Il conguaglio in busta paga di dicembre è il momento in cui il datore di lavoro rifà i conti dell’IRPEF dell’anno sul reddito vero, non più su quello previsto, e trattiene o restituisce la differenza. Se lo stipendio di dicembre 2026 arriva più leggero, di solito c’è dietro una di queste cause: detrazioni ricalcolate su un reddito più alto, taglio del cuneo fiscale che a fine anno non spetta, trattamento integrativo perso per aver superato i 15.000 euro, redditi di un altro datore sommati all’ultimo momento. Vediamo come funziona, cosa cambia fascia per fascia e quando la legge impone di dividere il recupero in rate.
Ultimo aggiornamento: ottobre 2026. Abbiamo letto la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 4/E del 16 maggio 2025 e, su Normattiva, il testo in vigore nel 2026 dell’art. 1, commi 2-9, della legge 207/2024, dell’art. 1, comma 3, della legge 199/2025, degli artt. 11 e 13 del TUIR, dell’art. 23 del DPR 600/1973, dell’art. 1 del DL 3/2020, dell’art. 50 del D.Lgs. 446/1997 e dell’art. 1 del D.Lgs. 360/1998.
• Il conguaglio va fatto entro il 28 febbraio dell’anno dopo (molte aziende lo chiudono a dicembre) e, se il rapporto finisce prima, alla data di cessazione.
• Il taglio del cuneo spetta ai dipendenti fino a 40.000 euro di reddito complessivo: somma esente fino a 20.000, detrazione da 1.000 euro tra 20.000 e 32.000, poi a scendere.
• Se a fine anno un beneficio non spetta, il datore lo recupera: sopra 60 euro in 10 rate (cuneo) o 8 rate (trattamento integrativo).
• Chi lascia il lavoro restituisce tutto in un’unica soluzione nell’ultima busta.
• Superare di poco i 20.000 euro costa poco; superare i 15.000 o i 40.000 può costare centinaia di euro.
• Per evitarlo: consegnare al nuovo datore la CU dei rapporti precedenti, oppure chiedere per iscritto di non ricevere i benefici.
Indice
- Cos’è il conguaglio, in pratica
- Le regole che valgono per il 2026
- Perché dicembre può essere più leggero
- Fascia per fascia: cosa cambia
- Quando il recupero va in rate
- Tre esempi con i numeri
- Come evitare il conguaglio a debito
- Dopo il conguaglio: CU e 730
- Domande frequenti
Cos’è il conguaglio, in pratica
Durante l’anno l’ufficio paghe trattiene l’IRPEF mese per mese su una previsione: lo stipendio che conta di pagarti, le detrazioni e il taglio del cuneo che ne derivano. Straordinari, premi, un aumento, un cambio di part-time spostano però il reddito vero rispetto a quello stimato.
L’articolo 23 del DPR 600/1973 obbliga il datore a confrontare, entro il 28 febbraio dell’anno successivo, le ritenute operate con l’imposta dovuta sull’intero reddito pagato, considerando detrazioni per familiari e lavoro dipendente e gli oneri gestiti in busta (per esempio i contributi alla previdenza complementare). Se il rapporto finisce prima, il conguaglio si fa alla data di cessazione. Per questo il “conguaglio di dicembre” a volte compare a gennaio o febbraio, e per chi si dimette nell’ultima busta.
Il saldo può essere a credito o a debito. Nel cedolino lo trovi in voci come “conguaglio IRPEF”, “recupero somma art. 1 c. 4 L. 207/2024” o “recupero trattamento integrativo”; se non ti orienti, la guida alle trattenute in busta paga le spiega una per una.
Le regole che valgono per il 2026
Il conguaglio tra dicembre 2026 e febbraio 2027 riguarda i redditi 2026. Rispetto al 2025 è cambiata una cosa: la legge di bilancio 2026 (legge 199/2025), all’articolo 1, comma 3, ha portato dal 35% al 33% l’aliquota tra 28.000 e 50.000 euro. Gli scaglioni 2026 sono quindi 23% fino a 28.000 euro, 33% fino a 50.000, 43% oltre (quanto vale il taglio lo abbiamo calcolato nell’articolo su IRPEF 2026 e aliquota al 33%). Le detrazioni per lavoro dipendente dell’articolo 13 del TUIR sono invariate e scendono man mano che il reddito sale, fino a zero a 50.000 euro.
Invariato anche il taglio del cuneo, previsto dalla legge 207/2024, articolo 1, commi da 4 a 9 e spiegato nella circolare 4/E del 16 maggio 2025. Fino a 20.000 euro di reddito complessivo spetta una somma esente pari al 7,1% del reddito di lavoro dipendente (se non supera 8.500 euro), al 5,3% (fino a 15.000) o al 4,8% (oltre). Sopra 20.000 euro spetta invece un’ulteriore detrazione: 1.000 euro fino a 32.000, poi 1.000 euro per (40.000 − reddito)/8.000, fino a zero a 40.000. I valori fascia per fascia sono nella guida al cuneo fiscale 2026.
Un dettaglio spiega molti conguagli a sorpresa. Il reddito complessivo usato per le soglie del cuneo, ricorda la circolare 4/E, è il cosiddetto reddito di riferimento: comprende anche affitti in cedolare secca e reddito forfettario, e toglie la rendita della casa di abitazione. Il datore di lavoro non conosce i tuoi affitti, quindi quel conto si chiude nel 730.
Perché dicembre può essere più leggero
La causa più comune sono le detrazioni per lavoro dipendente, che calano al crescere del reddito. Se il software paghe ha ragionato per undici mesi su 30.000 euro e a fine anno ne risultano 34.000, la detrazione già riconosciuta è troppo alta e a dicembre torna indietro in un colpo solo. Le tasse sugli straordinari erano già state trattenute quando li hai incassati: a dicembre arriva la correzione delle detrazioni.
Poi c’è il cuneo. Il comma 7 della legge 207/2024 dice che i datori lo riconoscono in automatico e “verificano in sede di conguaglio la spettanza”. Oltre i 40.000 euro la detrazione incassata va restituita. Lo stesso vale per il trattamento integrativo da 100 euro al mese (il bonus Renzi): sopra 15.000 euro, per l’articolo 1 del DL 3/2020, spetta solo se alcune detrazioni (familiari, lavoro dipendente, rate di mutui e lavori per spese fino al 2021) superano l’imposta lorda. Per un single senza figli né mutui, in pratica, non spetta.
Infine il cumulo. Ogni datore applica detrazioni e benefici come se il suo fosse l’unico stipendio dell’anno; quando il secondo riceve la CU del primo e somma tutto, il quadro cambia. E dopo dicembre arrivano le addizionali: quella regionale e il saldo di quella comunale si calcolano al conguaglio e si trattengono in massimo undici rate dal periodo di paga successivo, l’acconto comunale del 30% in massimo nove rate da marzo (art. 1 D.Lgs. 360/1998). Chi cessa il rapporto le paga in un’unica soluzione.
Fascia per fascia: cosa cambia
La tabella vale per un dipendente che lavora tutto l’anno senza altri redditi, familiari a carico o oneri. Gli importi sono calcoli nostri con le formule in vigore nel 2026.
| Reddito annuo | Taglio del cuneo | Detrazione lavoro dipendente | Cosa può succedere al conguaglio |
|---|---|---|---|
| Fino a 8.500 € | Somma esente 7,1% (603,50 € a 8.500) | 1.955 € | Trattamento integrativo da 1.200 € solo sopra 8.173,91 €. Oltre 8.500 € la percentuale del cuneo scende al 5,3%. |
| 8.500-15.000 € | Somma esente 5,3% (795 € a 15.000) | 1.955 € | Integrativo pieno. Se si sforano i 15.000 €, senza figli o vecchi mutui l’integrativo va restituito. |
| 15.000-20.000 € | Somma esente 4,8% (960 € a 20.000) | Da 3.099,88 € a 2.642,21 € | Sopra 20.000 € la somma si perde ma arriva la detrazione da 1.000 €: la differenza netta è piccola. |
| 20.000-32.000 € | Detrazione 1.000 € | Da 2.642,21 € a 1.627,57 € (+65 € tra 25.000 e 35.000) | Ricalcolo delle detrazioni se il reddito vero è diverso da quello previsto. |
| 32.000-40.000 € | Detrazione a scalare (500 € a 36.000, zero a 40.000) | Da 1.627,57 € a 868,09 € | Ogni 1.000 € in più tolgono 125 € di detrazione cuneo e 86,82 € di detrazione lavoro dipendente. |
| 40.000-50.000 € | Nessuno | Da 868,09 € a zero (433,95 € a 45.000) | La detrazione cuneo incassata durante l’anno va restituita (10 rate sopra 60 €). |
| Oltre 50.000 € | Nessuno | Zero | Restano solo detrazioni per familiari e oneri; oltre 50.000 € l’aliquota è 43%. |
Le percentuali della somma esente guardano al reddito di lavoro dipendente (riportato all’anno per scegliere la percentuale), le soglie di 20.000 e 40.000 euro al reddito complessivo. E la percentuale si applica a tutto il reddito, non a scaglioni: con 8.500 euro la somma è 603,50 euro, con 8.501 scende a 450,55.
Il salto più caro non è quello dei 20.000 euro, il più citato, ma quello dei 15.000: si passa dalla detrazione fissa alla formula della seconda fascia e, senza altre detrazioni, sparisce l’integrativo da 1.200 euro l’anno. Se il datore lo ha pagato per undici mesi, a dicembre lo recupera.
Quando il recupero va in rate
Per il taglio del cuneo la rateazione è automatica. Il comma 7 della legge 207/2024 stabilisce che, se l’importo non spettante supera 60 euro, il recupero “è effettuato in dieci rate di pari ammontare a partire dalla prima retribuzione alla quale si applicano gli effetti del conguaglio”. La circolare 4/E precisa che la soglia vale anche sull’importo “complessivamente considerato” e che, se la somma esente va restituita perché a fine anno spetta la detrazione, si recupera solo la differenza. Per il trattamento integrativo il comma 3 dell’articolo 1 del DL 3/2020 prevede invece otto rate, sempre sopra 60 euro. Non bisogna chiederle.
Per il conguaglio IRPEF dovuto alle detrazioni ricalcolate non c’è rateazione automatica. Se lo stipendio non basta, l’articolo 23 del DPR 600/1973 consente di dichiarare per iscritto al datore che verserai tu la somma, oppure di autorizzarlo a trattenerla sulle buste successive, con un interesse dello 0,50% al mese.
Chi cessa il rapporto, invece, restituisce i benefici non spettanti in un’unica soluzione, qualunque sia l’importo (circolare 4/E). Se l’ultima busta non basta, il datore comunica il residuo, da versare entro il 15 gennaio dell’anno successivo; in mancanza, si regola nella dichiarazione dei redditi.
Consultando su Normattiva le versioni datate delle norme abbiamo notato che quelle usate per questo conguaglio hanno i giorni contati. Gli articoli 11 e 13 del TUIR e il comma 6 della legge 207/2024 (la detrazione cuneo) risultano abrogati dal 1° gennaio 2027 dal decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117, il nuovo “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposte sui redditi”; l’articolo 23 del DPR 600/1973 lo è dalla stessa data per effetto del decreto legislativo 33/2025. Per il conguaglio sui redditi 2026 non cambia nulla: vale il testo in vigore fino al 31 dicembre 2026, quello dei nostri calcoli. Dal 2027 le stesse regole andranno cercate nei nuovi testi unici.
Tre esempi con i numeri
Calcoli nostri con le formule 2026, senza addizionali, familiari a carico e oneri; gli importi sono redditi imponibili, già al netto dei contributi.
1. Giulia, due datori nello stesso anno. Da gennaio a giugno 2026 (181 giorni) lavora per l’azienda A e guadagna 10.500 euro; da luglio a dicembre (184 giorni) per l’azienda B, altri 10.500. Ognuna vede solo il suo pezzo. A le riconosce la detrazione di 1.955 euro rapportata ai giorni (969,47 euro), la somma esente al 4,8% (504 euro, perché 10.500 euro in 181 giorni, riportati all’anno, superano i 15.000) e il trattamento integrativo del periodo (595,07 euro). B fa lo stesso: detrazione 985,53, somma esente 504, integrativo 604,93. Totale: 2.875 euro di IRPEF trattenuta e 2.208 euro di benefici incassati.
Se a novembre Giulia consegna a B la CU di A, il conguaglio ragiona su 21.000 euro: imposta lorda 4.830, detrazione lavoro dipendente 2.550,70, detrazione cuneo 1.000, IRPEF dovuta 1.279,30. Somma esente e integrativo non spettano più. Le ritenute pagate in eccesso (1.595,70 euro) non coprono i 2.208 euro da restituire: il saldo è un debito di 612,30 euro, che per la parte relativa a cuneo e integrativo la legge impone di dividere in rate, in parte sulle buste del 2027. Se Giulia non consegna la CU, il debito non sparisce: lo ritrova in dichiarazione.
2. Marco, oltre i 20.000 euro per straordinari e tredicesima. L’ufficio paghe ha stimato 19.500 euro e gli ha riconosciuto la somma esente del 4,8% sugli stipendi pagati. A fine anno il reddito è 20.400 euro: la somma incassata (979,20 euro) non spetta più, ma spetta la detrazione da 1.000. Il datore recupera solo la differenza, che è negativa: su questa voce Marco guadagna 20,80 euro. Perde invece sulla detrazione per lavoro dipendente, che scende da 2.688,02 a 2.605,67 euro: 82,35 euro in meno. Saldo: 61,55 euro di trattenute in più a dicembre. Superare di poco i 20.000 euro non è il disastro che si teme.
3. Sara, promossa a ottobre, oltre i 40.000 euro. Fino a novembre l’ufficio paghe ha lavorato su 36.000 euro previsti: detrazione lavoro dipendente 1.215,33 euro l’anno e detrazione cuneo 500, riconosciute per undici dodicesimi (1.114,06 e 458,33 euro). Con l’aumento da ottobre e un premio di 3.500 euro a dicembre, il reddito 2026 arriva a 41.000 euro. Lì il cuneo è zero e la detrazione lavoro dipendente scende a 781,19 euro. Il conguaglio IRPEF le chiede 332,87 euro in una volta; la detrazione cuneo da restituire, 458,33 euro, va invece in dieci rate da 45,83. Il premio intanto è tassato al 33%: ecco perché la busta di dicembre, nonostante aumento e premio, può sembrare magra.
Per stimare il netto mensile prima e dopo un aumento c’è il nostro calcolatore dello stipendio netto, tredicesima compresa.
Come evitare il conguaglio a debito
Il principio è semplice: il datore deve sapere quello che sai tu. La circolare 4/E indica tre strade, da percorrere per iscritto conservando una copia.
- Consegnare le CU dei rapporti precedenti. L’articolo 23, comma 4, del DPR 600/1973 permette di far considerare nel conguaglio gli altri redditi di lavoro dell’anno, consegnando la Certificazione unica entro il 12 gennaio successivo. Farlo già in autunno distribuisce l’aggiustamento su più buste.
- Con più part-time contemporanei, scegliere un solo datore. Il cuneo va applicato da un solo sostituto d’imposta: gli comunichi redditi e giorni degli altri rapporti e dici agli altri di non applicarlo.
- Rinunciare ai benefici. Se prevedi di superare le soglie (secondo lavoro, affitti in cedolare secca, attività forfettaria), puoi chiedere di non ricevere somma esente o detrazione cuneo. La circolare lo prevede espressamente e chiede al datore di conservare la comunicazione.
Rinunciare non vuol dire perdere: se a consuntivo il beneficio spettava, la circolare conferma che si recupera nella dichiarazione dei redditi. Ai pensionati il cuneo non si applica; per loro lo strumento è la richiesta di maggiore aliquota all’INPS.
Dopo il conguaglio: CU e 730
Chiuso il conguaglio, il datore rilascia la Certificazione unica, che riporta anche somma esente e detrazione cuneo riconosciute. Conviene confrontarla con l’ultima busta: le cifre devono coincidere.
Il 730 sui redditi 2026, nel 2027, sistema ciò che il conguaglio non vede. Chi ha avuto più rapporti senza consegnare le CU, o redditi che il datore ignora come affitti in cedolare secca, ricalcola tutto: se ha ricevuto troppo, secondo la circolare restituisce nella dichiarazione, anche a rate (al massimo sette per le persone fisiche). Chi invece non ha avuto il beneficio in busta, per rinuncia, cessazione o perché lavoratore domestico senza sostituto, lo recupera lì. Se ti aspetti un credito, i tempi sono nella guida al rimborso IRPEF.
Attenzione se nel 2026 hai avuto anche NASpI, DIS-COLL o APE sociale: da ottobre l’INPS applica il cuneo anche lì, con arretrati da gennaio (ne abbiamo scritto nell’articolo sul cuneo fiscale su NASpI e APE sociale). L’INPS è un sostituto d’imposta come un datore di lavoro: se nessuno somma i redditi, il conto arriva con il 730.
Domande frequenti
Quando si fa il conguaglio di fine anno in busta paga?
Entro il 28 febbraio dell’anno successivo (art. 23 DPR 600/1973): molte aziende lo fanno a dicembre, altre a gennaio o febbraio. Se il rapporto finisce durante l’anno, si fa nell’ultima busta paga.
Il conguaglio di dicembre può essere a credito?
Sì, quando il reddito vero è più basso del previsto o quando il datore considera oneri trattenuti in busta, come la previdenza complementare. Anche chi scende a 20.000 euro o meno dopo aver avuto la detrazione cuneo riceve la somma esente, e il saldo può essere a suo favore.
Perché la tredicesima è tassata di più?
Sulle mensilità aggiuntive non si applicano le detrazioni, che il datore distribuisce sulle buste ordinarie, e la ritenuta usa gli scaglioni annui ragguagliati a mese (art. 23, comma 2, lettera b del DPR 600/1973). Non è il conguaglio, anche se arriva nello stesso mese: il calcolo è nella guida alla tredicesima 2026.
Ho cambiato lavoro a metà anno: devo dare la CU al nuovo datore?
Non è obbligatorio, ma conviene se vuoi chiudere i conti in busta invece che con il 730. Il termine è il 12 gennaio dell’anno successivo. Senza CU il nuovo datore calcola tutto sui soli redditi che paga lui.

