Top 5 This Week

Articoli simili

Scadenza 30 luglio 2026: cosa versare e come funziona la maggiorazione dello 0,40%

Scadenza 30 luglio 2026 è la data che riguarda milioni di contribuenti italiani: chi non ha versato entro il 30 giugno le imposte dirette del Modello Redditi 2026 ha ancora un mese di tempo, ma pagando qualcosa in più. Non va confusa con la proroga al 20 luglio riservata a chi applica gli ISA o il regime forfettario, di cui abbiamo parlato nella guida alla proroga ISA e forfettari: questa è una scadenza diversa, valida per una platea molto più ampia.

📌 Articolo in breve
Il 30 luglio 2026 scade la proroga ordinaria di 30 giorni rispetto al termine naturale del 30 giugno per versare IRPEF, IRES, IRAP, addizionali regionali e comunali, cedolare secca, imposta sostitutiva forfettari e contributi INPS. Chi paga entro questa data versa una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interessi. C’è anche una seconda finestra, fino al 20 agosto, con maggiorazione dello 0,80%.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Chi riguarda la scadenza del 30 luglio
  2. Cosa si versa esattamente
  3. Quanto costa la maggiorazione dello 0,40%
  4. La seconda finestra: 20 agosto con lo 0,80%
  5. Come si effettua il versamento
  6. Gli errori più comuni da evitare
  7. Il caso delle addizionali regionali e comunali
  8. Le tre scadenze a confronto
  9. Domande frequenti

Chi riguarda la scadenza del 30 luglio

Ogni anno il termine naturale per versare le imposte che emergono dalla dichiarazione dei redditi è il 30 giugno. Da qualche anno, però, è diventato quasi automatico che il legislatore conceda un mese di proroga a fronte di una piccola maggiorazione, e anche per il 2026 la regola si conferma: chi non paga entro fine giugno può farlo fino al 30 luglio 2026, con un interesse aggiuntivo dello 0,40% calcolato sull’importo dovuto.

A differenza della proroga al 20 luglio che avevamo raccontato per chi applica gli ISA o il regime forfettario — dove non c’è alcuna maggiorazione da pagare — questa finestra del 30 luglio riguarda tutti gli altri contribuenti: lavoratori autonomi ordinari, titolari di partita IVA fuori dal regime forfettario, società di persone e di capitali, professionisti con Modello Redditi Persone Fisiche. In pratica, se hai presentato il 730 tramite CAF o commercialista e hai debiti da versare, oppure se compili il Modello Redditi Persone Fisiche o Società, questa è la scadenza che ti interessa.

Cosa si versa esattamente

Dentro questa scadenza rientra un elenco piuttosto ampio di tributi. Ci sono l’IRPEF (saldo 2025 e primo acconto 2026), l’IRES per le società di capitali, l’IRAP per chi ne è soggetto, le addizionali regionali e comunali all’IRPEF, la cedolare secca sugli affitti, l’imposta sostitutiva per chi è nel regime forfettario e anche i contributi INPS dovuti da artigiani, commercianti e professionisti iscritti alla gestione separata.

Chi ha un commercialista di solito riceve già il calcolo pronto con l’F24 precompilato. Chi invece si muove da solo — capita spesso tra i titolari di piccola partita IVA — deve ricordarsi di sommare tutte queste voci prima di generare il modello di pagamento, perché dimenticarne una comporta poi ravvedimento operoso e ulteriori sanzioni.

Quanto costa la maggiorazione dello 0,40%

Facciamo un esempio concreto con numeri reali. Se devi versare 3.200 euro di saldo IRPEF, pagando entro il 30 giugno non avresti pagato nulla in più. Aspettando fino al 30 luglio, la maggiorazione dello 0,40% si applica sull’importo dovuto: 3.200 × 0,40% = 12,80 euro. Il totale da versare diventa quindi 3.212,80 euro. Su cifre più basse l’impatto è ancora più contenuto: su 800 euro di debito la maggiorazione è di appena 3,20 euro.

Non è quindi una penalità pesante, ed è per questo che moltissimi contribuenti scelgono deliberatamente di posticipare il pagamento di un mese: chi ha liquidità limitata a fine giugno preferisce spesso pagare qualche euro in più pur di avere trenta giorni in più per organizzarsi.

La seconda finestra: 20 agosto con lo 0,80%

Chi proprio non riesce a versare nemmeno entro il 30 luglio ha ancora una terza possibilità: pagare entro il 20 agosto 2026, con una maggiorazione dello 0,80% sull’importo dovuto. Tornando all’esempio di prima, sui 3.200 euro di saldo IRPEF la maggiorazione salirebbe a 25,60 euro, per un totale di 3.225,60 euro.

Vale la pena notare che il 20 agosto cade proprio nel periodo di sospensione feriale, quindi molti commercialisti consigliano di non ridursi proprio agli ultimi giorni: gli uffici, in quel periodo, lavorano a ritmo ridotto e un errore nell’F24 rischia di non essere corretto in tempo utile.

Come si effettua il versamento

Il pagamento avviene tramite modello F24, come descritto nella pagina ufficiale dello scadenzario dei versamenti dell’Agenzia delle Entrate, esattamente come per la scadenza ordinaria. Cambia solo un dettaglio tecnico: nel campo relativo agli interessi va indicato il codice tributo 1668 per la maggiorazione, distinto dal codice tributo del tributo principale. Chi utilizza il sito dell’Agenzia delle Entrate o il proprio home banking per compilare l’F24 spesso trova questo calcolo già automatizzato, ma è comunque utile controllare che l’importo degli interessi compaia come riga separata e non sommato al tributo principale, perché in caso di verifica automatica un errore di questo tipo può generare un avviso bonario anche a distanza di mesi.

Chi paga tramite intermediario abilitato — commercialista, CAF, consulente del lavoro — normalmente non deve preoccuparsi di questo dettaglio, perché il software gestionale lo calcola in automatico.

Gli errori più comuni da evitare

Il primo errore, e forse il più diffuso, è dimenticarsi che la maggiorazione va calcolata sul totale dei tributi versati con quell’F24, non tributo per tributo separatamente in modo arrotondato: un arrotondamento sbagliato genera differenze di pochi centesimi che comunque l’Agenzia delle Entrate può segnalare in automatico.

Il secondo errore riguarda la compensazione: chi ha crediti da usare in compensazione (ad esempio un credito IVA) deve fare attenzione a compilare correttamente sia la sezione dei debiti che quella dei crediti nello stesso F24, altrimenti rischia di versare l’intero importo lordo invece di quello netto dopo compensazione.

Il terzo, più banale ma frequentissimo tra chi ha più partite IVA o più immobili in cedolare secca, è confondere le scadenze tra loro: c’è chi versa per errore entro il 30 giugno pensando di dover comunque pagare la maggiorazione, perdendo così l’occasione di risparmiare quei pochi euro aspettando legittimamente.

Il caso particolare delle addizionali regionali e comunali

Un dettaglio che sfugge spesso a chi si muove da solo riguarda le addizionali regionali e comunali all’IRPEF. Molti pensano che seguano automaticamente le stesse regole del saldo IRPEF principale, ma in realtà alcuni Comuni applicano aliquote a scaglioni che vanno verificate ogni anno, perché possono cambiare da un esercizio all’altro senza un grande preavviso. Chi ha cambiato residenza nel corso del 2025 deve inoltre fare attenzione a quale Comune indicare come riferimento per l’addizionale, perché la regola generale è che conta il Comune di residenza al 1° gennaio dell’anno a cui si riferisce il reddito, non quello attuale.

Per chi ha più di un immobile in affitto con cedolare secca, vale la stessa logica di calcolo complessivo: la maggiorazione dello 0,40% si applica sul totale dovuto sommando tutti gli immobili, non riga per riga con arrotondamenti separati che rischiano di generare piccoli scostamenti rispetto a quanto effettivamente dovuto.

Le tre scadenze a confronto

Per avere un quadro d’insieme più chiaro, conviene mettere le tre date una accanto all’altra. Il 30 giugno resta il termine ordinario, senza alcuna maggiorazione da versare: chi ha la liquidità pronta e vuole evitare pensieri lo sceglie quasi sempre. Il 30 luglio, come abbiamo visto, comporta una maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto, calcolata in modo semplice e trasparente. Il 20 agosto, la finestra più estrema, porta la maggiorazione allo 0,80%, il doppio della precedente, ma resta comunque un costo contenuto rispetto agli interessi che si pagherebbero ricorrendo a un finanziamento o a una carta di credito revolving per coprire lo stesso importo nello stesso periodo.

Chi deve decidere quale data scegliere dovrebbe ragionare soprattutto sulla propria liquidità disponibile in quelle settimane, più che sulla differenza tra le maggiorazioni, che su importi ordinari resta comunque di poche decine di euro. Aspettare non conviene quasi mai se i soldi ci sono già, ma per chi ha davvero bisogno di quei trenta o cinquanta giorni in più per organizzarsi, il costo aggiuntivo è tutto sommato ragionevole.

Domande frequenti

Cosa succede se non pago nemmeno entro il 20 agosto?

Dopo il 20 agosto scattano le sanzioni ordinarie per omesso o tardivo versamento, pari al 30% dell’importo non versato (ridotte se si ricorre subito al ravvedimento operoso), oltre agli interessi legali calcolati giorno per giorno. Prima si regolarizza, minore è la sanzione dovuta.

La proroga al 30 luglio vale anche per l’IVA?

No. Il saldo IVA annuale ha una scadenza propria, generalmente il 16 marzo, con possibilità di rateizzazione o di versamento posticipato con maggiorazione dello 0,40% mensile già dal 30 giugno. La scadenza del 30 luglio di cui parliamo qui riguarda le imposte dirette che emergono dal Modello Redditi, non l’IVA.

Posso rateizzare l’importo dovuto al 30 luglio?

Sì, l’Agenzia delle Entrate consente di rateizzare gli importi dovuti in rate mensili di pari importo, con una piccola maggiorazione di interessi che cresce a seconda del numero di rate scelte. L’ultima rata deve comunque essere versata entro il 16 dicembre dello stesso anno.

Il regime forfettario rientra in questa scadenza o in quella del 20 luglio?

Dipende: chi applica gli ISA o il regime forfettario e ha scelto di sfruttare la proroga specifica prevista dal decreto di quest’anno paga entro il 20 luglio senza maggiorazione. Chi invece preferisce (o deve, per assenza dei requisiti della proroga specifica) seguire il calendario ordinario, può comunque versare entro il 30 luglio con la maggiorazione dello 0,40% qui descritta.

Per il quadro completo di tutte le scadenze del mese, consulta anche la nostra guida alle scadenze fiscali e come pagarle con F24.

Più popolari