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Quanto costa il conto corrente nel 2026: allo sportello si paga tre volte tanto

Sapere quanto costa il conto corrente è più difficile di quanto sembri, perché la voce che pesa davvero non è il canone mensile pubblicizzato ma la somma di decine di micro-commissioni. I dati raccolti da Altroconsumo tra gennaio e agosto 2026 dicono che una famiglia con un conto tradizionale allo sportello spende in media 153,05 euro l’anno, contro i 42,91 di chi opera online: tre volte e mezzo tanto. Il dato meno prevedibile, però, è un altro — ed è il motivo per cui questo articolo non finisce con il solito “passa all’online e stai tranquillo”.

📌 Articolo in breve
Nei primi otto mesi del 2026 i conti tradizionali sono aumentati pochissimo (+0,35% per le famiglie), mentre i conti online sono rincarati molto di più (+10,44% sempre per le famiglie). L’online resta nettamente più conveniente in valore assoluto, ma il vantaggio si sta erodendo in fretta. Lo strumento per confrontare davvero è l’ICC, l’Indicatore dei Costi Complessivi, che le banche sono obbligate a pubblicare e che quasi nessuno consulta.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. Prima di prendere decisioni finanziarie consulta un consulente finanziario indipendente o un professionista abilitato.

Indice

  1. I numeri: quanto si paga davvero, profilo per profilo
  2. La sorpresa: rincarano gli online, non gli sportelli
  3. L’ICC: lo strumento che quasi nessuno usa
  4. Dove si nascondono i costi
  5. Quando conviene davvero cambiare
  6. I casi in cui il conto costa zero
  7. Domande frequenti

I numeri: quanto si paga davvero, profilo per profilo

L’analisi confronta l’ICC medio di mercato in due momenti, gennaio e agosto 2026, distinguendo tra conti tradizionali e conti online e tra tre profili di utilizzo standardizzati. I profili contano parecchio: un pensionato che preleva contante e riceve l’accredito della pensione fa un uso del conto molto diverso da un ventenne che paga tutto con la carta.

Profilo Conto tradizionale Conto online Differenza
Giovani 79,96 € 29,69 € −50,27 €
Famiglie 153,05 € 42,91 € −110,14 €
Pensionati 134,76 € 48,56 € −86,20 €

Valori ICC medi ad agosto 2026, elaborazione Altroconsumo. Fonte dei profili di utilizzo: parametri Banca d’Italia.

Per una famiglia la differenza è di 110 euro l’anno. Su dieci anni, senza contare la rivalutazione, sono più di mille euro che restano sul conto invece di finire in commissioni. È una cifra che vale la mezz’ora necessaria a fare il confronto.

La sorpresa: rincarano gli online, non gli sportelli

Guardando le variazioni tra gennaio e agosto 2026 il quadro si ribalta rispetto al racconto abituale. I conti tradizionali si sono mossi pochissimo: più 0,43% per i giovani, più 0,35% per le famiglie, più 0,49% per i pensionati. Aumenti dell’ordine di pochi centesimi, sostanzialmente un congelamento.

I conti online, invece, hanno corso. Per le famiglie l’ICC medio è salito da 38,85 a 42,91 euro, un più 10,44% in otto mesi. Per i pensionati da 45,74 a 48,56 euro, più 6,17%. Solo il profilo giovani è andato in direzione opposta, con un calo del 6,05%, spinto da operazioni commerciali mirate come l’azzeramento strutturale del canone under 30 deciso da alcuni operatori.

La lettura è abbastanza chiara. Le banche online hanno conquistato quote di mercato con offerte aggressive e ora stanno normalizzando i prezzi, mentre le tradizionali, che partivano da livelli molto più alti, hanno poco margine per alzare ancora senza perdere clienti. Tra i rincari puntuali rilevati nel periodo ci sono ritocchi sulle commissioni di bonifico e sugli addebiti SEPA da parte di grandi gruppi, e revisioni ben più pesanti su alcuni conti di nuova generazione, dove il costo per il profilo famiglie è arrivato quasi a raddoppiare.

Attenzione a come si usa questa informazione. Il messaggio non è “l’online non conviene più”: con 42,91 euro contro 153,05, il divario resta enorme. Il messaggio è che il vantaggio non è acquisito per sempre, e che il conto aperto cinque anni fa a condizioni ottime potrebbe oggi non essere più tra i migliori. Va ricontrollato, non dato per buono.

L’ICC: lo strumento che quasi nessuno usa

L’Indicatore dei Costi Complessivi è probabilmente lo strumento di trasparenza bancaria più utile e meno conosciuto d’Italia. È un numero unico, espresso in euro all’anno, che stima quanto ti costerà davvero il conto: canone, spese di registrazione, costi delle operazioni, canone della carta di debito. Le banche sono obbligate a pubblicarlo nel documento informativo di ogni conto corrente, calcolato su profili di utilizzo standard definiti da Banca d’Italia.

Il vantaggio è che rende i conti confrontabili tra loro, cosa che il canone mensile da solo non fa. Un conto con canone zero ma due euro per ogni bonifico può costare più di un conto con canone da quattro euro al mese e operazioni illimitate: dipende da quanti bonifici fai. L’ICC risolve il problema calcolando tutto su un profilo di attività definito.

Come si usa in pratica: si scarica il documento informativo dal sito della banca — è sempre disponibile, spesso in fondo alla pagina del conto — si cerca la tabella dell’ICC e si individua il profilo più vicino al proprio. Poi si ripete l’operazione per i due o tre conti che si stanno valutando e si confrontano i numeri. Il confronto richiede una decina di minuti e produce un dato solido, non una sensazione.

Un limite va conosciuto: l’ICC si basa su profili standard, e se il tuo utilizzo è molto diverso dalla media il numero perde precisione. Chi fa quaranta bonifici l’anno o preleva contante due volte a settimana deve guardare le singole voci di costo, non solo l’indicatore sintetico. Per un’analisi delle offerte specifiche abbiamo un confronto dedicato nei migliori conti correnti online e una guida più generale su come scegliere il conto corrente online.

Dove si nascondono i costi

Il canone è la parte visibile e spesso la meno importante. Le voci che gonfiano il conto finale sono quelle che si pagano una alla volta, in importi piccoli, distribuiti nell’anno, e che per questo nessuno somma mai.

L’imposta di bollo è la prima e non dipende dalla banca: 34,20 euro l’anno per le persone fisiche, dovuti quando la giacenza media supera i 5.000 euro. Nessun conto può azzerarla, anche se alcune banche la accollano a sé come leva commerciale. È il motivo per cui la spesa media rilevata da Banca d’Italia passa da circa 101 euro di sola gestione a circa 118 euro considerando anche il bollo.

Poi ci sono le commissioni sui bonifici, che variano da zero fino a diversi euro se disposti allo sportello; il costo del prelievo agli sportelli automatici di altre banche, tipicamente tra uno e due euro a operazione; il canone della carta di debito, spesso presentato come incluso ma addebitato a parte; le spese di invio delle comunicazioni cartacee, evitabili passando all’estratto conto online; e le commissioni sugli scoperti, che sono la voce più cara in assoluto per chi va occasionalmente in rosso.

Quando conviene davvero cambiare

Cambiare conto ha un costo in tempo e attenzione: vanno spostati accrediti dello stipendio, domiciliazioni delle utenze, addebiti ricorrenti. La procedura di trasferimento è regolata e la banca deve completarla in dodici giorni lavorativi, senza spese per il cliente, ma qualche verifica manuale resta inevitabile.

Facendo i conti, il cambio ha senso quando il risparmio annuo supera i cinquanta euro e la situazione è stabile. Una famiglia che passa da un conto tradizionale a 153 euro l’anno a uno online a 43 recupera 110 euro l’anno: qui la convenienza è evidente e il tempo investito si ripaga alla prima annualità. Chi invece è già su un conto online e ne trova un altro che costa dieci euro in meno probabilmente sta ottimizzando qualcosa che non vale lo sforzo, e rischia di ritrovarsi a rifare tutto tra un anno quando anche quel conto verrà ritoccato.

C’è poi una considerazione che raramente viene fatta: se sul conto tieni giacenze significative, la voce che conta di più non è il costo ma il rendimento. Un conto che costa venti euro in più ma remunera le somme depositate può risultare largamente più conveniente. In quel caso il confronto giusto non è tra conti correnti ma con strumenti dedicati, come quelli analizzati nei conti deposito.

I casi in cui il conto costa zero

Esistono situazioni in cui il conto è gratuito per legge o per condizione anagrafica, e vale la pena conoscerle perché spesso chi ne avrebbe diritto non lo sa.

Il conto di base a zero spese è previsto per i titolari di ISEE sotto una determinata soglia e per i pensionati con trattamenti di importo contenuto: è un servizio che tutte le banche devono offrire, con un numero limitato di operazioni annue incluse, e non viene pubblicizzato quasi mai. Ne abbiamo scritto in dettaglio nella guida al conto corrente di base gratuito.

Sul fronte commerciale, l’azzeramento del canone per gli under 30 è ormai quasi standard tra gli operatori online, e diverse banche azzerano il canone a fronte dell’accredito dello stipendio o di una giacenza minima. Sono condizioni legittime ma revocabili: vanno lette con attenzione, perché la promozione a tempo che diventa costo pieno al tredicesimo mese è uno degli schemi più diffusi. Il riferimento istituzionale per verificare come funziona la trasparenza bancaria è il portale della Banca d’Italia, che pubblica ogni anno l’indagine sul costo dei conti correnti.

Domande frequenti

Dove trovo l’ICC del mio conto attuale?

Nel documento informativo del conto, che la banca deve rendere disponibile sul proprio sito e in filiale. Si chiama in genere “Foglio informativo” o “Documento informativo sulle spese”, e l’ICC compare in una tabella con i diversi profili di utilizzo. Se non lo trovi, puoi richiederlo: la banca è tenuta a fornirlo.

Se cambio banca perdo le domiciliazioni delle bollette?

No. La procedura di trasferimento prevede che la nuova banca si occupi di spostare accrediti ricorrenti e domiciliazioni, entro dodici giorni lavorativi e senza costi. È comunque prudente verificare a mano che tutte le utenze siano state trasferite: un addebito che non passa può generare un sollecito.

L’imposta di bollo la posso evitare tenendo due conti sotto soglia?

La soglia dei 5.000 euro di giacenza media si applica per singolo rapporto, quindi tecnicamente sì. È però una strategia che raramente conviene: si duplicano i canoni e la complessità gestionale per risparmiare 34,20 euro, e si perde di vista la giacenza complessiva.

Conviene ancora avere un conto in banca tradizionale?

Ha senso se usi davvero la filiale: consulenza allo sportello, operazioni con contante frequenti, necessità di un referente fisico. Se invece la usi due volte l’anno, stai pagando circa 110 euro annui per un servizio che non consumi. Molti mantengono la filiale per abitudine più che per bisogno.

I conti delle banche online sono sicuri quanto quelli tradizionali?

Dal punto di vista della tutela dei depositi sì: tutte le banche autorizzate a operare in Italia aderiscono a un sistema di garanzia che copre fino a 100.000 euro per depositante e per banca. La differenza riguarda il servizio, non la sicurezza del denaro. Vale la pena verificare che l’operatore sia effettivamente una banca autorizzata e non un istituto di moneta elettronica, perché le tutele non sono identiche.

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