Lo sconto in fattura per i bonus edilizi ordinari non è più un’opzione praticabile nel 2026, e chi progetta lavori di ristrutturazione contando ancora su questo meccanismo rischia di scoprirlo solo davanti al preventivo dell’impresa. La regola è cambiata già da tempo, ma la conferma strutturale per il 2026 chiude ogni margine di dubbio: si torna alla detrazione fiscale diretta, spalmata su dieci anni.
Dal 2024 la cessione del credito e lo sconto in fattura sono bloccati per i bonus edilizi ordinari (ristrutturazioni, ecobonus, bonus mobili) e la regola resta confermata nel 2026: chi fa lavori deve anticipare l’intera spesa e recuperarla in 10 rate annuali di pari importo tramite la dichiarazione dei redditi. Restano eccezioni ristrette per le zone colpite da eventi sismici e per interventi specifici legati alle barriere architettoniche, ma vanno verificate caso per caso perché i requisiti sono cambiati più volte negli ultimi due anni.
Indice
- Cosa è cambiato rispetto agli anni del Superbonus 110%
- La regola per il 2026: solo detrazione diretta
- Le eccezioni ancora in vigore
- Come funziona ora la detrazione diretta in 10 anni
- Due esempi numerici concreti
- Cosa cambia in pratica per chi vuole ristrutturare
- Domande frequenti
Cosa è cambiato rispetto agli anni del Superbonus 110%
Durante gli anni d’oro del Superbonus, tra il 2020 e il 2022, molti lavori di ristrutturazione e efficientamento energetico venivano fatti senza che il proprietario tirasse fuori un euro: bastava cedere il credito d’imposta a una banca o all’impresa che eseguiva i lavori, che lo scontava direttamente in fattura o lo utilizzava in compensazione. Il meccanismo ha permesso a moltissime famiglie di rifare tetti, cappotti termici e impianti senza liquidità propria, ma ha anche generato un buco di gettito fiscale enorme e una quantità di frodi che ha spinto il legislatore a smontarlo pezzo per pezzo.
Il decreto legge 11/2023, poi convertito in legge, ha bloccato la possibilità di aprire nuove cessioni del credito e nuovi sconti in fattura per la maggior parte degli interventi, lasciando in vita solo le pratiche già avviate prima di quella data. Da allora la stretta è stata confermata e in alcuni casi ulteriormente ristretta, fino ad arrivare alla situazione attuale.
La regola per il 2026: solo detrazione diretta
Per il 2026 la regola generale, valida per bonus ristrutturazioni, ecobonus e bonus mobili, è netta: non è più possibile scegliere sconto in fattura o cessione del credito per le nuove pratiche. L’unica strada resta la detrazione fiscale diretta nella dichiarazione dei redditi, recuperata in 10 rate annuali di pari importo. Chi fa lavori nel 2026 deve quindi avere la liquidità per pagare per intero l’impresa, e aspettare gli anni successivi per recuperare la quota di detrazione spettante tramite il 730 o il modello Redditi.
Questo cambia in modo concreto la convenienza economica dei lavori, soprattutto per chi ha un reddito basso o irregolare: la detrazione funziona infatti come sconto sull’IRPEF dovuta, e chi non ha abbastanza imposta da pagare in un dato anno perde in modo definitivo la quota di detrazione che eccede il proprio debito fiscale di quell’anno — non si accumula né si trasforma in credito da recuperare dopo.
Le eccezioni ancora in vigore
Esistono ancora margini ristretti in cui sconto in fattura e cessione del credito restano percorribili, ma vanno verificati con attenzione perché i requisiti sono cambiati più volte negli ultimi due anni e le fonti disponibili non sono sempre allineate tra loro sui dettagli più recenti. Una delle eccezioni riguarda i lavori nei comuni colpiti da eventi sismici degli ultimi anni (tra le zone interessate rientrano diversi comuni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria), dove per gli interventi collegati alla ricostruzione post-sisma la possibilità di cessione o sconto è stata prorogata anche per il 2026.
Un’altra area di eccezione riguarda gli interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche, ma qui la materia è particolarmente delicata: il bonus specifico all’aliquota maggiorata non è stato prorogato con le stesse condizioni degli anni scorsi, e la possibilità di cessione/sconto per questo tipo di lavori risulta ristretta a platee più limitate (enti del terzo settore, organizzazioni di volontariato, o interventi su parti comuni condominiali con requisiti ISEE specifici). Prima di contare su questa eccezione per un lavoro programmato, la verifica diretta sul sito dell’Agenzia delle Entrate o con un commercialista è indispensabile, perché una pratica avviata sulla base di un’informazione superata rischia di lasciare il proprietario senza copertura finanziaria a metà lavori.
Come funziona ora la detrazione diretta in 10 anni
Il meccanismo della detrazione diretta non è complicato, ma richiede pianificazione. Dopo aver sostenuto la spesa con bonifico parlante (quello specifico che riporta causale, codice fiscale del beneficiario e partita IVA dell’impresa), l’importo detraibile — 50% per la prima casa, 36% per le seconde case negli interventi di ristrutturazione ordinaria, percentuali diverse per ecobonus e bonus mobili — viene diviso in 10 quote annuali uguali, da portare in detrazione nella dichiarazione dei redditi per dieci anni consecutivi.
Chi ha un’imposta IRPEF dovuta inferiore alla quota annua di detrazione perde la parte eccedente per quell’anno: è per questo che, prima di avviare lavori importanti, conviene fare una stima realistica della propria capienza fiscale futura, magari con l’aiuto di un commercialista, invece di scoprirlo a lavori già conclusi.
Due esempi numerici concreti
Esempio 1 — Ristrutturazione bagno, prima casa. Una famiglia spende 15.000 euro per rifare bagno e impianto idraulico nella propria abitazione principale. Con l’aliquota al 50%, la detrazione totale è di 7.500 euro, divisa in 10 rate da 750 euro l’anno. Se la famiglia ha un’IRPEF dovuta di almeno 750 euro l’anno per i prossimi dieci anni, recupera l’intero importo; se in qualche anno l’imposta dovuta scende sotto quella soglia (ad esempio per un periodo di disoccupazione), la quota eccedente per quell’anno è persa.
Esempio 2 — Cappotto termico con ecobonus. Una coppia con figli spende 20.000 euro per un cappotto termico e la sostituzione degli infissi. Con l’ecobonus al 50% la detrazione è di 10.000 euro, spalmata in 10 rate da 1.000 euro l’anno. In questo caso, dovendo anticipare l’intero importo di tasca propria (visto che sconto in fattura e cessione non sono più disponibili), la coppia ha dovuto attivare un piccolo prestito personale per coprire la spesa iniziale, recuperando poi 1.000 euro l’anno in meno tasse per un decennio — un calcolo che va fatto includendo anche gli interessi del finanziamento nel confronto costi-benefici complessivo.
Cosa cambia in pratica per chi vuole ristrutturare
Il consiglio pratico più utile, per chi sta valutando lavori nel 2026, è includere fin da subito nel budget l’intero importo della spesa, senza contare su sconti immediati in fattura. Alcune imprese offrono comunque forme di dilazione del pagamento (non fiscale, ma commerciale) proprio per venire incontro a questa nuova realtà, ed è legittimo chiedere questa possibilità in fase di preventivo. Vale anche la pena confrontare più preventivi, perché la scomparsa dello sconto in fattura ha spinto alcune imprese ad alzare i prezzi confidando sul fatto che il cliente, comunque, recupererà parte della spesa in detrazione nel tempo.
Chi ha bisogno di liquidità immediata per i lavori può valutare anche un prestito personale dedicato, tenendo presente che gli interessi non sono deducibili come invece lo sono, a determinate condizioni, quelli di un mutuo per l’acquisto della prima casa.
Domande frequenti
Posso ancora usare lo sconto in fattura se ho già firmato il preventivo nel 2025?
Dipende dalla data in cui è stata effettivamente esercitata l’opzione presso l’Agenzia delle Entrate (comunicazione di cessione/sconto), non dalla data del preventivo o del contratto con l’impresa. Se l’opzione non è stata comunicata prima dello stop, il lavoro rientra nelle regole 2026 con sola detrazione diretta.
La detrazione in 10 anni si può ancora cedere a qualcuno se cambio casa?
In caso di vendita dell’immobile, le quote di detrazione residue passano di regola al nuovo proprietario, salvo diverso accordo tra le parti riportato nell’atto di compravendita, che può stabilire che restino al venditore.
Il bonus mobili segue le stesse regole del bonus ristrutturazioni?
Sì, anche il bonus mobili e grandi elettrodomestici, collegato a una ristrutturazione, segue la stessa regola: solo detrazione diretta, nessuna cessione o sconto in fattura disponibile per le nuove spese.
Conviene comunque ristrutturare senza sconto in fattura?
Dipende dalla propria capacità di anticipare la spesa e dalla capienza fiscale futura. Se l’immobile ne ha davvero bisogno o se l’intervento aumenta il valore di mercato, la detrazione diretta resta comunque un vantaggio reale, solo spalmato nel tempo invece che immediato.
Per un quadro completo di cosa resta oggi degli incentivi edilizi, la nostra guida al Superbonus 2026 approfondisce la parte legata alla riqualificazione energetica, mentre la guida al bonus ristrutturazione casa 2026 spiega requisiti e domanda passo per passo. Chi ha già fatto lavori negli anni scorsi dovrebbe anche controllare se serve aggiornare la rendita catastale: ne parliamo nella guida sulla riforma del catasto 2026.

