Ultimo aggiornamento: settembre 2026
La pensione casalinghe INPS è una delle forme di previdenza più antiche e meno capite d’Italia: la paga chi si occupa della casa e della famiglia senza stipendio, versando quanto vuole e quando vuole a un fondo dedicato. Dal 1° ottobre 2026 sparisce l’ultimo residuo del vecchio sistema, il conto corrente postale su cui arrivavano ancora i bollettini, e resta solo pagoPA. È una notizia pratica, ma è anche l’occasione giusta per fare una cosa che quasi nessuno fa: rifare i conti su quanto rende davvero questo fondo. La risposta, lo diciamo subito, è poco. E ci sono un paio di regole, scritte nelle circolari INPS, che molte guide online ignorano.
Con il messaggio n. 2482 del 24 luglio 2026 l’INPS chiude dal 1° ottobre 2026 il conto corrente postale del Fondo casalinghe e casalinghi: i contributi si pagano solo con avviso pagoPA (Portale dei pagamenti INPS, banche, Poste e altri prestatori aderenti, CBILL, app IO). pagoPA era già il canale ufficiale dal 2022. Il versamento è libero, ma un mese di contributi viene accreditato solo ogni 25,82 euro (309,84 euro l’anno). La pensione spetta a 65 anni con 5 anni di contributi, oppure dai 57 anni solo se l’assegno arriva ad almeno 1,2 volte l’assegno sociale. Il calcolo è contributivo con coefficienti propri del Fondo, l’assegno non è integrato al minimo, non si rivaluta con l’inflazione e non passa ai superstiti. I contributi sono interamente deducibili, anche quando li paga un familiare per chi è fiscalmente a carico.
Indice
- Cosa cambia dal 1° ottobre 2026
- Come pagare con pagoPA, passo per passo
- Chi può iscriversi al Fondo casalinghe
- Quanto versare: il minimo di 25,82 euro e la regola dell’anno solare
- Quando si va in pensione: 57 o 65 anni
- Quanto rende davvero: i conti su 10, 20 e 30 anni
- Deducibilità: il vantaggio che conviene conoscere
- Fondo casalinghe, fondo pensione, contributi volontari
- Domande frequenti
Cosa cambia dal 1° ottobre 2026
Il provvedimento è il messaggio INPS n. 2482 del 24 luglio 2026, firmato dalla direttrice generale Valeria Vittimberga e preparato dalle direzioni centrali Entrate, Bilanci e Tecnologia. Il contenuto è breve: l’Istituto chiude, a partire dal 1° ottobre 2026, il conto corrente postale intestato all’INPS che veniva «ancora oggi limitatamente utilizzato» per pagare con bollettino i contributi al Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari. È il nome ufficiale di quello che tutti chiamano Fondo casalinghe.
Qui c’è un dettaglio che si presta a equivoci. Il passaggio a pagoPA non nasce adesso. Lo stesso messaggio ricorda che già con il messaggio n. 2378 dell’11 giugno 2022 l’INPS aveva introdotto il pagamento tramite avviso pagoPA e che «dal 2022 i versamenti dei contributi a favore del Fondo devono avvenire esclusivamente» con quel sistema. Il bollettino postale, insomma, era già fuori dalle regole da quattro anni: sopravviveva per abitudine, con i moduli precompilati rimasti in circolazione. Da ottobre quel binario viene proprio smontato.
Cosa succede a chi, dopo il 1° ottobre, prova comunque a pagare con un vecchio bollettino? Il messaggio non lo dice, e non abbiamo trovato altre indicazioni dell’INPS in merito. Per questo il consiglio è semplice: se in un cassetto ci sono ancora bollettini del Fondo, vanno considerati carta straccia. I versamenti fatti prima della chiusura restano validi, perché il messaggio non tocca in alcun modo i contributi già pagati. Da notare anche cosa il messaggio non elenca tra i canali: non compare l’F24. I modi indicati sono solo quelli che passano per l’avviso pagoPA.
Come pagare con pagoPA, passo per passo
Per pagare serve una sola informazione che non tutti ricordano di avere: il Codice Fondo. È il codice che l’INPS assegna al momento dell’iscrizione e che arriva a casa insieme alla comunicazione di accoglimento della domanda, come spiega la scheda INPS sui versamenti al Fondo. Se la lettera è andata persa, si può entrare con l’identità digitale e il problema non si pone.
La procedura descritta dal messaggio 2482 è questa:
- Vai sul sito inps.it, nell’area tematica Portale dei pagamenti, e segui il percorso «Accedi all’area tematica» > «Fondo Casalinghe e Casalinghi».
- Entra in uno dei due modi previsti: con codice fiscale e Codice Fondo, oppure con SPID almeno di livello 2, CIE di livello 3, CNS o eIDAS.
- Compila l’avviso scegliendo l’importo: è libero, ma ricordati che ogni 25,82 euro corrispondono a un mese accreditato.
- Paga subito online con carta di credito, di debito, prepagata o con addebito in conto, oppure stampa l’avviso e pagalo in banca, all’ufficio postale o presso un altro prestatore aderente a pagoPA usando il codice avviso, il QR Code o il dataMatrix.
- In alternativa usa l’app IO o il circuito CBILL dell’home banking, con il codice interbancario AAQV6.
- Scarica e conserva la ricevuta dal Portale dei pagamenti: servirà per la dichiarazione dei redditi.
Un’osservazione pratica: l’ufficio postale resta un posto dove pagare. Cambia lo strumento, non lo sportello. Chi era abituato al bollettino può quindi continuare ad andare in posta, purché con in mano l’avviso pagoPA stampato dal portale (o fatto stampare da un patronato) e non il vecchio modulo del conto corrente.
Chi può iscriversi al Fondo casalinghe
Il Fondo esiste dal 1° gennaio 1997 ed è regolato dal decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 565, che ha preso il posto della vecchia «Mutualità pensioni» del 1963. Nonostante il nome, è aperto a uomini e donne. Secondo la scheda INPS sull’iscrizione possono aderire le persone fra i 16 e i 65 anni che svolgono lavori di cura non retribuiti legati a responsabilità familiari, senza vincolo di subordinazione.
Le condizioni sono due. La prima: non avere un lavoro, dipendente o autonomo, che obblighi all’iscrizione a un altro ente previdenziale. C’è però un’eccezione per chi lavora a orario ridotto, anche in modo continuativo, se quel lavoro non basta a coprire per intero l’anno ai fini della pensione: l’INPS cita per esempio i domestici con meno di 24 ore medie settimanali e gli agricoli sotto le 270 giornate annue. La seconda condizione: non essere titolari di una pensione diretta. Chi prende solo una pensione ai superstiti, cioè di reversibilità o indiretta, può invece iscriversi (lo precisa la circolare INPS n. 223 del 2001).
L’iscrizione si chiede online con le proprie credenziali, tramite il Contact center INPS o con l’aiuto di un patronato. Vale dal primo giorno del mese in cui si presenta la domanda e resta attiva anche negli anni in cui non si versa nulla. Un’avvertenza che crea spesso confusione: iscriversi al Fondo INPS non dà la copertura INAIL contro gli infortuni domestici, che è un obbligo separato, con regole e premio propri. Ne abbiamo parlato nella guida all’assicurazione infortuni domestici per le casalinghe.
Quanto versare: il minimo di 25,82 euro e la regola dell’anno solare
Il Fondo non ha rate fisse né scadenze. Si versa in qualsiasi momento dell’anno e l’importo è libero, ma c’è una soglia che conta: 25,82 euro, le vecchie 50.000 lire fissate dalla legge 144 del 1999, per vedersi accreditare un mese di contributi. Dodici mesi fanno 309,84 euro l’anno. Occhio: in diverse guide circola la cifra di 309,87 euro, che non torna con la moltiplicazione e non compare nei documenti INPS.
La circolare INPS n. 223 del 20 dicembre 2001 spiega come si contano i mesi: si somma tutto quello che è stato versato nell’anno solare, si divide per 25,82 e si arrotonda per difetto. Chi versa 110 euro in un anno ottiene 4 mesi, non 5 (è anche l’esempio della scheda INPS). Chi versa meno di 25,82 euro in tutto l’anno non ottiene nessun mese utile per il diritto alla pensione, anche se quei soldi entrano comunque nel montante che serve a calcolare l’importo.
Poi c’è una regola che nessuno ricorda e che invece pesa: il Fondo segue il principio di cassa. Un versamento vale per l’anno in cui viene fatto, non si può pagare a gennaio 2027 per coprire il 2026. Chi vuole mettere in cascina l’anno in corso deve quindi pagare entro il 31 dicembre. E il primo anno si possono coprire solo i mesi dal mese di iscrizione in avanti: chi si iscrive a ottobre, nel 2026 può accumulare al massimo tre mesi di anzianità.
Infine, un dettaglio che fa la differenza nei conti. Su ogni versamento il Fondo trattiene il 2% per le spese di gestione, come stabilito dal decreto interministeriale del 14 marzo 2001 e ricordato nella circolare 223. I mesi di anzianità si contano sull’importo lordo, ma la pensione si calcola sul 98% di quanto versato. Su 1.000 euro, quindi, sono 980 quelli che lavorano per l’assegno.
Quando si va in pensione: 57 o 65 anni
L’articolo 3 del decreto 565 prevede due strade per la pensione di vecchiaia, entrambe con almeno 5 anni di contributi, cioè 60 mesi accreditati. La prima è a 65 anni, senza alcun limite di importo: qualunque sia l’assegno maturato, lo si prende. La seconda è a partire dai 57 anni, ma solo se la pensione maturata è almeno pari a 1,2 volte l’assegno sociale. Lo conferma la scheda INPS sulle pensioni del Fondo.
Con l’assegno sociale 2026 a 546,24 euro al mese per 13 mensilità, la soglia per uscire a 57 anni vale 655,49 euro al mese, cioè 8.521,34 euro l’anno. Più avanti vediamo quanti soldi servono per arrivarci: anticipiamo che è un traguardo fuori portata per quasi tutti. Va tenuto presente che il requisito dei 57 anni è specifico di questo Fondo e non ha nulla a che vedere con le regole della pensione ordinaria, che trovi nella guida alla pensione di vecchiaia 2026 e 2027.
Oltre alla vecchiaia c’è la pensione di inabilità: spetta con almeno 5 anni di contributi quando si perde in modo assoluto e permanente la capacità di svolgere qualsiasi lavoro. Si calcola con il coefficiente dei 57 anni, o con quello dell’età effettiva se più alta. Non esiste invece un assegno di invalidità parziale: la vecchia pensione per chi aveva una capacità ridotta a meno di un terzo, prevista dalla Mutualità del 1963, non è stata riproposta nel nuovo Fondo (circolare 223/2001). La domanda di pensione si fa solo online, e l’assegno decorre dal primo giorno del mese successivo alla domanda, se i requisiti ci sono.
Tre caratteristiche vanno messe in fila, perché cambiano il valore dell’intera operazione. La pensione del Fondo non è integrabile al trattamento minimo: se matura 30 euro al mese, si prendono 30 euro. Non è prevista la pensione ai superstiti: alla morte del titolare l’assegno si ferma, e se la morte arriva prima della pensione i contributi non passano a nessuno. E secondo la circolare 223 le pensioni del Fondo non sono soggette alla perequazione automatica: l’importo liquidato il primo giorno resta quello, anno dopo anno, mentre i prezzi salgono.
Quanto rende davvero: i conti su 10, 20 e 30 anni
Il calcolo è contributivo, come per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995. Si prende il montante, cioè la somma dei versamenti (al netto del 2%) rivalutati ogni anno al tasso legato alla media quinquennale del PIL nominale, e lo si moltiplica per un coefficiente di trasformazione che dipende dall’età. Il risultato è la pensione annua lorda, da dividere per 13 mensilità. Se vuoi ripassare il meccanismo generale, c’è la nostra guida su come funziona la pensione in Italia.
Ed ecco l’errore più diffuso. Molti simulatori applicano al Fondo casalinghe i coefficienti validi per tutti gli altri lavoratori, quelli aggiornati dal decreto del 20 novembre 2024 (per esempio 5,250% a 65 anni e 5,608% a 67). Ma l’articolo 4 del decreto 565 dice che per questo Fondo i coefficienti sono «specificamente determinati in apposite tabelle», e la tabella in uso è quella del decreto del 14 marzo 2001 riportata nella circolare 223: 4,903% a 57 anni, 5,368% a 60 anni, 6,361% a 65 anni. Sono coefficienti più alti di quelli ordinari, ma non bastano a trasformare pochi euro versati in una pensione vera.
Abbiamo rifatto i conti in Python con quella tabella, per chi va in pensione a 65 anni, su due ipotesi di rivalutazione del montante che dichiariamo apertamente: 0% (nessuna rivalutazione, lo scenario più prudente) e 2% annuo (un valore puramente ipotetico, non una previsione del PIL). Tre profili: chi versa il minimo di 309,84 euro l’anno, chi versa 1.000 euro l’anno e chi riesce a mettere da parte 3.000 euro l’anno.
| Versamento annuo e durata | Totale versato | Pensione mensile a 65 anni (rivalutazione 0%) | Pensione mensile a 65 anni (rivalutazione 2%) |
|---|---|---|---|
| 309,84 € per 10 anni | 3.098,40 € | 14,86 € | 16,27 € |
| 309,84 € per 20 anni | 6.196,80 € | 29,71 € | 36,10 € |
| 309,84 € per 30 anni | 9.295,20 € | 44,57 € | 60,27 € |
| 1.000 € per 10 anni | 10.000 € | 47,95 € | 52,51 € |
| 1.000 € per 20 anni | 20.000 € | 95,90 € | 116,51 € |
| 1.000 € per 30 anni | 30.000 € | 143,86 € | 194,53 € |
| 3.000 € per 20 anni | 60.000 € | 287,71 € | 349,53 € |
| 3.000 € per 30 anni | 90.000 € | 431,57 € | 583,60 € |
Calcoli della redazione: versamenti costanti a inizio di ogni anno, montante pari al 98% del versato, rivalutazione al 31 dicembre esclusi i contributi dello stesso anno, coefficiente del Fondo a 65 anni 6,361% (DM 14 marzo 2001, circolare INPS 223/2001), importi lordi su 13 mensilità.
Guardiamo il caso più comune, quello di chi versa il minimo per vent’anni. Mette da parte 6.196,80 euro e, senza rivalutazione, a 65 anni riceve 29,71 euro lordi al mese, cioè 386,29 euro l’anno. Per rientrare di quanto versato servono circa 16 anni di pensione: bisogna arrivare a 81 anni solo per pareggiare, e con un assegno che non si adegua all’inflazione e che si ferma alla morte senza passare al coniuge. Stesso rapporto per chi versa 1.000 euro l’anno per vent’anni: 20.000 euro versati, 95,90 euro al mese, sempre circa 16 anni per riprenderli.
E l’uscita a 57 anni? Per avere a quell’età una pensione di almeno 655,49 euro al mese serve un montante di circa 173.800 euro. Senza rivalutazione vuol dire versare più di 177.000 euro. Anche ipotizzando un 2% annuo di rivalutazione e quarant’anni di versamenti, dai 17 ai 57 anni, servirebbero circa 2.936 euro l’anno, quasi 245 euro al mese, senza saltarne uno. Con trent’anni e rivalutazione zero si sale a circa 5.912 euro l’anno. Per chi non ha un reddito proprio, sono cifre fuori dalla realtà: di fatto, per la stragrande maggioranza degli iscritti, la pensione del Fondo arriva a 65 anni. Le stime generali sulla pensione futura sono nel nostro calcolatore contributivo.
Rifacendo i conti ci siamo accorti che le simulazioni più diffuse online usano i coefficienti di trasformazione generali (decreto del 20 novembre 2024) invece di quelli specifici del Fondo previsti dall’articolo 4 del decreto 565/1996. Con i coefficienti del Fondo, a 65 anni l’assegno risulta più alto di circa il 21% rispetto a quello calcolato con il coefficiente ordinario per la stessa età (6,361% contro 5,250%). Resta comunque un assegno piccolo: la differenza su 20 anni di versamenti minimi vale poco più di 5 euro al mese.
Deducibilità: il vantaggio che conviene conoscere
C’è un aspetto che rende il Fondo più interessante di quanto dicano i numeri della tabella. I contributi sono interamente deducibili dal reddito complessivo, senza tetto massimo, come tutti i contributi previdenziali versati all’ente di appartenenza. Le istruzioni del modello 730/2026 citano esplicitamente il «cosiddetto fondo casalinghe» fra le spese da indicare nel rigo E21 e precisano che la deduzione spetta anche se gli oneri sono sostenuti per i familiari fiscalmente a carico.
Tradotto: chi fa il lavoro di cura spesso non ha reddito proprio e da sola non potrebbe dedurre nulla. Ma se è fiscalmente a carico del coniuge e il coniuge paga i contributi, è il coniuge a dedurli nella sua dichiarazione. Con la prima aliquota IRPEF del 23%, i 309,84 euro del versamento minimo annuo fanno risparmiare 71,26 euro di imposte; 1.000 euro ne fanno risparmiare 230. Il costo netto per la famiglia scende così a 238,58 euro e a 770 euro l’anno. Per non perdere il beneficio basta conservare le ricevute pagoPA scaricate dal portale e indicarle in dichiarazione.
Anche con la deduzione, però, i rapporti della tabella non si ribaltano: un risparmio fiscale di un quarto circa del versato accorcia il tempo per rientrare della spesa, non trasforma la pensione in una rendita consistente. Il Fondo serve soprattutto a una cosa: costruire, con pochi soldi l’anno, i 5 anni di contributi che danno diritto a un assegno personale a 65 anni, anche piccolo, per chi altrimenti non avrebbe nulla a proprio nome.
Fondo casalinghe, fondo pensione, contributi volontari
Chi valuta dove mettere qualche centinaio di euro l’anno per la vecchiaia di chi lavora in casa ha, in pratica, tre strade. Non esiste quella giusta per tutti e non diamo consigli personali: mettiamo in fila le differenze verificabili, poi i conti vanno fatti sulla propria situazione, meglio con un patronato.
La prima alternativa è un fondo pensione complementare. Secondo la COVIP ci si può iscrivere anche un familiare fiscalmente a carico, con importi e periodicità liberi, e i contributi versati per lui sono deducibili entro il tetto annuo previsto per la previdenza complementare, che è invece limitato. La logica è diversa: il rendimento dipende dai mercati e dai costi del fondo e, se l’iscritto muore prima della pensione, la posizione viene riscattata dai beneficiari designati o dagli eredi. Pro e contro li abbiamo analizzati in dettaglio nelle nostre guide sui fondi pensione.
La seconda sono i contributi volontari INPS, che però non sono un’alternativa per tutti: servono almeno 5 anni di contributi già versati, oppure 3 negli ultimi 5, e un’autorizzazione dell’INPS. Sono pensati per chi ha smesso di lavorare e vuole non interrompere la propria carriera nella gestione di provenienza, e costano molto di più. I requisiti e le cifre sono nella nostra guida ai contributi volontari INPS.
| Aspetto | Fondo casalinghe INPS | Fondo pensione complementare | Contributi volontari INPS |
|---|---|---|---|
| Chi può usarlo | Chi fa lavoro di cura non retribuito, 16-65 anni, senza pensione diretta | Anche un familiare fiscalmente a carico, iscritto da chi lo ha a carico | Chi ha già 5 anni di contributi (o 3 negli ultimi 5), con autorizzazione |
| Quanto si versa | Libero; 25,82 € = 1 mese accreditato | Libero per i familiari a carico | Importo fissato dall’INPS in base alla gestione |
| Come si calcola la pensione | Contributivo, coefficienti propri del Fondo | Dipende dai rendimenti e dai costi del fondo | Si somma alla pensione della propria gestione |
| Fisco sui versamenti | Deducibili senza tetto, anche per familiari a carico | Deducibili entro un tetto annuo | Deducibili (rigo E21) |
| In caso di morte | Nessuna pensione ai superstiti | Posizione riscattata da beneficiari o eredi | Regole della gestione di appartenenza |
Una considerazione finale, da cronisti più che da consulenti. Il Fondo casalinghe è nato per dare un minimo di dignità previdenziale al lavoro di cura, e su questo piano svolge ancora una funzione: è l’unico strumento pubblico che permette a chi non ha mai avuto un contratto di costruirsi un diritto a pensione con 25,82 euro al mese. Ma chi lo sceglie deve saperlo prima: è un piccolo assegno fisso, senza reversibilità e senza aumenti. La chiusura del conto postale non cambia niente di tutto questo. È solo un buon momento per controllare di avere il Codice Fondo, di saper usare pagoPA e di aver fatto i conti giusti.
Domande frequenti
Ho pagato con bollettino postale a settembre 2026: il versamento è valido?
Il messaggio INPS 2482 fissa la chiusura del conto corrente postale dal 1° ottobre 2026 e non dice nulla sui versamenti eseguiti prima. Se hai pagato prima di quella data, il pagamento è arrivato su un conto ancora attivo. Da ottobre in poi usa solo l’avviso pagoPA.
Dove trovo il Codice Fondo se ho perso la lettera?
Il Codice Fondo è indicato nella comunicazione di accoglimento dell’iscrizione. Se non la trovi, puoi accedere al Portale dei pagamenti INPS con SPID, CIE o CNS senza bisogno del codice, oppure rivolgerti al Contact center o a un patronato.
Posso versare tutto in una volta a fine anno?
Sì. Il versamento è libero e si può fare in un’unica soluzione: conta il totale dell’anno solare, diviso per 25,82 euro. Con 309,84 euro versati a dicembre si coprono tutti i 12 mesi, a patto di essere iscritti da un anno precedente (nell’anno di iscrizione contano solo i mesi dall’iscrizione in poi). L’importante è pagare entro il 31 dicembre, perché i contributi vengono attribuiti all’anno in cui si versano.
Se trovo lavoro devo cancellarmi dal Fondo?
L’iscrizione resta valida, ma finché hai un lavoro che copre per intero i periodi ai fini della pensione non puoi versare al Fondo (circolare INPS 223/2001). I contributi già versati restano tuoi e contano per la pensione del Fondo. Chi lavora a orario ridotto, senza copertura piena dell’anno, può invece continuare.
La pensione del Fondo casalinghe si somma alla reversibilità del marito?
Chi ha solo una pensione ai superstiti può iscriversi al Fondo, secondo le istruzioni INPS. Come le due prestazioni si combinano al momento della pensione, anche ai fini dei limiti di reddito, dipende dalla situazione personale: è un punto da verificare con un patronato prima di iniziare i versamenti.
Se muoio prima della pensione, i contributi vanno agli eredi?
No. Il decreto 565/1996 non prevede la pensione ai superstiti e non esiste una restituzione dei contributi agli eredi. È una delle differenze più importanti rispetto a un fondo pensione complementare, dove la posizione viene riscattata dai beneficiari designati o dagli eredi.
I contributi al Fondo si possono scaricare nel 730?
Sì, vanno nel rigo E21 come contributi previdenziali e sono deducibili per intero dal reddito complessivo. La deduzione spetta anche a chi li paga per un familiare fiscalmente a carico, per esempio il coniuge. Servono le ricevute di pagamento pagoPA.

