Ultimo aggiornamento: settembre 2026
La pensione di vecchiaia resta la strada con cui esce la maggior parte degli italiani, e dal 1° gennaio 2027 cambia il suo requisito più noto: i 67 anni diventano 67 anni e 1 mese, poi 67 anni e 3 mesi nel 2028. Fin qui la notizia che circola da mesi. Meno raccontato è tutto il resto: la soglia d’importo che blocca chi ha il primo contributo dopo il 1995, l’uscita di riserva a 71 anni, i lavoratori per cui l’età è ancora 66 anni e 7 mesi, gli invalidi che possono andare a 56 o 61 anni e chi può chiudere la pratica con appena 15 anni di contributi. Abbiamo messo in fila le regole partendo dalla circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 e dal suo allegato con le tabelle, e le abbiamo applicate a tre casi concreti.
Servono 67 anni fino al 31 dicembre 2026, 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028, sempre con almeno 20 anni di contributi. Conta l’anno in cui si raggiunge il requisito, e la pensione parte dal primo giorno del mese successivo (per i lavoratori del settore privato). Chi ha il primo contributo dal 1996 deve avere anche un assegno almeno pari all’assegno sociale, 546,24 euro al mese nel 2026: altrimenti si aspettano i 71 anni (71 e 1 mese nel 2027), con soli 5 anni di contributi effettivi. Restano 15 anni di contributi per chi rientra nelle deroghe Amato, 61 anni (uomini) e 56 (donne) più un anno di finestra per i dipendenti privati invalidi almeno all’80%, e 66 anni e 7 mesi per alcuni lavoratori gravosi con 30 anni di contributi. La manovra 2027 potrebbe toccare l’aumento, ma oggi nessuna norma lo ha fermato.
Indice
- I requisiti base: età e 20 anni di contributi
- La tabella dei requisiti 2026, 2027 e 2028
- Primo contributo dal 1996: la soglia dell’assegno sociale
- La vecchiaia a 71 anni con 5 anni di contributi
- Le eccezioni: 15 anni, invalidi all’80%, gravosi
- Da quando parte l’assegno e come si fa domanda
- Tre casi calcolati
- La manovra 2027 può cambiare le date?
- Domande frequenti
I requisiti base: età e 20 anni di contributi
La pensione di vecchiaia è disciplinata dall’articolo 24 del decreto legge 201/2011, convertito dalla legge 214/2011: è la riforma Fornero. Chiede due cose, un’età minima e almeno 20 anni di contributi. L’età è agganciata alla speranza di vita calcolata dall’ISTAT e viene rivista ogni due anni; i 20 anni di contributi, invece, non si muovono.
Per il biennio 2027-2028 il decreto direttoriale del Ministero dell’Economia del 19 dicembre 2025 ha certificato un aumento di tre mesi. La legge di bilancio 2026 (legge 199/2025, articolo 1, comma 185) lo ha spezzato in due: un mese nel 2027, i tre mesi pieni dal 2028. Il risultato, messo nero su bianco dalla circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026, è questo: 67 anni fino al 31 dicembre 2026, 67 anni e 1 mese nel 2027, 67 anni e 3 mesi nel 2028. Dal 2029 si riparte da 67 anni e 3 mesi, in attesa del prossimo adeguamento biennale. Di come ci si è arrivati, tra ipotesi di blocco e compromesso finale, abbiamo scritto nell’articolo su l’età della pensione nel 2027 e nel 2028.
Per i 20 anni vale tutta la contribuzione, a qualsiasi titolo: quella da lavoro, i riscatti, i versamenti volontari e i contributi figurativi come maternità, malattia o NASpI. Lo precisa la scheda INPS sulla pensione di vecchiaia, aggiornata a giugno 2026. C’è poi una condizione che molti scoprono tardi: il lavoratore dipendente deve aver chiuso il rapporto di lavoro, mentre autonomi e iscritti alla Gestione separata possono continuare l’attività.
La regola che crea più confusione è quella sull’anno di riferimento. Non conta quando si presenta la domanda, né quando arriva il primo assegno: conta l’anno in cui si raggiunge il requisito. Chi compie 67 anni entro dicembre 2026 esce con le regole del 2026 anche se la pensione gli viene pagata dal 2027. Chi li compie a gennaio 2027 deve aspettare un mese in più.
La tabella dei requisiti 2026, 2027 e 2028
Questa è la tabella che manca in quasi tutte le guide, perché mette insieme tutti i canali della vecchiaia e non solo quello ordinario. I valori 2027 e 2028 sono quelli dell’allegato 2 della circolare 28/2026, quelli del 2026 vengono dalla scheda INPS.
| Canale | Contributi | 2026 | 2027 | 2028 |
|---|---|---|---|---|
| Vecchiaia ordinaria (contributi prima del 1996) | 20 anni | 67 anni | 67 anni e 1 mese | 67 anni e 3 mesi |
| Vecchiaia contributivo puro (primo contributo dal 1996) | 20 anni + assegno almeno pari all’assegno sociale | 67 anni | 67 anni e 1 mese | 67 anni e 3 mesi |
| Vecchiaia contributiva senza soglia (primo contributo dal 1996) | 5 anni effettivi | 71 anni | 71 anni e 1 mese | 71 anni e 3 mesi |
| Deroghe Amato (d.lgs. 503/1992) | 15 anni | 67 anni | 67 anni e 1 mese | 67 anni e 3 mesi |
| Dipendenti privati invalidi almeno all’80% (+ finestra di 12 mesi) | 20 anni | uomini 61, donne 56 | 61 e 1 mese / 56 e 1 mese | 61 e 3 mesi / 56 e 3 mesi |
| Gravosi 7 anni negli ultimi 10 e addetti ad attività faticose e pesanti | 30 anni | 66 anni e 7 mesi | 66 anni e 7 mesi | 66 anni e 7 mesi |
| Gravosi 6 anni negli ultimi 7 | 30 anni | 67 anni | 67 anni | 67 anni |
Fonti: circolare INPS 28/2026 e allegato 2; scheda INPS “Pensione di vecchiaia” (aggiornamento del 12 giugno 2026). Dal 2029 tutti i valori adeguati alla speranza di vita possono salire ancora.
Due righe meritano una spiegazione. Nell’ultima, chi ha svolto un’attività gravosa per sei anni negli ultimi sette resta a 67 anni: l’esenzione dall’aumento 2027-2028 vale anche per lui, ma a differenza di chi ha fatto sette anni negli ultimi dieci non era stato esentato dallo scatto di cinque mesi del 2019, come spiega la circolare al paragrafo 3.1. Sopra, invece, c’è l’unico caso in cui la vecchiaia arriva prima dei 67 anni per un lavoratore senza invalidità.
Primo contributo dal 1996: la soglia dell’assegno sociale
Chi ha versato il primo contributo dal 1° gennaio 1996 in poi è nel sistema contributivo puro, e per lui i 20 anni non bastano. Il comma 7 dell’articolo 24 aggiunge una condizione: l’importo della pensione non deve essere inferiore all’assegno sociale. Nel 2026 l’assegno sociale vale 546,24 euro al mese per tredici mensilità, come indica la scheda INPS sull’assegno sociale sulla base della circolare 153/2025. Ogni anno la soglia si aggiorna con il nuovo importo: chi matura il requisito nel 2027 dovrà confrontarsi con l’assegno sociale del 2027, che sarà rivalutato a gennaio.
Fino al 2023 l’asticella era più alta, 1,5 volte l’assegno sociale. L’ha abbassata la legge di bilancio 2024 (legge 213/2023, articolo 1, comma 125), e l’INPS ha dato le istruzioni con la circolare 46/2024. Molte pagine online citano ancora la vecchia regola: oggi la soglia è una volta l’assegno sociale, punto.
Il problema non è teorico. Nel contributivo puro l’assegno dipende solo dai contributi versati, e chi ha avuto stipendi bassi, part time lunghi o buchi di carriera può arrivare a 67 anni con una pensione sotto i 546 euro. Qui entra una seconda regola che pochi conoscono: alle pensioni calcolate interamente con il contributivo non si applica l’integrazione al trattamento minimo (legge 335/1995, articolo 1, comma 16). Lo Stato, in altre parole, non porta l’assegno fino alla soglia. Se non la raggiungi, a 67 anni la pensione di vecchiaia semplicemente non c’è. Per stimare dove ti collochi puoi partire dal nostro calcolatore della data di uscita, che nel contributivo puro chiede proprio l’importo stimato e ti dice se la vecchiaia a 67 anni è accessibile.
Per chi ha contributi anche prima del 1996, nel sistema misto, la soglia non esiste. Se la pensione è bassa può scattare l’integrazione al minimo, con i requisiti di reddito previsti.
La vecchiaia a 71 anni con 5 anni di contributi
Chi è nel contributivo puro e non raggiunge la soglia, o non ha 20 anni di contributi, ha una seconda possibilità: la pensione di vecchiaia contributiva. Nella norma è scritta come “settanta anni”, ma con gli adeguamenti accumulati dal 2013 a oggi l’età è salita a 71 anni nel 2026. Diventa 71 anni e 1 mese nel 2027 e 71 anni e 3 mesi nel 2028, secondo la circolare 28/2026.
I contributi richiesti sono solo cinque anni, ma devono essere contributi effettivi: obbligatori, volontari o da riscatto, esclusi quelli figurativi a qualsiasi titolo. E qui non c’è alcuna soglia d’importo, la pensione viene pagata qualunque sia la cifra. È una rete di sicurezza pensata per chi ha lavorato poco in Italia o con redditi molto bassi, e vale solo per chi ha il primo contributo dal 1996: chi ha anche un solo contributo precedente non può usarla.
Resta un’incognita che chi ha oggi 60 anni deve mettere in conto. L’età dei 71 anni segue gli stessi adeguamenti di quella dei 67, quindi per chi li compirà dopo il 2028 i requisiti potranno salire ancora, al massimo di tre mesi per ogni biennio secondo la regola in vigore dal 2021.
Le eccezioni: 15 anni, invalidi all’80%, gravosi
Le deroghe Amato: bastano 15 anni
Il decreto legislativo 503/1992 lascia aperta una porta per chi ha iniziato a lavorare molto tempo fa. Si va in pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi invece di 20, all’età ordinaria, in tre casi elencati dalla scheda INPS. Il primo: aver maturato 15 anni di contributi entro il 31 dicembre 1992. Il secondo: essere stati autorizzati ai versamenti volontari prima del 31 dicembre 1992 (questa deroga non vale per gli iscritti alle gestioni esclusive, cioè per buona parte dei dipendenti pubblici). Il terzo, pensato per carriere discontinue come quelle degli stagionali: essere lavoratori dipendenti con almeno 25 anni di anzianità assicurativa (cioè 25 anni dal primo contributo) e aver lavorato almeno dieci anni, anche non consecutivi, per periodi inferiori a 52 settimane nell’anno. Anche quest’ultima deroga esclude gli iscritti alle gestioni esclusive.
Invalidi almeno all’80%: 61 anni gli uomini, 56 le donne
I lavoratori dipendenti iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria con un’invalidità riconosciuta dall’INPS pari almeno all’80% conservano i requisiti di età precedenti alla riforma del 1992: 60 anni per gli uomini e 55 per le donne, più gli adeguamenti alla speranza di vita. Oggi significa 61 e 56 anni nel 2026, 61 anni e 1 mese e 56 anni e 1 mese nel 2027, 61 anni e 3 mesi e 56 anni e 3 mesi nel 2028, sempre con 20 anni di contributi.
Due dettagli fanno la differenza. Il primo è la finestra mobile di 12 mesi: la pensione non parte il mese dopo, ma un anno dopo la maturazione dei requisiti. Il secondo riguarda chi certifica l’invalidità. La scheda INPS parla di lavoratori riconosciuti invalidi dall’INPS, quindi conta la valutazione medico-legale dell’istituto: prima di contare su questa uscita conviene far verificare a un patronato se il proprio verbale è sufficiente o se serve un nuovo accertamento. La misura non riguarda gli autonomi né i dipendenti pubblici.
Gravosi e addetti ad attività faticose: l’aumento non si applica
I commi 186 e 187 della legge 199/2025 escludono dall’aumento 2027-2028 due gruppi, entrambi con almeno 30 anni di contributi. Da un lato i dipendenti che al momento della pensione svolgono una delle professioni gravose dell’allegato B della legge 205/2017 (tra le altre operai edili, conducenti di mezzi pesanti, infermieri con turni, maestre d’infanzia, facchini, addetti all’assistenza di persone non autosufficienti) da almeno sette anni negli ultimi dieci o da almeno sei negli ultimi sette. Dall’altro gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti del decreto legislativo 67/2011, come il lavoro notturno e la linea catena. Per i primi, con sette anni su dieci, e per i secondi l’età resta 66 anni e 7 mesi fino a tutto il 2028. Per chi ha sei anni su sette resta 67 anni. Attenzione a una clausola: secondo il comma 190, chi al momento del pensionamento percepisce l’APE sociale subisce comunque l’aumento, anche se è un lavoratore gravoso.
Da quando parte l’assegno e come si fa domanda
Per i dipendenti privati, gli autonomi e gli iscritti alla Gestione separata la pensione di vecchiaia decorre dal primo giorno del mese successivo a quello in cui si perfezionano tutti i requisiti. Non esiste la finestra di tre mesi dell’anticipata ordinaria: compi gli anni a marzo, la pensione parte dal 1° aprile. Su richiesta si può anche scegliere una decorrenza successiva, dal mese dopo la presentazione della domanda.
Le regole cambiano per alcune categorie. Per i dipendenti pubblici iscritti alle casse esclusive (Stato, enti locali, sanità) la pensione di vecchiaia decorre dal giorno successivo alla cessazione del servizio. Per scuola e AFAM la data è fissa: 1° settembre per la scuola, 1° novembre per l’alta formazione artistica e musicale, nell’anno in cui si perfezionano i requisiti. Chi usa il cumulo di contributi in gestioni diverse riceve la pensione dal primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti.
La domanda si presenta all’INPS. Il percorso, in pratica, è questo:
- scarica l’estratto conto contributivo dal portale INPS con SPID, CIE o CNS e controlla che non manchino periodi: un anno non accreditato può spostare l’uscita;
- se sei dipendente, calcola la data di dimissioni tenendo conto del preavviso del tuo contratto, perché senza cessazione del rapporto la pensione non parte;
- presenta la domanda online nel servizio “Pensione di vecchiaia”, oppure tramite il Contact center (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da cellulare) o un patronato, che lo fa gratis;
- segui lo stato della pratica nell’area riservata: il termine ordinario per il provvedimento è di 30 giorni, ma l’INPS prevede termini più lunghi per alcune prestazioni.
Tre casi calcolati
Abbiamo rifatto i conti mese per mese applicando i requisiti della circolare 28/2026, poi li abbiamo confrontati con il risultato del nostro calcolatore: coincidono. In tutti e tre i casi si tratta di lavoratori del settore privato che hanno già smesso di lavorare o smetteranno al momento della pensione.
1. Giovanni, nato a novembre 1959: deve muoversi adesso
Giovanni ha 38 anni di contributi, in parte prima del 1996. Compie 67 anni a novembre 2026, quando il requisito è ancora 67 anni tondi: la sua pensione di vecchiaia decorre dal 1° dicembre 2026. Il suo vicino di casa, nato a gennaio 1960 con la stessa carriera, compie 67 anni a gennaio 2027, quando ne servono 67 e 1 mese: matura il diritto a febbraio 2027 e prende il primo assegno dal 1° marzo 2027. Un mese di differenza all’anagrafe diventa tre mesi di differenza nel primo assegno.
Per Giovanni il punto pratico è il calendario. Se è ancora dipendente, deve dare le dimissioni in tempo perché il rapporto cessi entro fine novembre e presentare la domanda: da qui a dicembre ci sono poco più di due mesi, e i preavvisi di molti contratti collettivi sono di uno o due mesi. Se tarda, non perde il diritto maturato nel 2026, ma la pensione partirà dopo la cessazione.
2. Samir, contributivo puro con un assegno troppo basso
Samir è nato a ottobre 1960 e ha iniziato a lavorare in Italia nel 2004: tutto contributivo. Ha 22 anni di contributi, con stipendi bassi e lunghi periodi di part time, e il servizio “La mia pensione futura” dell’INPS gli stima un assegno di 480 euro lordi al mese. I requisiti anagrafici li raggiungerebbe a novembre 2027 (67 anni e 1 mese), con pensione dal 1° dicembre 2027. Ma 480 euro sono sotto l’assegno sociale, che nel 2026 vale 546,24 euro e nel 2027 sarà più alto: 66,24 euro di differenza già con i valori di quest’anno. La vecchiaia a 67 anni per lui non esiste, e nessuna integrazione al minimo lo può aiutare.
Gli restano due strade. La prima è la vecchiaia contributiva: 71 anni li compie a ottobre 2031, ma nel 2031 il requisito sarà almeno 71 anni e 3 mesi, quindi matura il diritto a gennaio 2032 e la pensione parte dal 1° febbraio 2032, più tardi se gli adeguamenti del 2029 e del 2031 alzeranno ancora l’età. Nel caso peggiore previsto dalla legge (tre mesi in più per biennio) si arriverebbe al 1° agosto 2032. La seconda è alzare l’assegno: continuare a lavorare, riscattare periodi o fare versamenti volontari, come spieghiamo nella guida ai contributi volontari INPS. Nel frattempo, se il reddito familiare è basso, a 67 anni può chiedere l’assegno sociale, che è una prestazione assistenziale con limiti di reddito precisi, spiegati nel nostro articolo sull’assegno sociale 2026.
3. Lucia, 18 anni di contributi
Lucia è nata ad aprile 1960 e ha 18 anni di contributi, i primi versati alla fine degli anni Settanta: è nel sistema misto. Ha smesso di lavorare da qualche anno. Compie 67 anni e 1 mese a maggio 2027, ma le mancano due anni per arrivare a 20. Senza correttivi, per lei la pensione di vecchiaia non arriva mai: la via dei 71 anni con 5 anni di contributi è riservata al contributivo puro, e lei ha contributi prima del 1996.
La prima verifica da fare è sulle deroghe Amato. Se 15 dei suoi 18 anni erano già accreditati al 31 dicembre 1992, va in pensione a 67 anni e 1 mese, con decorrenza dal 1° giugno 2027. Se ha lavorato per anni con contratti stagionali o part time verticali, conviene controllare anche la terza deroga, quella dei 25 anni di anzianità assicurativa. Poi va guardato se ha contributi in altre gestioni (per esempio qualche anno da artigiana o da dipendente pubblica): con il cumulo gratuito possono sommarsi e portarla a 20.
Se nessuna deroga funziona, restano i contributi volontari, a patto di avere l’autorizzazione dell’INPS (servono almeno cinque anni di contributi nella carriera, requisito che Lucia ha). Coprendo i 24 mesi da ottobre 2026 a settembre 2028, arriverebbe a 20 anni a settembre 2028: a quel punto ha 68 anni, supera i 67 e 3 mesi richiesti nel 2028, e la pensione partirebbe dal 1° ottobre 2028. Il costo dipende dalla sua ultima retribuzione e va chiesto all’INPS o a un patronato prima di decidere, perché due anni di versamenti possono pesare parecchio rispetto a un assegno che resterà modesto.
Rileggendo su Normattiva il comma 7 dell’articolo 24, abbiamo notato che la legge prevede ancora una rivalutazione della soglia del contributivo puro legata alla media quinquennale del PIL nominale, con il vincolo che non scenda mai sotto l’assegno sociale dell’anno. Chi legge solo la norma potrebbe pensare a una soglia diversa da 546,24 euro. L’allegato 2 della circolare INPS 28/2026 scioglie il dubbio per il 2027 e il 2028: la soglia indicata è “pari all’importo dell’assegno sociale”. Per un contributivo puro la verifica da fare è quindi una sola, confrontare la pensione stimata con l’assegno sociale dell’anno in cui si maturano i requisiti.
La manovra 2027 può cambiare le date?
Può, ma oggi non l’ha fatto. Il governo deve presentare in Parlamento il disegno di legge di bilancio 2027 entro il 20 ottobre, e tra le richieste emerse in queste settimane c’è quella di fermare di nuovo lo scatto dell’età, sostenuta dalla Lega. Si parla anche di estendere l’uscita a 64 anni al sistema misto, una proposta che abbiamo analizzato nell’articolo sulla pensione a 64 anni anche col sistema misto. Nessuna di queste ipotesi ha ancora un testo ufficiale, e il blocco dell’aumento avrebbe un costo che va trovato nei conti pubblici.
Finché una nuova legge non viene approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, valgono i requisiti della circolare 28/2026: 67 anni e 1 mese per chi compie gli anni nel 2027. Chi ha una data vicina conviene che pianifichi su quella, senza contare su un rinvio. Se il blocco arrivasse, chi matura nel 2027 potrebbe solo guadagnare un mese; chi invece rinvia le dimissioni aspettando la manovra rischia di perdere mesi di reddito.
Un’ultima nota per chi ha oggi 50-55 anni. Dopo il 2028 i requisiti verranno aggiornati da un nuovo decreto sulla base dei dati ISTAT, per il biennio 2029-2030, e nessuno oggi può dire di quanto. Il nostro calcolatore mostra sia la data con le regole in vigore sia quella del caso peggiore: guardare entrambe aiuta a non costruire piani su una data che potrebbe spostarsi.
Domande frequenti
Se compio 67 anni a dicembre 2026 ma presento la domanda nel 2027, devo aspettare il mese in più?
No. Conta la data in cui si raggiunge il requisito, non quella della domanda. Chi compie 67 anni entro il 31 dicembre 2026 ha diritto alla pensione con le regole del 2026, e la decorrenza dal 1° gennaio 2027 non cambia nulla.
Per i 20 anni valgono anche i contributi figurativi di maternità e disoccupazione?
Sì, per la pensione di vecchiaia a 67 anni conta la contribuzione a qualsiasi titolo, compresa quella figurativa. Fa eccezione la vecchiaia contributiva a 71 anni, dove i 5 anni devono essere di contribuzione effettiva.
Posso continuare a lavorare dopo la pensione di vecchiaia?
Sì. Per ottenerla il dipendente deve cessare il rapporto di lavoro in corso, ma dopo la decorrenza può essere riassunto o lavorare in proprio: la pensione di vecchiaia è cumulabile con i redditi da lavoro. Autonomi e parasubordinati non devono nemmeno chiudere l’attività.
La soglia dell’assegno sociale vale anche per chi ha contributi prima del 1996?
No, riguarda solo chi ha il primo contributo dal 1° gennaio 1996. Chi è nel sistema misto va in pensione con 20 anni di contributi qualunque sia l’importo, e se l’assegno è basso può avere l’integrazione al minimo, in base al reddito.
Come faccio a sapere se ho un contributo prima del 1996?
Dall’estratto conto contributivo sul portale INPS. Basta anche una sola settimana accreditata prima del 1996, per esempio un lavoro estivo da ragazzi, per stare nel sistema misto: ha effetti sulla soglia, sulla via dei 71 anni e sull’uscita a 64 anni.
Il lavoratore gravoso deve fare domanda di certificazione per restare a 66 anni e 7 mesi?
Deve dimostrare di avere svolto la mansione per il periodo richiesto e di avere 30 anni di contributi. La circolare 28/2026 rinvia per le istruzioni operative alle circolari 90/2017 e 126/2018: prima di dimettersi conviene far verificare la posizione a un patronato, perché la documentazione del datore di lavoro sulla mansione è quella che viene controllata.
Chi percepisce l’APE sociale va in pensione a 67 anni e 1 mese?
Sì, se matura la vecchiaia nel 2027. L’APE sociale accompagna fino alla pensione di vecchiaia e segue il requisito in vigore: il comma 190 della legge 199/2025 precisa che anche i lavoratori gravosi in APE sociale subiscono l’aumento.

