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Bonus mamme 2026: chi ne ha diritto, importo e come riceverlo in busta paga

Il bonus mamme 2026 è una delle misure di sostegno alla maternità più rilevanti degli ultimi anni: un esonero contributivo totale (fino a un massimo annuo) per le lavoratrici dipendenti con due o più figli, che si traduce concretamente in un aumento netto dello stipendio senza che il datore di lavoro debba fare nulla di diverso. Ma capire a chi spetta esattamente, come funziona il calcolo e cosa fare se non viene applicato automaticamente richiede qualche chiarimento.

📌 Articolo in breve
Il bonus mamme 2026 è un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico della lavoratrice, per le dipendenti con almeno 2 figli (il minore under 10) o 3+ figli (il minore under 18). Vale fino a 3.000 euro lordi annui per le biennali e fino a 1.500 euro per le triennali. Si applica automaticamente tramite il datore di lavoro.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’INPS o rivolgiti a un commercialista o patronato.

Indice

  1. Cos’è il bonus mamme
  2. Chi ne ha diritto nel 2026
  3. Quanto vale e come si calcola
  4. Come si riceve
  5. Effetti sulla pensione futura
  6. Lavoratrici autonome e partite IVA
  7. Domande frequenti

Cos’è il bonus mamme

Il bonus mamme è un esonero contributivo introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 e confermato (con modifiche) per il 2025 e il 2026. In pratica, la lavoratrice che ha i requisiti non versa — in tutto o in parte — i contributi previdenziali che normalmente vengono trattenuti dalla busta paga ogni mese. Il risultato è uno stipendio netto più alto, a parità di stipendio lordo. Non è un bonus in denaro che arriva separatamente: è un aumento dello stipendio mensile che il datore di lavoro applica direttamente in busta paga una volta che la lavoratrice comunica di averne diritto.

L’esonero riguarda la quota contributiva a carico della lavoratrice (9,19% dello stipendio lordo per la maggior parte delle categorie) fino a un massimale annuo. La quota a carico del datore di lavoro rimane invariata — il costo del lavoro per l’azienda non cambia. La misura è pensata per incentivare la natalità e sostenere le lavoratrici con figli, riducendo il peso fiscale direttamente sulla busta paga.

Chi ne ha diritto nel 2026

I requisiti per il 2026 prevedono due fasce. La fascia principale, con l’esonero più generoso, riguarda le lavoratrici dipendenti con 3 o più figli, di cui il più giovane non abbia ancora compiuto 18 anni. La seconda fascia, con un massimale ridotto, riguarda le lavoratrici con 2 figli, di cui il più giovane non abbia ancora compiuto 10 anni. In entrambi i casi, l’esonero si applica finché il figlio minore rispetta il limite di età — non è permanente.

Hanno diritto al bonus le lavoratrici con un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato o determinato, full time o part time, nel settore privato. Le lavoratrici pubbliche sono escluse nella versione 2026. Anche le lavoratrici in maternità (congedo obbligatorio) non perdono il diritto durante il periodo di astensione. Non ci sono limiti di reddito per la fruizione dell’esonero, il che lo rende accessibile a tutte le categorie di lavoratrici dipendenti private con i requisiti.

Quanto vale e come si calcola

Il massimale annuo dell’esonero è di 3.000 euro per le lavoratrici con 3 o più figli, e di 1.500 euro per quelle con 2 figli. Questi importi rappresentano il tetto massimo — l’esonero effettivo è pari alla contribuzione della lavoratrice fino a quel massimale. Se i contributi a suo carico sono inferiori al massimale (ad esempio perché lo stipendio è basso), l’esonero è totale sui contributi dovuti.

In termini pratici, 3.000 euro all’anno significano 250 euro in più al mese in busta paga per una lavoratrice con 3 figli. Per una con 2 figli sono circa 125 euro in più al mese. L’aumento effettivo dipende dallo stipendio: per stipendi più bassi dove i contributi non raggiungono il massimale, l’aumento è proporzionale. Per capire l’impatto preciso sulla tua busta paga, il modo migliore è confrontare la busta paga di dicembre 2025 con quella di gennaio 2026 — o chiedere al commercialista o al consulente del lavoro aziendale.

Come si riceve

L’esonero si attiva comunicando al datore di lavoro di avere i requisiti. Non esiste una domanda INPS da presentare separatamente — è il datore di lavoro che, una volta informato (e verificati i requisiti tramite autocertificazione della lavoratrice), smette di trattenere la quota contributiva nella busta paga. Alcune aziende chiedono una dichiarazione scritta con i dati dei figli (codici fiscali e date di nascita). In assenza di comunicazione dal datore di lavoro, è la lavoratrice che deve attivarsi.

Se il datore non ha applicato l’esonero retroattivamente nei mesi precedenti, è possibile richiedere il conguaglio — i contributi non dovuti vengono restituiti nella busta paga del mese in cui avviene la regolarizzazione o nel conguaglio di fine anno. I contributi non vengono persi: se non applicati durante l’anno, si può recuperare il credito nella dichiarazione dei redditi.

Effetti sulla pensione futura

Questo è il punto più delicato del bonus mamme, e quello su cui c’è più confusione. L’esonero riduce i contributi versati — e i contributi versati sono quelli che determinano la pensione nel sistema contributivo. In teoria, versare meno contributi significa maturare meno pensione. In pratica, la Legge di Bilancio ha previsto una copertura figurativa: i periodi coperti dall’esonero vengono comunque accreditati ai fini previdenziali come se i contributi fossero stati versati interamente. La lavoratrice non perde contribuzione pensionistica per effetto dell’esonero.

Lavoratrici autonome e partite IVA

Le lavoratrici autonome — libere professioniste con partita IVA, artigiane, commercianti — non hanno accesso all’esonero contributivo nella forma descritta per le dipendenti. Per questa categoria, la Legge di Bilancio 2024 aveva previsto un esonero dai contributi INPS per le autonome con 2+ figli nel 2024, ma la norma non è stata confermata in modo strutturale per il 2026 nella stessa misura. Il quadro normativo per le autonome è più incerto e va verificato con l’INPS o con il proprio commercialista. Il messaggio pratico è che se sei una lavoratrice dipendente hai quasi certamente diritto all’esonero; se sei autonoma, la situazione dipende da aggiornamenti normativi specifici. Per approfondire la tua situazione fiscale come autonoma, consulta la nostra guida sul regime forfettario.

Domande frequenti

Il bonus mamme spetta anche per i figli adottivi?

Sì. I figli adottivi o in affidamento sono equiparati ai figli biologici ai fini del bonus mamme — contano nel numero dei figli necessari per accedere all’esonero, e il limite di età del figlio minore si calcola allo stesso modo.

Se sono in maternità, perdo il bonus?

No. Il periodo di congedo di maternità non interrompe il diritto all’esonero. Durante la maternità l’INPS paga l’indennità, e l’esonero si applica sulla quota contributiva comunque dovuta sul trattamento.

Il bonus mamme vale anche per i part-time?

Sì, per tutti i contratti di lavoro dipendente privato, sia full time che part time. L’importo dell’esonero sarà proporzionalmente minore perché i contributi a carico sono calcolati su uno stipendio più basso, ma il diritto è lo stesso.

Il datore di lavoro può rifiutarsi di applicarlo?

No. Una volta che la lavoratrice dimostra di avere i requisiti, il datore è obbligato ad applicare l’esonero. Se non lo fa, la lavoratrice può rivolgersi al sindacato, al patronato o presentare segnalazione all’Ispettorato del Lavoro.

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