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Superbollo 2027: le esenzioni regionali non bastano più, chi rischia di pagarlo

Il superbollo 2027 torna a colpire migliaia di automobilisti che negli ultimi anni non lo avevano mai visto arrivare. Con un decreto passato quasi sotto silenzio ad agosto, lo Stato ha stabilito che le esenzioni decise dalle Regioni sulla tassa automobilistica non valgono più sull’addizionale erariale. Tradotto: chi guida un’ibrida potente e beneficiava di uno sconto regionale sul bollo, dal primo gennaio potrebbe ritrovarsi un conto da quattro cifre.

📌 Articolo in breve
Il decreto legislativo 147/2026 stabilisce che dal 1° gennaio 2027 le esenzioni dal bollo previste da leggi regionali non si estendono più all’addizionale erariale, il cosiddetto superbollo. Restano valide solo le esenzioni statali: veicoli completamente elettrici e auto con più di vent’anni. A pagare saranno soprattutto le ibride e le plug-in ad alta potenza, che in diverse regioni godevano di uno sconto sul bollo. Il conto parte da 20 euro per ogni kW oltre i 185.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.
🗓️ Ultimo aggiornamento: settembre 2026. Fonte normativa: decreto legislativo 7 agosto 2026 n. 147, articolo 13 comma 2, in vigore dal 12 agosto 2026.

Indice

  1. Cos’è il superbollo e chi lo paga oggi
  2. Cosa stabilisce il decreto 147/2026
  3. Perché il bollo è regionale e il superbollo no
  4. Quanto si paga: la tabella per anzianità
  5. Tre automobilisti, tre conti diversi
  6. Le esenzioni che restano in piedi
  7. Cosa fare da qui a gennaio
  8. E l’abolizione del bollo di cui si parla in manovra?
  9. Domande frequenti

Cos’è il superbollo e chi lo paga oggi

Il superbollo non è una tassa a sé: tecnicamente si chiama addizionale erariale della tassa automobilistica ed è un balzello introdotto nel 2011 che colpisce le auto con potenza superiore a 185 kW, pari a circa 251 cavalli. Non si paga in aggiunta a una soglia di lusso o a un valore di listino: conta solo la potenza dichiarata sulla carta di circolazione.

L’importo base è di 20 euro per ogni kW che eccede i 185, e diminuisce con l’invecchiamento del veicolo fino ad azzerarsi al ventesimo anno. È una struttura che nel tempo ha prodotto effetti curiosi: una berlina sportiva di quindici anni fa paga una frazione di quello che paga un SUV ibrido nuovo di fabbrica, anche se il primo consuma e inquina molto di più.

La platea si è allargata parecchio negli ultimi anni, e non per colpa delle supercar. L’elettrificazione ha spinto verso l’alto la potenza dichiarata di modelli assolutamente ordinari: un SUV plug-in di famiglia oggi supera senza sforzo i 250 kW, perché al motore termico si somma quello elettrico. Il risultato è che la soglia dei 185 kW, pensata quindici anni fa per intercettare le auto di lusso, oggi cattura anche vetture che di lussuoso hanno poco.

Cosa stabilisce il decreto 147/2026

Il decreto legislativo 7 agosto 2026 numero 147 fa parte del riordino dei tributi regionali previsto dalla delega fiscale. È entrato in vigore il 12 agosto e contiene, all’articolo 13 comma 2, una precisazione che sembra tecnica e invece pesa sul portafoglio: le norme di esenzione dalla tassa automobilistica deliberate con leggi regionali non producono effetto sull’addizionale erariale, per la quale continuano a valere esclusivamente le esenzioni previste dalla legge statale.

La disposizione ha effetto dal 1° gennaio 2027. Fino ad allora nulla cambia, e chi ha diritto a uno sconto regionale continua a goderne come sempre. Dal 2027, invece, quello sconto si ferma alla tassa base: il superbollo va versato per intero, con il calcolo pieno.

La ragione dichiarata è mettere ordine in una materia che aveva generato parecchio contenzioso. Alcune Regioni avevano esteso le proprie agevolazioni anche all’addizionale, altre no, e i contribuenti si trovavano a pagare cifre diverse per la stessa auto a seconda della residenza. Il decreto risolve l’ambiguità, ma la risolve in una sola direzione: verso l’alto.

Perché il bollo è regionale e il superbollo no

La distinzione ha radici costituzionali e vale la pena capirla, perché spiega perché una Regione non può semplicemente decidere di annullare anche il superbollo. La tassa automobilistica è un tributo proprio derivato: lo Stato ne fissa la disciplina generale, ma il gettito va alle Regioni, che possono modulare aliquote ed esenzioni entro certi limiti. È il motivo per cui il bollo di un’auto elettrica cambia radicalmente tra Lombardia e Campania.

L’addizionale erariale, invece, è un tributo statale a tutti gli effetti: si aggancia alla tassa automobilistica solo per comodità di riscossione, ma il gettito finisce nelle casse dello Stato. Il decreto lo mette nero su bianco proprio mentre rafforza l’autonomia regionale sul bollo ordinario, chiarendo che quell’autonomia si ferma sulla soglia dell’addizionale.

Il paradosso, per l’automobilista, è che il decreto amplia i poteri della propria Regione e contemporaneamente svuota il beneficio pratico che ne ricavava. La Regione può continuare a dire che le ibride non pagano il bollo, e continuerà a essere vero: solo che accanto a zero euro di bollo comparirà una riga da qualche centinaio o migliaio di euro di superbollo.

Quanto si paga: la tabella per anzianità

Il calcolo è lineare e si fa a mano in trenta secondi. Si prende la potenza in kW riportata sulla carta di circolazione, si sottraggono 185, e si moltiplica il risultato per l’importo unitario corrispondente all’età del veicolo. L’anzianità si conta dalla data di costruzione, non da quella di acquisto.

Età del veicolo Importo per kW oltre i 185 Esempio su 250 kW (65 kW eccedenti)
Fino a 5 anni 20 € 1.300 €
Da 6 a 10 anni 12 € 780 €
Da 11 a 15 anni 6 € 390 €
Da 16 a 20 anni 3 € 195 €
Oltre 20 anni 0 € esente

Un dettaglio che sfugge spesso: il superbollo si paga per intero anche se l’auto viene immatricolata a dicembre. Non esiste il ratei mensile che invece si applica in alcune situazioni al bollo ordinario, e questo rende particolarmente costose le immatricolazioni di fine anno su vetture molto potenti. Chi non ha chiaro il funzionamento della tassa base può partire dalla guida al bollo auto, mentre per una stima rapida della tassa ordinaria è disponibile il nostro calcolatore del bollo auto.

Tre automobilisti, tre conti diversi

Abbiamo ricostruito tre situazioni realistiche per capire dove il cambiamento morde davvero e dove invece non cambia nulla. Le potenze indicate corrispondono a modelli effettivamente in commercio in Italia, non a casi limite costruiti a tavolino.

Il primo caso è quello che pesa di più: un SUV plug-in da 290 kW immatricolato nel 2025, in una Regione che esenta le ibride dal bollo per i primi tre anni. Fino al 2026 il proprietario non versa nulla, né bollo né addizionale. Dal 2027 il bollo resta azzerato per un’altra stagione, ma il superbollo diventa dovuto: 105 kW eccedenti moltiplicati per 20 euro fanno 2.100 euro l’anno. Da zero a duemila euro senza aver cambiato auto né trasferito la residenza.

Il secondo caso è più contenuto ma riguarda una platea molto ampia: una berlina ibrida da 220 kW del 2022, quindi con quattro anni sulle spalle. I kW eccedenti sono 35, l’importo unitario è ancora quello pieno di 20 euro, e il conto si ferma a 700 euro. Fastidioso, ma lontano dalla cifra del primo scenario.

Il terzo caso mostra il rovescio della medaglia: una sportiva termica da 300 kW del 2005, ventunenne. Qui non cambia assolutamente nulla, perché il superbollo non si applica ai veicoli con più di vent’anni e quell’esenzione è statale, non regionale. Il proprietario continua a pagare zero, esattamente come prima. Le auto storiche, insomma, escono indenni da questa partita.

📝 Nota della redazione
Nelle sintesi circolate dopo l’uscita del decreto si legge spesso che “dal 2027 pagano anche le auto già esenti”, una formula che ha allarmato i proprietari di auto storiche e di veicoli elettrici. Abbiamo verificato il punto sul testo dell’articolo 13: le esenzioni statali restano intatte, e sia l’ultraventennale sia il veicolo completamente elettrico rientrano tra quelle. Il perimetro reale della stretta è molto più stretto di come è stato raccontato, e riguarda in sostanza le agevolazioni deliberate dalle singole Regioni, in larga maggioranza rivolte alle ibride.

Le esenzioni che restano in piedi

Vale la pena elencare con precisione cosa continua a valere, perché è qui che si concentra la confusione. Le esenzioni previste da leggi dello Stato non vengono toccate dal decreto e continuano a operare anche sull’addizionale erariale.

Restano quindi fuori dal superbollo i veicoli completamente elettrici, che godono di un’esenzione nazionale, e i veicoli con oltre vent’anni dalla costruzione, per i quali l’addizionale non è proprio dovuta per struttura della norma. Continuano a valere anche le agevolazioni statali riconosciute ai veicoli destinati al trasporto di persone con disabilità, che poggiano su una legge nazionale e non su delibere locali.

Perdono invece efficacia, ai soli fini dell’addizionale, gli sconti e le esenzioni introdotti con legge regionale: tipicamente le finestre di tre o cinque anni concesse alle vetture ibride, ma anche alcune agevolazioni territoriali legate a rottamazioni o a immatricolazioni di veicoli a basse emissioni. Chi guida un’ibrida potente in Lombardia, Piemonte o Veneto è il profilo più esposto, dato che si tratta delle regioni con le agevolazioni più generose e con il maggior numero di immatricolazioni di questo tipo. Il quadro regione per regione, per quanto riguarda le elettriche, lo abbiamo ricostruito nell’articolo su quali regioni azzerano il bollo sulle auto elettriche.

Cosa fare da qui a gennaio

La prima cosa è banale ma quasi nessuno la fa: leggere la potenza sulla carta di circolazione. Il dato si trova al campo P.2 ed è espresso in kW. Se è sotto 185 il discorso finisce lì, qualunque cosa dica la propria Regione. Se è sopra, conviene calcolare subito quanto verrebbe l’addizionale, perché il conto arriva a scadenza fissa e non prevede rateizzazioni.

La seconda verifica riguarda la natura della propria esenzione. Non tutti sanno se lo sconto di cui godono viene da una legge regionale o da una norma statale, e la differenza ora è tutto. L’informazione si recupera sul portale della Regione di residenza oppure interrogando la posizione tributaria sul servizio bollo auto dell’ACI, che riporta la motivazione dell’esenzione applicata.

Per chi si trova con un conto pesante e sta comunque valutando un cambio auto, il 2026 è l’ultima stagione utile per fare i calcoli con le regole vecchie. Non è un consiglio a comprare di corsa, che raramente è una buona idea: è però un elemento da mettere sul tavolo insieme agli altri costi di gestione, che negli ultimi anni sono cresciuti su tutti i fronti, dalle assicurazioni alla manutenzione. Un altro fronte che si è mosso di recente è quello del pagamento frazionato, di cui abbiamo scritto a proposito dell’addio al pagamento frazionato per le nuove immatricolazioni.

E l’abolizione del bollo di cui si parla in manovra?

Mentre il superbollo si allarga, sul tavolo della prossima legge di bilancio c’è la proposta opposta: cancellare del tutto il bollo auto. L’iniziativa è di Forza Italia e viene rilanciata periodicamente dal vicepremier Antonio Tajani, ma si scontra con un numero difficile da aggirare: il gettito del bollo vale circa 7,5 miliardi di euro l’anno.

Quei soldi non sono una posta qualunque. Finanziano voci di bilancio regionale come la sanità pubblica, il trasporto locale, la viabilità e la protezione civile: cancellare la tassa senza sostituirla significherebbe aprire un buco che le Regioni non possono coprire da sole. Ogni volta che la proposta riemerge, si arena esattamente su questo punto.

Sul superbollo, invece, l’orientamento è cambiato più volte: prima annunciata come abolizione, poi derubricata a revisione, e nel frattempo il decreto di agosto ha fatto l’unica cosa concreta degli ultimi anni, cioè allargarne la platea effettiva. Chi sta programmando le spese del 2027 farebbe bene a considerare l’ipotesi di abolizione per quello che è: una proposta politica senza copertura, non un fatto su cui contare. Il quadro completo delle misure in discussione è nella nostra analisi della manovra 2027.

Domande frequenti

La mia auto elettrica da 300 kW dovrà pagare il superbollo dal 2027?

No. L’esenzione riconosciuta ai veicoli completamente elettrici è di fonte statale e resta pienamente valida anche sull’addizionale erariale. Il decreto tocca soltanto le esenzioni introdotte con legge regionale, che nella pratica riguardano soprattutto le vetture ibride.

Come faccio a sapere se la mia esenzione è regionale o statale?

Il modo più rapido è consultare la propria posizione sul portale dell’ACI o sul sito della Regione di residenza, dove viene indicata la norma in base alla quale l’esenzione è stata riconosciuta. In alternativa si può chiedere a una delegazione ACI o a un’agenzia di pratiche auto, che accedono agli stessi archivi.

Il superbollo si paga anche se l’auto resta ferma in garage?

Sì, come il bollo ordinario è dovuto per il possesso e non per l’uso. L’unica strada per non pagare è la cessazione della circolazione con radiazione o l’iscrizione al pubblico registro come veicolo storico, con tutti i vincoli che questo comporta.

Quanti anni conta l’anzianità: dall’immatricolazione o dalla costruzione?

Dalla data di costruzione del veicolo. È una precisazione che fa differenza sulle auto immatricolate con qualche mese di ritardo rispetto alla produzione, perché può anticipare il passaggio allo scaglione successivo e quindi ridurre l’importo dovuto.

Se cambio residenza in una Regione più generosa risparmio sul superbollo?

Dal 2027 no, ed è precisamente questo il senso della norma. Il bollo ordinario continuerà a variare da Regione a Regione, ma l’addizionale erariale sarà identica su tutto il territorio nazionale, perché dipende solo dalla legge statale.

Il decreto si applica retroattivamente agli anni passati?

No. La disposizione ha effetto dalle annualità che decorrono dal 1° gennaio 2027. Le scadenze del 2026 seguono ancora le regole precedenti, comprese le eventuali estensioni regionali riconosciute fino a oggi.

Esiste una rateizzazione per importi elevati?

Per l’addizionale erariale non è prevista una rateizzazione ordinaria: il versamento avviene in un’unica soluzione tramite F24 o i canali telematici abilitati, alla stessa scadenza della tassa automobilistica. In caso di omesso pagamento si applicano sanzioni e interessi, con possibilità di regolarizzare tramite ravvedimento operoso.

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