuzione di 35.000 euro l’assegno passerebbe da 1.726 a 1.543 euro al mese, 183 euro in meno. Con 50.000 euro da 2.466 a 2.205 euro, con 70.000 euro da 3.452 a 3.087 euro. In tutti e tre i casi il taglio è intorno al 10,6%, e secondo il sindacato in termini di vita attesa vale circa 52.500, 75.000 e oltre 105.000 euro complessivi (Tgcom24). Le simulazioni sono precedenti ai nuovi coefficienti, che peggiorano un po’ tutti gli importi.
Tre esempi: a chi converrebbe e a chi no
Ecco tre profili. Sono stime illustrative, fatte con un metodo volutamente semplice: montante pari al 33% dello stipendio lordo di oggi moltiplicato per gli anni di contributi, ipotizzando che la rivalutazione compensi la crescita dello stipendio, poi applicazione del coefficiente 2027 a 64 anni (5,009%) e divisione per 13 mensilità. È un calcolo ottimistico: chi ha avuto stipendi più bassi a inizio carriera avrà un montante inferiore, tanto che nel profilo CGIL da 35.000 euro e 40 anni questo metodo, con il coefficiente 2026, darebbe circa 1.808 euro contro i 1.543 del sindacato, che usa carriere più realistiche. Come requisiti ipotizziamo quelli indicati dalla stampa dopo il Consiglio dei ministri, 64 anni e 36 di contributi, e la soglia di tre volte l’assegno sociale 2026.
Primo profilo: Marco, carriera lunga con stipendio medio. Impiegato nato nel 1963, 30.000 euro lordi l’anno, 38 anni di contributi a 64 anni, i primi sette prima del 1996. Rispetterebbe età e contributi. Montante stimato: 376.200 euro. Assegno contributivo a 64 anni: circa 1.449,53 euro lordi al mese. Anche con un calcolo generoso resta sotto i 1.638,72 euro: Marco sarebbe escluso, salvo integrazione dal TFR. Per lui la strada più vicina resta l’anticipata ordinaria, che nel 2027 richiede 42 anni e 11 mesi di contributi.
Secondo profilo: Anna, carriera discontinua. Tra part-time e pause per i figli ha 25 anni di contributi e 24.000 euro di stipendio. Con il requisito di 36 anni resterebbe fuori in partenza; e anche con i 25 anni di cui si parlava a settembre il suo assegno, circa 762,91 euro al mese su un montante di 198.000 euro, sarebbe lontanissimo dalla soglia ridotta per le madri con due figli (2,6 volte l’assegno sociale, circa 1.420 euro). L’uscita resta la vecchiaia, a 67 anni e 1 mese dal 2027.
Terzo profilo: Luca, reddito alto. Quadro con 55.000 euro lordi e 40 anni di contributi a 64 anni. Montante stimato: 726.000 euro, assegno di circa 2.797,33 euro al mese. Anche togliendo il 15% circa di scarto tra il nostro metodo e quello della CGIL resterebbe intorno ai 2.400 euro, ben sopra la soglia. Luca potrebbe uscire. Quanto gli costerebbe? Restando fino a 67 anni, con tre anni di versamenti in più e il coefficiente del 5,514%, lo stesso calcolo darebbe circa 3.310,31 euro: uscendo prima rinuncerebbe a oltre 500 euro al mese, a cui aggiungere la perdita della quota retributiva. Oggi, per chi esce a 64 anni con il contributivo, l’assegno fino ai 67 anni non può superare cinque volte il trattamento minimo (3.059,25 euro lordi nel 2026): non sappiamo se il tetto varrebbe anche qui.
La misura, insomma, allarga la platea sulla carta ma premia soprattutto carriere lunghe con stipendi medio-alti, mentre chi ha redditi bassi o carriere corte rischia di restare fuori. Per capire dove ti collochi parti dall’estratto conto previdenziale INPS e dal nostro calcolatore della pensione futura.
Tabella di confronto tra le uscite
La tabella mette a confronto le principali strade verso la pensione. Le prime tre sono in vigore con i valori della circolare INPS n. 28/2026, l’ultima è finanziata dal DDL di bilancio ma senza requisiti scritti: quelli indicati vengono dalle dichiarazioni politiche e dalle ricostruzioni di stampa.
| Uscita | Età | Contributi | Soglia importo | Calcolo | Stato |
|---|---|---|---|---|---|
| Vecchiaia | 67 anni (2026), 67 e 1 mese (2027), 67 e 3 mesi (2028) | 20 anni | Nessuna per i misti | Misto | In vigore |
| Anticipata ordinaria | Nessun limite | Uomini 42 anni e 10 mesi, donne 41 e 10 (2026); 42 e 11 / 41 e 11 (2027) | Nessuna | Misto | In vigore |
| Anticipata contributiva (primo contributo dal 1996) | 64 anni (2026), 64 e 1 mese (2027) | 20 anni effettivi (20 e 1 mese nel 2027) | 3 volte l’assegno sociale: 1.638,72 euro (2,8 o 2,6 volte per le madri) | Contributivo | In vigore |
| Uscita a 64 anni per i misti (“Quota 64”) | 64 anni, nati dal 1960 (Salvini) | 36 anni secondo la stampa (25 nelle anticipazioni di settembre) | Non definita | Ricalcolo integralmente contributivo (proposta Lega) | Fondo da 850 milioni nel DDL, regole da scrivere |
Mancano da questo elenco altre uscite in vigore, come l’APE sociale, per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026, e la Quota 41 per i lavoratori precoci, che riguardano categorie specifiche. Una panoramica completa la trovi nella guida alla pensione anticipata 2026.
I tempi: cosa succede da qui a dicembre
Il disegno di legge di bilancio andava presentato alle Camere entro il 20 ottobre 2026; il governo lo ha approvato il 28 ottobre, dopo aver varato il 13 ottobre il solo Documento programmatico di bilancio, il cui comunicato ufficiale riportava i saldi e nessuna misura sulle pensioni. Ora iniziano circa due mesi di esame parlamentare, con approvazione definitiva entro il 31 dicembre.
Per l’uscita a 64 anni ci sono due scenari. Nel primo, indicato da Meloni, le regole vengono scritte con un emendamento durante l’esame alle Camere e finiscono nella legge di bilancio. Nel secondo, riportato da alcune testate, la legge si limita al fondo e i requisiti arrivano con un decreto a inizio 2027. In entrambi i casi servirà poi una circolare INPS con le istruzioni per fare domanda. Fino ad allora non esiste alcun requisito su cui presentare la richiesta.
La partita non è scontata. Il fondo dovrebbe servire, secondo il Sole 24 Ore, anche all’aumento delle pensioni minime chiesto da Forza Italia: ne abbiamo parlato nell’articolo sulle pensioni minime 2027 e il voucher da 300 euro per gli over 75. Le critiche, poi, non mancano: la CGIL sostiene che la misura “scaricherebbe sui lavoratori il costo dell’anticipo”, l’ex ministra Elsa Fornero ha osservato che con la formula contributiva “la flessibilità i lavoratori se la devono pagare”, e il segretario di Più Europa Riccardo Magi sostiene che il governo “con una mano dà con qualche timida misura, ma con i prepensionamenti toglie alle nuove generazioni” (Fanpage). Sulle altre voci della manovra vedi l’articolo sulla manovra 2027 e la partita sulle pensioni.
Chi è già in pensione non è toccato dalla misura: per lui contano la rivalutazione delle pensioni 2027 e le date dei pagamenti INPS di ottobre 2026.
Domande frequenti
La manovra 2027 introduce la pensione a 64 anni per chi ha iniziato prima del 1996?
Non ancora come regola. Il DDL approvato dal governo istituisce un fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita di chi va in pensione con il sistema contributivo, ma non fissa età, contributi o soglie. La Lega vuole usarlo per l’uscita a 64 anni con ricalcolo contributivo; i dettagli arriveranno in Parlamento o con un provvedimento successivo.
Quali requisiti servirebbero?
Nessuno è ufficiale. Salvini parla di 64 anni per i nati dal 1960 in poi; secondo diverse testate la Lega punta a 36 anni di contributi, mentre a settembre si parlava di 25. Resta da capire se varrà la soglia di tre volte l’assegno sociale, oggi richiesta ai contributivi puri. Conta la data del primo contributo: ne basta uno prima del 1996 per essere nel misto.
Quando si potrà fare domanda?
Non prima che la norma sia scritta e che l’INPS pubblichi le istruzioni. La legge di bilancio va approvata entro il 31 dicembre 2026; se i requisiti arriveranno con un decreto a gennaio, come ipotizzano alcune testate, i tempi si allungano ancora. Diffida di chi promette oggi di “prenotare” l’uscita a 64 anni.
Si perde davvero il 10%?
Il 10,6% è la stima della CGIL per carriere di 40 anni con nove anni prima del 1996, fatta prima dei nuovi coefficienti 2027. Chi ha più anni nel sistema retributivo, in particolare chi aveva almeno 18 anni di contributi a fine 1995, perderebbe in proporzione di più; chi ne ha pochi perderebbe meno. A questo va aggiunta la perdita legata al fatto di smettere tre anni prima, con meno contributi e un coefficiente più basso. Il taglio sarebbe permanente, non solo fino ai 67 anni.
Tornano Quota 103, Opzione donna o l’APE Sociale?
Il comunicato del governo non le cita. Quota 103 (62 anni e 41 di contributi) e Opzione donna non sono state prorogate dalla legge di bilancio 2026, come confermato dalla circolare INPS n. 19/2026. L’APE Sociale vale per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026: per estenderla al 2027 servirebbe una nuova norma, che potrebbe arrivare con un emendamento.
Posso usare il fondo pensione per raggiungere la soglia?
Con le regole attuali no: la legge di bilancio 2026 ha abrogato questa possibilità. Per la nuova uscita si è parlato di usare una quota del TFR trasformata in rendita, ma è solo un’ipotesi. Per le scelte di oggi sul TFR vedi il confronto tra fondo pensione e TFR in azienda.

