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Bonifico parlante per i lavori in casa: come si compila, la ritenuta dell’11% e cosa fare se hai sbagliato

Il bonifico parlante è il bonifico bancario o postale “dedicato” che serve per avere la detrazione sui lavori in casa: oltre a importo e IBAN deve riportare la causale con il riferimento alla detrazione, il codice fiscale di chi detrae e la partita IVA o il codice fiscale dell’impresa che riceve i soldi. Al momento dell’accredito la banca trattiene all’impresa una ritenuta dell’11%, ma a te non costa nulla in più. Se lo sbagli non è detto che la detrazione sia persa: si può ripetere il pagamento con un bonifico corretto oppure, quando non è possibile, farsi rilasciare dall’impresa una dichiarazione sostitutiva.

Ultimo aggiornamento: novembre 2026. Abbiamo letto la guida dell’Agenzia delle Entrate “Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali” (edizione febbraio 2026), la guida “Bonus mobili ed elettrodomestici” (gennaio 2026) e la circolare 40/E del 28 luglio 2010 sulla base di calcolo della ritenuta.

📌 Articolo in breve
Per detrarre le spese di ristrutturazione bisogna pagare con il bonifico parlante, che la banca o le Poste mettono a disposizione come modello a parte, sia allo sportello sia nell’home banking. Nel bonifico vanno tre dati: la causale che richiama la detrazione, il codice fiscale di chi detrae (anche più di uno) e la partita IVA o il codice fiscale dell’impresa. La banca trattiene all’impresa l’11% sull’importo al netto dell’IVA, ma tu paghi la fattura intera e detrai sull’intero importo pagato. Conta il giorno in cui dai l’ordine alla banca, non quello dell’addebito: un bonifico ordinato il 31 dicembre 2026 vale per il 2026.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Cos’è il bonifico parlante e quando serve
  2. Come si compila, campo per campo
  3. La ritenuta dell’11%: chi la paga e quanto vale
  4. Tre esempi con i numeri
  5. Bonifico sbagliato: cosa fare
  6. Il 31 dicembre e le aliquote 2026-2027
  7. Domande frequenti

Cos’è il bonifico parlante e quando serve

Si chiama “parlante” perché dice a cosa serve il pagamento. La regola è scritta nella guida dell’Agenzia delle Entrate sulle ristrutturazioni edilizie: per avere la detrazione prevista dall’articolo 16-bis del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), i pagamenti devono essere fatti con bonifico bancario o postale, anche online, da cui risultino la causale, il codice fiscale di chi detrae e la partita IVA o il codice fiscale di chi riceve il pagamento.

Serve quindi per tutte le spese di manutenzione straordinaria, ristrutturazione, restauro e, per le parti comuni del condominio, anche di manutenzione ordinaria. Lo trovi in quasi tutte le banche e alle Poste con nomi come “bonifico per ristrutturazione”, “bonifico per detrazioni fiscali” o “bonifico agevolato”: nell’app di solito sta in un menu separato rispetto al bonifico ordinario. Se non lo trovi, chiedi in filiale prima di pagare: un bonifico normale con la causale scritta a mano non viene trattato come pagamento soggetto a ritenuta.

Ci sono spese per cui il bonifico parlante non è richiesto. La guida elenca gli oneri di urbanizzazione, l’imposta di bollo, i diritti per concessioni, autorizzazioni e denunce di inizio lavori e la TOSAP (la tassa per l’occupazione del suolo pubblico, per esempio quando si monta il ponteggio sul marciapiede). Sono pagamenti alla pubblica amministrazione con modalità già obbligate, e restano detraibili anche se versati in altro modo. Anzi, se paghi il Comune con un bonifico, l’Agenzia suggerisce di non indicare il riferimento alla detrazione: basta scrivere il Comune come beneficiario e la causale (per esempio “oneri di urbanizzazione”), così la banca non applica una ritenuta che in quel caso non è dovuta.

Per un quadro completo dei requisiti del bonus, dalle opere ammesse ai documenti da conservare, trovi tutto nella nostra guida al bonus ristrutturazione 2026.

Come si compila, campo per campo

I campi obbligatori sono tre. Gli altri (IBAN, importo, beneficiario) sono quelli di sempre.

Campo Cosa scrivere Errore tipico
Causale Riferimento all’art. 16-bis del TUIR, numero e data della fattura Causale generica (“saldo lavori”)
Codice fiscale di chi detrae Il tuo, o quelli di tutti quelli che detraggono Mettere qui il codice dell’impresa
P. IVA o codice fiscale dell’impresa Quella dell’impresa o del professionista pagato Campo lasciato vuoto

La causale. Deve far capire che il pagamento riguarda interventi di recupero edilizio che danno diritto alla detrazione. Molti moduli bancari inseriscono già in automatico il riferimento alla norma; nello spazio libero conviene aggiungere il numero e la data della fattura. Un esempio di testo: “Bonifico per detrazione art. 16-bis DPR 917/1986 – fattura n. 45 del 2/12/2026”.

Il codice fiscale di chi detrae. È il dato più importante per te, perché la detrazione andrà a chi è indicato qui. Non deve per forza coincidere con chi ordina il bonifico: la guida precisa che può essere diverso dall’ordinante. Se a detrarre sono in più persone, per esempio marito e moglie comproprietari, nel bonifico vanno i codici fiscali di tutti. Per i lavori sulle parti comuni del condominio servono il codice fiscale del condominio e quello dell’amministratore o del condomino che effettua il pagamento.

La partita IVA o il codice fiscale dell’impresa. Serve alla banca per sapere a chi applicare la ritenuta. Se paghi un professionista (il geometra o l’architetto della pratica), vale lo stesso: il bonifico parlante va usato anche per le sue fatture, perché rientrano tra le spese detraibili.

Vanno bene anche i bonifici fatti da conti aperti presso un “istituto di pagamento”, cioè una società diversa dalla banca autorizzata dalla Banca d’Italia a fare pagamenti. C’è però una condizione: l’istituto deve occuparsi di tutti gli adempimenti del sostituto d’imposta, cioè versare la ritenuta, certificarla con la CU e trasmettere il modello 770.

La ritenuta dell’11%: chi la paga e quanto vale

Quando il bonifico arriva, la banca o le Poste trattengono una parte della somma e la versano allo Stato come anticipo sulle tasse dell’impresa. Per i bonifici fatti dal 1° marzo 2024 questa ritenuta è dell’11%, come riporta la guida dell’Agenzia. È a carico dell’impresa, non tuo: tu bonifichi l’importo della fattura e l’impresa riceve sul conto un po’ meno, poi recupera la ritenuta nella propria dichiarazione.

Su quale importo si calcola? La circolare 40/E del 28 luglio 2010 spiega che la base non deve comprendere l’IVA. Siccome la banca non sa quale aliquota IVA c’è nella fattura (10% sui lavori di ristrutturazione delle abitazioni, aliquota piena su altri beni), la circolare stabilisce di assumere, per semplicità, che l’IVA sia applicata con l’aliquota più elevata e di scorporarla dall’importo del bonifico. Nel 2010 l’aliquota più alta era il 20%; oggi l’aliquota ordinaria è il 22%. Applicando lo stesso criterio, la ritenuta si calcola sull’importo del bonifico diviso per 1,22: è il calcolo che usiamo negli esempi, e l’importo esatto trattenuto lo trovi comunque nella contabile o nella certificazione che la banca rilascia all’impresa.

La ritenuta non cambia nulla per la tua detrazione, che si calcola sull’intera spesa pagata, IVA compresa, fino al tetto di 96.000 euro per unità immobiliare.

Tre esempi con i numeri

Primo esempio: il rifacimento del bagno. L’impresa fattura 10.000 euro più IVA al 10%, totale 11.000 euro. Paghi con un bonifico parlante da 11.000 euro. La banca scorpora l’IVA al 22%: 11.000 diviso 1,22 fa 9.016,39 euro, e l’11% di questa cifra è 991,80 euro. All’impresa arrivano 10.008,20 euro, la differenza va all’Erario a suo nome (calcolo nostro con il criterio della circolare 40/E). Tu, se la casa è la tua abitazione principale e ne sei proprietario, detrai il 50% di 11.000 euro, cioè 5.500 euro, in dieci rate annuali da 550 euro. Se invece è una seconda casa, la detrazione per le spese del 2026 è del 36%: 3.960 euro, cioè 396 euro l’anno.

Secondo esempio: la coppia comproprietaria. Due coniugi, proprietari al 50% della casa in cui vivono, rifanno l’impianto elettrico per 22.000 euro IVA compresa e pagano con un solo bonifico parlante dal conto cointestato, indicando entrambi i codici fiscali. Avendo sostenuto la spesa a metà, ciascuno detrae il 50% di 11.000 euro: 5.500 euro a testa, 550 euro l’anno per dieci anni. Se la fattura fosse intestata a uno solo dei due, l’altro può comunque detrarre la propria parte, a patto di annotare sulla fattura il proprio nome e la percentuale di spesa sostenuta già dal primo anno: la guida avverte che la ripartizione non si può più cambiare negli anni successivi.

Terzo esempio: il pagamento a cavallo d’anno. Devi saldare un acconto di 8.000 euro per i nuovi infissi della prima casa. Se dai l’ordine di bonifico il 31 dicembre 2026, la spesa conta nel 2026 anche se l’addebito arriva a gennaio, e con le regole in vigore vale il 50%: 4.000 euro di detrazione. Se lo stesso pagamento slitta al 2027 e la legge non cambia, la detrazione sulla prima casa scende al 36%: 2.880 euro. La differenza, 1.120 euro in dieci anni, dipende solo dalla data dell’ordine. Per l’elenco di tutte le spese da chiudere prima di Capodanno c’è la nostra guida alle spese da pagare entro il 31 dicembre per detrarle.

Caso Bonifico Detrazione
Bagno, prima casa (50%) 11.000 € 5.500 €
Bagno, seconda casa (36%) 11.000 € 3.960 €
Impianto, coppia (a testa) 11.000 € 5.500 €
Infissi, ordine il 31/12/2026 8.000 € 4.000 €
Infissi, pagati nel 2027 (legge attuale) 8.000 € 2.880 €

Bonifico sbagliato: cosa fare

Gli errori più comuni sono tre: aver usato il bonifico ordinario invece di quello dedicato, aver dimenticato un codice fiscale o la partita IVA, aver scritto una causale con il riferimento a un’altra detrazione.

La regola generale, scritta nella guida, è severa: se il bonifico è compilato in modo incompleto e questo impedisce definitivamente alla banca di applicare la ritenuta, la detrazione non spetta. C’è però una via d’uscita semplice: ripetere il pagamento con un bonifico compilato correttamente. In pratica ci si accorda con l’impresa, che restituisce la somma ricevuta con il primo bonifico, e si rifà il pagamento con il bonifico parlante. Meglio farlo entro l’anno, così il pagamento corretto cade nello stesso anno.

Se ripetere il bonifico non è possibile (l’impresa non è più rintracciabile, o non è disposta a restituire la somma), la detrazione si salva solo con una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà rilasciata dall’impresa, in cui attesta di aver ricevuto le somme e di averle incluse nella propria contabilità ai fini del reddito d’impresa. È la soluzione indicata dalla circolare 43/E del 18 novembre 2016, citata nella guida. La dichiarazione va conservata con fatture e ricevute e mostrata al CAF o al commercialista quando prepari il 730, oppure agli uffici dell’Agenzia se te la chiedono in un controllo.

L’errore sulla causale è il più leggero. Se per sbaglio hai indicato i riferimenti normativi della detrazione per il risparmio energetico (il cosiddetto ecobonus) invece di quelli della ristrutturazione, la guida riporta che la detrazione può essere riconosciuta senza altri adempimenti (circolare 11/E del 2014, risposta 4.5).

📝 Nota della redazione
Nella guida dell’Agenzia la regola sull’ordinante è scritta in modo netto: se il bonifico parte da una persona ma indica come beneficiario della detrazione un’altra, detrae quella indicata (circolare 17/E del 24 aprile 2015). Il dettaglio pratico che molti trascurano è l’ordine di lettura: per l’Agenzia conta il codice fiscale scritto nel campo del beneficiario della detrazione, non l’intestatario del conto. Prima di confermare il bonifico nell’app, quel campo è l’unico che vale la pena rileggere due volte.

Il 31 dicembre e le aliquote 2026-2027

Per le persone fisiche vale il principio di cassa: la spesa conta nell’anno in cui è pagata. La guida aggiunge un dettaglio utile a dicembre: con il bonifico la spesa si considera sostenuta nel momento in cui dai l’ordine di pagamento alla banca o alle Poste, non in quello, successivo, dell’addebito sul conto. Conserva la ricevuta con la data dell’ordine.

Le aliquote in vigore al 5 novembre, secondo la guida, sono queste: per le spese pagate nel 2025 e nel 2026 il 50% sull’abitazione principale, quando a pagare è il proprietario o il titolare di un diritto reale (usufrutto, uso, abitazione), e il 36% negli altri casi; per le spese del 2027 il 36% e il 30%. Il tetto è 96.000 euro per unità immobiliare. Familiari conviventi, inquilini e comodatari possono detrarre, ma con l’aliquota più bassa.

Il disegno di legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri, propone di confermare anche per il 2027 il 50% e il 36%: è una proposta, non ancora legge, e il Parlamento ha tempo fino al 31 dicembre per approvarla e modificarla. Abbiamo spiegato i due scenari nell’articolo sui lavori in casa entro fine anno e la detrazione al 50% e in quello sul bonus casa 2027. Per i lavori di ristrutturazione ordinari sconto in fattura e cessione del credito non sono più disponibili e si detrae in dichiarazione, come spieghiamo nella guida sullo stop allo sconto in fattura.

Domande frequenti

Il bonifico parlante costa di più di un bonifico normale?

Dipende dalla banca: alcune applicano la stessa commissione del bonifico ordinario, altre una diversa, soprattutto allo sportello. Controlla il foglio informativo del tuo conto. La ritenuta dell’11% invece non è un costo per te, perché è trattenuta all’impresa. Per le differenze di costo tra canali trovi qualche indicazione nella nostra guida su come fare un bonifico bancario.

Posso pagare dal conto di mio padre e detrarre io?

Sì, se hai titolo per la detrazione (proprietario, inquilino, familiare convivente e così via) e nel bonifico è indicato il tuo codice fiscale come beneficiario della detrazione. La guida dell’Agenzia precisa che il codice fiscale del beneficiario può essere diverso da quello dell’ordinante e che, in questo caso, detrae la persona indicata. Ricordati che l’aliquota del 50% spetta solo al proprietario o al titolare di un diritto reale sulla casa in cui abita.

Ho fatto un bonifico normale: perdo la detrazione?

Non necessariamente. Puoi ripetere il pagamento con il bonifico parlante, facendoti restituire dall’impresa la prima somma. Se non è possibile, ti serve una dichiarazione sostitutiva di atto notorio dell’impresa che attesti di aver incassato e contabilizzato il pagamento (circolare 43/E del 2016). Senza nessuna delle due, la detrazione non spetta.

Serve il bonifico parlante per il bonus mobili?

No. La guida dell’Agenzia sul bonus mobili ed elettrodomestici dice che si paga con bonifico oppure con carta di debito o di credito, e che non serve il bonifico soggetto a ritenuta previsto per le ristrutturazioni. Non sono ammessi invece assegni, contanti o altri mezzi. Con la carta conta il giorno in cui la usi, non quello dell’addebito. I dettagli del bonus sono nella nostra guida al bonus mobili 2026.

Per i lavori del condominio devo fare io il bonifico parlante?

No, il bonifico parlante all’impresa lo fa l’amministratore, indicando il codice fiscale del condominio e il proprio. Tu versi la tua quota all’amministratore e detrai sulla base della certificazione che ti rilascia. Nei condomini piccoli senza amministratore e senza codice fiscale, il bonifico lo fa uno dei condomini, che indica il proprio codice fiscale.

Pago il 31 dicembre ma l’addebito arriva a gennaio: in che anno detraggo?

Nell’anno in cui hai dato l’ordine alla banca, quindi nel 2026. La guida dell’Agenzia lo dice in modo esplicito: non conta il momento, diverso e successivo, dell’addebito sul conto. Tieni la contabile con la data dell’ordine.

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