Abbassare il riscaldamento di un grado fa risparmiare fino al 10% del combustibile, secondo l’ENEA, ed è il consiglio che torna ogni autunno insieme all’accensione dei termosifoni. Quel «fino a» però è un tetto, non una media. Con il gas dei clienti vulnerabili salito a 162,02 centesimi al metro cubo a settembre, il prezzo più alto del 2026, vale la pena fare i conti con precisione. Qui trovi i limiti di temperatura in vigore per la stagione 2026/2027, la fonte esatta della stima ENEA, tre esempi numerici e un calcolatore che, partendo dai metri cubi o dalla spesa della tua bolletta, ti dice quanti euro puoi risparmiare abbassando il termostato di uno, due o tre gradi.
In casa la legge consente al massimo 20 °C con 2 gradi di tolleranza (DPR 74/2013, art. 3). Il limite di 19 °C deciso per la crisi del gas valeva solo per l’inverno 2022-2023 e non è stato rinnovato a livello nazionale; alcuni comuni, come Milano, lo hanno però adottato con proprie ordinanze. L’ENEA scrive che «per ogni grado in meno si risparmia fino al 10% sui consumi di combustibile». Con il gas a 1,6202 euro al metro cubo, un grado in meno vale fino a circa 73 euro l’anno in un bilocale da 450 smc, 130 euro in un appartamento da 800 smc e 243 euro in una casa da 1.500 smc. Con una stima prudente al 5% le cifre si dimezzano.
Indice
- Quanto si può scaldare casa nella stagione 2026/2027
- Il limite a 19 gradi del 2022 non c’è più (tranne dove lo decide il comune)
- Quanto si risparmia per ogni grado: cosa scrive davvero l’ENEA
- Tre esempi con il prezzo del gas di settembre
- Calcolatore del risparmio
- Come usare il calcolatore
- Valvole termostatiche, cronotermostato e umidità
- Caldaia, pompa di calore, pellet: il grado vale per tutti
- Domande frequenti
Quanto si può scaldare casa nella stagione 2026/2027
Il tetto lo fissa l’articolo 3 del DPR 74/2013, che abbiamo riletto su Normattiva: durante il funzionamento del riscaldamento la media ponderata delle temperature dell’aria nelle stanze riscaldate di ogni abitazione «non deve superare» 20 °C più 2 °C di tolleranza. Per gli edifici industriali e artigianali il limite scende a 18 °C, sempre con due gradi di tolleranza.
In pratica in un appartamento si può arrivare a 22 °C senza violare la norma. Il riferimento, però, è la media delle stanze riscaldate, non il numero che leggi sul display del termostato in corridoio: un soggiorno a 21 gradi e una camera a 19 fanno una media di 20. È uno dei motivi per cui le valvole sui singoli termosifoni contano tanto, come vedremo più avanti.
Il decreto legislativo 48/2020 prevede che il DPR 74/2013 sia abrogato quando uscirà un nuovo decreto attuativo sugli impianti termici, ma su Normattiva l’articolo 3 risulta ancora vigente: per la stagione che si apre il riferimento resta questo. Date di accensione e ore giornaliere per ognuna delle sei zone climatiche le abbiamo raccolte nella guida all’accensione dei riscaldamenti 2026/2027: nella zona E, quella di gran parte del Nord, si parte dal 15 ottobre con un massimo di 14 ore al giorno.
Il limite a 19 gradi del 2022 non c’è più (tranne dove lo decide il comune)
Molti ricordano il «tetto a 19 gradi», e in giro si legge ancora che sarebbe la regola. Viene dal decreto ministeriale 383 del 6 ottobre 2022, scritto in piena crisi del gas russo. L’articolo 1, comma 7, riduceva di 1 °C i valori del DPR 74/2013, ma solo «durante il periodo di funzionamento nella stagione invernale 2022-2023» e solo per gli impianti alimentati a gas naturale. Toglieva anche 15 giorni alla stagione e un’ora al giorno di accensione.
Quella misura è scaduta con la primavera del 2023. Per la stagione 2026/2027 non risulta un decreto nazionale analogo, nonostante il rincaro del gas di quest’autunno: il limite nazionale resta 20 °C più 2. Le cose cambiano se il tuo comune ha deciso diversamente. Milano, per esempio, nella pagina sul calendario di accensione indica per la stagione 2025/2026 un massimo di 19 °C più 2 di tolleranza e 13 ore al giorno, un’ora in meno del limite nazionale per la zona E, sulla base di un’ordinanza del sindaco. Quando abbiamo controllato, la pagina riportava ancora la stagione precedente: per il 2026/2027 conviene guardare l’ordinanza aggiornata del proprio comune, che di solito esce a inizio ottobre.
C’è anche il condominio. L’assemblea non può autorizzare temperature o orari più ampi della legge, ma può stabilirne di più stretti per contenere la spesa comune, e nei centralizzati è l’amministratore a impostare la regolazione. Il tuo margine, lì, sta nelle valvole dei termosifoni.
Quanto si risparmia per ogni grado: cosa scrive davvero l’ENEA
Abbiamo letto i comunicati dell’ENEA sul riscaldamento dal 2022 al 2025. La frase è sempre la stessa, parola per parola, anche nel più recente, quello sulla stagione 2025/2026: «Bastano 19°C per garantire il comfort necessario. Per ogni grado in meno si risparmia fino al 10% sui consumi di combustibile». Nel vademecum del 2022 l’agenzia l’aveva detta al contrario: ogni grado in più rispetto ai 19 °C «comporta un aumento del consumo fino al 10%».
La cifra «5-10%» che circola in molti articoli non è nei testi dell’ENEA che abbiamo trovato. L’agenzia indica un massimo, e non una forbice. Nel comunicato del 2023 c’è un secondo numero utile: accendere l’impianto un’ora in meno al giorno e ridurre di un grado la temperatura «può portare a un risparmio energetico di circa il 15%».
Perché «fino a»? Il calore che una casa disperde verso l’esterno cresce con la differenza tra la temperatura interna e quella esterna. Un ragionamento semplificato aiuta a capirlo. Se in una giornata fuori ci sono 10 gradi e dentro 20, la differenza è 10: scendere a 19 la riduce a 9, cioè del 10%. Se fuori ci sono 4 gradi, la differenza passa da 16 a 15 e il taglio è del 6,25%. Le temperature sono ipotesi nostre e il modello ignora il calore gratuito di sole, persone ed elettrodomestici. La conclusione però regge: nelle zone miti e nelle mezze stagioni un grado pesa di più, nei mesi più freddi del Nord pesa meno. Per questo negli esempi affianchiamo al 10% dell’ENEA uno scenario prudente al 5%.
Nelle due fonti ENEA sulle valvole termostatiche i numeri non coincidono: il comunicato del 2022 con i 20 consigli contro il caro bollette parla di un risparmio «di circa il 13% del consumo di gas metano», quelli del 2024 e del 2025 di «fino al 20%». Non è una contraddizione: il primo è un valore indicativo, il secondo un massimo. È lo stesso schema del 10% per grado, e conviene leggerlo allo stesso modo, come il risultato possibile in condizioni favorevoli.
Tre esempi con il prezzo del gas di settembre
Per i prezzi partiamo dall’ARERA. Con la nota del 2 ottobre 2026 l’Autorità ha comunicato che a settembre la spesa del cliente tipo vulnerabile è salita del 12,7% rispetto ad agosto. Il prezzo di riferimento tutto compreso per la famiglia tipo da 1.100 metri cubi l’anno è di 162,02 centesimi al metro cubo; l’allegato in PDF della nota, quando abbiamo scritto, non si apriva dal sito dell’ARERA, ma il valore torna con l’aumento ufficiale (143,72 centesimi di agosto più il 12,7%). Dettagli nell’articolo sulla bolletta gas dei vulnerabili a settembre 2026. Il prezzo del mercato libero dipende dal contratto: se il tuo è diverso, nel calcolatore puoi cambiarlo.
I consumi sono ipotesi dichiarate, riferite al solo riscaldamento (senza cucina e acqua calda): 450 metri cubi l’anno per un bilocale di circa 50 m², 800 per un appartamento di circa 90 m², 1.500 per una casa indipendente di circa 150 m². Isolamento, piano, esposizione e zona climatica possono spostare questi numeri anche del doppio, in un senso o nell’altro. Il conto è sempre lo stesso: metri cubi annui per la percentuale di risparmio, e il risultato per 1,6202 euro.
| Abitazione (ipotesi) | Gas per il riscaldamento | Spesa annua | −1 °C, prudente (5%) | −1 °C, massimo ENEA (10%) | −2 °C, massimo ENEA (20%) |
|---|---|---|---|---|---|
| Bilocale, circa 50 m² | 450 smc | 729,09 € | 22,5 smc · 36,45 € | 45 smc · 72,91 € | 90 smc · 145,82 € |
| Appartamento, circa 90 m² | 800 smc | 1.296,16 € | 40 smc · 64,81 € | 80 smc · 129,62 € | 160 smc · 259,23 € |
| Casa indipendente, circa 150 m² | 1.500 smc | 2.430,30 € | 75 smc · 121,52 € | 150 smc · 243,03 € | 300 smc · 486,06 € |
Elaborazione thequestion.it. Prezzo: 1,6202 €/smc, riferimento ARERA per i clienti vulnerabili a settembre 2026, tasse incluse. Percentuali: 10% per grado, valore massimo indicato dall’ENEA; 5% per grado, ipotesi prudente della redazione. Esempio di calcolo: 800 × 10% = 80 smc; 80 × 1,6202 = 129,62 €.
Il bilocale è il caso in cui il grado in meno rende meno in valore assoluto: tra 36 e 73 euro l’anno. Poco, ma a costo zero. Nell’appartamento da 800 metri cubi il risparmio sale a una cifra tra 65 e 130 euro, e scendere da 22 a 20 gradi, cioè dal massimo consentito al valore base della legge, porta il tetto teorico a 259 euro.
Nella casa indipendente il discorso cambia scala. Qui un grado vale tra 121 e 243 euro, due gradi fino a 486. È anche il caso più incerto, e una parte del risparmio si perde se poi qualcuno accende una stufetta elettrica nella stanza più fredda. Con la luce dei vulnerabili a 43,43 centesimi per kWh nel quarto trimestre (comunicato ARERA del 29 settembre), una stufetta da 2.000 watt accesa un’ora costa 87 centesimi: bastano poche decine di sere per mangiarsi il risparmio del bilocale.
Un’avvertenza: i 162,02 centesimi sono un prezzo medio che include le quote fisse annuali, che non calano se consumi meno. Ogni metro cubo risparmiato vale quindi un po’ meno, e le cifre della tabella sono stime per eccesso. Per un conto più fedele, nel calcolatore puoi inserire il prezzo al metro cubo della tua bolletta.
Calcolatore del risparmio abbassando il termostato
🧮 Quanto risparmi abbassando il riscaldamento
Come usare il calcolatore
Il dato di partenza più affidabile è il consumo annuo, che trovi in bolletta alla voce dei consumi degli ultimi dodici mesi; lo storico completo si consulta con SPID o CIE sul Portale Consumi dell’ARERA. Se usi il gas anche per la cucina e l’acqua calda, togli una quota: la parte che dipende dal termostato è solo quella del riscaldamento. Per stimarla, guarda quanto consumi al mese d’estate, a termosifoni spenti, e sottrai quella media dai mesi invernali.
Se conosci solo la spesa, scegli «Spesa annua» nel primo menu e scrivi gli euro pagati per il riscaldamento: il calcolatore ricava i metri cubi dividendo per il prezzo. Il prezzo è precompilato con 1,6202 euro, il riferimento ARERA di settembre per i vulnerabili. Chi ha un’offerta del mercato libero può sostituirlo con il prezzo indicato nel proprio contratto, sempre in euro e non in centesimi.
La percentuale per grado è impostata al 10%, il massimo indicato dall’ENEA, e si può abbassare. Accanto al risultato principale il calcolatore mostra uno scenario prudente con metà della percentuale scelta, che per una casa del Nord in pieno inverno è spesso il numero più vicino alla realtà. Per due o tre gradi la percentuale viene moltiplicata per i gradi, seguendo la formula ENEA «per ogni grado».
Valvole termostatiche, cronotermostato e umidità
Abbassare di un grado il termostato generale è l’intervento più semplice, ma non sempre il più efficace. Spesso alcune stanze, come la cucina o il soggiorno esposto a sud, sono più calde delle altre. Le valvole termostatiche sui termosifoni regolano ogni ambiente separatamente e chiudono il flusso dell’acqua calda quando la stanza ha raggiunto la temperatura scelta. L’ENEA ricorda che sono obbligatorie per legge nei condomini e che possono ridurre i consumi fino al 20%. Sulla manopola di solito ci sono numeri e non gradi, e la corrispondenza tra le due scale cambia da produttore a produttore: si trova nel libretto della valvola.
Il cronotermostato lavora sul tempo, non sullo spazio. Permette di impostare due o più livelli nell’arco della giornata, per esempio 20 gradi quando si è in casa e 16-17 di notte o durante l’orario di lavoro. Per assenze di poche ore, spegnere del tutto e riaccendere da freddo di solito conviene meno che mantenere una temperatura ridotta, perché pareti e pavimenti si raffreddano e poi vanno riscaldati di nuovo. Per chi ha la caldaia autonoma l’ENEA consiglia anche la termoregolazione climatica, una sonda esterna che regola la temperatura dell’acqua mandata ai termosifoni in base al tempo che fa fuori: secondo l’agenzia limita i consumi fino al 25% ogni 10 °C in meno di mandata.
Poi c’è l’umidità, che decide quanto 19 o 20 gradi sembrano comodi. Nel vademecum del 2022 l’ENEA spiegava che sotto il 40% di umidità l’aria diventa troppo secca e favorevole a virus e batteri, mentre sopra il 70% si forma condensa sulle pareti fredde e sulle finestre, con il rischio di muffa. Tra questi due valori un grado in meno si sente molto meno. Un igrometro costa pochi euro, e aiuta anche a capire quando arieggiare: per l’ENEA bastano pochi minuti con le finestre spalancate, mentre tenerle socchiuse a lungo disperde calore. Tapparelle abbassate la sera e un pannello riflettente dietro i termosifoni sui muri esterni completano il quadro.
Caldaia, pompa di calore, pellet: il grado vale per tutti
La regola del grado in meno non dipende dal combustibile, perché agisce sul calore che la casa disperde e non sul modo in cui lo si produce. Cambia invece il valore in euro di ogni punto percentuale, che segue il costo del calore. Nel nostro confronto su come riscaldare con il condizionatore contro gas, pellet e stufetta, con gli stessi prezzi ARERA, un kWh di calore utile costa circa 16,8 centesimi con una caldaia a condensazione, 11,3 con una stufa a pellet in sacchi e tra 8,5 e 14,5 centesimi con uno split in pompa di calore, a seconda di quanto rende.
Ne segue che, a parità di casa, un grado in meno fa risparmiare più euro a chi scalda con il gas che a chi usa una pompa di calore efficiente o il pellet. Un esempio, con un’ipotesi dichiarata: uno split che in un inverno consuma 1.500 kWh di elettricità per scaldare, abbassato di un grado, risparmia tra 75 e 150 kWh se si applicano il 5% e il 10%. Con la luce dei vulnerabili a 43,43 centesimi sono tra 32,57 e 65,15 euro. Chi usa il pellet può fare lo stesso conto sui sacchi: i prezzi aggiornati sono nella guida al prezzo del pellet per l’inverno 2026/2027.
Il grado in meno, infine, rende di più se l’impianto è in ordine. Ogni quanto va controllata e quanto costa lo trovi nella guida al controllo della caldaia, mentre per le altre voci della bolletta resta utile la guida pratica per risparmiare su luce e gas.
Domande frequenti
Qual è la temperatura massima consentita in casa nel 2026?
20 °C con 2 gradi di tolleranza, quindi fino a 22 °C come media delle stanze riscaldate, secondo l’articolo 3 del DPR 74/2013. Alcuni comuni possono stabilire limiti più bassi con un’ordinanza, come ha fatto Milano nella stagione 2025/2026 fissando 19 °C più 2.
Il limite di 19 gradi è ancora in vigore?
No, a livello nazionale. Il decreto ministeriale 383/2022 lo prevedeva solo per l’inverno 2022-2023 e per gli impianti a gas. Per la stagione 2026/2027 non risulta un decreto che lo rinnovi. Restano le scelte dei singoli comuni e, nei centralizzati, quelle dell’assemblea di condominio.
Quanto si risparmia davvero abbassando di un grado?
L’ENEA indica «fino al 10%» del combustibile per ogni grado in meno. È un massimo: nelle zone fredde e nei mesi più rigidi il risparmio è più basso, nelle zone miti e nelle mezze stagioni più vicino al tetto. Per un appartamento che consuma 800 metri cubi l’anno per il riscaldamento, ai prezzi ARERA di settembre, significa tra circa 65 e 130 euro l’anno.
Che numero devo mettere sulla valvola termostatica per avere 20 gradi?
Dipende dal modello: la tabella che collega i numeri della manopola ai gradi è nel libretto del produttore, e non è uguale per tutti. Il modo più sicuro è misurare la temperatura della stanza con un termometro dopo qualche ora e correggere la manopola di mezzo numero alla volta.

