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Come calcolare l’IRPEF 2026: scaglioni, aliquote e simulatore pratico

Calcolare l’IRPEF 2026 non è complicato come sembra: bastano lo stipendio lordo, conoscere i tre scaglioni in vigore e applicare le detrazioni a cui hai diritto. Eppure in tanti, ogni anno, si trovano a fissare il 730 senza capire perché le trattenute in busta paga sono quelle cifre. Questa guida ti mostra come fare il calcolo passo per passo, con esempi concreti su stipendi tipici italiani.

📌 In breve
L’IRPEF 2026 si calcola con tre aliquote (23%, 35%, 43%) su tre scaglioni di reddito. La quota esente da tassazione effettiva parte da circa 8.500 euro lordi per i lavoratori dipendenti grazie alle detrazioni. Su uno stipendio di 30.000 euro lordi, l’IRPEF lorda è circa 7.040 euro, ma dopo le detrazioni da lavoro dipendente scende sensibilmente.

Indice

  1. I tre scaglioni IRPEF 2026 e le aliquote
  2. Come si calcola l’IRPEF: la formula
  3. Detrazioni da lavoro dipendente: cosa scalare
  4. Simulatore pratico: esempi su stipendi reali
  5. La no tax area e chi non paga nulla
  6. Perché il 730 non coincide con la busta paga
  7. Gli errori più comuni nel calcolo
  8. Domande frequenti

I tre scaglioni IRPEF 2026 e le aliquote

La riforma fiscale del 2024 ha ridotto gli scaglioni IRPEF da quattro a tre, e questa struttura è rimasta invariata per il 2026. Ogni euro di reddito viene tassato con l’aliquota dello scaglione corrispondente — non sull’intero reddito, ma solo sulla parte che ricade in quel range. È una distinzione banale sulla carta ma che cambia tutto nel calcolo pratico.

Lo scaglione base copre i redditi fino a 28.000 euro con un’aliquota del 23%. Il secondo scaglione va da 28.001 a 50.000 euro e applica il 35% solo sulla porzione eccedente i 28.000. Sopra i 50.000 euro scatta il 43%, ancora una volta solo sulla quota che supera quella soglia. Questo sistema si chiama imposta progressiva: chi guadagna di più paga una percentuale più alta, ma solo sulla parte di reddito in eccesso.

Per fare un esempio immediato: su un reddito di 35.000 euro non paghi il 35% su tutto, ma il 23% sui primi 28.000 (= 6.440 euro) e il 35% sui restanti 7.000 euro (= 2.450 euro). Totale IRPEF lorda: 8.890 euro, non 12.250 che sarebbe il 35% flat. È una differenza che vale quasi 3.400 euro.

Come si calcola l’IRPEF: la formula

Il punto di partenza è il reddito imponibile, che per un lavoratore dipendente corrisponde allo stipendio lordo annuo meno i contributi previdenziali a carico del lavoratore (INPS, circa il 9,19% per la maggior parte dei contratti). Il risultato è la base su cui applicare gli scaglioni.

La formula concreta, scaglione per scaglione, è questa. Se il reddito imponibile è fino a 28.000 euro, l’IRPEF lorda è pari a quel reddito moltiplicato per 0,23. Se supera 28.000 ma non 50.000 euro, l’IRPEF è 6.440 euro (il 23% di 28.000) più il 35% sulla parte eccedente i 28.000. Se supera 50.000 euro, si aggiunge anche il 43% sulla quota oltre i 50.000, che equivale a 6.440 + 7.700 euro di imposta fissa sui primi due scaglioni, più il 43% sull’eccedenza.

In pratica, per i redditi più alti la formula diventa: IRPEF lorda = 14.140 euro + 43% × (reddito imponibile − 50.000 euro). Questo numero fisso da 14.140 deriva dalla somma delle imposte sui primi due scaglioni già calcolate. Tenerlo a mente evita di rifare ogni volta il conto da zero.

Detrazioni da lavoro dipendente: cosa scalare

L’IRPEF lorda non è quello che paghi realmente. Dall’imposta calcolata si sottraggono le detrazioni, che per i lavoratori dipendenti sono automatiche e commisurate al reddito. Più è basso il reddito, maggiore è la detrazione, con l’obiettivo di alleggerire il carico fiscale sulle fasce più deboli.

Per il 2026 la detrazione da lavoro dipendente vale 1.955 euro per redditi fino a 15.000 euro lordi. Tra 15.001 e 28.000 euro la detrazione si riduce progressivamente con una formula proporzionale. Tra 28.001 e 50.000 euro la riduzione continua, mentre sopra i 50.000 la detrazione da lavoro dipendente è praticamente azzerata.

Esistono poi altre detrazioni che possono abbassare ulteriormente l’imposta: la detrazione per figli a carico (se non già coperta dall’assegno unico), le spese sanitarie documentate per la parte eccedente 129,11 euro, gli interessi sul mutuo prima casa, i premi assicurativi vita e infortuni fino a 530 euro, le spese per istruzione e molto altro. Ognuna di queste voci si detrae al 19% dalla IRPEF lorda — non dal reddito, ma dall’imposta già calcolata. Nella guida alla compilazione del 730 online 2026 trovi come inserirle tutte nel modello.

Simulatore pratico: esempi su stipendi reali

Vediamo tre profili tipici di lavoratori italiani per capire quanto IRPEF pagano davvero nel 2026.

Caso 1 — Stipendio lordo 22.000 euro (es. impiegato part-time, operaio junior)
Contributi INPS a carico lavoratore: circa 2.022 euro (9,19%). Reddito imponibile: 19.978 euro. IRPEF lorda: 23% × 19.978 = 4.595 euro. Detrazione da lavoro dipendente: circa 1.460 euro (reddito tra 15.000 e 28.000, calcolata proporzionalmente). IRPEF netta: circa 3.135 euro, pari al 14,3% del lordo.

Caso 2 — Stipendio lordo 35.000 euro (es. impiegato senior, tecnico specializzato)
Contributi INPS: circa 3.217 euro. Reddito imponibile: 31.783 euro. IRPEF lorda: 6.440 (primo scaglione) + 35% × (31.783 − 28.000) = 6.440 + 1.324 = 7.764 euro. Detrazione da lavoro dipendente: circa 870 euro. IRPEF netta: circa 6.894 euro, pari al 19,7% del lordo.

Caso 3 — Stipendio lordo 55.000 euro (es. manager, quadro aziendale)
Contributi INPS: circa 5.055 euro. Reddito imponibile: 49.945 euro. IRPEF lorda: 6.440 + 7.679 (35% × 21.945) = 14.119 euro. Praticamente a ridosso della soglia del terzo scaglione. Detrazione da lavoro dipendente: quasi zero. IRPEF netta: circa 14.100 euro, pari al 25,6% del lordo. Il salto di pressione fiscale tra 35.000 e 55.000 euro è molto marcato.

Questi numeri tornano approssimativamente con quelli riportati nella guida alla lettura della busta paga, dove le trattenute IRPEF mensili si dividono per 12 ma non sono uniformi: a dicembre, o in caso di conguagli, l’importo cambia.

La no tax area e chi non paga nulla

Grazie alla detrazione da lavoro dipendente, esiste una soglia di reddito sotto la quale l’IRPEF netta è zero. Questa zona esenzione si chiama no tax area e per il 2026 si attesta intorno a 8.500 euro lordi annui per i lavoratori dipendenti, ovvero poco più di 700 euro al mese. Chi guadagna meno di questa cifra non paga IRPEF perché la detrazione azzera completamente l’imposta lorda.

Per i pensionati la no tax area è leggermente diversa, attestandosi a circa 8.500 euro l’anno anche per loro dopo le riforme recenti. Per i lavoratori autonomi in regime ordinario la soglia è più bassa perché le detrazioni da lavoro dipendente non si applicano, anche se esistono quelle da lavoro autonomo. Per chi ha aperto partita IVA in regime forfettario il discorso è completamente diverso: si applica un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi cinque anni) sul reddito forfettario, senza scaglioni IRPEF tradizionali.

Perché il 730 non coincide con la busta paga

Una delle domande più frequenti dopo aver fatto il calcolo è: “Perché il totale IRPEF che vedo nel 730 non è uguale alla somma delle trattenute in busta paga di tutto l’anno?” La risposta sta nel meccanismo del sostituto d’imposta.

Il datore di lavoro trattiene ogni mese un acconto IRPEF calcolato su una proiezione del reddito annuo, usando le aliquote degli scaglioni. Ma durante l’anno possono cambiare molte cose: un aumento di stipendio a luglio, un bonus, un cambio di contratto, una trattenuta su arretrati. Il conguaglio a fine anno — che compare nelle ultime buste paga, di solito a novembre o dicembre — aggiusta la differenza tra quanto trattenuto e quanto effettivamente dovuto. Se hai pagato troppo, ricevi un rimborso in busta paga. Se hai pagato meno, trovi una trattenuta extra.

Il 730 raccoglie e formalizza tutto questo processo, considerando anche le spese detraibili che il datore di lavoro non conosce (spese mediche, interessi sul mutuo, ecc.). Il risultato finale — il saldo a debito o a credito del 730 — riflette la differenza tra l’IRPEF effettiva e quanto già versato all’erario tramite le trattenute mensili.

Gli errori più comuni nel calcolo

Chi cerca di calcolare l’IRPEF da solo commette quasi sempre lo stesso errore: applica l’aliquota più alta all’intero reddito. Se percepisci 42.000 euro lordi, non significa che paghi il 35% su tutto. Il 35% si applica solo ai 14.000 euro eccedenti la soglia dei 28.000. Il 23% copre i primi 28.000. Confondere aliquota marginale (quella dello scaglione più alto raggiunto) con aliquota media (il rapporto tra IRPEF totale e reddito totale) porta a stime molto distorte.

Un secondo errore frequente è dimenticare i contributi INPS nel calcolo della base imponibile. La busta paga mostra il lordo contrattuale, ma l’IRPEF si calcola sul reddito al netto dei contributi a carico del lavoratore. Per la maggior parte dei contratti dipendenti, questo abbassa la base di circa il 9%, quindi su 35.000 euro lordi la base IRPEF è circa 31.800 euro, non 35.000.

Terzo errore: dimenticare le detrazioni. Chi fa il calcolo dell’IRPEF lorda e si ferma lì si spaventa di un’imposta che alla fine, dopo le detrazioni da lavoro dipendente e le spese detraibili dichiarate nel 730, sarà sensibilmente più bassa. L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione uno strumento di calcolo online nel portale dell’IRPEF: il simulatore ufficiale, che include automaticamente le detrazioni principali.

Domande frequenti

Qual è l’aliquota IRPEF su 20.000 euro nel 2026?

Su un reddito imponibile di 20.000 euro si applica solo il primo scaglione al 23%, quindi l’IRPEF lorda è 4.600 euro. Dopo la detrazione da lavoro dipendente, che per questo livello di reddito vale circa 1.400 euro, l’IRPEF netta è intorno a 3.200 euro, pari al 16% del reddito imponibile.

Come funziona l’aliquota del 43% sui redditi alti?

Il 43% si applica solo alla parte di reddito che supera i 50.000 euro. Se guadagni 60.000 euro imponibili, l’aliquota del 43% colpisce solo i 10.000 euro sopra la soglia, producendo 4.300 euro di imposta su quella porzione. Il totale IRPEF lorda sarà 14.140 + 4.300 = 18.440 euro. L’aliquota media effettiva sarà circa il 30,7%, non il 43%.

I lavori autonomi calcolano l’IRPEF allo stesso modo?

Chi è in regime ordinario segue gli stessi scaglioni, ma la base imponibile è il reddito da lavoro autonomo netto (ricavi meno costi deducibili). Chi è nel regime forfettario invece non paga IRPEF ordinaria: si applica un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi cinque anni) calcolata sul reddito lordo moltiplicato per il coefficiente di redditività previsto per la propria categoria.

È possibile calcolare l’IRPEF 2026 senza conoscere i contributi esatti?

Sì: per una stima rapida si può usare l’aliquota INPS media del 9,19% per il lavoro dipendente, che funziona bene per la maggior parte dei contratti. Per categorie particolari (giornalisti, lavoratori dello spettacolo, parasubordinati) i contributi sono diversi e vanno verificati sul cedolino o con il proprio consulente del lavoro.

Il bonus IRPEF (ex bonus 80 euro) esiste ancora nel 2026?

La struttura dell’ex “bonus Renzi” è stata riassorbita nel sistema delle detrazioni da lavoro dipendente con la riforma fiscale. Non esiste più come voce separata in busta paga, ma il meccanismo di alleggerimento per i redditi tra 8.500 e 28.000 euro è rimasto incorporato nel calcolo delle detrazioni automatiche.

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