Se sei artigiano o commerciante e hai saltato una rata dei contributi fissi tra l’estate 2025 e l’inverno scorso, l’avviso bonario INPS è già nel tuo Cassetto previdenziale o ci arriverà a breve. Non viene spedito per posta: l’INPS lo carica online e manda una semplice email di avviso. Chi non se ne accorge, o lo lascia lì, si ritrova più avanti un avviso di addebito, che è un titolo esecutivo e non ammette più la dilazione concessa dall’INPS. Qui trovi dove cercarlo con precisione, quanto costa pagare subito rispetto ad aspettare e come si chiede la rateizzazione, che con le regole del 2026 è cambiata parecchio.
Ultimo aggiornamento: settembre 2026
Con il messaggio n. 2775 del 9 settembre 2026 l’INPS ha avviato l’emissione degli avvisi bonari per le rate di contributi fissi di artigiani e commercianti scadute ad agosto 2025, novembre 2025 e febbraio 2026. L’avviso si trova nel Cassetto previdenziale in “Comunicazione bidirezionale” > “Atti emessi” > “Avvisi bonari generalizzati”, l’F24 precompilato in “Posizione assicurativa”. Dal 16 settembre 2026 le sanzioni civili corrono all’8,15% annuo, con un tetto del 40% dei contributi, mentre l’interesse per chi rateizza è sceso al 4,65%. Finché non arriva l’avviso di addebito si può chiedere all’INPS una dilazione fino a 36 rate mensili per debiti fino a 500.000 euro.
Indice
- Cosa sta inviando l’INPS e a chi
- Dove trovare l’avviso nel Cassetto previdenziale
- Avviso bonario e avviso di addebito: cosa cambia
- Quanto costa pagare subito, rateizzare o aspettare
- Come si chiede la rateizzazione all’INPS nel 2026
- Se l’avviso è sbagliato o hai già pagato
- Domande frequenti
Cosa sta inviando l’INPS e a chi
Il riferimento è il messaggio INPS n. 2775 del 9 settembre 2026, firmato dalla Direzione centrale Entrate. Il testo è corto e dice tre cose: sono in corso le elaborazioni per emettere gli avvisi bonari, riguardano la contribuzione fissa delle Gestioni artigiani e commercianti e coprono le rate con scadenza nei mesi di agosto 2025, novembre 2025 e febbraio 2026.
Tradotto: non c’entrano i contributi a percentuale sul reddito che superano il minimale, quelli che si pagano con le imposte a giugno e novembre. Sono le quattro rate trimestrali “fisse” che ogni titolare deve anche con reddito zero. Per il 2025 la circolare INPS n. 38 del 7 febbraio 2025 fissava il reddito minimale a 18.555 euro e il contributo annuo a 4.460,64 euro per gli artigiani e 4.549,70 euro per i commercianti; le scadenze delle rate erano il 16 maggio 2025, il 20 agosto 2025, il 17 novembre 2025 e il 16 febbraio 2026. Le ultime tre sono esattamente quelle che l’INPS sta recuperando adesso.
Per un artigiano titolare una rata vale un quarto del contributo annuo, cioè 1.115,16 euro. Chi le ha saltate tutte e tre si vede quindi chiedere 3.345,48 euro di soli contributi, più le sanzioni civili maturate. Chi è nel regime agevolato dei forfettari con la riduzione del 35% avrà importi più bassi, ma il meccanismo è identico. Se vuoi ricontrollare quanto avresti dovuto versare in base al tuo reddito, il nostro calcolatore dei contributi INPS per artigiani e commercianti fa i conti in un minuto.
Dove trovare l’avviso nel Cassetto previdenziale
Qui la maggior parte delle guide online è vaga, mentre il messaggio INPS indica due percorsi diversi: uno per leggere la comunicazione, l’altro per scaricare il modello di pagamento. Si entra da inps.it con SPID, CIE o CNS e si apre il servizio “Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti”, lo stesso da cui ogni anno si scaricano gli F24 delle rate.
La comunicazione vera e propria sta in Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti > Comunicazione bidirezionale > Atti emessi > Avvisi bonari generalizzati. L’F24 già compilato, invece, non è lì: si trova in Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti > Posizione assicurativa > Avvisi Bonari – Com. di Debito – Codeline per regolarizzazione. Sono i percorsi riportati testualmente nel messaggio n. 2775.
L’INPS manda anche una email di alert al titolare della posizione e al suo intermediario, ma solo se hanno lasciato un indirizzo di posta. Chi non l’ha mai comunicato non riceve nulla e deve andare a guardare da sé. Un consiglio pratico: l’email serve solo ad avvisarti, quindi non cliccare link che chiedono di “pagare subito” o di reinserire le credenziali. Per entrare nel Cassetto digita tu l’indirizzo inps.it. I tentativi di truffa a nome dell’Istituto sono frequenti, come abbiamo raccontato parlando dello smishing INPS.
Un dettaglio che conta: il messaggio parla di elaborazioni “in corso”. Se oggi il tuo Cassetto è vuoto non vuol dire che sei in regola, può voler dire che il tuo avviso non è ancora stato caricato. Il modo più rapido per saperlo è controllare nella sezione dei versamenti se le tre rate risultano pagate.
Avviso bonario e avviso di addebito: cosa cambia
L’avviso bonario è un invito a regolarizzare. Non è un atto esecutivo, non costa nulla in più di contributi e sanzioni maturate e lascia aperta la strada della dilazione amministrativa gestita direttamente dall’INPS. Il messaggio non fissa un termine unico per pagare: la data entro cui regolarizzare è quella indicata nell’avviso e nell’F24 che trovi nel Cassetto, quindi conviene leggerla lì.
Se non paghi, la chiusura del messaggio è netta: “l’importo dovuto verrà richiesto tramite Avviso di Addebito con valore di titolo esecutivo”. Secondo la scheda INPS sull’avviso di addebito, questo atto arriva via PEC, raccomandata con ricevuta di ritorno oppure tramite messi comunali o polizia municipale, va pagato entro 60 giorni dalla notifica e viene consegnato in contemporanea all’agente della riscossione, che dopo quei 60 giorni può procedere al recupero coattivo. Il ricorso al giudice del lavoro va presentato entro 40 giorni.
Qui c’è l’errore che si legge in molti siti, rimasti fermi a qualche anno fa: l’aggio del 3% o del 6% non c’è più. La scheda INPS lo dice in chiaro: per gli avvisi di addebito emessi dal 1° gennaio 2022 la quota di oneri di riscossione a carico del debitore è stata abolita dalla legge di bilancio 2022 (legge n. 234/2021). Restano però le spese di notifica e le eventuali spese esecutive. Il vero costo dell’attesa, come vedremo, è un altro: le sanzioni continuano a salire e si perde la possibilità di rateizzare con l’INPS.
| Aspetto | Avviso bonario | Avviso di addebito |
|---|---|---|
| Natura | Invito a regolarizzare | Titolo esecutivo, sostituisce la cartella |
| Come arriva | Cassetto previdenziale + email di alert | PEC, raccomandata A/R, messi comunali |
| Termine | Indicato nell’avviso | 60 giorni dalla notifica |
| Oneri aggiuntivi | Nessuno oltre sanzioni civili | Niente aggio dal 2022, ma spese di notifica ed esecutive |
| Rateizzazione | Dall’INPS, fino a 36 rate (fino a 500.000 €) | Solo con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione |
| Rischi | Sanzioni che maturano giorno per giorno | Recupero coattivo dopo 60 giorni |
Una volta affidato all’agente della riscossione, il debito segue le regole di Agenzia delle Entrate-Riscossione, con i piani di dilazione riscritti dal D.Lgs. 110/2024: le trovi nella nostra guida alla rateizzazione delle cartelle esattoriali. Attenzione a non confondere questo avviso con quelli dell’Agenzia delle Entrate sulle dichiarazioni: sono un’altra procedura, con termini e sanzioni diversi, e ne abbiamo parlato nell’articolo su cartelle e avvisi bonari del fisco.
Quanto costa pagare subito, rateizzare o aspettare
Le sanzioni civili per il mancato pagamento dei contributi sono regolate dall’articolo 116, comma 8, lettera a), della legge 388/2000: si calcolano “in ragione d’anno”, cioè giorno per giorno, a un tasso pari al tasso BCE sulle operazioni di rifinanziamento principali maggiorato di 5,5 punti, e non possono superare il 40% dei contributi non versati. La circolare INPS n. 98 dell’11 settembre 2026 ha aggiornato la misura dopo il rialzo deciso dalla BCE il 10 settembre: dal 16 settembre 2026 il tasso di riferimento è il 2,65% e la sanzione civile vale l’8,15% annuo.
Il tasso non è sempre stato quello. Dall’11 giugno 2025 la sanzione era al 7,65% (tasso BCE al 2,15%), dal 17 giugno 2026 è salita al 7,90% (circolare INPS n. 64/2026) e da metà settembre all’8,15%. Per una rata scaduta ad agosto 2025 il conteggio attraversa quindi tre tassi diversi. La sanzione ridotta dei 120 giorni, quella senza la maggiorazione di 5,5 punti, vale solo per chi paga spontaneamente e prima di qualsiasi richiesta dell’ente: per queste rate i 120 giorni sono passati da un pezzo e l’avviso è già una richiesta.
Esempio 1: l’artigiano con tre rate da 1.115,16 euro
Abbiamo rifatto i conti giorno per giorno sulle tre rate saltate da un artigiano titolare, applicando a ogni periodo il tasso in vigore. Se paga tutto in un’unica soluzione il 30 ottobre 2026, le sanzioni civili ammontano a circa 247 euro, per un totale di circa 3.592 euro. Se lascia correre e salda il 31 marzo 2027, le sanzioni salgono a circa 361 euro. Se arriva a fine ottobre 2027, siamo a circa 519 euro. Sono calcoli nostri, fatti con le regole della circolare: l’importo esatto è quello dell’avviso, che la sede ricalcola alla data effettiva del versamento.
Esempio 2: un debito contributivo di 8.000 euro
Prendiamo un commerciante con 8.000 euro di contributi scaduti il 17 novembre 2025. Pagando il 30 ottobre 2026 le sanzioni valgono circa 592 euro. Al 31 marzo 2027 sono circa 863 euro, al 29 ottobre 2027 circa 1.242 euro. Il tetto del 40%, 3.200 euro in questo caso, al tasso attuale si raggiunge solo dopo quasi cinque anni: vuol dire che per un bel pezzo ogni mese di attesa costa circa 54 euro in più.
| Pagamento in unica soluzione | 3 rate artigiano (3.345,48 €) | Debito da 8.000 € |
|---|---|---|
| 30 ottobre 2026 | sanzioni ≈ 247 €, totale ≈ 3.592 € | sanzioni ≈ 592 €, totale ≈ 8.592 € |
| 31 marzo 2027 | sanzioni ≈ 361 €, totale ≈ 3.706 € | sanzioni ≈ 863 €, totale ≈ 8.863 € |
| 29 ottobre 2027 | sanzioni ≈ 519 €, totale ≈ 3.864 € | sanzioni ≈ 1.242 €, totale ≈ 9.242 € |
Nostra elaborazione su tassi delle circolari INPS n. 98/2026 e n. 64/2026: 7,65% fino al 16 giugno 2026, 7,90% fino al 15 settembre, 8,15% dal 16 settembre. Esclusi l’eventuale ricalcolo della sede e le spese di notifica.
E se rateizzi?
Chi chiede la dilazione paga sul debito, contributi più sanzioni, un interesse di dilazione che la circolare n. 98 fissa al 4,65% annuo per le domande presentate dal 16 settembre 2026. Il tasso resta bloccato a quello in vigore alla data della domanda. Sui 3.592 euro dell’artigiano, con un piano di 36 rate costanti la rata mensile viene di circa 107 euro e gli interessi complessivi di circa 263 euro; in 12 rate si scende a circa 91 euro di interessi. Sugli 8.592 euro del commerciante, 36 rate valgono circa 256 euro al mese e 630 euro di interessi totali. Anche questi sono nostri calcoli su un piano a rate costanti, con le sanzioni conteggiate fino al 30 ottobre, utili per l’ordine di grandezza: il piano di ammortamento ufficiale lo emette la sede.
Leggendo le note della circolare n. 98 salta fuori un dettaglio che quasi nessuno ha evidenziato: l’interesse di dilazione oggi è quasi la metà della sanzione civile, 4,65% contro 8,15%. Non è sempre stato così. Fino a marzo la maggiorazione sul tasso BCE era di 6 punti, e a giugno 2025 l’interesse di dilazione era all’8,15%; il decreto-legge n. 38 del 27 marzo 2026 l’ha portata a 2 punti. Rispetto a un anno fa, sullo stesso piano da 36 rate per 8.592 euro, gli interessi scendono da circa 1.122 a circa 630 euro. Tradotto: chi non ha la liquidità per pagare tutto subito spende molto meno a chiedere la dilazione adesso che a lasciar correre le sanzioni in attesa dell’avviso di addebito.
Come si chiede la rateizzazione all’INPS nel 2026
Le regole sono nuove. La legge n. 203/2024 ha dato all’INPS la possibilità di concedere fino a 60 rate mensili per i debiti non ancora affidati all’agente della riscossione, e la circolare INPS n. 60 del 21 maggio 2026 ha pubblicato il regolamento attuativo. Chi legge “fino a 60 rate” e si ferma lì però sbaglia: le 60 rate valgono solo per debiti oltre 500.000 euro. Per tutti gli altri, cioè per la quasi totalità di artigiani e commercianti, il massimo è di 36 rate mensili, e 36 è un tetto, non un diritto: la sede decide il numero tenendo conto del tipo di contribuente, dell’importo e della sua storia contributiva.
La dilazione si può chiedere solo finché non è stato formato l’avviso di addebito. Deve comprendere tutto il debito in fase amministrativa verso tutte le gestioni INPS, e si presenta solo online dal Cassetto previdenziale, anche tramite un intermediario. Nella domanda si dichiara una temporanea situazione di difficoltà economico-finanziaria e si riconosce il debito; eventuali partite che stai contestando possono restare fuori. La procedura, in sequenza, funziona così:
- presenti la domanda dal Cassetto previdenziale indicando il debito e il numero di rate;
- la sede ha 10 giorni per l’istruttoria ed emette il piano di ammortamento;
- entro i 10 giorni successivi paghi la prima rata, e quel pagamento vale come accettazione del piano;
- le rate successive scadono l’ultimo giorno di ogni mese, e intanto devi versare regolarmente anche i contributi correnti.
Quest’ultimo punto è il vero trabocchetto. Se durante l’istruttoria o prima della prima rata scade un contributo corrente, va pagato per intero, altrimenti la dilazione non si perfeziona e il debito va dritto all’avviso di addebito, senza poterlo ripresentare. Per artigiani e commercianti la prossima scadenza è la rata fissa del 16 novembre 2026 (circolare INPS n. 14/2026). La revoca scatta se non paghi tre rate, anche non consecutive; le rate non si possono pagare in compensazione con crediti fiscali. Il lato positivo: dal pagamento della prima rata la dilazione accordata conta ai fini della regolarità contributiva, cioè del DURC. E se la difficoltà continua, il regolamento prevede anche una seconda dilazione, a patto di non aver subito revoche nei sei mesi precedenti.
Se l’avviso è sbagliato o hai già pagato
Capita più spesso di quanto si pensi. La rata magari l’hai pagata, ma con un F24 compilato con la causale sbagliata o con una codeline di un’altra posizione, e il versamento non è stato abbinato. Oppure l’hai pagata in ritardo di qualche giorno e l’avviso chiede l’intera rata invece delle sole sanzioni. Pagare di nuovo “per stare tranquilli” è la mossa peggiore: poi il rimborso richiede tempo.
Il messaggio n. 2775 indica la strada per chi ha già pagato: Cassetto previdenziale del contribuente > Contatti > Nuova richiesta > Invio quietanza di versamento, allegando la ricevuta dell’F24. Per altri errori, come un importo che non torna o una rata che non ti riguarda perché eri cessato, si usa la Comunicazione bidirezionale dello stesso Cassetto, scegliendo la posizione contributiva interessata e descrivendo il problema. Prima di scrivere, conviene controllare la propria posizione anche sull’estratto conto previdenziale.
Se invece l’errore emerge solo quando è già arrivato l’avviso di addebito, gli strumenti cambiano: la scheda INPS prevede una domanda online di sospensione o annullamento, totale o parziale, in autotutela, e resta aperto il ricorso al giudice del lavoro entro 40 giorni dalla notifica. Meglio però chiarire tutto adesso, finché l’atto è ancora “bonario”.
Domande frequenti
Non ho ricevuto nessuna email: vuol dire che non ho debiti?
No. L’INPS invia l’email solo a chi ha comunicato un indirizzo, e il messaggio n. 2775 precisa che le elaborazioni sono ancora in corso. L’unico controllo affidabile è entrare nel Cassetto previdenziale e verificare sia gli avvisi in “Atti emessi” sia i versamenti registrati.
Posso pagare l’avviso bonario a rate?
Sì, finché non è stato formato l’avviso di addebito. Si chiede all’INPS la dilazione amministrativa dal Cassetto previdenziale: fino a 36 rate per debiti fino a 500.000 euro, con interesse al 4,65% annuo per le domande dal 16 settembre 2026.
Con l’avviso di addebito pago anche l’aggio?
No, per gli avvisi di addebito emessi dal 1° gennaio 2022 gli oneri di riscossione a carico del debitore sono stati aboliti. Restano le spese di notifica e le eventuali spese esecutive, oltre alle sanzioni civili che continuano a maturare fino al tetto del 40%.
Posso usare il ravvedimento con la sanzione ridotta dei 120 giorni?
Per queste rate no. La sanzione ridotta, oggi al 2,65% annuo, vale solo per chi paga in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla scadenza e prima di qualsiasi richiesta dell’ente. Le rate più recenti dell’avviso sono di febbraio 2026, quindi il termine è scaduto da mesi.
Se pago con l’F24 precompilato devo comunicare qualcosa all’INPS?
Di norma no: l’F24 del Cassetto contiene la codeline che abbina il versamento alla tua posizione. Conserva comunque la quietanza, e se dopo qualche settimana il debito risulta ancora aperto inviala tramite il servizio “Invio quietanza di versamento”.
Ho un piano di dilazione INPS già in corso: posso allungarlo?
Per le domande presentate dal 12 gennaio 2025 e ancora in corso al 21 maggio 2026 la circolare n. 60 permetteva di chiedere la rideterminazione del numero di rate entro 30 giorni dalla pubblicazione, termine ormai chiuso. Per i nuovi debiti comparsi dopo si può valutare la seconda dilazione.
Le sanzioni si fermano quando arriva l’avviso di addebito?
No, continuano a maturare fino al pagamento, sempre con il tetto del 40% dei contributi non versati. Per questo aspettare l’avviso di addebito non fa risparmiare nulla: toglie solo la possibilità di rateizzare direttamente con l’INPS.

