Le pensioni minime 2027 potrebbero salire a 800-850 euro al mese: è la proposta che Forza Italia vuole portare nella prossima legge di bilancio, con un costo stimato dal partito tra 450 milioni e un miliardo di euro per oltre 1,1 milioni di pensionati. Detta così sembra un aumento di 200 euro per chiunque prenda il minimo. Non è così, e il motivo sta in una parola che quasi tutti i titoli hanno lasciato fuori: maggiorazione sociale.
Giorgio Mulè e Alessandro Cattaneo (Forza Italia) propongono di portare a 800 euro netti, e poi verso 850, gli assegni dei pensionati più poveri usando lo strumento della maggiorazione sociale, il cosiddetto incremento al milione. Oggi quella garanzia vale 768,29 euro al mese e spetta in genere dai 70 anni in su con redditi bassi, non a tutti quelli che prendono il trattamento minimo (619,80 euro). Per un over 70 con la maggiorazione piena l’aumento sarebbe di circa 32 euro al mese a 800 euro e di circa 82 a 850. È una proposta di partito: il testo della manovra arriva in Parlamento entro il 20 ottobre.
Indice
- Cosa propone Forza Italia
- Trattamento minimo, incremento al milione, assegno sociale: tre cose diverse
- Chi prenderebbe davvero l’aumento
- Tre pensionati, tre risultati
- Cosa succede comunque a gennaio con la rivalutazione
- Perché è ancora una proposta: coperture e calendario
- Le altre partite sulle pensioni
- Domande frequenti
Cosa propone Forza Italia
La proposta è stata rilanciata a metà settembre 2026 da due esponenti di peso del partito guidato da Antonio Tajani. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, ha chiesto di riprendere “l’intervento che Berlusconi fece nel 2001, in legge di Bilancio, per aumentare le pensioni minime attraverso lo strumento della maggiorazione sociale”. Secondo i suoi conti servirebbero 450 milioni per portare a 800 euro netti al mese oltre 1,1 milioni di pensionati con reddito minimo, e circa un miliardo per avvicinarsi agli 850. Alessandro Cattaneo, responsabile dei Dipartimenti di Forza Italia, parla di “un intervento mirato e selettivo” per arrivare “ad almeno 800/850 euro”. Le dichiarazioni sono state riportate, tra gli altri, da QuiFinanza.
Il tema non è nuovo: nel 2022 Forza Italia prometteva minime a 1.000 euro entro fine legislatura. Tajani ora parla di un percorso “per fasi”, con gli 850 euro come tappa.
Due dettagli contano più delle cifre. Il primo è lo strumento: non un aumento del trattamento minimo per tutti, ma il potenziamento di una maggiorazione che ha requisiti di età e di reddito. Il secondo è la parola “netti”, che le norme attuali non usano: gli importi dell’INPS sono lordi, e finché non esiste un testo non si sa se la soglia sarebbe fissata al lordo o al netto.
Trattamento minimo, incremento al milione, assegno sociale: tre cose diverse
Quando si dice “pensione minima” si possono intendere tre prestazioni diverse, e la proposta tocca soprattutto la seconda.
Il trattamento minimo è la soglia a cui l’INPS integra le pensioni contributive troppo basse, se il pensionato ha pochi altri redditi. Nel 2026 vale 611,85 euro al mese, che salgono a 619,80 euro con l’incremento straordinario dell’1,3% riservato alle pensioni pari o inferiori al minimo, come indicato nella circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025. Su tredici mensilità il minimo di base fa 7.954,05 euro l’anno. Non c’è un requisito di età aggiuntivo: basta essere pensionati con redditi entro i limiti.
L’incremento al milione, cioè la maggiorazione sociale dell’articolo 38 della legge 448 del 2001, è la misura con cui il governo Berlusconi garantì un milione di lire al mese ai pensionati più poveri. Oggi porta l’assegno fino a 768,29 euro al mese per tredici mensilità, dopo i 20 euro in più decisi dalla legge di bilancio 2026 e spiegati dalla circolare INPS n. 19 del 25 febbraio 2026. Spetta di regola dai 70 anni, età che si abbassa di un anno ogni cinque anni di contributi fino a un minimo di 65, e solo se il reddito personale non supera 9.987,77 euro l’anno (limite più alto per i coniugati). Gli invalidi civili totali, i ciechi assoluti e i sordi titolari di pensione possono averla già dai 18 anni.
L’assegno sociale, infine, non è una pensione da contributi ma una prestazione assistenziale per chi ha almeno 67 anni e redditi molto bassi: nel 2026 vale 546,24 euro al mese, come abbiamo spiegato nella guida all’assegno sociale 2026. Anche chi lo riceve, compiuti i 70 anni, può accedere all’incremento al milione.
| Prestazione | Importo mensile 2026 | Età | Toccata dalla proposta FI? |
|---|---|---|---|
| Trattamento minimo (integrazione al minimo) | 611,85 € (619,80 € con l’incremento dell’1,3%) | Nessun requisito aggiuntivo | Solo indirettamente |
| Incremento al milione (maggiorazione sociale) | Fino a 768,29 € | 70 anni, fino a 65 con i contributi | Sì, è lo strumento indicato |
| Assegno sociale | 546,24 € | 67 anni | Solo per chi ha anche la maggiorazione |
Chi prenderebbe davvero l’aumento
Se la misura passasse nella forma descritta da Mulè, il beneficiario tipo non sarebbe “chi prende il minimo”, ma chi ha già diritto (o lo acquisterebbe con soglie più alte) all’incremento al milione. Quindi, nella grande maggioranza dei casi, un pensionato over 70 con redditi bassi.
C’è un modo semplice per controllare questa lettura, ed è fare la divisione sui numeri del partito. 450 milioni divisi per 1,1 milioni di persone fanno circa 409 euro l’anno a testa, cioè circa 31,5 euro al mese su tredici mensilità. È quasi esattamente la distanza tra i 768,29 euro garantiti oggi e gli 800 euro della proposta. Allo stesso modo un miliardo diviso per la stessa platea dà circa 70 euro al mese, compatibili con un assegno che arriva intorno agli 840-850 euro. Se invece l’obiettivo fosse portare a 800 euro chi oggi prende 619,80 euro, servirebbero 180 euro al mese a persona, e con 450 milioni non ci si arriverebbe nemmeno lontanamente.
Resta un’incognita importante: la platea potrebbe allargarsi. Alzare l’importo garantito significa, nella logica attuale della maggiorazione, alzare anche il limite di reddito per ottenerla, come è successo nel 2026 quando ai 20 euro al mese si sono aggiunti 260 euro di soglia annua. Qualcuno che oggi ha una pensione di 780 o 790 euro, e quindi resta fuori, potrebbe rientrare con un’integrazione parziale. Quanto larga sarebbe questa fascia dipende da come verrebbe scritta la norma.
Tre pensionati, tre risultati
Per rendere concreta la differenza abbiamo costruito tre casi tipici, confrontando la situazione del 2026 con i due obiettivi della proposta. Gli importi sono lordi mensili e non includono la rivalutazione del 2027, di cui parliamo nel paragrafo successivo. Si assume che la misura funzioni come l’attuale maggiorazione sociale.
Anna, 66 anni, pensione integrata al minimo. Ha lavorato 15 anni e l’INPS le integra l’assegno fino a 619,80 euro. Con 15 anni di contributi il requisito dei 70 anni scende a 67, quindi oggi non ha la maggiorazione sociale e non avrebbe nemmeno l’aumento proposto: il suo assegno a gennaio cambierebbe solo per effetto della rivalutazione. Dal compimento dei 67 anni, sempre con redditi entro i limiti, entrerebbe invece nella platea.
Giuseppe, 74 anni, maggiorazione sociale piena. Ha una pensione bassa, nessun altro reddito e riceve già l’incremento al milione fino a 768,29 euro. È esattamente il profilo a cui guarda la proposta. A 800 euro prenderebbe 31,71 euro in più al mese, 412,23 euro l’anno su tredici mensilità. A 850 euro l’aumento salirebbe a 81,71 euro al mese, 1.062,23 euro l’anno. Se la soglia fosse fissata al netto, e la sua pensione fosse soggetta a trattenute, la cifra lorda sarebbe un po’ più alta.
Franca, 72 anni, pensione di 880 euro. Il suo assegno deriva interamente dai contributi, supera il trattamento minimo e non ha integrazioni. Il reddito annuo, 11.440 euro, è sopra il limite attuale della maggiorazione e resterebbe sopra anche con un importo garantito di 850 euro (11.050 euro l’anno). Per lei la proposta non cambierebbe nulla.
| Profilo | Assegno 2026 | Con soglia a 800 € | Con soglia a 850 € | In più all’anno (13 mensilità) |
|---|---|---|---|---|
| Anna, 66 anni, integrata al minimo | 619,80 € | Nessun aumento | Nessun aumento | 0 € (fino ai 67 anni) |
| Giuseppe, 74 anni, maggiorazione piena | 768,29 € | +31,71 € | +81,71 € | 412,23 € / 1.062,23 € |
| Franca, 72 anni, pensione di 880 € | 880,00 € | Nessun aumento | Nessun aumento | 0 € |
Cosa succede comunque a gennaio con la rivalutazione
A prescindere dalla proposta, a gennaio tutte le pensioni saranno adeguate all’inflazione. L’ISTAT ha stimato ad agosto un’inflazione annua del 3,3% e un’inflazione acquisita per il 2026 del 2,9%. Il dato che conta davvero, però, è l’indice FOI senza tabacchi, e la percentuale ufficiale arriva solo con il decreto di novembre: abbiamo spiegato il meccanismo nell’articolo sulla rivalutazione delle pensioni 2027.
Usando il 2,9% come ipotesi di lavoro, il trattamento minimo di base passerebbe da 611,85 a circa 629,59 euro. Per chi è integrato al minimo c’è però un’insidia: l’incremento straordinario dell’1,3% è stato previsto solo per il 2026. Se la manovra non lo rinnova, Anna passerebbe da 619,80 a 629,59 euro, con un aumento di circa 9,79 euro al mese, perché la rivalutazione assorbe l’incremento perso. Se invece venisse confermato con la stessa percentuale, arriverebbe intorno a 637,77 euro. Sono stime nostre, costruite su un dato di inflazione che può ancora cambiare.
Le cifre della tabella precedente vanno quindi lette come differenza rispetto al 2026, non come importo del cedolino di gennaio. Il quadro degli importi attuali è ricostruito nel nostro articolo sulla pensione minima 2026.
Perché è ancora una proposta: coperture e calendario
Nessuna delle cifre di cui si parla è in un testo di legge. Gli importi, la platea e i costi vengono da dichiarazioni di esponenti di Forza Italia, non da una relazione tecnica della Ragioneria dello Stato. E il ministero dell’Economia, fino a metà settembre, non ha preso posizione pubblica sull’ipotesi degli 800-850 euro.
Il problema, come ogni anno, sono le coperture. La maggioranza è divisa proprio sul modo di trovare le risorse: la Lega chiede un contributo strutturale alle grandi banche, con Matteo Salvini che lo vuole “definitivo e strutturale”, mentre Forza Italia si oppone a qualunque prelievo straordinario sugli istituti di credito e preferisce il dialogo con il settore, come ha ricostruito l’AGI. Il ministro Giancarlo Giorgetti, intervenuto l’8 settembre a un evento della Lega sulla prossima finanziaria, ha insistito sulla sostenibilità dei conti nel lungo periodo.
Il calendario è questo. Entro il 15 ottobre il governo deve inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio, con le misure principali già quantificate. Entro il 20 ottobre il disegno di legge di bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri, va presentato alle Camere. Da lì parte l’esame parlamentare, con gli emendamenti, fino all’approvazione definitiva entro il 31 dicembre. In pratica: se a fine ottobre nel testo non c’è traccia della misura, le possibilità che arrivi si riducono, anche se il testo può ancora cambiare durante l’esame alle Camere. Sulle altre voci della manovra abbiamo fatto il punto nell’articolo su IRPEF al 33% e pensioni nella manovra 2027.
Le altre partite sulle pensioni
Le minime sono solo una delle richieste sul tavolo, e non la più costosa. La Lega punta sull’uscita anticipata a 64 anni anche per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, cioè nel sistema misto, con l’assegno calcolato interamente con il metodo contributivo. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha detto che “Quota 64 si farà”, e Giorgetti ha parlato di una “distorsione” tra chi ha cominciato a versare prima e dopo il 1996. Quota 41, l’uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, resta citata ma senza un progetto definito.
Poi c’è l’aumento dei requisiti legato alla speranza di vita, che dal 2027 allungherebbe l’età per la pensione di vecchiaia oltre i 67 anni e che il governo sta valutando di bloccare o attenuare: ne abbiamo parlato nell’articolo sull’età pensionabile nel 2027. Da decidere anche la proroga dell’APE Sociale, confermata per ora fino al 31 dicembre 2026, e il destino dell’incremento straordinario dell’1,3% sulle pensioni al minimo.
Tutte queste misure si contendono le stesse risorse. Chi prende una pensione bassa farebbe bene a seguire soprattutto il rinnovo dell’1,3% e l’eventuale ritocco della maggiorazione sociale.
Domande frequenti
Le pensioni minime saliranno davvero a 850 euro nel 2027?
Al momento è una proposta di Forza Italia, non una decisione del governo. Lo stesso Tajani parla di un percorso per fasi. Il primo documento che dirà se c’è qualcosa di concreto è il disegno di legge di bilancio, atteso in Parlamento entro il 20 ottobre 2026.
Se prendo 619,80 euro al mese avrò l’aumento?
Solo se hai anche i requisiti della maggiorazione sociale: in genere almeno 70 anni (fino a 65 con 25 anni di contributi) e un reddito personale entro 9.987,77 euro l’anno. Se hai meno anni e non raggiungi l’età ridotta, l’aumento proposto non ti riguarderebbe e a gennaio vedresti solo la rivalutazione.
Come faccio a sapere se ho già la maggiorazione sociale?
Il modo più rapido è controllare il cedolino della pensione nell’area MyINPS, accedendo con SPID, CIE o CNS: la maggiorazione compare come voce separata. Se pensi di avere i requisiti ma non la ricevi, puoi fare domanda online o tramite un patronato, allegando i dati sui redditi tuoi e del coniuge.
Gli 800-850 euro sono lordi o netti?
I proponenti parlano di euro netti, ma gli importi della maggiorazione sociale fissati dall’INPS sono lordi. Senza un testo non è possibile dire come sarebbe scritta la soglia.
Da quando si riceverebbe l’eventuale aumento?
Le misure della legge di bilancio sulle pensioni scattano di norma dal 1° gennaio. Nel 2026, però, l’aumento di 20 euro della maggiorazione è stato pagato dal cedolino di marzo, con gli arretrati di gennaio e febbraio, perché l’INPS ha dovuto prima emanare le istruzioni. Anche nel 2027 potrebbe servire qualche mese.

