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West Nile Italia 2026: i casi ISS, chi rischia e come proteggersi

Il West Nile in Italia nel 2026 ha raggiunto quota 754 casi confermati nell’uomo: è il dato dell’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 7 ottobre, che conta anche 57 decessi e la circolazione del virus in 85 province di 20 regioni. Nello stesso periodo la dengue è arrivata a 68 casi contratti in Italia, legati soprattutto al focolaio tra Piombino e Baratti, in provincia di Livorno, a un secondo episodio in provincia di Lecce e a due piccoli focolai nel Milanese e nel Vicentino. Numeri che fanno titolo, ma che vanno letti con le giuste proporzioni: la grande maggioranza delle infezioni passa senza sintomi, e il rischio serio si concentra su gruppi precisi di persone.

📌 Articolo in breve
Al 7 ottobre 2026 l’ISS registra 754 casi confermati di West Nile (401 forme neuroinvasive, 57 decessi), con Lombardia, Veneto e Lazio in testa. La dengue conta 346 casi, di cui 68 contratti in Italia. Il West Nile è grave soprattutto per anziani e immunodepressi, non ha vaccino e si previene evitando le punture: repellenti con DEET o icaridina, zanzariere e niente acqua stagnante. La stagione a rischio va avanti fino all’autunno.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in nessun caso il parere del medico o di altri professionisti sanitari. In presenza di sintomi o dubbi sulla propria salute, consulta sempre il tuo medico di base o uno specialista.

Indice

  1. I numeri ufficiali ISS del 2026
  2. Dove circola il virus: regioni e province
  3. Dengue e chikungunya: i focolai autoctoni
  4. West Nile, dengue e chikungunya a confronto
  5. Chi rischia davvero e quali sintomi non sottovalutare
  6. Come proteggersi: repellenti, zanzariere, ristagni
  7. Fino a quando dura la stagione
  8. Domande frequenti

I numeri ufficiali ISS del 2026

La fonte da cui partire è il Report n. 11 della sorveglianza West Nile e Usutu, pubblicato dall’ISS l’8 ottobre 2026 con i dati trasmessi dalle Regioni fino al giorno prima. Dall’inizio della sorveglianza i casi confermati di infezione nell’uomo sono 754, contro i 727 del report precedente: 27 in più in una settimana, lo stesso aumento della settimana prima. Il ritmo non scende più, e la stagione non è chiusa.

Dentro quel totale ci sono situazioni molto diverse tra loro. Le forme neuroinvasive, cioè quelle in cui il virus attacca il sistema nervoso, sono 401 (5 contratte all’estero, tra Maldive, Francia, Belgio, Grecia e Olanda). I casi di febbre sono 253, uno dei quali importato dal Burkina Faso. Poi ci sono 94 donatori di sangue risultati positivi pur stando benissimo, 5 casi con altri sintomi e un altro asintomatico. I decessi notificati salgono a 57, tre in più di sette giorni prima; uno riguarda un caso importato.

La letalità indicata dall’ISS è del 14,1%, contro il 19,2% che lo stesso report attribuisce allo stesso periodo del 2025 (la settimana prima il confronto era con il 14,4%). Attenzione però a come si legge questa percentuale, perché è l’errore più comune che si trova in giro: non significa che muore il 14% di chi si infetta.

📝 Nota della redazione: la letalità del 14,1% è calcolata dall’ISS soltanto sulle forme neuroinvasive autoctone confermate (56 decessi su 396 casi), non su tutte le infezioni. E le “85 province” non sono 85 province con malati: il bollettino le definisce province con circolazione dimostrata del virus in zanzare, animali o uomo. I casi umani autoctoni riportati in tabella riguardano 17 regioni più la Provincia autonoma di Trento; in Valle d’Aosta e Sicilia, per esempio, il virus è stato trovato ma senza casi umani segnalati.

C’è anche un dettaglio tecnico da tenere presente. Da quest’anno il report non riporta più la distribuzione dei casi per sesso ed età, per ragioni legate alla protezione dei dati personali, e l’ISS precisa che i casi delle ultime quattro settimane non sono consolidati. Tradotto: i numeri di settembre potranno ancora crescere nei prossimi aggiornamenti. Nello stesso periodo sono stati segnalati anche 18 casi di Usutu, un virus parente del West Nile trasmesso dalle stesse zanzare, di cui 8 in Lombardia.

Dove circola il virus: regioni e province

La tabella del bollettino ISS distribuisce i 748 casi autoctoni per provincia di esposizione, cioè il luogo dove la persona è stata presumibilmente punta. Il quadro conferma che il cuore dell’epidemia resta la Pianura Padana, ma con due novità evidenti rispetto all’immagine tradizionale del West Nile “malattia del Nord”: il Lazio, con 111 casi, e la Campania, con 41.

Regione Casi autoctoni confermati Province con più casi
Lombardia 178 Milano 58, Cremona 22, Mantova 18
Veneto 137 Padova 62, Venezia 22, Treviso 17
Lazio 111 Roma 69, Latina 36
Piemonte 98 Torino 35, Novara 21, Asti 14
Emilia-Romagna 70 Modena 15, Parma 12, Reggio Emilia 10
Campania 41 Caserta 22, Napoli 18
Toscana 32 Arezzo 16, Grosseto 10
Sardegna 30 Oristano 28
Altre 10 regioni 51 Abruzzo 14, Puglia 12, Marche 10, Friuli-Venezia Giulia 6, altre sotto i 5

Fonte: ISS, Report West Nile e Usutu n. 11/2026, Tabella 1, dati al 7 ottobre 2026. Esclusi 6 casi importati.

Con l’ultimo aggiornamento Roma resta in testa con 69 casi, davanti a Padova, salita a 62, e a Milano, a 58. La crescita più forte della settimana è in Veneto, da 127 a 137 casi, con Treviso passata da 14 a 17 e Vicenza da 11 a 13. Colpisce ancora il dato di Oristano, 28 casi concentrati in una sola provincia sarda, quasi tutti tra forme neuroinvasive e febbri. Le province con circolazione dimostrata restano 85, in 20 regioni: l’ultima a entrare in elenco, a fine settembre, è stata la Basilicata, con un caso umano in forma neuroinvasiva in provincia di Matera.

Dengue e chikungunya: i focolai autoctoni

La dengue segue una logica diversa. Secondo la sorveglianza nazionale delle arbovirosi dell’ISS, dal 1° gennaio al 6 ottobre 2026 i casi confermati sono 346, senza decessi. La maggior parte è legata a viaggi: il 53% dei casi importati ha come luogo di esposizione le Maldive. Ma 68 casi sono autoctoni, cioè contratti in Italia, e questo è il dato che interessa chi non è partito.

La crescita dei casi autoctoni continua: erano 47 al 22 settembre, 59 al 29 settembre e sono 68 al 6 ottobre, nove in più in una settimana. L’aggiornamento dell’8 ottobre dà solo il totale; la ripartizione per focolaio che segue è quella dei dati al 29 settembre, quando l’ISS riconduceva i 59 casi a quattro focolai di trasmissione locale, più cinque casi isolati. Il grosso veniva dal focolaio toscano tra Piombino e Baratti, in provincia di Livorno, che era partito a fine agosto da un singolo caso segnalato e a fine settembre contava 31 casi confermati, tutti con sintomi. Il secondo episodio riguarda alcuni comuni della provincia di Lecce, con 19 casi confermati. Seguono due focolai da due casi ciascuno: quello in provincia di Milano, già noto, e uno nuovo in provincia di Vicenza. Restano poi cinque casi che l’ISS definisce sporadici, quattro con esposizione in provincia di Firenze e uno in provincia di Napoli: allo stato delle indagini non risultano collegati ad altri casi, ed è su questo che gli accertamenti sono ancora aperti. In provincia di Firenze, a Fiesole, il 16 settembre il sindaco aveva ordinato una disinfestazione urgente dopo la segnalazione di un caso.

Per la chikungunya i casi confermati sono 29, di cui 1 autoctono, anche qui senza decessi (tra gli importati il 37% riguarda le Seychelles). Completano il quadro 4 casi di Zika, tutti contratti all’estero.

West Nile, dengue e chikungunya a confronto

Le tre malattie vengono spesso messe nello stesso calderone, ma differiscono per zanzara, orari di rischio e decorso. La differenza più pratica riguarda l’insetto: il West Nile è trasmesso soprattutto dalla zanzara comune del genere Culex, che punge in particolare all’alba e al tramonto e prende il virus dagli uccelli selvatici. Dengue e chikungunya passano invece attraverso le zanzare Aedes, in Italia la zanzara tigre, che punge anche di giorno e prende il virus da una persona infetta.

Aspetto West Nile Dengue Chikungunya
Zanzara Soprattutto Culex (zanzara comune) Aedes (in Italia zanzara tigre) Aedes (in Italia zanzara tigre)
Serbatoio del virus Uccelli selvatici Uomo Uomo
Incubazione 2-14 giorni (fino a 21 negli immunodepressi) Febbre in genere dopo 5-6 giorni In media 3-7 giorni, massimo 12
Sintomi tipici Spesso nessuno; febbre, mal di testa, nausea; raramente encefalite Febbre alta, dolore dietro gli occhi, dolori muscolari e articolari, eruzione cutanea Febbre improvvisa e dolori articolari invalidanti, a volte per mesi
Casi Italia 2026 754 confermati, 57 decessi (al 7/10) 346, di cui 68 autoctoni, 0 decessi (al 6/10) 29, di cui 1 autoctono, 0 decessi (al 6/10)
Vaccino Nessun vaccino per l’uomo Qdenga, autorizzato da AIFA dai 4 anni, due dosi a 3 mesi Vimkunya, disponibile in Italia dal 2025 dai 12 anni, per viaggiatori

Fonti: EpiCentro ISS (schede West Nile, dengue, chikungunya), sorveglianza arbovirosi ISS, indicazioni SIMVIM gennaio 2026 per il vaccino chikungunya.

Sul fronte vaccini, la scheda ISS su prevenzione e vaccino dengue spiega che Qdenga è l’unico vaccino contro la dengue commercializzato in Italia, utilizzabile anche da chi non ha mai avuto l’infezione. È pensato per chi viaggia verso aree endemiche e, visto lo schema a due dosi distanziate di tre mesi, va programmato con largo anticipo in un centro di medicina dei viaggi. Chi sta organizzando un viaggio ai Tropici può ragionare sul vaccino insieme alla scelta di un’assicurazione viaggio, perché un ricovero all’estero per dengue non è un’eventualità remota.

Chi rischia davvero e quali sintomi non sottovalutare

Ed eccoci al punto che interessa di più. Secondo la scheda EpiCentro sul West Nile, la maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo. Una quota presenta disturbi leggeri, simili a un’influenza estiva: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi sulla pelle. Le forme gravi riguardano in media meno dell’1% degli infetti, circa una persona su 150, e i casi letali di encefalite circa uno su mille.

Questo spiega un’apparente contraddizione. Se le forme neuroinvasive notificate sono 401, le persone davvero infettate quest’estate sono molte di più di quelle che compaiono nel bollettino: la maggior parte non saprà mai di aver incontrato il virus. I 94 donatori positivi e asintomatici ne sono la prova concreta.

Il rischio però non è distribuito in modo uniforme. L’ISS indica che negli anziani e nelle persone debilitate la malattia può essere più grave, e l’incubazione si allunga fino a 21 giorni in chi ha un sistema immunitario compromesso. L’ISS non fissa una soglia di età, ma in pratica il discorso riguarda gli anziani e, più in generale, le persone in chemioterapia, i trapiantati, chi assume farmaci immunosoppressori e chi ha malattie croniche importanti.

I segnali d’allarme della forma neuroinvasiva, elencati dall’ISS, sono febbre alta, forte mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi della vista, torpore e convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Se una persona anziana, dopo qualche giorno di febbre in piena stagione delle zanzare, appare confusa, ha tremori o fatica a stare in piedi, non si aspetta che passi: si chiama il medico o si va in pronto soccorso. Non esiste una terapia antivirale specifica, ma il supporto ospedaliero precoce conta.

Per la dengue, il campanello da non ignorare è una febbre molto alta con dolori intensi dietro gli occhi e alle articolazioni, soprattutto se si torna da un Paese tropicale o si vive vicino a uno dei focolai segnalati. La forma emorragica è rara ma possibile.

Come proteggersi: repellenti, zanzariere, ristagni

Per il West Nile non c’è vaccino, e la prevenzione si riduce a una cosa sola: farsi pungere il meno possibile. Il primo strumento è il repellente cutaneo. L’ISS, nella sua pagina sulla prevenzione contro le zanzare, indica i repellenti di sintesi a base di DEET e icaridina, da usare “con la massima cautela e comunque secondo quanto indicato in etichetta”. I Centers for Disease Control statunitensi aggiungono alla lista IR3535, olio di eucalipto citrato e PMD, il principio attivo che ne deriva.

La concentrazione determina soprattutto la durata della protezione, non la sua forza. In farmacia il DEET si trova più o meno tra il 7% e il 30-35%, l’icaridina tipicamente tra il 10% e il 20%, l’IR3535 intorno al 20%. Un prodotto al 10% protegge per meno ore di uno al 20%, e va semplicemente riapplicato più spesso; il sudore e i bagni ne riducono l’effetto. Se si usa anche la crema solare, prima va la protezione solare e poi il repellente.

Su bambini e gravidanza le indicazioni vanno lette con attenzione. L’ISS sconsiglia l’uso di repellenti sotto i 3 mesi di vita e raccomanda a donne incinte e genitori di consultare medico o farmacista prima di sceglierne uno. Il CDC considera sicuri in gravidanza i principi attivi registrati se usati come indicato, e vieta i prodotti con PMD o eucalipto citrato sotto i 3 anni. In Italia molti prodotti al DEET riportano in etichetta limiti di età più restrittivi: è l’etichetta del singolo prodotto a fare fede. Per i neonati la difesa migliore resta fisica, cioè zanzariera sulla culla e sul passeggino.

Le altre misure sono meno spettacolari ma funzionano. Zanzariere alle finestre, condizionatore acceso nelle stanze dove si dorme, abiti lunghi e di colore chiaro all’alba e al tramonto, che per la zanzara comune sono gli orari critici. Poi c’è la guerra all’acqua ferma, perché la zanzara tigre depone le uova anche in pochi centimetri d’acqua. Le azioni che l’ISS chiede ai cittadini sono queste:

  1. svuotare sottovasi, annaffiatoi, secchi, bidoni e copertoni dopo ogni pioggia;
  2. tenere pulite grondaie e canalette, perché non trattengano acqua;
  3. coprire con una zanzariera i contenitori per la raccolta dell’acqua piovana;
  4. cambiare spesso l’acqua delle ciotole degli animali e girare in verticale le piscinette dei bambini quando non si usano;
  5. trattare ogni 7-10 giorni con larvicidi domestici i tombini e i recipienti che non si possono spostare.

Per le soluzioni da usare dentro casa e in giardino, dagli zampironi agli apparecchi elettrici, abbiamo messo tutto in una guida dedicata su come allontanare le zanzare in casa e in giardino. Per un altro rischio sanitario legato al caldo, c’è anche il nostro approfondimento sui batteri Vibrio in mare.

Fino a quando dura la stagione

Le zanzare non spariscono il 1° settembre, e il bollettino lo dimostra: nella prima settimana di ottobre i casi confermati sono aumentati di altri 27 e i decessi di 3. Il periodo di attività dei vettori in Italia copre la tarda primavera, l’estate e l’inizio dell’autunno, e il calo arriva con il freddo notturno che rallenta la riproduzione degli insetti. Un autunno mite allunga la finestra di rischio.

Un indicatore concreto viene dal sistema trasfusionale. Le misure di prevenzione per il 2026, stabilite dalla circolare del Centro Nazionale Sangue e riassunte da AVIS, applicano il Piano nazionale arbovirosi nel periodo che va da maggio a novembre. Tradotto nella vita di tutti i giorni: repellente e zanzariere restano utili almeno per tutto ottobre, specie nelle province con circolazione attiva.

Domande frequenti

Il West Nile si trasmette da persona a persona?

No. L’ISS chiarisce che la febbre West Nile non si trasmette per contatto con le persone infette. Il contagio avviene quasi sempre con la puntura di zanzara; molto più raramente sono documentati trapianti di organi, trasfusioni e passaggio da madre a feto in gravidanza. Anche la dengue non passa per contatto diretto, ma una persona malata può infettare le zanzare tigre che la pungono nei primi giorni: per questo chi ha la dengue dovrebbe proteggersi dalle punture anche a casa.

Posso donare il sangue se abito in una provincia con casi?

Sì. Nelle province interessate le donazioni proseguono e ogni sacca viene controllata con il test molecolare WNV NAT. Chi ha trascorso almeno una notte in un’area interessata e dona altrove può essere sospeso temporaneamente per 28 giorni, oppure, in alternativa, la sua donazione viene sottoposta allo stesso test. Il centro trasfusionale saprà dire quale regola si applica nel vostro caso.

Quando finisce la stagione del West Nile?

Non c’è una data fissa: dipende dalle temperature. Le misure di sorveglianza trasfusionale restano attive da maggio a novembre e il bollettino dell’8 ottobre registra ancora 27 nuovi casi in una settimana. Con le prime notti fredde di fine ottobre e novembre l’attività delle zanzare cala in modo netto.

I repellenti naturali funzionano?

Dipende da cosa si intende per naturale. L’olio di eucalipto citrato e il suo derivato PMD sono tra i principi attivi riconosciuti dal CDC, con il limite dei 3 anni di età. Oli essenziali generici, braccialetti profumati e candele alla citronella non offrono invece una protezione paragonabile a DEET o icaridina e non vanno considerati sufficienti nelle zone con circolazione del virus.

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