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Contributi volontari INPS 2026: quando conviene versarli e quanto costano

I contributi volontari INPS permettono di continuare a versare per la pensione anche quando si smette di lavorare, evitando che periodi di disoccupazione, maternità prolungata o scelte di vita personali si trasformino in buchi contributivi che allontanano la pensione o ne riducono l’importo. È uno strumento poco conosciuto ma che può fare una differenza concreta per chi si trova a metà carriera con una interruzione lavorativa non voluta.

📌 Articolo in breve
I contributi volontari permettono di versare di tasca propria i contributi previdenziali quando non si lavora, per non perdere continuità contributiva ai fini pensione. Servono almeno 5 anni di contributi versati (o 3 anni negli ultimi 5) per ottenere l’autorizzazione INPS. L’aliquota per i lavoratori dipendenti è del 33% calcolata sulla retribuzione media recente. Dal 2026 la domanda si presenta solo online.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non costituiscono consulenza previdenziale. Per una valutazione sulla tua situazione specifica rivolgiti a un patronato o consulta direttamente l’INPS.

📅 Ultimo aggiornamento: luglio 2026.

Indice

  1. Cosa sono i contributi volontari
  2. I requisiti per ottenere l’autorizzazione
  3. Quanto costano nel 2026
  4. Quando conviene davvero versarli
  5. Come richiedere l’autorizzazione
  6. Le alternative da valutare prima
  7. Un esempio pratico di calcolo
  8. Domande frequenti

Cosa sono i contributi volontari

Normalmente i contributi previdenziali vengono versati automaticamente dal datore di lavoro (per i dipendenti) o dal lavoratore stesso (per autonomi e partite IVA) come conseguenza diretta dell’attività lavorativa svolta. I contributi volontari sono invece un meccanismo che permette di continuare a versare anche in assenza di un’attività lavorativa effettiva, previa autorizzazione dell’INPS, per non interrompere la propria posizione contributiva.

Il caso tipico è quello di chi perde il lavoro e non trova subito una nuova occupazione, di chi si prende una pausa prolungata per motivi familiari, o di chi decide di ridurre l’attività lavorativa negli anni precedenti la pensione senza voler rinunciare alla continuità contributiva necessaria per maturare i requisiti pieni.

I requisiti per ottenere l’autorizzazione

Per ottenere l’autorizzazione ai contributi volontari serve dimostrare di avere già maturato almeno cinque anni di contributi, corrispondenti a 260 contributi settimanali o 60 mensili, indipendentemente da quando sono stati versati nel corso della carriera lavorativa. In alternativa, è sufficiente aver maturato almeno tre anni di contribuzione nei cinque anni precedenti la data di presentazione della domanda.

Questo secondo criterio è pensato per chi ha lavorato con continuità negli ultimi anni ma non arriva ancora a cinque anni di contributi complessivi nella carriera: basta comunque dimostrare un’attività recente sufficientemente consistente. È importante presentare la domanda in tempi ragionevoli dall’interruzione del lavoro, perché l’autorizzazione decorre generalmente dalla data della domanda o da quella dell’ultima contribuzione obbligatoria, e ritardi eccessivi possono creare comunque un vuoto contributivo nel periodo intermedio.

Quanto costano nel 2026

Il costo dei contributi volontari dipende dalla gestione previdenziale di appartenenza e dalla retribuzione o dal reddito di riferimento. Per i lavoratori dipendenti non agricoli l’aliquota applicata è del 33%, calcolata sulla base della retribuzione media percepita nell’ultimo periodo di lavoro effettivo, il che porta a versamenti mensili spesso significativi, proporzionati allo stipendio precedente.

Per gli artigiani iscritti alla gestione autonomi l’aliquota è del 24%, con un versamento mensile che nel 2026 va da un minimo di 376,16 euro a un massimo di 1.124,48 euro in base alla fascia di reddito dichiarata. Per i commercianti l’aliquota sale al 24,48%, con importi mensili che vanno da 383,69 euro fino a 1.146,97 euro per la classe di reddito più alta. Sono cifre importanti, che vanno valutate con attenzione rispetto al beneficio pensionistico atteso prima di impegnarsi in versamenti prolungati nel tempo.

Quando conviene davvero versarli

I contributi volontari hanno senso soprattutto in due situazioni: quando mancano pochi anni al raggiungimento dei requisiti pensionistici e un’interruzione lavorativa rischierebbe di allontanare ulteriormente il traguardo, oppure quando l’obiettivo è raggiungere una soglia specifica di anzianità contributiva necessaria per una particolare forma di pensionamento anticipato. Chi è invece a metà carriera, con molti anni di lavoro ancora davanti, potrebbe valutare che l’importo richiesto per i contributi volontari non giustifichi l’esborso rispetto ad altre priorità finanziarie del momento, sapendo che i contributi mancanti potranno comunque essere recuperati con anni di lavoro futuro.

Vale sempre la pena fare un calcolo concreto con un patronato o un consulente previdenziale prima di attivare i versamenti, perché il costo mensile, specialmente per i redditi medio-alti, può essere rilevante e va confrontato con l’effettivo beneficio in termini di anni di pensione guadagnati o di importo della rendita futura.

Come richiedere l’autorizzazione

Dal 1° gennaio 2026 la domanda di autorizzazione ai versamenti volontari va presentata esclusivamente online, tramite il servizio dedicato sul portale INPS, accessibile con SPID, CIE o CNS. In precedenza era possibile anche la presentazione tramite altri canali, ma la digitalizzazione completa della procedura ha reso il portale online l’unico punto di accesso, insieme all’assistenza di patronati e CAF per chi preferisce farsi seguire nella compilazione.

Una volta ottenuta l’autorizzazione, l’INPS comunica l’importo dovuto e le modalità di versamento periodico, generalmente trimestrale, e la posizione resta attiva fino a quando il lavoratore continua a versare regolarmente o comunica la cessazione dei versamenti.

Le alternative da valutare prima

Prima di attivare i contributi volontari, vale la pena verificare se esistono percorsi alternativi meno onerosi per coprire lo stesso periodo. La disoccupazione NASpI, ad esempio, genera automaticamente contribuzione figurativa per il periodo di fruizione, senza alcun esborso da parte del lavoratore. Anche i congedi parentali e alcune forme di malattia prolungata prevedono contribuzione figurativa automatica. I contributi volontari diventano quindi rilevanti soprattutto per i periodi non coperti da queste tutele, come una pausa lavorativa scelta liberamente o un periodo successivo all’esaurimento della NASpI.

Un esempio pratico di calcolo

Prendiamo il caso di un ex dipendente con una retribuzione media mensile precedente di 2.000 euro lordi, che perde il lavoro e, dopo aver esaurito la NASpI, decide di attivare i contributi volontari per non interrompere la propria posizione contributiva in vista della pensione. Applicando l’aliquota del 33% prevista per i lavoratori dipendenti, il versamento mensile dovuto si aggira intorno ai 660 euro, una cifra rilevante che va confrontata con attenzione rispetto alla propria situazione finanziaria del momento.

Per un artigiano con reddito nella fascia intermedia, lo stesso ragionamento porta a un versamento mensile più contenuto, nell’ordine di alcune centinaia di euro, per effetto sia dell’aliquota inferiore sia della base di calcolo diversa applicata alle gestioni autonome. Questo spiega perché la scelta di attivare i contributi volontari vada sempre valutata caso per caso, senza generalizzazioni valide per tutte le situazioni lavorative.

Domande frequenti

I contributi volontari valgono come i contributi da lavoro ordinario?

Sì, ai fini del calcolo della pensione i contributi volontari sono equiparati ai contributi obbligatori versati durante l’attività lavorativa, sia per il conteggio degli anni di anzianità contributiva sia per il calcolo dell’importo della pensione futura.

Posso smettere di versare i contributi volontari quando voglio?

Sì, non c’è un vincolo di durata minima: puoi interrompere i versamenti in qualsiasi momento comunicandolo all’INPS, e riprendere eventualmente in futuro presentando una nuova domanda, sempre che permangano i requisiti richiesti.

I contributi volontari sono deducibili dalle tasse?

Sì, i contributi previdenziali volontari versati all’INPS sono generalmente deducibili dal reddito imponibile ai fini IRPEF, con un beneficio fiscale che riduce in parte il costo effettivo sostenuto. Verifica sempre con un commercialista o CAF la corretta indicazione in dichiarazione dei redditi.

Quanto tempo impiega l’INPS a rispondere alla domanda di autorizzazione?

I tempi di risposta variano in base al carico di lavoro delle sedi territoriali, ma generalmente l’INPS fornisce un riscontro entro alcune settimane dalla presentazione della domanda online. È consigliabile presentare la richiesta il prima possibile dopo l’interruzione del lavoro, per ridurre al minimo l’eventuale periodo scoperto tra la fine dell’attività lavorativa e l’attivazione dei versamenti volontari.

Per capire come i periodi di disoccupazione influiscono sulla posizione previdenziale, leggi anche la nostra guida alla NASpI 2026. Per la domanda ufficiale consulta il portale INPS.

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