Un iPhone ricondizionato costa dal 15 al 40 per cento in meno dello stesso modello nuovo, e nella finestra di un lancio è il momento in cui i prezzi si muovono di più. Il problema è che quasi tutto quello che si legge nelle schede prodotto — il grado estetico, la percentuale di batteria, la durata della garanzia — non è regolato da nessuna norma, e due venditori possono chiamare “grado A” due telefoni molto diversi. Quello che invece è regolato, e che pochi acquirenti sanno di avere, è la garanzia.
Sul ricondizionato venduto da un professionista la garanzia legale è di 24 mesi come sul nuovo. Può scendere a 12, ma solo con un accordo espresso tra venditore e acquirente: una riga nelle condizioni generali non basta da sola a valere come accordo. I gradi estetici A/B/C non sono uno standard di legge e non sono confrontabili tra siti diversi. Il dato tecnico che conta davvero è la capacità residua della batteria dichiarata per iscritto. E l’obbligo di segnalare il difetto entro due mesi, che molti venditori scrivono ancora nelle condizioni, è abrogato dal 2022.
Indice
- Ricondizionato, usato, rigenerato: non sono sinonimi
- La garanzia: 24 mesi, non 12 per default
- I gradi estetici non vogliono dire niente (tra un sito e l’altro)
- Batteria: l’unico numero tecnico che conta
- Quanto si risparmia davvero
- I controlli da fare nei primi dieci minuti
- Domande frequenti
Ricondizionato, usato, rigenerato: non sono sinonimi
Nel linguaggio commerciale le tre parole vengono usate come se fossero intercambiabili, ma dal punto di vista di chi compra descrivono situazioni molto diverse. Un telefono usato comprato da un privato su un marketplace non ha nessuna garanzia legale: tra privati la disciplina del Codice del consumo non si applica, e se dopo due settimane muore la scheda madre il problema è di chi ha comprato. Un telefono ricondizionato venduto da un’azienda è una vendita tra professionista e consumatore a tutti gli effetti, con gli stessi obblighi di un negozio che vende il modello nuovo in vetrina.
La parola rigenerato, invece, non ha un significato tecnico stabile. Alcuni venditori la usano per indicare telefoni su cui sono stati sostituiti componenti (tipicamente batteria e scocca), altri la usano come sinonimo di ricondizionato senza che sia stato toccato niente. È una di quelle parole che sembra promettere qualcosa e non promette nulla: quello che conta è cosa c’è scritto nella scheda tecnica del singolo annuncio, non l’etichetta in cima alla pagina.
Un caso a sé è il ricondizionato del produttore. Apple vende dispositivi ricondizionati direttamente dal proprio negozio online dedicato, con batteria e scocca esterna nuove, imballo diverso da quello originale e un anno di garanzia del produttore. Sono in genere più cari dei ricondizionati di terze parti e la disponibilità dei modelli recenti è irregolare, ma è l’unico canale in cui il ricondizionatore e il produttore coincidono.
La garanzia: 24 mesi, non 12 per default
Qui c’è l’equivoco che costa più soldi alle persone. Molti acquirenti danno per scontato che sul ricondizionato la garanzia sia di dodici mesi, perché è quello che c’è scritto sulla maggior parte dei siti. Ma la regola di partenza è un’altra: la garanzia legale di conformità dura due anni e si applica a qualsiasi bene venduto da un professionista a un consumatore, nuovo o usato che sia.
La riduzione a dodici mesi è possibile, ma è un’eccezione con una condizione precisa. L’articolo 133 del Codice del consumo consente alle parti di limitare la durata della responsabilità del venditore per i beni usati, “purché non inferiore a un anno”, e quella limitazione deve risultare da un accordo tra venditore e consumatore. Accordo significa qualcosa di più di una frase nascosta nelle condizioni generali che nessuno legge: il consumatore deve essere stato informato in modo specifico e avere accettato quella specifica riduzione prima dell’acquisto.
La conseguenza pratica è che, se un venditore si limita a scrivere “garanzia 12 mesi” in fondo alla scheda prodotto senza che l’acquirente abbia mai spuntato o firmato nulla di specifico su quel punto, c’è un argomento serio per sostenere che la garanzia sia rimasta di 24 mesi. Non è una certezza automatica — dipende da come è costruito il processo d’acquisto del singolo sito — ma è una posizione che vale la pena tenere in una contestazione, invece di arrendersi al tredicesimo mese.
Vale poi tutto il resto della disciplina ordinaria, che abbiamo raccontato per esteso nella guida alla garanzia dell’iPhone e a chi deve risponderne: la garanzia la deve il venditore e non il produttore, e per i primi dodici mesi il difetto si presume esistente al momento della consegna, quindi non tocca all’acquirente dimostrarlo.
Un dettaglio che nel ricondizionato torna spessissimo: nelle condizioni generali di parecchi rivenditori si legge ancora che il difetto va denunciato entro due mesi dalla scoperta, pena la decadenza. Quell’obbligo non esiste più: è stato abrogato dalla riforma entrata in vigore nel 2022. Se un servizio clienti lo tira fuori per respingere una richiesta, sta citando una norma che non c’è.
I gradi estetici non vogliono dire niente (tra un sito e l’altro)
Praticamente tutti i venditori di ricondizionato classificano i telefoni con una scala: A, B, C, oppure “ottimo / buono / accettabile”, oppure quattro stelline. Nessuna di queste scale è definita da una legge, da una norma tecnica o da un ente terzo. Ogni azienda scrive la propria e la applica con i propri criteri interni.
Questo ha una conseguenza molto concreta: confrontare il prezzo di un “grado A” su un sito con il prezzo di un “grado A” su un altro sito non è un confronto tra due cose uguali. Su alcuni cataloghi il grado più alto ammette micrograffi visibili in controluce, su altri il grado più alto è un telefono senza alcun segno. La scala serve al venditore per organizzare il magazzino, non all’acquirente per comparare.
Quello che rende un annuncio confrontabile è la descrizione in chiaro: quanti segni, dove, se il vetro è originale o sostituito, se la scocca è stata cambiata, se ci sono foto del dispositivo reale e non di repertorio. Un annuncio che dice “grado B” e basta sta dando meno informazioni di un annuncio che scrive “due graffi sul bordo inferiore, schermo senza segni, scocca originale”.
Batteria: l’unico numero tecnico che conta
Sul ricondizionato la batteria è la componente che determina se l’affare è tale o no, perché è l’unica che si consuma in modo garantito con l’uso e che costa da sostituire. Il numero da cercare è la capacità residua dichiarata: una batteria all’85 per cento ha già perso un settimo della sua autonomia originale, e su un telefono usato intensamente scenderà sotto l’80 nel giro di pochi mesi.
Una soglia utile da tenere in testa è proprio l’80 per cento, perché è il livello sotto cui Apple stessa considera la batteria da sostituire e sotto cui iOS inizia a segnalare che le prestazioni possono essere limitate. Molti venditori seri dichiarano una soglia minima garantita — tipicamente 80 o 85 per cento — e alcuni montano una batteria nuova su tutti i dispositivi venduti. È una differenza che vale decine di euro e che va cercata nella scheda, non data per scontata.
Attenzione a un equivoco che si sta diffondendo: il regolamento europeo che impone alle batterie degli smartphone di reggere almeno 800 cicli di ricarica mantenendo l’80 per cento della capacità riguarda i dispositivi immessi sul mercato come nuovi dal giugno 2025, non i ricondizionati di generazioni precedenti. Un iPhone del 2022 ricondizionato nel 2026 non ricade in quel requisito. Ne avevamo parlato affrontando i falsi miti sugli obblighi europei di aggiornamento nell’articolo su quali iPhone ricevono iOS 27.
Quanto si risparmia davvero
Il risparmio dipende da quanto è vecchio il modello e da quanto è recente il ricondizionamento. La regola empirica che si osserva sui cataloghi italiani è che lo sconto rispetto al listino Apple del modello equivalente nuovo cresce con l’età del dispositivo, ma cresce anche il rischio di trovarsi con un telefono che uscirà presto dalla lista di compatibilità del software.
| Canale | Garanzia | Chi risponde | Recesso 14 giorni |
|---|---|---|---|
| Nuovo da rivenditore | 24 mesi di legge | Il venditore | Sì se acquisto a distanza |
| Ricondizionato del produttore | 24 mesi di legge + garanzia commerciale | Il venditore | Sì |
| Ricondizionato di terze parti | 24 mesi, riducibili a 12 solo con accordo espresso | Il venditore | Sì |
| Usato da privato | Nessuna garanzia legale | Nessuno | No |
Il confronto va fatto però con il prezzo di strada del nuovo, non con il listino ufficiale. Nelle settimane in cui esce una nuova generazione i modelli dell’anno precedente scendono parecchio nella grande distribuzione, e capita che un nuovo scontato costi quanto un ricondizionato di grado alto della stessa generazione: a quel punto il ricondizionato non ha più senso. È lo stesso movimento di prezzi che abbiamo descritto parlando di perché il modello base dell’iPhone 18 non arriva prima del 2027, ed è il motivo per cui il momento dell’acquisto conta quanto il canale.
C’è poi l’alternativa che quasi nessuno calcola: tenere il telefono che si ha e usarlo come parte del pagamento. I valori di permuta si muovono nelle stesse settimane dei lanci, e abbiamo raccolto le cifre reali nell’articolo su quanto vale davvero il tuo vecchio telefono.
I controlli da fare nei primi dieci minuti
Appena arriva il pacco, prima di trasferire i dati e prima che passino i quattordici giorni di ripensamento, vale la pena spendere dieci minuti su tre verifiche. La prima è la capacità della batteria, che si legge in Impostazioni alla voce Batteria: se il numero è più basso di quello dichiarato nell’annuncio, è un difetto di conformità e il telefono si rimanda indietro.
La seconda è il numero di serie, da confrontare con quello stampato nella confezione e con quello che compare nella pagina di verifica della copertura Apple: serve a capire se il dispositivo è quello descritto e se ha ancora copertura residua del produttore. La terza riguarda il blocco di attivazione: se all’accensione il telefono chiede le credenziali di un account che non è il tuo, non è utilizzabile e va restituito immediatamente. È una situazione più comune di quanto sembri, e ne parliamo nel dettaglio nella guida a come cancellare i dati dal vecchio iPhone prima di venderlo.
Un’ultima raccomandazione riguarda dove si compra. Nelle settimane di un lancio compaiono negozi online costruiti apposta per intercettare chi cerca l’affare, e il ricondizionato è la vetrina perfetta perché uno sconto forte non insospettisce nessuno. I segnali per riconoscerli sono gli stessi che abbiamo elencato nell’articolo sulle truffe che girano al lancio del nuovo iPhone.
Domande frequenti
Un iPhone ricondizionato ha 12 o 24 mesi di garanzia?
Ventiquattro, salvo che venditore e acquirente abbiano espressamente concordato la riduzione a dodici mesi prima dell’acquisto. La riduzione è consentita dall’articolo 133 del Codice del consumo solo per i beni usati e non può mai scendere sotto un anno.
Il grado A è sempre migliore del grado B?
Sullo stesso sito sì, tra siti diversi non è detto: le scale sono interne a ciascun venditore e non seguono nessuno standard comune. Conta di più la descrizione dettagliata dei segni e la presenza di foto reali del dispositivo.
Posso restituirlo se non mi piace?
Se l’acquisto è avvenuto online o comunque a distanza, sì: valgono i quattordici giorni di ripensamento, senza dover dare motivazioni. In negozio fisico il diritto di ripensamento non esiste, salvo che il venditore lo conceda per sua scelta commerciale.
Conviene un ricondizionato o un modello nuovo della generazione precedente?
Dipende dalla differenza di prezzo reale in quel momento. Nelle settimane successive a un lancio il nuovo della generazione uscente viene scontato parecchio, e se la distanza scende sotto il 15-20 per cento il nuovo è quasi sempre la scelta migliore, perché parte da garanzia piena e batteria a zero cicli.
La batteria sostituita fa perdere la garanzia?
No. Se la sostituzione è stata fatta dal ricondizionatore prima della vendita, fa parte del prodotto che ti è stato venduto ed è coperta come il resto. Diverso è intervenire da soli dopo l’acquisto su un dispositivo ancora in garanzia commerciale del produttore.

