Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato pensato per i lavoratori autonomi e i piccoli imprenditori: un’aliquota piatta al 15% (o al 5% nei primi cinque anni per chi avvia una nuova attività), niente IVA, niente studi di settore, contabilità semplificata. Nel 2026 i limiti e le regole sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, ma ci sono dettagli importanti da conoscere per capire se fa al caso tuo e come non perdere i requisiti di accesso.
Il regime forfettario 2026 si applica a partite IVA con ricavi fino a 85.000 euro. L’imposta sostitutiva è del 15% (5% per i primi 5 anni). Non si applica l’IVA sulle fatture. Ci sono cause di esclusione precise che vanno verificate ogni anno prima di restare nel regime.
Indice
- Cos’è il regime forfettario
- Requisiti e soglia di ricavi
- Chi non può accedere
- Come si calcola l’imposta
- I contributi INPS
- IVA e fatturazione
- Quando conviene e quando no
- Domande frequenti
Cos’è il regime forfettario
Il regime forfettario è un regime fiscale semplificato introdotto dalla Legge 190/2014 e pensato per i professionisti e le piccole imprese con volume d’affari contenuto. Il nome “forfettario” deriva dal fatto che il reddito imponibile non si calcola sottraendo le spese effettive dai ricavi, ma applicando ai ricavi un coefficiente di redditività forfettario che varia in base al codice ATECO dell’attività svolta — tra il 40% e l’86%. Su questo reddito “forfettizzato” si applica l’imposta sostitutiva.
Non sostituisce solo l’IRPEF: l’imposta sostitutiva del 15% rimpiazza anche le addizionali regionale e comunale, l’IRAP e, ovviamente, l’IVA sulle fatture emesse. Per molte categorie, soprattutto i professionisti con poche spese reali, è un vantaggio netto rispetto al regime ordinario. Per chi invece ha costi elevati da scaricare — dipendenti, affitti, attrezzature costose — il conto può essere diverso.
Requisiti e soglia di ricavi
Il requisito principale per accedere al regime forfettario nel 2026 è non aver superato 85.000 euro di ricavi o compensi nell’anno precedente. La soglia è unica per tutte le categorie di attività — non dipende più dal codice ATECO come accadeva prima della riforma del 2019. Se nell’anno precedente si sono superati gli 85.000 euro, si esce dal regime forfettario a partire dall’anno successivo e si adotta il regime ordinario.
C’è però una soglia di uscita immediata, durante l’anno in corso: se nel corso dell’anno i ricavi superano i 100.000 euro, si esce dal regime forfettario già da quell’anno, con obbligo di applicare l’IVA sulle fatture emesse dalla data del superamento. Questa è una regola introdotta dalla legge di bilancio 2023 che ha creato non poca confusione: sotto gli 85.000 si rinnova il forfettario, tra 85.000 e 100.000 si esce l’anno successivo, sopra i 100.000 si esce immediatamente.
Chi non può accedere
Esistono cause di esclusione precise che vanno verificate ogni anno. Le principali riguardano la partecipazione in società e la presenza di redditi da lavoro dipendente. Chi possiede partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari non può accedere al regime forfettario se queste attività sono “riconducibili” a quella per cui si apre la partita IVA. La valutazione non è sempre immediata e può richiedere l’opinione di un commercialista.
Sul fronte del lavoro dipendente, chi ha un contratto da dipendente con lo stesso datore di lavoro (o con un datore collegato) per cui svolge attività come libero professionista non può usare il forfettario. Anche chi ha redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro nell’anno precedente è escluso — salvo che il rapporto di lavoro dipendente sia cessato. I soci di SRL che svolgono prestazioni alla propria società sono un altro caso delicato che merita attenzione specifica.
Come si calcola l’imposta
Il calcolo segue tre passaggi. Prima si prendono i ricavi totali dell’anno. Poi si moltiplicano per il coefficiente di redditività previsto per la propria categoria ATECO — ad esempio, 78% per i professionisti (medici, avvocati, commercialisti, consulenti, informatici), 67% per i commercianti al dettaglio, 40% per chi fa intermediazione commerciale. Il risultato è il reddito imponibile forfettario. Su questo si applica l’aliquota del 15% (o il 5% nei primi cinque anni di attività, se si tratta di un’attività nuova e non si è esercitata un’attività analoga nei 3 anni precedenti).
Un esempio concreto: un consulente IT con 60.000 euro di ricavi nel 2026 calcola il reddito imponibile come 60.000 × 78% = 46.800 euro. L’imposta sostitutiva al 15% è 46.800 × 15% = 7.020 euro. Se fosse in regime ordinario con IRPEF al 35% su un reddito netto simile, pagherebbe significativamente di più — il risparmio fiscale è reale, e per questo il regime forfettario è così diffuso tra i professionisti italiani.
L’imposta si versa in due acconti (a giugno e novembre) e un saldo (a giugno dell’anno successivo), esattamente come l’IRPEF nel regime ordinario. Il calcolo degli acconti nel primo anno di apertura della partita IVA è zero — si inizia a versare dal secondo anno.
I contributi INPS
Il regime forfettario non esonera dal versamento dei contributi previdenziali INPS. I professionisti iscritti a una cassa professionale specifica (ingegneri, avvocati, commercialisti, medici) continuano a versare alla loro cassa secondo le regole della categoria. Chi non ha una cassa professionale si iscrive alla Gestione Separata INPS e versa il 26,23% del reddito imponibile forfettario (con un minimo annuo). I commercianti e gli artigiani versano invece alla rispettiva gestione INPS artigiani/commercianti con un minimale fisso più una percentuale sul reddito eccedente il minimale, con la possibilità di richiedere la riduzione del 35% sui contributi minimi grazie al regime forfettario.
IVA e fatturazione
Nel regime forfettario non si applica l’IVA sulle fatture emesse — né si scarica l’IVA sugli acquisti. Questo semplifica enormemente la gestione contabile: niente liquidazioni IVA mensili o trimestrali, niente dichiarazione IVA annuale. Sulle fatture va indicata la dicitura obbligatoria: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89 della Legge n. 190/2014 s.m.i. – Regime forfettario. Imposta non dovuta.”
La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari con ricavi superiori a 25.000 euro dall’anno 2024, e per tutti indistintamente dal 2024. Non ci sono più esoneri: anche chi ha ricavi bassi deve emettere fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.
Quando conviene e quando no
Il regime forfettario conviene tipicamente quando le spese reali dell’attività sono basse rispetto ai ricavi — cioè quando il reddito effettivo è vicino al reddito forfettizzato. Per un consulente o un libero professionista che lavora da casa con poche spese, la tassazione al 15% su una base imponibile dell’78% dei ricavi è quasi sempre più vantaggiosa dell’IRPEF progressiva. Per un artigiano con dipendenti, un affitto commerciale e materie prime, invece, il regime ordinario può permettere di scaricare costi reali che il forfettario non considera.
Bisogna anche tenere conto della pensione futura: contributi più bassi significano pensione futura più bassa. Chi punta a costruire una pensione dignitosa dovrebbe valutare con attenzione la riduzione contributiva, specialmente se è giovane e ha un orizzonte lavorativo lungo davanti. Un commercialista può fare questa simulazione con numeri reali. Leggi anche la nostra guida sulla partita IVA per capire tutti i costi di apertura e gestione.
Domande frequenti
Posso avere sia il lavoro dipendente che la partita IVA forfettaria?
Sì, ma con attenzione. La combinazione è possibile se il datore di lavoro è diverso dal cliente della partita IVA, e se i redditi da lavoro dipendente non superano i 30.000 euro nell’anno precedente. Se il tuo cliente principale è lo stesso datore di lavoro, sei escluso dal forfettario.
Cosa succede se supero gli 85.000 euro?
Se superi gli 85.000 ma rimani sotto i 100.000 euro, esci dal forfettario a partire dall’anno successivo. Se superi i 100.000 euro durante l’anno, esci immediatamente e devi iniziare ad applicare l’IVA sulle fatture dalla data del superamento.
Il regime forfettario si rinnova automaticamente?
Sì. Non c’è bisogno di presentare domanda ogni anno. Se mantieni i requisiti di accesso, rimani nel regime forfettario automaticamente. Se perdi un requisito, devi comunicarlo all’Agenzia delle Entrate e passare al regime ordinario.
Posso emettere nota di credito nel regime forfettario?
Sì, le note di credito (storno di fatture) sono ammesse e seguono le stesse regole delle fatture: vanno emesse elettronicamente e senza IVA. Riducono i ricavi dell’anno in cui vengono emesse.

