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Bonus Renzi (trattamento integrativo) agosto 2026: quando arriva e chi ha diritto ai 100 euro

Anche ad agosto 2026 arriva il trattamento integrativo da 100 euro, la misura che quasi tutti continuano a chiamare “bonus Renzi” nonostante il nome tecnico sia cambiato da anni. L’accredito è automatico per chi ha i requisiti, ma capire esattamente quando arriva, chi ci rientra e perché a volte l’importo è più basso del previsto non è così scontato come sembra dalla busta paga.

📌 Articolo in breve
Il trattamento integrativo (ex bonus Renzi) vale fino a 100 euro al mese per i lavoratori dipendenti e i percettori di NASpI/Dis-Coll con reddito fino a 15.000 euro annui, con importo decrescente fino a 28.000 euro. Ad agosto 2026 l’accredito è previsto tra il 13 e il 14 del mese in busta paga, con la sigla “TIR” in cedolino. Non serve fare domanda: lo calcola automaticamente il datore di lavoro o l’INPS per i disoccupati.

Indice

  1. Cos’è davvero il trattamento integrativo (ex bonus Renzi)
  2. Quando arriva ad agosto 2026
  3. Chi ha diritto e quanto spetta per fascia di reddito
  4. Tre esempi numerici
  5. Dove vederlo in busta paga e come verificarlo
  6. Cosa fare se non arriva o è più basso del previsto
  7. Tabella riepilogativa per fasce di reddito
  8. Domande frequenti

Cos’è davvero il trattamento integrativo (ex bonus Renzi)

Il trattamento integrativo nasce nel 2020 come evoluzione del vecchio bonus 80 euro introdotto nel 2014 dal governo Renzi, da cui deriva il soprannome che è rimasto nell’uso comune anche se in busta paga oggi compare con la sigla TIR o la dicitura “trattamento integrativo”. Tecnicamente non è un bonus una tantum, ma un meccanismo automatico che riduce il peso dell’IRPEF per chi ha redditi da lavoro dipendente o assimilato entro certe soglie, erogato mese per mese insieme allo stipendio.

La differenza rispetto a un bonus richiedibile è sostanziale: non c’è nessuna domanda da presentare, nessuna piattaforma da consultare per attivarlo. Il datore di lavoro lo calcola e lo anticipa in busta paga, per poi recuperarlo attraverso le ritenute fiscali versate allo Stato. Per chi percepisce NASpI o Dis-Coll, è invece l’INPS a occuparsene direttamente sull’indennità mensile.

Quando arriva ad agosto 2026

Per i lavoratori dipendenti il trattamento integrativo segue semplicemente il calendario degli stipendi aziendali, quindi non ha una data unica nazionale: arriva quando arriva la busta paga di agosto, secondo le prassi del singolo datore di lavoro (fine mese, o entro i primi giorni di quello successivo).

Per chi lo riceve tramite INPS — disoccupati con NASpI o Dis-Coll — l’Istituto ha confermato che l’accredito di agosto 2026 è previsto tra il 13 e il 14 del mese, in linea con il consueto calendario dei pagamenti delle prestazioni a sostegno del reddito. In alcuni casi l’importo può comparire sul conto con un paio di giorni di ritardo, per via dei tempi tecnici di elaborazione di banche e Poste.

Chi ha diritto e quanto spetta per fascia di reddito

Il diritto al trattamento integrativo dipende esclusivamente dal reddito complessivo annuo del lavoratore, non dal tipo di contratto o dal settore. Fino a 15.000 euro di reddito complessivo, spetta in misura piena: 1.200 euro l’anno, che diviso su dodici mensilità corrisponde a circa 100 euro al mese (l’importo esatto varia leggermente in base ai giorni lavorati e alle mensilità aggiuntive percepite nell’anno).

Tra 15.000 e 28.000 euro, il meccanismo cambia: l’importo non è più fisso, ma viene ricalcolato confrontando le detrazioni fiscali spettanti al lavoratore con l’IRPEF lorda dovuta. In pratica spetta solo se, e nella misura in cui, le detrazioni superano l’imposta lorda — un calcolo che il sostituto d’imposta (datore di lavoro) effettua automaticamente in fase di busta paga, senza bisogno di alcuna richiesta.

Oltre i 28.000 euro di reddito complessivo, il trattamento integrativo non spetta più: chi supera questa soglia nel corso dell’anno, magari per un aumento o un bonus straordinario, può vedersi azzerare l’importo anche nei mesi successivi, con eventuale conguaglio a fine anno se il datore di lavoro aveva anticipato importi non dovuti.

Tre esempi numerici

Maria è una dipendente con reddito complessivo di 13.500 euro annui: rientra pienamente nella prima fascia, quindi riceve il trattamento integrativo pieno, circa 100 euro al mese per dodici mensilità, per un totale di 1.200 euro l’anno. Ad agosto vede l’importo comparire in busta paga insieme allo stipendio ordinario, senza alcuna variazione rispetto ai mesi precedenti.

Luca ha un reddito complessivo di 21.000 euro, quindi ricade nella fascia intermedia. Le sue detrazioni da lavoro dipendente ammontano, nel suo caso specifico, a circa 850 euro superiori all’IRPEF lorda dovuta: il trattamento integrativo gli spetta quindi per un importo proporzionale, che il datore di lavoro calcola in circa 70 euro al mese, inferiore al massimo di 100 euro.

Giulia, disoccupata, percepisce la NASpI e ha un reddito dell’anno precedente entro i 15.000 euro: l’INPS le riconosce il trattamento integrativo pieno direttamente sull’indennità mensile, con accredito previsto tra il 13 e il 14 agosto insieme alla rata NASpI del mese.

Dove vederlo in busta paga e come verificarlo

Sul cedolino stipendiale la voce da cercare è solitamente indicata come “TIR” (Trattamento Integrativo Redditi) o, in alcuni software paghe, “ex bonus Renzi” o “trattamento integrativo L. 21/2020” con riferimento alla legge che lo ha istituito. L’importo compare come voce a credito, distinta dalla retribuzione ordinaria, spesso in una sezione separata del cedolino dedicata alle detrazioni e ai crediti d’imposta.

Chi percepisce NASpI o Dis-Coll può verificare l’accredito accedendo con SPID, CIE o CNS al proprio fascicolo previdenziale sul sito INPS, sezione pagamenti, dove è indicato l’importo netto complessivo mensile comprensivo dell’eventuale trattamento integrativo.

Cosa fare se non arriva o è più basso del previsto

Se il trattamento integrativo non compare affatto in busta paga pur avendo un reddito sotto i 28.000 euro, la prima cosa da controllare è se il reddito complessivo dichiarato al datore di lavoro (tramite modello per le detrazioni) sia aggiornato: un datore di lavoro che non ha ricevuto comunicazione di un reddito basso potrebbe non applicare automaticamente il beneficio, salvo poi recuperarlo in sede di conguaglio di fine anno o con la dichiarazione dei redditi.

Per chi lo riceve tramite NASpI, un mancato accredito nei giorni previsti va prima verificato controllando lo stato della prestazione sul portale INPS: un’eventuale sospensione della NASpI per nuova occupazione, anche part-time o a termine, sospende automaticamente anche il trattamento integrativo collegato. In caso di importo inferiore alle attese senza spiegazione, conviene richiedere chiarimenti al proprio consulente del lavoro (per i dipendenti) o contattare il Contact Center INPS (per i percettori di NASpI).

⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o previdenziale personalizzata. Per verificare la propria posizione specifica consulta il tuo consulente del lavoro, un CAF o il sito INPS.

Tabella riepilogativa per fasce di reddito

Reddito complessivo annuo Importo trattamento integrativo Come si calcola
Fino a 15.000 euro 100 euro/mese (1.200 euro/anno) Importo fisso, spetta per intero
Tra 15.000 e 28.000 euro Variabile, fino a 100 euro/mese Detrazioni spettanti meno IRPEF lorda
Oltre 28.000 euro Non spetta

Domande frequenti

Devo presentare domanda per ricevere il trattamento integrativo?

No, per i lavoratori dipendenti è il datore di lavoro a calcolarlo e anticiparlo automaticamente in busta paga sulla base dei dati reddituali comunicati; per i percettori di NASpI e Dis-Coll è l’INPS a riconoscerlo d’ufficio insieme all’indennità mensile.

Il trattamento integrativo è cumulabile con altre detrazioni fiscali?

Sì, è un meccanismo autonomo rispetto alle altre detrazioni e deduzioni IRPEF, che si somma o si combina con esse nel calcolo complessivo del beneficio fiscale spettante al lavoratore.

Cosa succede se a fine anno il reddito supera i 28.000 euro?

Se durante l’anno il reddito effettivo supera la soglia, il datore di lavoro effettua il conguaglio di fine anno (o a fine rapporto) e recupera l’eventuale importo del trattamento integrativo anticipato ma non dovuto, trattenendolo dalle mensilità residue o dalla tredicesima.

Il bonus Renzi e il trattamento integrativo sono la stessa cosa dell’IRPEF calcolata sugli scaglioni?

No, sono due cose distinte: gli scaglioni IRPEF determinano l’imposta lorda dovuta, mentre il trattamento integrativo è un credito d’imposta aggiuntivo che si applica dopo, riducendo ulteriormente quanto il lavoratore versa nettamente allo Stato.

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