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Pensione dicembre 2026: tredicesima, 154,94 euro e quando arrivano

Ultimo aggiornamento: settembre 2026

La pensione di dicembre 2026 è la rata più ricca dell’anno, e anche quella su cui circolano più voci confuse. Dentro ci sono la tredicesima, per una platea ristretta l’importo aggiuntivo di 154,94 euro che molti chiamano “bonus Natale”, e a volte qualche conguaglio fiscale che sposta il netto in su o in giù. Qui sotto trovi cosa arriva davvero, in che giorno, quanto pesa l’IRPEF sulla tredicesima con gli scaglioni 2026 e chi rientra nei limiti di reddito per i 154,94 euro, con tre esempi fatti sui numeri.

📌 Articolo in breve
La rata di dicembre 2026 va in pagamento martedì 1° dicembre, lo stesso giorno alle Poste e in banca, secondo il calendario della circolare INPS 153/2025. Contiene la tredicesima, che spetta a tutti i pensionati ed è tassata senza le detrazioni già distribuite sulle altre mensilità. L’importo aggiuntivo di 154,94 euro spetta solo a chi ha pensioni complessive fino a 8.108,99 euro l’anno e un reddito personale entro 11.931,08 euro (23.862,15 euro di reddito coniugale per chi è sposato). Sulla rata di dicembre non ci sono le addizionali regionali e comunali. Il bonus Natale da 100 euro del 2024 era per i lavoratori dipendenti: ai pensionati non spettava allora e non è stato riproposto.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o previdenziale. Gli importi netti sono stime della redazione: le regole cambiano frequentemente e il dato che fa fede è il cedolino. Verifica sempre la tua posizione sul sito dell’INPS o rivolgiti a un patronato.

Indice

  1. Cosa c’è nella pensione di dicembre 2026
  2. Quando arriva: martedì 1° dicembre
  3. La tredicesima: come si calcola e come viene tassata
  4. Tre esempi: minima, 1.200 e 2.500 euro lordi
  5. I 154,94 euro: chi li prende nel 2026
  6. E il bonus Natale da 100 euro?
  7. Conguagli e trattenute che possono cambiare il netto
  8. Domande frequenti

Cosa c’è nella pensione di dicembre 2026

La rata di dicembre ha una voce che spetta a tutti e un paio di voci che riguardano solo alcuni. La voce per tutti è la tredicesima, una mensilità in più che si somma alla pensione del mese. Poi ci sono le voci selettive: l’importo aggiuntivo di 154,94 euro previsto dall’articolo 70 della legge 388/2000, che l’INPS paga d’ufficio a dicembre a chi ha pensioni basse e redditi contenuti, e la quattordicesima per la cosiddetta “seconda platea”, cioè chi compie 64 anni nella seconda metà dell’anno o è andato in pensione in corso d’anno, sempre entro i limiti di reddito. Così è andata nel 2025, come si legge nella notizia INPS sul cedolino di dicembre 2025.

Il “bonus Natale” di cui si parla ogni autunno, per i pensionati, è proprio l’importo aggiuntivo di 154,94 euro. Non è un bonus nuovo e non arriva a tutti: nel 2025 l’INPS lo ha riconosciuto a oltre 400mila pensionati, secondo la comunicazione del 15 dicembre 2025 che accompagnava il messaggio n. 3781. Su oltre 20 milioni di posizioni lavorate per il rinnovo 2026, è una fetta piccola.

C’è poi una voce che a dicembre manca, e che da sola alza il netto rispetto a novembre: le addizionali regionali e comunali. L’INPS le trattiene in 11 rate da gennaio a novembre, e la rata di dicembre ne è libera. Chi confronta il netto di dicembre con quello di novembre vede quindi un aumento anche al netto della tredicesima.

Quando arriva: martedì 1° dicembre

La regola è fissata dalla legge: le pensioni si pagano il primo giorno bancabile del mese, a eccezione di gennaio, quando si passa al secondo. Il 1° dicembre 2026 cade di martedì, quindi l’accredito arriva quel giorno sia per chi riscuote alle Poste sia per chi ha il conto in banca. Il calendario completo dell’anno è nella circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025 (paragrafo 13.1), che per dicembre indica il giorno 1 per entrambi i canali.

Chi ritira in contanti deve ricordare un dettaglio che proprio a dicembre diventa concreto. Il pagamento in contanti è ammesso solo per importi complessivi fino a 1.000 euro netti, e l’INPS lo ribadisce ogni anno nella comunicazione sul cedolino di dicembre. Con la tredicesima anche una pensione modesta può superare quella soglia: due rate da 619,80 euro fanno già 1.239,60 euro. Se riscuoti allo sportello, conviene chiedere per tempo all’ufficio postale come verrà gestita la tua rata, oppure comunicare all’INPS un conto, un libretto o una carta su cui ricevere l’accredito.

Il cedolino si può consultare prima del pagamento nel servizio “Cedolino della pensione” su inps.it o nell’app INPS Mobile. La rata di gennaio 2027 seguirà la regola del secondo giorno bancabile, e con gennaio arriverà anche la rivalutazione, di cui parliamo nell’articolo sulla rivalutazione delle pensioni 2027.

La tredicesima: come si calcola e come viene tassata

Per chi riceve la pensione tutto l’anno, la tredicesima lorda coincide con una mensilità lorda. Chi è andato in pensione nel corso del 2026 la riceve in proporzione ai mesi di pensione, e se la prestazione cessa prima di dicembre il rateo di tredicesima viene pagato insieme all’ultima mensilità, come ricorda la circolare 153. Per le pensioni molto piccole, fino a 10 euro al mese, la tredicesima è già stata pagata a inizio anno insieme a tutte le rate annuali; per quelle tra 10,01 e 90 euro è arrivata con la rata semestrale di luglio.

Sulla tassazione girano due errori opposti. Il primo è che sulla tredicesima si paghi un’aliquota speciale: non è così, gli scaglioni sono quelli ordinari. Il secondo è che la tredicesima sia tassata come una rata qualunque. La differenza sta nelle detrazioni per redditi da pensione: vengono ripartite sulle mensilità ordinarie e sulla tredicesima non si applicano. Per questo il netto della tredicesima è più basso di quello di una rata normale di pari importo lordo. Sul funzionamento generale, anche per i lavoratori dipendenti, c’è la nostra guida a tredicesima e quattordicesima 2026.

Gli scaglioni IRPEF 2026 sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre. Il secondo scaglione è sceso dal 35% al 33% con la legge di bilancio 2026, come riepiloga la scheda del Ministero dell’Economia, con la riduzione neutralizzata solo per chi supera 200.000 euro di reddito. Ragguagliati a mese, i 28.000 euro diventano 2.333,33 euro: una tredicesima fino a quella cifra resta tutta al 23%, la parte oltre paga il 33%. Una precisazione che quasi nessuno fa: i pensionati non versano contributi sulla pensione, quindi tra lordo e netto della tredicesima c’è solo l’IRPEF, senza la quota del 9,19% che grava sulla tredicesima dei dipendenti.

Chi ha un reddito complessivo fino a 8.500 euro l’anno invece non paga IRPEF: la detrazione per redditi da pensione in quella fascia vale 1.955 euro, esattamente il 23% di 8.500 (articolo 13, comma 3, del TUIR). Per chi sta nella cosiddetta no tax area la tredicesima lorda e quella netta coincidono.

Tre esempi: minima, 1.200 e 2.500 euro lordi

Abbiamo rifatto i conti in Python con gli scaglioni 2026 e le detrazioni dell’articolo 13 del TUIR, ipotizzando pensionati soli, senza altri redditi e con la pensione pagata tutto l’anno. La trattenuta sulla tredicesima è calcolata come si fa per le mensilità aggiuntive: scaglioni ragguagliati a mese, nessuna detrazione. Sono stime: il cedolino può differire di qualche euro per arrotondamenti, altre pensioni sul Casellario o detrazioni per familiari a carico.

Pensione minima: 619,80 euro

Il trattamento minimo 2026 è di 611,85 euro al mese; con l’incremento transitorio dell’1,3% previsto per quest’anno, pari a 7,95 euro, l’importo massimo riconosciuto arriva a 619,80 euro (circolare INPS 153/2025, paragrafo 3.2). Su tredici mensilità fanno 8.057,40 euro, sotto la soglia degli 8.500. L’IRPEF dell’anno è zero, quindi la tredicesima arriva intera: 619,80 euro netti. A dicembre il pensionato incassa due rate, per un totale di 1.239,60 euro, a cui si aggiunge l’importo aggiuntivo se i redditi rientrano nei limiti che vediamo più sotto: fino a 154,94 euro, con l’importo esatto calcolato dall’INPS.

Pensione media: 1.200 euro lordi

Tredici mensilità da 1.200 euro fanno 15.600 euro l’anno, tutti nel primo scaglione. Sulla tredicesima la trattenuta è il 23% di 1.200, cioè 276 euro, e il netto è di 924 euro. Per confronto, sulla rata ordinaria la detrazione per pensione, che a questo reddito vale 1.498,05 euro l’anno, abbassa l’IRPEF mensile a circa 151 euro. È questa differenza a far sembrare la tredicesima “tassata di più”. Con 15.600 euro di reddito il pensionato supera il limite personale di 11.931,08 euro, quindi i 154,94 euro non spettano.

Pensione alta: 2.500 euro lordi

Qui il reddito annuo sale a 32.500 euro e la tredicesima scavalca la soglia mensile del primo scaglione. I primi 2.333,33 euro pagano il 23% (536,67 euro), i restanti 166,67 euro il 33% (55 euro): trattenuta di 591,67 euro, netto di 1.908,33 euro. Con il vecchio 35% sul secondo scaglione la trattenuta sarebbe stata di 595 euro, quindi su questa tredicesima il taglio della manovra 2026 vale 3,33 euro. Poco, ma è il numero vero.

Pensione mensile lorda Reddito annuo (13 mensilità) IRPEF sulla tredicesima Tredicesima netta 154,94 €
619,80 € (minima) 8.057,40 € 0 € 619,80 € Possibile, se i redditi rientrano
1.200 € 15.600 € 276,00 € 924,00 € No
2.500 € 32.500 € 591,67 € 1.908,33 € No

Il conto definitivo dell’IRPEF però si fa sull’anno intero. Se a fine anno le ritenute risultano più basse del dovuto, per esempio perché ci sono altre pensioni o altri redditi, la differenza viene recuperata sulle rate di gennaio e febbraio dell’anno dopo. Ne parliamo nella sezione sui conguagli.

I 154,94 euro: chi li prende nel 2026

L’importo aggiuntivo esiste dal 2001, vale 154,94 euro (le vecchie 300.000 lire) e non è mai stato aggiornato. Spetta ai titolari di pensioni INPS con due condizioni che vanno rispettate insieme: un tetto sull’importo delle pensioni e un tetto sul reddito. Sono esclusi i trattamenti assistenziali, cioè assegno e pensione sociale e le prestazioni agli invalidi civili, oltre alle pensioni dei dipendenti degli enti creditizi e dei dirigenti d’azienda. Le soglie 2026 sono calcolate sul trattamento minimo di 7.954,05 euro annui e pubblicate nella scheda INPS sull’importo aggiuntivo, aggiornata ad aprile 2026, e nell’allegato 2 alla circolare 153.

Il primo tetto riguarda le pensioni. Chi ha pensioni complessive fino a 7.954,05 euro l’anno riceve i 154,94 euro pieni. Chi sta tra 7.954,05 e 8.108,99 euro riceve la differenza tra 8.108,99 e l’importo della propria pensione: con 8.050 euro l’anno, per esempio, arrivano 58,99 euro. Sopra 8.108,99 euro non spetta nulla. Nel conteggio entrano anche le eventuali maggiorazioni sociali.

Il secondo tetto riguarda il reddito assoggettabile a IRPEF, pensioni comprese. Per chi è solo il limite è 1,5 volte il trattamento minimo; per chi è sposato o unito civilmente il reddito della coppia non deve superare 3 volte il minimo, e va rispettato comunque anche il limite personale.

Requisito 2025 2026
Pensioni fino a (importo pieno) 7.844,20 € 7.954,05 €
Pensioni fino a (importo parziale) 7.999,14 € 8.108,99 €
Reddito personale massimo 11.766,30 € 11.931,08 €
Reddito coniugale massimo 23.532,60 € 23.862,15 €

Il pagamento è automatico ma provvisorio. Nel 2024 l’INPS lo ha calcolato sull’ultimo reddito presente nei suoi archivi, non anteriore al 2020, e lo verifica dopo sui redditi dichiarati. Se la verifica dà esito negativo, oppure se il pensionato non comunica i redditi, la somma viene chiesta indietro: è quello che sta succedendo da agosto 2026 a chi non ha presentato la dichiarazione dei redditi per il 2021, come abbiamo ricostruito nell’articolo sul recupero di quattordicesima e 154,94 euro. Chi invece pensa di averne diritto e a dicembre non lo vede può presentare online la domanda di ricostituzione della pensione, o farsi aiutare da un patronato.

📝 Nota della redazione
La notizia INPS del 15 dicembre 2025 riassume il requisito dicendo che il bonus spetta a chi ha «una pensione compresa tra 7.844,20 euro e 7.999,14 euro annui». Letta così, sembra escludere chi ha una pensione più bassa. La scheda INPS sull’importo aggiuntivo e le tabelle allegate alla circolare 153 dicono una cosa diversa: sotto il trattamento minimo annuo l’importo spetta pieno, e la fascia tra minimo e minimo più 154,94 euro è solo quella in cui spetta in parte. Molti articoli hanno ripreso la formula della notizia così com’era. Per il 2026 le due cifre corrispondenti sono 7.954,05 e 8.108,99 euro.

Per inquadrare il trattamento minimo, la maggiorazione di 20 euro per gli over 70 e le differenze tra le varie integrazioni c’è l’articolo sulla pensione minima 2026.

E il bonus Natale da 100 euro?

Qui serve chiarezza, perché ogni autunno qualcuno lo annuncia di nuovo. Il bonus Natale da 100 euro era un’indennità prevista dall’articolo 2-bis del decreto-legge 113/2024 «per l’anno 2024», destinata ai lavoratori dipendenti con reddito complessivo fino a 28.000 euro e almeno un figlio a carico, pagata dal datore di lavoro con la tredicesima di dicembre 2024. Il testo vigente su Normattiva parla ancora solo del 2024.

I pensionati erano fuori anche allora. Tra i requisiti c’era un’imposta lorda sui redditi di lavoro dipendente superiore alla detrazione, calcolata escludendo i redditi dell’articolo 49, comma 2, lettera a) del TUIR, che sono proprio le pensioni. L’Agenzia delle Entrate lo spiega nella circolare n. 19/E del 10 ottobre 2024, dove ricorda anche che la misura era pensata in attesa di un regime fiscale sostitutivo per la tredicesima. Per il 2025 la norma non è stata rinnovata, e nemmeno la legge di bilancio 2026 l’ha riproposta.

Quello di cui si discute ora è un’altra cosa: la detassazione della tredicesima nella manovra 2027, con ipotesi di imposta sostitutiva per i lavoratori dipendenti. Al momento non è legge e non riguarda i pensionati; lo stato della trattativa è nel nostro articolo sulla detassazione della tredicesima. Per chi ha una pensione, l’unico “bonus Natale” previsto dalla legge resta l’importo aggiuntivo di 154,94 euro.

Conguagli e trattenute che possono cambiare il netto

Il netto di dicembre può discostarsi dai conti fatti sopra per tre ragioni. La prima è positiva: come detto, sulla rata di dicembre non vengono trattenute le addizionali regionali e comunali. Il saldo delle addizionali 2025 e l’acconto dell’addizionale comunale 2026 si chiudono con la rata di novembre, come indica la circolare 153 al paragrafo 7.2.

La seconda riguarda il 730. Chi ha scelto l’INPS come sostituto d’imposta ha già visto il rimborso o la trattenuta tra agosto e novembre, ma a dicembre possono ancora arrivare i conguagli dei 730 rettificativi e integrativi trasmessi dall’Agenzia delle Entrate. Sulla rata di dicembre l’INPS paga il credito, se dovuto, oppure trattiene la parte di debito che non è riuscita a recuperare entro novembre. Il saldo si controlla nel servizio online “Assistenza fiscale (730/4)”.

La terza arriva dopo. A fine anno l’INPS confronta le ritenute fatte con l’IRPEF dovuta sul totale delle pensioni erogate, comprese quelle di altri enti registrate nel Casellario. Se ha trattenuto troppo poco, recupera la differenza sulle rate di gennaio e febbraio. Per chi ha pensioni complessive fino a 18.000 euro l’anno e un conguaglio a debito oltre i 100 euro, la legge prevede la rateazione fino a novembre (articolo 38, comma 7, del decreto-legge 78/2010), come è successo nel 2026 per i conguagli relativi al 2025. È il motivo per cui chi ha due pensioni, per esempio una diretta e una di reversibilità, può trovare una rata di gennaio più leggera.

Da non confondere con queste voci c’è infine il recupero di prestazioni pagate in via provvisoria, come quattordicesima e importo aggiuntivo per chi non ha comunicato i redditi: non è un conguaglio fiscale, ha le sue rate e una comunicazione individuale dell’INPS.

Domande frequenti

In che giorno arriva la pensione di dicembre 2026?

Martedì 1° dicembre 2026, sia per chi riscuote alle Poste sia per chi ha l’accredito in banca, secondo il calendario della circolare INPS 153/2025. La tredicesima e l’eventuale importo aggiuntivo arrivano con la stessa rata.

Perché la tredicesima netta è più bassa della pensione di novembre?

Perché sulla tredicesima non si applicano le detrazioni per redditi da pensione, già distribuite sulle rate ordinarie. Le aliquote sono le stesse. Con una pensione di 1.200 euro lordi, per esempio, la tredicesima netta è di circa 924 euro. Per chi ha un reddito annuo fino a 8.500 euro non cambia nulla, perché l’IRPEF è zero.

Devo fare domanda per i 154,94 euro?

No, l’INPS li paga d’ufficio a dicembre a chi risulta nei limiti. Chi ritiene di averne diritto e non li riceve può chiedere la ricostituzione della pensione online, con SPID, CIE o CNS, o tramite patronato.

Chi prende l’assegno sociale riceve i 154,94 euro?

No. L’importo aggiuntivo spetta sulle pensioni e sono esclusi i trattamenti assistenziali, cioè assegno e pensione sociale e le prestazioni agli invalidi civili.

I pensionati prendono il bonus Natale da 100 euro nel 2026?

No. Quel bonus era previsto solo per il 2024 e solo per i lavoratori dipendenti con reddito fino a 28.000 euro e almeno un figlio a carico; i redditi da pensione erano esclusi espressamente. Non è stato rinnovato né per il 2025 né per il 2026.

Riscuoto in contanti alle Poste: a dicembre ci sono problemi?

Il pagamento in contanti è ammesso fino a 1.000 euro netti complessivi. Con la tredicesima molte rate di dicembre superano quella cifra, quindi conviene informarsi per tempo all’ufficio postale o comunicare all’INPS un conto, un libretto o una carta per l’accredito.

A gennaio 2027 la pensione aumenta?

Sì, con la rivalutazione, che il decreto del Ministero dell’Economia fisserà a novembre sull’inflazione 2026. La rata di gennaio si paga il secondo giorno bancabile. Chi ha avuto un conguaglio fiscale a debito può però trovare una trattenuta sulle rate di gennaio e febbraio.

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