Calcolare l’IRPEF 2026 non è complicato come sembra: bastano lo stipendio lordo, conoscere i tre scaglioni in vigore e applicare le detrazioni a cui hai diritto. Eppure in tanti, ogni anno, si trovano a fissare il 730 senza capire perché le trattenute in busta paga sono quelle cifre. Questa guida ti mostra come fare il calcolo passo per passo, con esempi concreti su stipendi tipici italiani.
L’IRPEF 2026 si calcola con tre aliquote (23%, 33%, 43%) su tre scaglioni di reddito. Grazie alla detrazione di 1.955 euro, un dipendente non paga IRPEF fino a 8.500 euro di reddito imponibile (non di lordo). Su un reddito imponibile di 30.000 euro l’IRPEF lorda è 7.100 euro; per un dipendente la detrazione da lavoro (1.801,19 euro compresa la maggiorazione di 65) e l’ulteriore detrazione del cuneo fiscale (1.000 euro) la portano a 4.298,81 euro.
Indice
- I tre scaglioni IRPEF 2026 e le aliquote
- Come si calcola l’IRPEF: la formula
- Detrazioni da lavoro dipendente, pensione e lavoro autonomo
- Simulatore pratico: esempi su stipendi reali
- Calcolatore IRPEF 2026
- La no tax area e chi non paga nulla
- Perché il 730 non coincide con la busta paga
- Gli errori più comuni nel calcolo
- Domande frequenti
I tre scaglioni IRPEF 2026 e le aliquote
La riforma fiscale del 2024 ha ridotto gli scaglioni IRPEF da quattro a tre, e questa struttura è rimasta invariata per il 2026. Ogni euro di reddito viene tassato con l’aliquota dello scaglione corrispondente — non sull’intero reddito, ma solo sulla parte che ricade in quel range. È una distinzione banale sulla carta ma che cambia tutto nel calcolo pratico.
Lo scaglione base copre i redditi fino a 28.000 euro con un’aliquota del 23%. Il secondo scaglione va da 28.001 a 50.000 euro e applica il 33% solo sulla porzione eccedente i 28.000, aliquota abbassata dal 35% dalla legge di bilancio 2026 (legge 199/2025) dal 1° gennaio 2026. Per chi ha un reddito complessivo oltre 200.000 euro la stessa legge riduce di 440 euro alcune detrazioni al 19% (spese, erogazioni ai partiti, polizze calamità): l’aliquota resta al 33% anche per loro, ma il risparmio viene compensato solo se hanno detrazioni di quel tipo. Sopra i 50.000 euro scatta il 43%, ancora una volta solo sulla quota che supera quella soglia. Questo sistema si chiama imposta progressiva: chi guadagna di più paga una percentuale più alta, ma solo sulla parte di reddito in eccesso.
Per fare un esempio immediato: su un reddito di 35.000 euro non paghi il 33% su tutto, ma il 23% sui primi 28.000 (= 6.440 euro) e il 33% sui restanti 7.000 euro (= 2.310 euro). Totale IRPEF lorda: 8.750 euro, non 11.550 che sarebbe il 33% flat. È una differenza che vale quasi 2.800 euro.
Come si calcola l’IRPEF: la formula
Il punto di partenza è il reddito imponibile, che per un lavoratore dipendente corrisponde allo stipendio lordo annuo meno i contributi previdenziali a carico del lavoratore (INPS, il 9,19% per la maggior parte dei dipendenti privati). Il risultato è la base su cui applicare gli scaglioni.
La formula concreta, scaglione per scaglione, è questa. Se il reddito imponibile è fino a 28.000 euro, l’IRPEF lorda è pari a quel reddito moltiplicato per 0,23. Se supera 28.000 ma non 50.000 euro, l’IRPEF è 6.440 euro (il 23% di 28.000) più il 33% sulla parte eccedente i 28.000. Se supera 50.000 euro, si aggiunge anche il 43% sulla quota oltre i 50.000, che equivale a 6.440 + 7.260 euro di imposta fissa sui primi due scaglioni, più il 43% sull’eccedenza.
In pratica, per i redditi più alti la formula diventa: IRPEF lorda = 13.700 euro + 43% × (reddito imponibile − 50.000 euro). Questo numero fisso da 13.700 deriva dalla somma delle imposte sui primi due scaglioni già calcolate. Tenerlo a mente evita di rifare ogni volta il conto da zero.
Detrazioni da lavoro dipendente: cosa scalare
L’IRPEF lorda non è quello che paghi realmente. Dall’imposta calcolata si sottraggono le detrazioni, che per i lavoratori dipendenti sono automatiche e commisurate al reddito. Più è basso il reddito, maggiore è la detrazione, con l’obiettivo di alleggerire il carico fiscale sulle fasce più deboli.
Per il 2026 la detrazione da lavoro dipendente (art. 13, comma 1, del TUIR) vale 1.955 euro se il reddito complessivo non supera 15.000 euro. Tra 15.000 e 28.000 euro è pari a 1.910 + 1.190 × (28.000 − reddito) / 13.000: con 20.000 euro di reddito fa 2.642,21 euro, quindi più di 1.955. Può sembrare strano, ma il salto è scritto nella norma: appena sopra i 15.000 euro la detrazione vale circa 3.100 euro. Tra 28.000 e 50.000 euro la formula diventa 1.910 × (50.000 − reddito) / 22.000, e sopra i 50.000 la detrazione è zero. Chi ha un reddito tra 25.000 e 35.000 euro ha 65 euro in più. In tutte le formule il rapporto si tronca alla quarta cifra decimale.
Dal 2025 i dipendenti (non i pensionati) hanno anche l’ulteriore detrazione del cuneo fiscale prevista dalla legge 207/2024: 1.000 euro se il reddito complessivo è tra 20.000 e 32.000 euro, poi 1.000 × (40.000 − reddito) / 8.000 fino a zero a 40.000. Chi sta sotto i 20.000 euro riceve invece in busta paga una somma esentasse pari al 7,1%, 5,3% o 4,8% del reddito da lavoro, che non riduce l’IRPEF ma aumenta il netto. E fino a 15.000 euro di reddito spetta di norma il trattamento integrativo di 1.200 euro l’anno.
Le detrazioni cambiano per le altre categorie. Per i pensionati (art. 13, comma 3) sono 1.955 euro fino a 8.500 euro di reddito, 700 + 1.255 × (28.000 − reddito) / 19.500 fino a 28.000 e 700 × (50.000 − reddito) / 22.000 fino a 50.000, con 50 euro in più tra 25.000 e 29.000. Per i lavoratori autonomi in regime ordinario e per le collaborazioni occasionali (comma 5) sono 1.265 euro fino a 5.500 euro, 500 + 765 × (28.000 − reddito) / 22.500 fino a 28.000 e 500 × (50.000 − reddito) / 22.000 fino a 50.000, con 50 euro in più tra 11.000 e 17.000. Il calcolatore qui sotto le applica tutte, ciascuna al proprio tipo di reddito.
Esistono poi altre detrazioni che possono abbassare ulteriormente l’imposta: quelle per il coniuge a carico e per i figli tra 21 e 29 anni (per i figli più piccoli c’è l’assegno unico), le spese sanitarie documentate per la parte eccedente 129,11 euro, gli interessi sul mutuo prima casa, i premi assicurativi vita e infortuni fino a 530 euro, le spese per istruzione e molto altro. Ognuna di queste voci si detrae al 19% dalla IRPEF lorda — non dal reddito, ma dall’imposta già calcolata. Nella guida alla compilazione del 730 online 2026 trovi come inserirle tutte nel modello.
Simulatore pratico: esempi su stipendi reali
Vediamo tre profili tipici di lavoratori italiani per capire quanto IRPEF pagano davvero nel 2026.
Caso 1: stipendio lordo 22.000 euro (es. impiegato part-time, operaio junior)
Contributi INPS a carico lavoratore: 2.021,80 euro (9,19%). Reddito imponibile: 19.978,20 euro. IRPEF lorda: 23% × 19.978,20 = 4.594,99 euro. Detrazione da lavoro dipendente: 1.910 + 1.190 × 0,6170 = 2.644,23 euro. IRPEF netta: 1.950,76 euro, pari all’8,9% del lordo. Il reddito resta sotto i 20.000 euro, quindi niente ulteriore detrazione ma, in busta paga, una somma esentasse del 4,8% pari a 958,95 euro.
Caso 2: stipendio lordo 35.000 euro (es. impiegato senior, tecnico specializzato)
Contributi INPS: 3.216,50 euro. Reddito imponibile: 31.783,50 euro. IRPEF lorda: 6.440 (primo scaglione) + 33% × 3.783,50 = 6.440 + 1.248,56 = 7.688,56 euro. Detrazione da lavoro dipendente: 1.910 × 0,8280 = 1.581,48 euro, più 65 euro di maggiorazione, più 1.000 euro di ulteriore detrazione del cuneo fiscale: 2.646,48 euro in tutto. IRPEF netta: 5.042,08 euro, pari al 14,4% del lordo.
Caso 3: stipendio lordo 55.000 euro (es. manager, quadro aziendale)
Contributi INPS: 5.054,50 euro. Reddito imponibile: 49.945,50 euro. IRPEF lorda: 6.440 + 7.242,02 (33% × 21.945,50) = 13.682,02 euro, a ridosso della soglia del terzo scaglione. Detrazione da lavoro dipendente: 1.910 × 0,0024 = 4,58 euro; niente cuneo fiscale sopra i 40.000 euro. IRPEF netta: 13.677,44 euro, pari al 24,9% del lordo. Il salto di pressione fiscale tra 35.000 e 55.000 euro è molto marcato: il prelievo sul lordo passa dal 14,4% al 24,9%.
Per vedere anche addizionali, tredicesima e netto mensile parti dal calcolatore stipendio netto da lordo 2026; per le singole voci del cedolino c’è la guida alla lettura della busta paga, dove si vede che le trattenute IRPEF mensili non sono uniformi: a dicembre, o in caso di conguagli, l’importo cambia.
Calcolatore IRPEF 2026: calcola la tua imposta in tempo reale
Inserisci il tuo reddito imponibile annuo (per un dipendente è il lordo meno i contributi INPS; puoi scrivere 30000 o 30.000) e scegli il tipo di reddito. Il calcolatore applica i tre scaglioni 2026, la detrazione per lavoro dipendente, pensione o lavoro autonomo con le formule dell’art. 13 del TUIR e, per i dipendenti, l’ulteriore detrazione del cuneo fiscale. Sotto il risultato trovi il dettaglio del calcolo e, se spettano, somma esente e trattamento integrativo, che non riducono l’IRPEF ma arrivano in busta paga.
🧮 Calcolatore IRPEF 2026
La no tax area e chi non paga nulla
Grazie alla detrazione da lavoro dipendente, esiste una soglia di reddito sotto la quale l’IRPEF netta è zero. Questa zona di esenzione si chiama no tax area e per il 2026 vale 8.500 euro di reddito imponibile annuo per i lavoratori dipendenti: 1.955 euro di detrazione diviso il 23% fa esattamente 8.500. Attenzione, è reddito dopo i contributi: in termini di RAL corrisponde a circa 9.360 euro. Chi sta sotto questa cifra non paga IRPEF perché la detrazione azzera l’imposta lorda.
Per i pensionati la no tax area è la stessa, 8.500 euro, perché la loro detrazione è di 1.955 euro fino a quel reddito. Per i lavoratori autonomi in regime ordinario la soglia è più bassa, 5.500 euro, perché la detrazione per lavoro autonomo parte da 1.265 euro. Per chi ha aperto partita IVA in regime forfettario il discorso è completamente diverso: si applica un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi cinque anni) sul reddito forfettario, senza scaglioni IRPEF tradizionali.
Perché il 730 non coincide con la busta paga
Una delle domande più frequenti dopo aver fatto il calcolo è: “Perché il totale IRPEF che vedo nel 730 non è uguale alla somma delle trattenute in busta paga di tutto l’anno?” La risposta sta nel meccanismo del sostituto d’imposta.
Il datore di lavoro trattiene ogni mese un acconto IRPEF calcolato su una proiezione del reddito annuo, usando le aliquote degli scaglioni. Ma durante l’anno possono cambiare molte cose: un aumento di stipendio a luglio, un bonus, un cambio di contratto, una trattenuta su arretrati. Il conguaglio a fine anno — che compare nelle ultime buste paga, di solito a novembre o dicembre — aggiusta la differenza tra quanto trattenuto e quanto effettivamente dovuto. Se hai pagato troppo, ricevi un rimborso in busta paga. Se hai pagato meno, trovi una trattenuta extra.
Il 730 raccoglie e formalizza tutto questo processo, considerando anche le spese detraibili che il datore di lavoro non conosce (spese mediche, interessi sul mutuo, ecc.). Il risultato finale — il saldo a debito o a credito del 730 — riflette la differenza tra l’IRPEF effettiva e quanto già versato all’erario tramite le trattenute mensili.
Gli errori più comuni nel calcolo
Chi cerca di calcolare l’IRPEF da solo commette quasi sempre lo stesso errore: applica l’aliquota più alta all’intero reddito. Se percepisci 42.000 euro lordi, non significa che paghi il 33% su tutto. Il 33% si applica solo ai 14.000 euro eccedenti la soglia dei 28.000. Il 23% copre i primi 28.000. Confondere aliquota marginale (quella dello scaglione più alto raggiunto) con aliquota media (il rapporto tra IRPEF totale e reddito totale) porta a stime molto distorte.
Un secondo errore frequente è dimenticare i contributi INPS nel calcolo della base imponibile. La busta paga mostra il lordo contrattuale, ma l’IRPEF si calcola sul reddito al netto dei contributi a carico del lavoratore. Per la maggior parte dei contratti dipendenti, questo abbassa la base di circa il 9%, quindi su 35.000 euro lordi la base IRPEF è circa 31.800 euro, non 35.000.
Terzo errore: dimenticare le detrazioni. Chi fa il calcolo dell’IRPEF lorda e si ferma lì si spaventa di un’imposta che alla fine, dopo le detrazioni da lavoro dipendente e le spese detraibili dichiarate nel 730, sarà sensibilmente più bassa. L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione uno strumento di calcolo online nel portale dell’IRPEF: il simulatore ufficiale, che include automaticamente le detrazioni principali.
Quarto errore, che c’era anche nella versione precedente del nostro calcolatore: usare per la detrazione tra 15.000 e 28.000 euro una formula che scende da 1.910 euro, mentre la norma parte da circa 3.100 euro e arriva a 1.910. Su 22.000 euro di reddito la differenza supera i 1.000 euro di imposta, prima ancora di considerare il cuneo fiscale.
Domande frequenti
Qual è l’aliquota IRPEF su 20.000 euro nel 2026?
Su un reddito imponibile di 20.000 euro si applica solo il primo scaglione al 23%, quindi l’IRPEF lorda è 4.600 euro. Per un dipendente la detrazione da lavoro vale 1.910 + 1.190 × 0,6153 = 2.642,21 euro e l’IRPEF netta scende a 1.957,79 euro, il 9,8% del reddito. A 20.000 euro esatti non spetta ancora l’ulteriore detrazione del cuneo fiscale, ma in busta paga arriva la somma esentasse del 4,8%, cioè 960 euro. Per un pensionato con lo stesso reddito l’IRPEF netta è 3.385,20 euro, per un lavoratore autonomo 3.828,04 euro.
Come funziona l’aliquota del 43% sui redditi alti?
Il 43% si applica solo alla parte di reddito che supera i 50.000 euro. Se guadagni 60.000 euro imponibili, l’aliquota del 43% colpisce solo i 10.000 euro sopra la soglia, producendo 4.300 euro di imposta su quella porzione. Il totale IRPEF lorda sarà 13.700 + 4.300 = 18.000 euro. L’aliquota media effettiva sarà circa il 30%, non il 43%.
I lavori autonomi calcolano l’IRPEF allo stesso modo?
Chi è in regime ordinario segue gli stessi scaglioni, ma la base imponibile è il reddito da lavoro autonomo netto (ricavi meno costi deducibili). Chi è nel regime forfettario invece non paga IRPEF ordinaria: si applica un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi cinque anni) calcolata sul reddito lordo moltiplicato per il coefficiente di redditività previsto per la propria categoria.
È possibile calcolare l’IRPEF 2026 senza conoscere i contributi esatti?
Sì: per una stima rapida si può usare l’aliquota INPS media del 9,19% per il lavoro dipendente, che funziona bene per la maggior parte dei contratti. Per categorie particolari (giornalisti, lavoratori dello spettacolo, parasubordinati) i contributi sono diversi e vanno verificati sul cedolino o con il proprio consulente del lavoro.
Il bonus IRPEF (ex bonus Renzi) esiste ancora nel 2026?
Sì, si chiama trattamento integrativo ed è una voce separata della busta paga. Vale 1.200 euro l’anno (100 euro al mese) per i dipendenti con reddito complessivo fino a 15.000 euro, a condizione che l’IRPEF lorda superi la detrazione per lavoro dipendente diminuita di 75 euro: in pratica serve un reddito di almeno 8.174 euro circa. Tra 15.000 e 28.000 euro spetta solo se la somma di alcune detrazioni (lavoro, familiari, mutui e spese edilizie fino al 2021) supera l’imposta lorda, e vale la differenza fino a 1.200 euro. Non riduce l’IRPEF, per questo il calcolatore lo segnala a parte. Tutti i dettagli nella guida alle trattenute in busta paga.

