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Secondo acconto IRPEF 2026: come ridurlo o annullarlo a novembre

Il secondo acconto IRPEF è la trattenuta che a novembre alleggerisce la busta paga o la pensione di chi ha fatto il 730 con il sostituto d’imposta, e spesso è la più pesante dell’anno. Non è una cifra intoccabile: chi prevede di pagare meno tasse sul 2026, perché è finito un affitto, perché ha speso molto dal dentista o perché ha smesso di avere due datori di lavoro, può chiederne la riduzione o l’annullamento. Il termine però è vicino, e la scelta si fa sotto la propria responsabilità: se la previsione è sbagliata, la differenza si paga con sanzione e interessi.

Ultimo aggiornamento: settembre 2026

📌 Articolo in breve
Chi ha presentato il 730/2026 con il sostituto d’imposta può chiedere di ridurre o azzerare la seconda (o unica) rata di acconto IRPEF e cedolare secca comunicandolo per iscritto entro il 10 ottobre 2026: al datore di lavoro, oppure all’INPS con il servizio online «Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino». Il 10 ottobre cade di sabato: il calendario delle istruzioni del 730 fa slittare al primo giorno feriale i termini che cadono di sabato, ma l’INPS scrive «entro il 10 ottobre 2026» e le paghe di novembre si chiudono prima, quindi conviene muoversi entro venerdì 9. Si può ridurre fino all’imposta che realisticamente si dovrà sul 2026, meno il primo acconto già trattenuto. Se poi l’imposta risulta più alta, sulla parte non versata scatta la sanzione del 25%, riducibile con il ravvedimento, più gli interessi al tasso legale (1,6% nel 2026). Chi paga da sé con F24 versa semplicemente meno entro il 30 novembre 2026.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o dell’INPS, oppure rivolgiti a un CAF o a un commercialista.

Indice

  1. 10 ottobre: la data che vale e perché non aspettare
  2. Da dove nasce l’acconto di chi ha il sostituto
  3. Le regole: 52 euro, 257,52 euro e il 40/60
  4. Metodo storico e metodo previsionale
  5. L’aliquota al 33% cambia il conto?
  6. Quattro casi con i numeri
  7. Se la previsione è sbagliata: sanzione e ravvedimento
  8. Come si fa la richiesta
  9. Chi paga con F24 il 30 novembre
  10. Domande frequenti

10 ottobre: la data che vale e perché non aspettare

La data giusta è il 10 ottobre. Lo scrivono le istruzioni ufficiali del modello 730/2026 dell’Agenzia delle Entrate, sia nel paragrafo su rimborsi e trattenute sia nel calendario finale: chi vuole che la seconda o unica rata di acconto IRPEF e cedolare secca sia trattenuta in misura minore, o non sia trattenuta affatto, «deve comunicarlo per iscritto al sostituto d’imposta entro il 10 ottobre, indicando, sotto la propria responsabilità, l’importo che eventualmente ritiene dovuto». L’INPS ripete la stessa data, con l’anno scritto per esteso, nel messaggio n. 2035 del 18 giugno 2026 e nella Guida all’assistenza fiscale 2026: richieste online «entro il 10 ottobre 2026».

Il problema è che il 10 ottobre 2026 è un sabato. Il calendario finale delle istruzioni del 730/2026, nella tabella delle scadenze del contribuente che contiene sia il 10 ottobre sia il 25 ottobre del 730 integrativo, ha una nota: «I termini che scadono di sabato o in un giorno festivo sono prorogati al primo giorno feriale successivo». Letta alla lettera porterebbe la richiesta a lunedì 12 ottobre, come avviene per il 730 integrativo, che le stesse istruzioni spostano espressamente dal 25 al 26 ottobre perché il 25 è domenica. Per il 10 ottobre, però, le istruzioni non lo scrivono in chiaro, e l’INPS nel messaggio 2035 indica «entro il 10 ottobre 2026» senza parlare di slittamento. C’è poi un motivo pratico per non contare sul lunedì: qui non si invia nulla al Fisco, si scrive al proprio datore di lavoro o all’ente pensionistico, che devono fare in tempo a inserire la variazione nella paga di novembre. L’ufficio del personale di un’azienda il sabato è chiuso, e molte aziende chiudono i cedolini ben prima di fine mese.

Per i pensionati c’è un avvertimento esplicito nello stesso messaggio 2035: la richiesta «potrebbe non produrre effetti immediati» se arriva quando l’INPS ha già elaborato le pensioni di novembre. In quel caso la trattenuta di novembre viene fatta lo stesso e la riduzione si vede a dicembre, con il rimborso di quanto trattenuto in più. Non si perde nulla, ma si aspetta un mese. Il consiglio pratico è semplice: chiudere tutto entro venerdì 9 ottobre, e se possibile nei primi giorni del mese.

Da dove nasce l’acconto di chi ha il sostituto

Chi riceve solo uno stipendio o una pensione da un unico sostituto di solito non ha acconti: le ritenute mensili e il conguaglio di fine anno coprono già tutta l’IRPEF. L’acconto compare quando nel 730 resta una differenza positiva tra l’imposta netta e le ritenute subite. Succede se ci sono redditi su cui nessuno ha trattenuto nulla, come un affitto tassato con IRPEF ordinaria o dei terreni, se nell’anno si sono avute due Certificazioni Uniche senza che il secondo datore facesse il conguaglio complessivo, o se si è pagata la cedolare secca, che ha un acconto tutto suo.

Questo punto cambia il modo di ragionare sulla riduzione. Per un dipendente con un solo datore di lavoro, un reddito 2026 più basso non riduce di per sé l’acconto, perché si riducono anche le ritenute. Quello che conta è se nel 2026 cambia la parte di imposta non coperta dalle ritenute: se l’affitto è finito, se le detrazioni sono salite, se la seconda CU non c’è più. Il nostro calcolatore dell’acconto IRPEF confronta i due metodi, ma prima di usarlo conviene avere chiaro questo meccanismo.

L’Agenzia, nelle istruzioni del 730, fa proprio l’esempio di chi «ha sostenuto molte spese detraibili» nell’anno in corso. Tra le cause citate nel quadro F c’è anche «il venir meno di redditi». Sono i due casi da cui conviene partire.

Le regole: 52 euro, 257,52 euro e il 40/60

Le soglie stanno nelle istruzioni del modello Redditi Persone fisiche 2026, che valgono anche per chi fa il 730. L’acconto IRPEF 2026 è pari al 100% della differenza risultante dalla dichiarazione, e non è dovuto se questa è inferiore a 52 euro. La norma parla di 51,65 euro, ma poiché in dichiarazione gli importi si scrivono in unità di euro la soglia pratica diventa 52.

Sopra quella soglia l’acconto si divide in due rate: il 40% alla scadenza del saldo e il 60% a novembre. C’è però un’eccezione che molti dimenticano: se la prima rata non supererebbe 103 euro, cioè se l’acconto totale è sotto 257,52 euro (il cui 40% fa 103,01 euro), si paga tutto in un’unica rata a novembre. Per chi ha il sostituto significa che la trattenuta di novembre, in quel caso, è l’intero acconto. Per i contribuenti soggetti agli ISA, cioè alcune partite IVA, la ripartizione è 50 e 50.

Differenza nel 730/2026 Acconto IRPEF 2026 Con sostituto d’imposta Con F24
Sotto 52 € Non dovuto Nessuna trattenuta Nessun versamento
Da 52 € a meno di 257,52 € 100%, in rata unica Tutto a novembre Tutto entro il 30 novembre 2026
257,52 € o più 100%, in due rate 40% + 60% 40% da luglio (pensionati da agosto o settembre), 60% a novembre 40% entro il 30 giugno (o 30 luglio con lo 0,40% in più), 60% entro il 30 novembre 2026

La richiesta del 10 ottobre riguarda solo la rata di novembre. Il primo acconto, se c’era, è già stato trattenuto e non si tocca. Chi aveva già previsto il calo di imposta poteva agire prima, compilando il rigo F6 del 730 al momento della presentazione: lì si potevano ridurre anche l’acconto dell’addizionale comunale e la prima rata.

Metodo storico e metodo previsionale

Il metodo storico è quello che il 730 applica in automatico: l’acconto 2026 è pari alla differenza IRPEF risultata sul 2025. Non richiede previsioni e non espone a sanzioni, perché chi versa il 100% del dato storico è in regola qualunque cosa succeda dopo, anche se il 2026 va molto meglio del 2025. Il metodo previsionale funziona al contrario: si stima l’imposta 2026 e si versa quella. Le istruzioni lo ammettono espressamente per chi prevede «una minore imposta» per effetto di oneri sostenuti o di minori redditi.

La regola pratica per chi vuole ridurre la rata di novembre è una sottrazione. Si stima la differenza IRPEF 2026, cioè l’imposta netta dell’anno meno le ritenute che il sostituto avrà fatto, e si toglie il primo acconto già trattenuto: il risultato, se positivo, è il nuovo secondo acconto da comunicare. Se è zero o negativo, si chiede l’annullamento. Quello che si è pagato in più con la prima rata torna come credito nel 730 dell’anno prossimo.

Per fare la stima serve rifare il calcolo dell’IRPEF 2026 con scaglioni e detrazioni aggiornati: la nostra guida al calcolo dell’IRPEF 2026 con simulatore parte dal reddito lordo. Il nodo è sempre la prudenza. Un calo di reddito certo, come un contratto d’affitto disdetto con l’immobile già vuoto, regge. Una speranza, come «probabilmente quest’anno farò meno straordinari», no.

L’aliquota al 33% cambia il conto?

Dal 2026 la seconda aliquota IRPEF, quella sui redditi tra 28.000 e 50.000 euro, è scesa dal 35% al 33% (legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 1, comma 3). Abbiamo letto i commi della legge che toccano l’IRPEF: per le persone fisiche non c’è alcuna clausola che imponga di calcolare gli acconti 2026 con le vecchie aliquote, a differenza di quanto la stessa legge prevede per alcune misure sulle imprese. Quindi chi usa il metodo previsionale può applicare il 33%.

Il guadagno, però, per chi ha il sostituto è quasi sempre piccolo. Dipendenti e pensionati vedono il taglio già in busta paga, da gennaio, perché il sostituto applica le nuove aliquote alle ritenute: come spiegato nel nostro articolo su quanto si risparmia con l’aliquota al 33%, il vantaggio massimo è 440 euro l’anno. Sull’acconto pesa solo la parte di reddito senza ritenute che cade nello scaglione tra 28.000 e 50.000 euro, e il risparmio è il 2% di quella parte. Chi ha solo lo stipendio o solo la pensione non vede alcun effetto sull’acconto. Chi ha un affitto a IRPEF ordinaria in quella fascia risparmia al massimo qualche centinaio di euro, come nel primo esempio qui sotto.

Da solo, il taglio dell’aliquota raramente giustifica una richiesta: vale la pena considerarlo come correzione aggiuntiva quando si chiede già una riduzione per altri motivi.

Quattro casi con i numeri

Abbiamo rifatto i conti con le tabelle delle istruzioni del 730/2026: scaglioni, detrazione per pensione, franchigia delle spese sanitarie. Per restare leggibili gli esempi ignorano addizionali e altre detrazioni: chi li usa come traccia deve partire dai numeri del proprio 730-3.

Giorgio, pensionato con un affitto a IRPEF ordinaria

Giorgio ha una pensione di 40.000 euro lordi e nel 2025 ha dichiarato 12.000 euro di reddito da un appartamento affittato senza cedolare secca. Sul totale di 52.000 euro l’IRPEF 2025 è 15.000 euro e, sopra i 50.000 euro di reddito complessivo, la detrazione per pensione si azzera. L’INPS però ha trattenuto le ritenute come se esistesse solo la pensione, con la detrazione di 318,15 euro: 10.321,85 euro. La differenza, e quindi l’acconto 2026 con il metodo storico, è di 4.678,15 euro. La prima rata da 1.871,26 euro è già stata trattenuta; a novembre toccherebbero 2.806,89 euro.

Primo scenario: nel 2026 non cambia niente. Con l’aliquota al 33% l’imposta scende a 14.560 euro e le ritenute a 10.081,85 euro: la differenza diventa 4.478,15 euro, 200 euro in meno, cioè il 2% dei 10.000 euro d’affitto che cadono nel secondo scaglione. Giorgio può ridurre il secondo acconto a 2.606,89 euro. Secondo scenario: l’inquilino ha lasciato l’appartamento a fine giugno e Giorgio incassa metà dei canoni, 6.000 euro di reddito. Il reddito complessivo scende a 46.000 euro, la detrazione per pensione torna a 127,26 euro, l’imposta netta è 12.252,74 euro e la differenza 2.170,89 euro. Il secondo acconto giusto è 299,63 euro: 2.507,26 euro in meno sulla pensione di novembre.

Anna, contratto con cedolare secca finito a marzo

Anna affittava un bilocale a 600 euro al mese con la cedolare secca al 21%. Nel 2025 i canoni sono stati 7.200 euro e la cedolare 1.512 euro, che diventa il suo acconto cedolare 2026: 604,80 euro trattenuti in estate e 907,20 euro in arrivo a novembre. Il contratto si è chiuso il 31 marzo 2026 e l’appartamento è rimasto vuoto: nel 2026 i canoni sono 1.800 euro e la cedolare dovuta è 378 euro.

Anna ha già versato più del dovuto con la sola prima rata, quindi può chiedere l’annullamento della rata di novembre. Se lo fa, nel 730 del 2027 avrà un credito di 226,80 euro. Se non lo fa, il credito sarà di 1.134 euro, ma 907,20 euro li avrà prestati allo Stato per sette-otto mesi senza interessi. Se l’appartamento torna in affitto prima di fine anno, il conto va rifatto.

Giovanna, un impianto dentale da 7.000 euro

Giovanna è pensionata e il suo 730/2026 riporta un acconto IRPEF di 900 euro: 360 già trattenuti, 540 previsti a novembre. Nel 2026 ha speso 7.000 euro dal dentista, pagando con il bancomat. La detrazione è il 19% della spesa oltre la franchigia di 129,11 euro: 1.305,47 euro. A parità del resto, e con un’imposta abbastanza alta da assorbire la detrazione, la sua differenza 2026 diventa negativa (meno 405,47 euro), quindi l’acconto giusto è zero.

Se chiede l’annullamento, a novembre non le vengono tolti 540 euro e nel 730 del 2027 recupera 765,47 euro. Se non lo chiede, il credito sarà di 1.305,47 euro, con il rimborso che per chi ha il sostituto arriva nella busta paga o nella pensione dei mesi successivi al 730 (i tempi sono nella nostra guida al rimborso del 730). Attenzione al dettaglio che può rovinare il conto: la spesa dal dentista privato è detraibile solo se pagata con strumenti tracciabili. Se 3.000 dei 7.000 euro fossero stati pagati in contanti, la detrazione scenderebbe a 735,47 euro e la differenza 2026 a 164,53 euro: in quel caso i 360 euro già trattenuti bastano comunque, e l’annullamento resta corretto.

Marco, due CU nel 2025 e un solo datore nel 2026

Marco nel 2025 ha cambiato lavoro a metà anno e il secondo datore non ha conguagliato il primo stipendio: ogni sostituto ha applicato scaglioni e detrazioni come se fosse l’unico, e nel 730 è venuto fuori un debito. Il suo acconto 2026 è di 1.150 euro, 460 già trattenuti e 690 a novembre. Nel 2026 lavora tutto l’anno per la stessa azienda e non ha altri redditi: il conguaglio di fine anno del datore porterà la sua differenza vicino a zero, e il secondo acconto si può annullare.

Questo è anche il caso che fa da avvertimento per chi va in pensione. L’anno del pensionamento è proprio quello in cui si hanno due CU, una del datore di lavoro e una dell’INPS, e la differenza tende a comparire. Un reddito più basso non basta: chi è andato in pensione nel 2026 e non ha altri motivi per ridurre farebbe bene a lasciare l’acconto com’è.

Caso Secondo acconto da 730 Secondo acconto previsionale Resta in tasca a novembre
Giorgio, solo aliquota al 33% 2.806,89 € 2.606,89 € 200,00 €
Giorgio, affitto finito a giugno 2.806,89 € 299,63 € 2.507,26 €
Anna, cedolare finita a marzo 907,20 € (cedolare) 0 € 907,20 €
Giovanna, spese dentistiche 540,00 € 0 € 540,00 €
Marco, niente più doppia CU 690,00 € 0 € 690,00 €

Se la previsione è sbagliata: sanzione e ravvedimento

La riduzione è un’autodichiarazione: né il datore di lavoro né l’INPS controllano se il nuovo importo è giusto, lo applicano e basta. Il controllo arriva l’anno dopo, con il 730 del 2027. Se l’imposta 2026 risulta più alta di quanto versato, l’acconto è stato insufficiente e sulla parte mancante si applica la sanzione per omesso o insufficiente versamento. Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, dopo il decreto legislativo 87 del 2024, la sanzione è del 25% dell’importo non versato (era il 30%), come riporta la scheda dell’Agenzia delle Entrate sul ravvedimento.

La misura si abbassa molto con il ravvedimento operoso, cioè pagando spontaneamente prima che arrivi un controllo. Si versano la parte di acconto mancante, gli interessi al tasso legale giorno per giorno e la sanzione ridotta. Il tasso legale del 2026 è l’1,6%, fissato dal decreto del MEF del 10 dicembre 2025 (FiscoOggi). Per i giorni del 2027 varrà il tasso che il MEF fisserà entro il 15 dicembre 2026.

Riprendiamo Giorgio. Ha ridotto il secondo acconto a 299,63 euro contando sull’uscita dell’inquilino, ma l’inquilino è rimasto fino a dicembre. La differenza 2026 vera è 4.478,15 euro, più bassa del dato storico, quindi l’acconto dovuto era quello. Giorgio ha versato 2.170,89 euro: ne mancano 2.307,26. Ecco quanto costa, di sola sanzione, a seconda di quando si mette in regola.

Quando regolarizza (dalla scadenza del 30 novembre 2026) Sanzione ridotta Su 2.307,26 €
Entro 30 giorni 1,25% (1/10 del 12,5%) 28,84 €
Da 31 a 90 giorni 1,39% (1/9 del 12,5%) 32,05 €
Da 91 giorni a un anno 3,125% (1/8 del 25%, l’Agenzia lo indica come 3,12%) 72,10 €
Oltre un anno 3,57% (1/7 del 25%) 82,40 €
Senza ravvedimento 25% 576,82 €

Gli interessi pesano poco: su 2.307,26 euro, i 31 giorni di dicembre 2026 all’1,6% fanno 3,14 euro. Il punto vero è un altro. L’errore di Giorgio non costa tanto in sanzioni se si accorge presto, ma costa una rata di acconto pagata tutta insieme con il saldo dell’anno dopo. La previsione va fatta sul probabile, non sull’augurabile. Una cautela ragionevole è ridurre senza azzerare, lasciando un margine sulle voci incerte.

📝 Nota della redazione
Leggendo per intero il messaggio INPS n. 2035 del 18 giugno 2026 abbiamo trovato due dettagli che non compaiono quasi mai nei riepiloghi. Il primo: entro lo stesso 10 ottobre si può anche revocare una richiesta di riduzione già inviata, utile a chi ci ripensa. Il secondo: se la richiesta arriva quando le pensioni di novembre sono già elaborate, la riduzione slitta a dicembre e la trattenuta di novembre viene rimborsata il mese dopo. Chi scrive il 10 ottobre, insomma, rischia di vedersi togliere comunque l’acconto a novembre.

Come si fa la richiesta

Non esiste un modulo unico, perché il destinatario è il proprio sostituto d’imposta. Per chi ha l’INPS come sostituto la strada è il servizio online; per i dipendenti basta una comunicazione scritta all’azienda, con i dati essenziali e l’importo che si ritiene dovuto. Nel dubbio, prima di scrivere conviene chiedere all’ufficio del personale entro quando chiudono i cedolini di novembre.

  1. Pensionati e chi riceve NASpI o altre prestazioni INPS: accedere con SPID, CIE, CNS o eIDAS al servizio «Assistenza fiscale (730/4): servizi al cittadino» e scrivere il nuovo importo nella colonna «Nuovo Acconto» per IRPEF e, se c’è, cedolare secca. Chi non può farlo online, secondo la Guida INPS, può andare di persona in sede. Nella dichiarazione congiunta si può variare anche l’acconto del coniuge.
  2. Dipendenti: una comunicazione scritta al datore di lavoro, anche via email o PEC se l’azienda la accetta, con nome, codice fiscale, riferimento al 730/2026 e la frase che chiede di non trattenere, o di trattenere nella misura di tot euro, la seconda o unica rata di acconto IRPEF (e cedolare secca) per il 2026, sotto la propria responsabilità. Conviene tenerne copia con la data.
  3. Dopo: controllare il cedolino di novembre. Se la riduzione non c’è, chiedere subito spiegazioni al sostituto; per l’INPS, verificare nello stesso servizio online che la variazione sia stata acquisita.

Chi paga con F24 il 30 novembre

Chi presenta il modello Redditi, o ha fatto il 730 senza sostituto, non deve comunicare niente a nessuno. Il secondo acconto si versa da sé con F24 entro il 30 novembre 2026, che quest’anno cade di lunedì, quindi senza proroghe, con il codice tributo 4034 e l’anno 2026. Per ridurlo basta versare l’importo più basso calcolato con il metodo previsionale, e il rischio di sanzione è identico a quello visto sopra.

La logica di calcolo è la stessa: imposta prevista 2026 meno ritenute e meno il primo acconto già versato a giugno o luglio. Nel modello Redditi 2026, nel rigo degli acconti dovuti (RN62), vanno comunque indicati gli importi calcolati con le regole ordinarie e non quelli ridotti che si intendono versare: lo precisano le istruzioni del modello. Chi ha partita IVA ed è soggetto agli ISA ricordi che la sua ripartizione è 50 e 50, quindi il secondo acconto parte da una base diversa.

Domande frequenti

Se il 10 ottobre è sabato, posso scrivere lunedì 12?

Sulla carta forse sì: il calendario delle istruzioni del 730/2026 ricorda che i termini in scadenza di sabato slittano al primo giorno feriale. Ma il messaggio INPS 2035 indica «entro il 10 ottobre 2026», le istruzioni non citano il 12 per questa richiesta, e sia l’INPS sia il datore di lavoro devono ricevere la richiesta prima di elaborare le paghe di novembre: la soluzione più sicura è farlo entro venerdì 9 ottobre.

Posso ridurre anche il primo acconto o l’addizionale comunale?

Non con la richiesta di ottobre, che riguarda solo la seconda o unica rata di IRPEF e cedolare secca. Primo acconto e acconto dell’addizionale comunale si potevano ridurre solo al momento della presentazione del 730, nel rigo F6.

Ho chiesto l’annullamento ma ho cambiato idea: che faccio?

Per chi ha l’INPS come sostituto il servizio online permette di revocare la richiesta entro lo stesso termine del 10 ottobre. Per il datore di lavoro basta una nuova comunicazione scritta, sempre in tempo utile per la paga di novembre.

Se la pensione o lo stipendio di novembre non bastano a coprire l’acconto?

Secondo le istruzioni del 730, la parte che non si riesce a trattenere a novembre viene trattenuta a dicembre, con l’interesse dello 0,4% mensile.

Riducendo l’acconto pago meno tasse?

No, cambia solo il momento. Le tasse sul 2026 si pagano per intero: con l’acconto ridotto si tiene la liquidità a novembre e si paga il giusto, o si ottiene un rimborso più piccolo, con il 730 del 2027.

Il mio acconto era sotto i 257,52 euro: cosa cambia?

In quel caso non c’è stata la prima rata e a novembre verrebbe trattenuto tutto l’acconto. La riduzione funziona allo stesso modo, e se l’imposta 2026 prevista è zero si può chiederne l’annullamento completo.

Chi va in pensione nel 2026 dovrebbe chiedere la riduzione?

Di solito no, se non ci sono altri motivi. Nell’anno del pensionamento si hanno due Certificazioni Uniche, del datore di lavoro e dell’INPS, e ciascun sostituto applica scaglioni e detrazioni come se fosse l’unico: è una situazione che può creare un debito nel 730, non ridurlo.

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