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Carta Dedicata a Te 2026-2027: 500 euro l’anno, liste e scadenze

La Carta Dedicata a Te 2026 quest’anno funziona in modo diverso da tutte le edizioni precedenti: c’è una sola lista di beneficiari che vale per due anni, e chi ci entra riceve 500 euro a partire dall’autunno 2026 e una seconda quota da aprile 2027. Il rovescio della medaglia è altrettanto netto: chi resta fuori adesso non avrà una seconda occasione l’anno prossimo. Le liste stanno per arrivare ai Comuni, i requisiti sono già “congelati” a una data di agosto e c’è una scadenza, il 16 dicembre, che ogni anno fa perdere il contributo a una parte delle famiglie che l’avevano ottenuto.

Ultimo aggiornamento: settembre 2026

📌 Articolo in breve
Il decreto interministeriale del 24 giugno 2026 (Gazzetta Ufficiale n. 178 del 3 agosto 2026) prevede 1.177.597 carte e 500 euro per nucleo per il 2026, più una seconda quota da aprile 2027 che il Ministero può ricalcolare in base ai fondi residui. Non si fa domanda: INPS prepara le liste, i Comuni le verificano entro il 13 ottobre 2026 e le pubblicano sul proprio sito. Servono ISEE ordinario fino a 15.000 euro e residenza, posseduti al 3 agosto 2026, e almeno tre componenti per rientrare nelle graduatorie di priorità. Il primo pagamento con la carta va fatto entro il 16 dicembre 2026, altrimenti si perde la quota 2026; tutto va speso entro il 10 ottobre 2027. Solo alimentari dell’elenco ministeriale: niente carburante, niente alcolici.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o previdenziale. Le regole delle prestazioni sociali possono cambiare: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’INPS, sul sito del tuo Comune o rivolgiti a un patronato.

Indice

  1. Cosa cambia nel ciclo 2026-2027
  2. I requisiti e la data che conta: 3 agosto 2026
  3. Chi è escluso anche con l’ISEE basso
  4. Come funziona la graduatoria
  5. Come si scopre di essere nella lista
  6. Le scadenze: perché tanti la perdono
  7. Cosa si può comprare (e dove)
  8. Tre famiglie, tre esiti diversi
  9. Se sei rimasto fuori: cosa puoi fare
  10. Domande frequenti

Cosa cambia nel ciclo 2026-2027

La base di tutto è la legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199), che all’articolo 1, comma 5, ha aggiunto 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 al Fondo per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità. Per spenderli serviva un decreto attuativo, e questo è arrivato con il decreto interministeriale del 24 giugno 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 3 agosto 2026, firmato dai ministri dell’Agricoltura, del Lavoro e dell’Economia.

La novità vera è scritta nell’articolo 2: «è concesso un solo contributo per nucleo familiare, erogato in due annualità». Negli anni passati ogni edizione aveva la sua lista, e chi restava fuori poteva riprovarci l’anno dopo. Stavolta INPS elabora un solo elenco valido per il 2026 e per il 2027, come conferma il messaggio INPS n. 2906 del 22 settembre 2026. Il numero di carte l’ha fissato un decreto direttoriale del Ministero dell’Agricoltura comunicato a INPS il 1° settembre 2026: sono 1.177.597, le stesse per entrambe le annualità.

Sull’importo circola parecchia confusione. Diversi siti scrivono «1.000 euro», ed è vero solo in parte. Il decreto fissa 500 euro per ciascuna annualità, ma aggiunge una riserva: per il 2027 vale «salvo quanto previsto dall’articolo 5, comma 3», cioè il direttore generale del Ministero, dopo aver verificato i fondi residui del 2026, «ove necessario ridetermina l’ammontare della quota». Tradotto: i 500 euro del 2026 sono certi, la seconda quota da aprile 2027 è prevista ma il suo importo esatto si saprà solo nel 2027.

I requisiti e la data che conta: 3 agosto 2026

I requisiti sono due. Tutti i componenti del nucleo devono essere iscritti all’anagrafe della popolazione residente del Comune, e il nucleo deve avere un ISEE ordinario in corso di validità con indicatore non superiore a 15.000 euro annui (articolo 2 del decreto).

Il dettaglio che quasi nessuno spiega è la data. L’articolo 2, comma 2, stabilisce che i requisiti «debbono essere posseduti alla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale», e il messaggio INPS lo traduce senza giri di parole: al 3 agosto 2026. Chi a quella data non aveva un ISEE valido, perché non aveva ancora presentato la DSU o perché l’aveva lasciata scadere, non compare nelle liste che INPS ha preparato. Fare l’ISEE adesso, a fine settembre, serve per altri bonus ma non per questo.

È anche il motivo per cui certi consigli che si leggono in rete («aggiornate subito l’ISEE per non perdere la carta») sono ormai fuori tempo. Un ISEE ordinario vale fino al 31 dicembre dell’anno in cui si presenta la DSU: chi l’aveva fatto tra gennaio e luglio 2026 era coperto. Per il futuro la procedura è spiegata nella nostra guida all’ISEE 2026 e alla DSU.

Chi è escluso anche con l’ISEE basso

Avere l’ISEE sotto i 15.000 euro non basta. L’articolo 2, comma 3, esclude due gruppi di famiglie, e il primo è più ampio di quanto si pensi. Il contributo non spetta ai nuclei che includono percettori di Assegno di inclusione, di Carta acquisti o «di qualsiasi altra misura di inclusione sociale o sostegno alla povertà che preveda l’erogazione di un sussidio economico di livello nazionale, regionale o comunale». Quindi non solo l’Assegno di inclusione e la Carta acquisti: anche un contributo economico erogato dai servizi sociali del Comune o una misura regionale contro la povertà fanno scattare l’esclusione.

Il secondo gruppo riguarda il lavoro. Il contributo non spetta se anche un solo componente del nucleo percepisce NASpI, DIS-COLL, indennità di mobilità, prestazioni dei fondi di solidarietà per l’integrazione del reddito, cassa integrazione o qualunque altra forma di integrazione salariale o di sostegno alla disoccupazione involontaria erogata dallo Stato. Basta uno: il figlio maggiorenne in NASpI dopo un contratto stagionale esclude tutta la famiglia.

Per le incompatibilità del primo gruppo il decreto guarda alla data di entrata in vigore del provvedimento, non a quella in cui il Comune controlla le liste. L’Assegno unico per i figli, che è una misura universale e non di contrasto alla povertà, non compare nell’elenco delle esclusioni. In ogni caso sono i Comuni, secondo l’articolo 6, comma 3, a verificare la posizione anagrafica e le incompatibilità con le misure locali prima di confermare i nomi.

Come funziona la graduatoria

Le carte non bastano per tutti quelli che hanno i requisiti, e per questo INPS le assegna seguendo tre fasce in ordine di priorità decrescente (articolo 6 del decreto). Prima vengono i nuclei di almeno tre componenti con almeno uno «nato entro il 31 dicembre 2012», poi quelli di almeno tre componenti con almeno uno «nato entro il 31 dicembre 2008», infine gli altri nuclei di almeno tre componenti. Dentro ogni fascia passa avanti chi ha l’ISEE più basso.

La lettura diffusa tra CAF e siti specializzati è che le prime due fasce premino le famiglie con figli minorenni, i più piccoli davanti. Va detto però che la formula «nato entro», presa alla lettera, è ambigua, perché un adulto nato nel 1980 è a sua volta «nato entro il 2012», e né il decreto né il messaggio INPS la chiariscono. In pratica la questione pesa meno di quanto sembri: la graduatoria la calcola INPS, e il cittadino vede solo il risultato finale nella lista del Comune. Quello che conta davvero è che le famiglie con meno di tre componenti restano fuori dalle tre fasce.

Fuori dalle fasce, però, non vuol dire escluse per forza. L’articolo 6, comma 3, consente ai Comuni di attribuire le carte che eventualmente avanzano dopo le tre fasce scegliendo, sempre dentro l’elenco preparato da INPS, tra i nuclei «anche unipersonali» in effettivo stato di bisogno. È una porta stretta, che si apre solo dove le carte superano le famiglie numerose con i requisiti.

Il numero di carte cambia molto da Comune a Comune. L’articolo 4 le ripartisce per metà in base alla popolazione e per metà in base alla distanza tra il reddito medio pro capite del Comune e quello nazionale. Abbiamo aperto il foglio di riparto allegato al decreto direttoriale del 1° settembre, pubblicato sul sito del Ministero dell’Agricoltura, e abbiamo rifatto il rapporto tra residenti e carte per alcune grandi città.

Comune Popolazione considerata Carte assegnate Una carta ogni
Roma 2.747.290 27.443 100 residenti
Milano 1.365.698 13.642 100 residenti
Napoli 909.013 28.536 32 residenti
Torino 853.196 8.522 100 residenti
Palermo 628.693 18.447 34 residenti
Catania 298.054 10.604 28 residenti

Fonte: allegato al decreto direttoriale MASAF del 1° settembre 2026 (riparto delle carte ai Comuni). Rapporto arrotondato all’unità.

📝 Nota della redazione
Napoli riceve più carte di Roma (28.536 contro 27.443) pur avendo un terzo dei residenti. È l’effetto della quota legata al reddito: nei Comuni con reddito pro capite sopra la media nazionale quella metà del riparto vale zero, e le carte arrivano solo in proporzione alla popolazione, circa una ogni cento abitanti. In una città del Nord una famiglia con ISEE di 13.000 euro rischia di non arrivare in lista anche se ha tre figli, mentre a Napoli o a Catania le carte scendono molto più in basso nella graduatoria.

Come si scopre di essere nella lista

Non arriva nulla da INPS. Il messaggio 2906 lo dice chiaramente: i rapporti con i beneficiari «sono gestiti dai Comuni e da Poste Italiane», quest’ultima solo per la parte che riguarda il funzionamento della carta. L’Istituto prepara gli elenchi, li mette a disposizione dei Comuni in un applicativo web e poi li trasmette a Poste, ma non manda lettere né notifiche ai cittadini.

Il calendario è già fissato. L’applicativo per i Comuni apre il 24 settembre 2026 alle ore 14. Gli uffici comunali hanno tempo fino alle ore 14 del 13 ottobre 2026 per controllare e consolidare le liste, poi INPS le rende definitive entro dieci giorni e le passa a Poste Italiane. Il Ministero dell’Agricoltura indica come inizio della misura il 4 novembre 2026.

Data Cosa succede Fonte
3 agosto 2026 Data a cui devono esistere residenza e ISEE fino a 15.000 euro Decreto, art. 2
24 settembre 2026, ore 14 INPS apre ai Comuni le liste dei potenziali beneficiari Messaggio INPS 2906
13 ottobre 2026, ore 14 Termine per i Comuni per consolidare le liste Messaggio INPS 2906
Entro 10 giorni dopo INPS rende definitivi gli elenchi e li invia a Poste Decreto, art. 7
4 novembre 2026 Inizio della misura indicato dal Ministero Sito MASAF
16 dicembre 2026 Ultimo giorno per il primo pagamento, pena la perdita della quota 2026 Decreto, art. 8
Da aprile 2027 Accredito della seconda quota Decreto, art. 10
1° aprile – 31 agosto 2027 Finestra per chi non aveva attivato la carta entro il 16 dicembre: salva la quota 2027 Decreto, art. 10
10 ottobre 2027 Termine per spendere tutte le somme accreditate Decreto, art. 11

Per sapere se si è dentro bisogna quindi guardare verso il Comune. Il decreto obbliga ogni amministrazione a pubblicare «in evidenza» sul proprio sito l’elenco dei beneficiari, con modalità che proteggano la riservatezza dei dati personali, e a informare i residenti su come prenotare e ritirare la carta. In concreto conviene muoversi così:

  1. dalla seconda metà di ottobre controllare la sezione avvisi o servizi sociali del sito del proprio Comune, dove compare l’elenco definitivo;
  2. se il sito non è chiaro, chiedere all’Ufficio relazioni con il pubblico o ai servizi sociali, che hanno l’elenco completo;
  3. una volta confermati, prenotare il ritiro attraverso i canali di Poste Italiane e presentarsi all’ufficio postale abilitato indicato.

Chi aveva già una carta Dedicata a te negli anni scorsi non deve ritirarne una nuova: il messaggio INPS precisa che le carte emesse in passato restano valide, a condizione che il titolare sia confermato nelle nuove liste. Verrà ricaricata sulla stessa tessera.

Le scadenze: perché tanti la perdono

Il punto debole della misura, ogni anno, è l’attivazione. L’articolo 8, comma 4, stabilisce che le carte «non sono fruibili, con decadenza dal beneficio riferito all’annualità 2026, se non viene effettuato il primo pagamento entro il 16 dicembre 2026». Non basta ritirare la carta: serve almeno un acquisto. Una famiglia che la mette nel cassetto aspettando le spese di Natale, o che non si accorge di essere in lista, perde i 500 euro del 2026. Quei soldi tornano nel fondo: Poste deve fare il conto delle carte non attivate entro il 31 gennaio 2027.

La novità di quest’anno è una seconda possibilità, ed è la parte che quasi tutti i riepiloghi tralasciano. L’articolo 10, comma 2, prevede che chi non ha ritirato o attivato la carta entro il 16 dicembre possa farlo, solo per incassare la quota 2027, effettuando un pagamento tra il 1° aprile e il 31 agosto 2027. La quota 2026 resta persa, ma quella del 2027 si salva. Chi scopre a gennaio di essere stato in lista, quindi, non deve rassegnarsi.

L’ultima data riguarda la spesa. L’articolo 11 stabilisce che le somme accreditate vanno usate «interamente» entro il 10 ottobre 2027, e il testo non distingue tra le due quote. Chi riceve la prima ricarica a novembre 2026 ha quindi circa undici mesi per consumarla, chi riceve la seconda ad aprile 2027 ne ha circa sei. Quello che resta sulla carta dopo il 10 ottobre 2027 non si recupera.

Cosa si può comprare (e dove)

Il contributo, dice l’articolo 3, è destinato ai beni alimentari di prima necessità elencati nell’allegato 1 del decreto, «con esclusione di qualsiasi tipologia di bevanda alcolica». Il carburante non c’è. Nella versione del fondo del 2023, modificata dal decreto-legge 131 di quell’anno, la legge prevedeva anche carburanti e abbonamenti al trasporto pubblico locale, ma lo stanziamento della legge di Bilancio 2026 parla soltanto di «acquisto di beni alimentari di prima necessità», e l’allegato 1 non contiene né benzina né biglietti.

Ammessi (allegato 1) Non ammessi
Carni suine, bovine, avicole, ovine, caprine, cunicole; pescato fresco; tonno e carne in scatola Qualsiasi bevanda alcolica (vino, birra, liquori)
Latte e derivati, uova, oli d’oliva e di semi Carburanti
Pane e prodotti di panetteria, pasticceria e biscotteria; pizza e prodotti da forno surgelati Abbonamenti e biglietti del trasporto pubblico
Pasta, riso, orzo, farro, avena, mais e altri cereali; farine Bollette e utenze
Ortaggi freschi, lavati, cotti o surgelati; pomodori pelati e conserve; legumi; frutta di ogni tipo; semi e frutti oleosi Prodotti per la casa e per l’igiene personale
Alimenti per bambini e prima infanzia, incluso il latte di formula Bibite e succhi (non compaiono nell’elenco)
Lieviti naturali, miele, zuccheri, cacao in polvere, cioccolato, acque minerali, aceto di vino, caffè, tè, camomilla, prodotti DOP e IGP Tutto ciò che non è nell’allegato 1

Fonte: allegato 1 al decreto interministeriale 24 giugno 2026. La colonna di destra riporta categorie che non compaiono nell’elenco dei beni ammessi.

Sul dove, il messaggio INPS toglie un equivoco diffuso: la carta si può usare «presso tutti gli esercizi commerciali che vendono generi alimentari», non solo nei negozi convenzionati. La convenzione con il Ministero serve a un’altra cosa, cioè allo sconto. I punti vendita che la firmano, singolarmente o tramite le associazioni, applicano ai titolari della carta uno sconto del 15%. Il Ministero ha pubblicato le convenzioni con Federdistribuzione, ANCD Conad, ANCC Coop e Lidl, e precisa che lo sconto è cumulabile con le altre offerte del punto vendita.

Facciamo il conto. Se lo sconto del 15% viene applicato direttamente sullo scontrino, per esaurire 500 euro serve una spesa che a prezzo pieno vale 588,24 euro (500 diviso 0,85). Sulle due quote, se anche la seconda resterà di 500 euro, si arriva a 1.176,47 euro di spesa a prezzo pieno. La convenzione con Federdistribuzione ammette però anche la formula del buono da usare in un acquisto successivo, quindi il risparmio immediato dipende da come lo applica il singolo supermercato. Per far durare di più ogni euro valgono i trucchi della nostra guida su come risparmiare sulla spesa al supermercato.

Tre famiglie, tre esiti diversi

Per capire come le regole si traducono nella pratica abbiamo costruito tre casi. Sono famiglie di fantasia, ma ogni esito discende da un articolo preciso del decreto.

Famiglia Russo: dentro, con il calendario da rispettare

Marito, moglie e un figlio di 9 anni, residenti tutti nello stesso Comune. Il padre lavora a tempo pieno, la madre part-time, ISEE ordinario di 9.400 euro ottenuto a marzo 2026 e quindi valido al 3 agosto. Nessuno prende NASpI, cassa integrazione o sussidi comunali. È esattamente il profilo della prima fascia: tre componenti, un minore, ISEE lontano dalla soglia. L’unica incognita è quante carte ha il loro Comune e quante famiglie con ISEE più basso stanno davanti.

Se entrano in lista, il conto è semplice: 500 euro dal novembre 2026, da attivare con un acquisto entro il 16 dicembre, più la seconda quota da aprile 2027, tutto da spendere entro il 10 ottobre 2027. Facendo la spesa in un supermercato convenzionato con lo sconto in cassa, i 500 euro del 2026 coprono 588,24 euro di alimentari a prezzo pieno.

Famiglia Bianchi: ISEE bassissimo, ma nucleo troppo piccolo

Una madre sola con un figlio di 12 anni, ISEE di 5.800 euro valido ad agosto, nessun sussidio. Economicamente è tra le situazioni più difficili, eppure il nucleo ha due componenti e le tre fasce di priorità dell’articolo 6 partono da tre. INPS la inserisce tra chi ha i requisiti, ma non nelle graduatorie prioritarie.

Può ancora ottenere la carta solo se nel suo Comune ne avanzano dopo aver servito tutte le famiglie di tre o più persone, e se i servizi sociali la scelgono tra i nuclei «anche unipersonali» in effettivo stato di bisogno. Nei grandi Comuni del Centro-Nord, dove c’è una carta ogni cento residenti, è un’ipotesi remota. Qui conviene parlarne con l’assistente sociale, che conosce la situazione e ha voce in capitolo sulle carte residue.

Famiglia Esposito: tutti i requisiti tranne uno

Padre, madre e due figli di 6 e 14 anni, ISEE di 11.200 euro. Sulla carta sarebbero in prima fascia. Il padre però ha perso il lavoro a maggio 2026 e da giugno riceve la NASpI. L’articolo 2, comma 3, esclude i nuclei in cui «almeno un componente» percepisce NASpI: la famiglia non entra nella lista, e non ci entrerà nemmeno per il 2027, perché la lista è una sola.

Lo stesso esito toccherebbe a una famiglia identica che avesse presentato la DSU solo a settembre 2026. Nessuna indennità in corso, ma a quel punto manca l’ISEE valido al 3 agosto, e il requisito va posseduto a quella data.

Se sei rimasto fuori: cosa puoi fare

Il decreto non prevede una domanda, e quindi nemmeno un ricorso a INPS sul modello di un bonus respinto. Gli spazi di manovra sono pochi, ma esistono. Il primo è il Comune, finché le liste non vengono consolidate: fino al 13 ottobre 2026 gli uffici comunali verificano anagrafe e incompatibilità e assegnano le eventuali carte residue. Chi ha una situazione di bisogno concreta, specie se ha un nucleo di una o due persone, fa bene a segnalarla ai servizi sociali in queste settimane, non a novembre.

Il secondo è capire il motivo. Alcuni Comuni avvertono già che la procedura è gestita da INPS e che non conoscono le ragioni delle singole esclusioni: il Comune di Mantova, per esempio, lo scrive nella sua pagina dedicata. Le cause più frequenti sono comunque tre: ISEE non valido al 3 agosto, nucleo con meno di tre componenti, un componente con NASpI, cassa integrazione o un altro sussidio. Una verifica sulla propria DSU nell’area riservata INPS chiarisce la prima.

Il terzo è guardare altrove. Con un ISEE molto basso potrebbero spettare l’Assegno di inclusione o la Carta acquisti, che sono incompatibili con la Carta Dedicata a te ma valgono di più nell’arco dell’anno per chi ne ha diritto. E se il reddito è cambiato di recente, l’ISEE corrente può servire per le misure che si chiedono con domanda.

Domande frequenti

Devo fare domanda per la Carta Dedicata a Te 2026?

No. Il messaggio INPS n. 2906 ribadisce che i beneficiari «non devono presentare domanda»: INPS individua i nuclei dai propri dati ISEE e anagrafici, i Comuni verificano e pubblicano gli elenchi. Diffidate di chi chiede soldi o dati personali per «iscrivervi» alla carta.

I 1.000 euro sono sicuri?

Sono sicuri i 500 euro del 2026. La seconda quota è prevista da aprile 2027 ed è fissata anch’essa a 500 euro, ma il decreto consente al Ministero di ricalcolarla in base ai fondi residui del 2026. L’importo definitivo si conoscerà nel 2027.

Se non sono in lista quest’anno, posso rientrare nel 2027?

No. Per la prima volta la lista è unica e vale per entrambe le annualità, quindi non ci sarà una nuova selezione nel 2027. Chi non viene inserito ora resta fuori da tutto il ciclo.

Ho già la carta dello scorso anno: devo ritirarne un’altra?

No, se sei confermato nelle nuove liste. Le carte emesse negli anni precedenti restano valide e vengono ricaricate. Se invece non sei nell’elenco 2026-2027, la vecchia carta non riceverà nuovi accrediti.

Cosa succede se non uso la carta entro il 16 dicembre?

Perdi la quota del 2026. Puoi però ancora salvare quella del 2027 ritirando o attivando la carta con un pagamento tra il 1° aprile e il 31 agosto 2027, come prevede l’articolo 10 del decreto.

Posso fare benzina o comprare detersivi con la carta?

No. Il ciclo 2026-2027 copre solo i beni alimentari dell’allegato 1 del decreto. Carburanti, prodotti per la casa e bevande alcoliche sono fuori.

Chi prende l’Assegno unico per i figli è escluso?

L’Assegno unico non figura tra le incompatibilità elencate dall’articolo 2 del decreto, che nomina invece Assegno di inclusione, Carta acquisti, altri sussidi contro la povertà, NASpI, DIS-COLL, mobilità, cassa integrazione e fondi di solidarietà. In caso di dubbio su una misura locale, la parola finale spetta al Comune che verifica le liste.

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