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Coniuge a carico: quanto può guadagnare e quanto vale la detrazione in busta paga e sulla pensione (con calcolatore)

La detrazione per il coniuge a carico vale fino a 800 euro l’anno di IRPEF in meno e spetta a chi ha un marito o una moglie con un reddito complessivo annuo non superiore a 2.840,51 euro. L’importo non è fisso: è più alto per i redditi bassi, resta a 690 euro tra 15.000 e 40.000 euro (con qualche euro in più tra 29.000 e 35.200), poi scende fino a sparire a 80.000 euro. Qui trovi le regole del 2026, gli esempi per dipendenti e pensionati, gli errori che fanno perdere la detrazione e un calcolatore per fare il conto in un minuto.

Ultimo aggiornamento: novembre 2026. Abbiamo letto su Normattiva l’articolo 12 del TUIR (DPR 917/1986) nel testo in vigore nel 2026 e la legge 76/2016 sulle unioni civili, le istruzioni del modello 730/2026 dell’Agenzia delle Entrate (versione aggiornata al 28 maggio 2026, tabella 3) e la scheda INPS del servizio “Dichiarazione per il diritto alle detrazioni d’imposta per reddito e per carichi di famiglia”.

📌 Articolo in breve
Il coniuge è fiscalmente a carico se nell’anno ha un reddito complessivo che non supera 2.840,51 euro lordi, una soglia che vale per tutto l’anno e non mese per mese. La detrazione va da un massimo di 800 euro per chi ha redditi bassi a 690 euro per la fascia tra 15.000 e 40.000 euro, e scende fino a zero a 80.000 euro. Spetta solo per i mesi in cui il coniuge è stato a carico, quindi chi si sposa a luglio ne prende metà. Il pensionato deve chiederla all’INPS con il servizio online, il dipendente al datore di lavoro: non arriva da sola.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Quanto può guadagnare il coniuge per essere a carico
  2. Quanto vale la detrazione, fascia per fascia
  3. Calcolatore della detrazione per il coniuge
  4. Quattro esempi con i numeri
  5. Matrimonio, separazione, decesso: il conto a mesi
  6. Come chiederla: pensione, busta paga, 730
  7. Quando la detrazione si perde in parte
  8. Domande frequenti

Quanto può guadagnare il coniuge per essere a carico

La soglia è scritta nel comma 2 dell’articolo 12 del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR): il familiare è a carico se possiede un reddito complessivo non superiore a 2.840,51 euro, “al lordo degli oneri deducibili”. Il limite più alto di 4.000 euro, che spesso si sente citare, vale solo per i figli fino a 24 anni, non per il marito o la moglie.

Il punto che crea più equivoci è che la soglia si guarda sull’anno intero. Le istruzioni del modello 730/2026 lo dicono in modo esplicito: sono a carico i familiari che “nel 2025 hanno posseduto un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro”. Non conta quando il reddito è arrivato: se la moglie lavora due mesi a dicembre e guadagna 3.000 euro, per quell’anno non è a carico, nemmeno per i dieci mesi in cui non ha lavorato.

Per avere un’idea, 2.840,51 euro corrispondono a circa 218 euro al mese su tredici mensilità o a 236,71 euro su dodici. Quasi qualsiasi pensione, anche piccola, basta da sola a superarla.

Le istruzioni del 730 aggiungono che nel limite vanno contati anche gli affitti tassati con la cedolare secca, il reddito della partita IVA in regime forfettario e poche altre somme particolari. Chi ha un monolocale affittato a cedolare per 250 euro al mese supera già la soglia.

Restano invece le condizioni personali. Il coniuge deve essere “non legalmente ed effettivamente separato”: la convivenza non è richiesta, quindi il marito ricoverato in una struttura o che lavora lontano resta a carico se rispetta il limite di reddito. Il coniuge separato legalmente, dal 2025, non dà più diritto ad alcuna detrazione per carichi di famiglia, nemmeno se riceve un assegno. Chi non è cittadino italiano, dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo non ha la detrazione per i familiari residenti all’estero (comma 2-bis).

Quanto vale la detrazione, fascia per fascia

L’importo dipende dal reddito di chi detrae, non da quello del coniuge. La legge prevede tre fasce. Fino a 15.000 euro di reddito complessivo la detrazione è di 800 euro meno 110 euro moltiplicati per il rapporto tra il reddito e 15.000: con redditi molto bassi si avvicina a 800 euro, a 15.000 euro arriva a 690. Tra 15.000 e 40.000 euro resta ferma a 690 euro. Tra 40.000 e 80.000 euro si riduce in proporzione: 690 euro moltiplicati per (80.000 meno il reddito) diviso 40.000. Sopra 80.000 euro non spetta nulla.

Alla fascia centrale si aggiungono piccole maggiorazioni, previste dalla lettera b) dello stesso articolo: 10 euro tra 29.000 e 29.200 euro, 20 euro fino a 34.700, 30 euro fino a 35.000, poi di nuovo 20 euro fino a 35.100 e 10 euro fino a 35.200. I rapporti del calcolo, precisa il comma 4, si prendono con quattro cifre decimali.

Un dettaglio che conta per chi ha la casa di proprietà: per decidere in quale fascia si cade, il reddito di chi detrae va considerato senza la rendita dell’abitazione principale e delle sue pertinenze (comma 4-bis). Nel reddito si contano invece gli affitti in cedolare secca, come ricorda la tabella 3 delle istruzioni del 730.

Reddito Detrazione Esempio
Fino a 15.000 € 800 − 110 × reddito/15.000 10.000 € → 726,67 €
15.001-29.000 € 690 € 25.000 € → 690 €
29.001-35.200 € da 700 a 720 € 30.000 € → 710 €
35.201-40.000 € 690 € 38.000 € → 690 €
40.001-80.000 € 690 × (80.000 − reddito)/40.000 60.000 € → 345 €
Oltre 80.000 € 0 —

Importi annui, per 12 mesi di coniuge a carico. Fonte: art. 12 TUIR e tabella 3 delle istruzioni 730/2026; calcoli nostri.

Calcolatore della detrazione per il coniuge

Inserisci il tuo reddito complessivo dell’anno (quello della Certificazione Unica, senza la rendita della casa in cui abiti), il numero di mesi in cui il coniuge è stato a carico e il suo reddito annuo.

🧮 Detrazione coniuge a carico 2026




ℹ️ I risultati forniti sono stime indicative basate sui dati inseriti e sui parametri vigenti alla data di pubblicazione. Per calcoli ufficiali fai riferimento all’Agenzia delle Entrate o a un professionista abilitato.

Quattro esempi con i numeri

Pensionato con 12.000 euro e moglie senza reddito. Il rapporto tra reddito e 15.000 è 0,8; la detrazione è 800 − 110 × 0,8 = 712 euro l’anno, circa 59 euro al mese se divisi per dodici. L’IRPEF lorda su 12.000 euro è il 23%, cioè 2.760 euro; la detrazione per redditi di pensione dell’articolo 13 del TUIR vale 1.729,73 euro e lascia 1.030,27 euro di imposta. I 712 euro ci stanno per intero e l’IRPEF dell’anno scende a 318,27 euro.

Dipendente con 30.000 euro. Siamo nella fascia fissa, ma dentro il tratto con la maggiorazione di 20 euro: la detrazione è 710 euro. In busta paga sono circa 59 euro al mese di trattenute in meno.

Professionista o dirigente con 60.000 euro. Il calcolo è 690 × (80.000 − 60.000) / 40.000 = 690 × 0,5 = 345 euro.

La trappola del lavoretto. Una coppia con lui a 25.000 euro e lei senza reddito ha 690 euro di detrazione. Se lei accetta un incarico occasionale e nell’anno arriva a 3.000 euro di reddito, supera i 2.840,51 euro e la detrazione si perde per tutti i dodici mesi. Ai 3.000 euro guadagnati vanno quindi sottratti i 690 euro di IRPEF in più che pagherà il marito: conviene fare il conto prima di accettare.

📝 Nota della redazione
Rifacendo i calcoli sulla tabella 3 delle istruzioni del 730/2026 abbiamo notato quanto pesa il confine dei 2.840,51 euro. Per un pensionato con 10.000 euro di reddito la detrazione vale 726,67 euro: se la moglie passa da 2.840 a 2.900 euro di reddito annuo, cioè 60 euro in più, la famiglia perde 726,67 euro di detrazione. Superare il limite di poco costa molto più di quanto si guadagna. Il contrario succede dalla parte di chi detrae: tra 29.000 e 35.200 euro la detrazione sale invece di scendere, e a 34.800 euro vale 720 euro, 30 in più che a 25.000.

Matrimonio, separazione, decesso: il conto a mesi

Il comma 3 dell’articolo 12 stabilisce che le detrazioni per carichi di famiglia sono “rapportate a mese” e spettano dal mese in cui si verificano le condizioni fino a quello in cui cessano. Le istruzioni del 730 fanno l’esempio del matrimonio celebrato a giugno: la detrazione spetta per sette mesi, giugno compreso.

Chi si sposa a luglio con un reddito di 25.000 euro e una moglie senza reddito prende quindi 690 × 6/12 = 345 euro. Per separazione legale, divorzio o decesso si contano invece i mesi fino a quello dell’evento.

I mesi riducono l’importo, ma il limite di 2.840,51 euro resta annuale: se il coniuge lo supera, i mesi senza lavoro non salvano nulla.

Come chiederla: pensione, busta paga, 730

La detrazione non arriva in automatico: datore di lavoro e INPS non sanno chi hai a carico, devi dirlo tu.

Il pensionato la chiede all’INPS online con il servizio “Dichiarazione per il diritto alle detrazioni d’imposta per reddito e per carichi di famiglia”, che nel portale si chiama “Detrazioni fiscali – Domanda e gestione”. La scheda INPS del servizio ricorda che le detrazioni per carichi di famiglia si riconoscono “su richiesta del contribuente” e chiede di comunicare le variazioni che avvengono durante l’anno. Lo stesso servizio, aperto dal 15 ottobre 2026 per il periodo d’imposta 2027, è quello che si usa per la maggiore aliquota e la rinuncia alle detrazioni. In alternativa ci si può rivolgere a un patronato. Per controllare se la detrazione è già applicata basta guardare la voce delle detrazioni per familiari nel cedolino della pensione.

Il dipendente la chiede al datore di lavoro con il modulo per le detrazioni che l’ufficio del personale consegna all’assunzione, indicando il codice fiscale del coniuge e i mesi a carico. La detrazione compare poi nella voce IRPEF della busta paga: se vuoi capire dove cercarla, la guida alle trattenute in busta paga spiega le voci una per una. Se il reddito del coniuge cambia, va comunicato subito: altrimenti la detrazione non dovuta viene recuperata con il conguaglio di fine anno.

Chi non l’ha chiesta durante l’anno non la perde. Si recupera con la dichiarazione dei redditi: nel 730 il coniuge si indica nel prospetto dei familiari a carico, rigo 1, con la casella “C”, il codice fiscale e il numero di mesi. Il calcolo lo fa chi presta l’assistenza fiscale.

Una precisazione per chi legge le norme: dal 1° gennaio 2027 il DPR 917/1986 viene sostituito dal nuovo testo unico (decreto legislativo 117/2026), di cui abbiamo parlato nell’articolo sul nuovo TUIR 2027. Per i redditi 2026 e per il conguaglio di questo dicembre valgono le regole descritte qui.

Quando la detrazione si perde in parte

Le detrazioni per carichi di famiglia si sottraggono dall’IRPEF lorda. Se l’imposta è più bassa della somma delle detrazioni, la parte in eccesso non viene restituita. Le istruzioni del 730/2026 lo dicono in generale per le detrazioni: in caso di incapienza “la parte di detrazione che supera l’imposta non può essere rimborsata”, con un’eccezione solo per quelle sugli affitti.

Il caso tipico è il pensionato con un reddito basso. Con una pensione di 9.000 euro l’IRPEF lorda è di 2.070 euro e la detrazione per redditi di pensione vale 1.922,75 euro: restano 147,25 euro di imposta. La detrazione teorica per la moglie a carico sarebbe 734 euro, ma se ne possono usare solo 147,25. L’IRPEF va a zero e i restanti 586,75 euro si perdono. Sotto gli 8.500 euro di pensione, dove la detrazione per pensione è di 1.955 euro e copre già tutta l’imposta, la detrazione per il coniuge non porta nessun vantaggio concreto.

Pensione Coniuge teorica Usabile
8.000 € 741,34 € 0 €
9.000 € 734,00 € 147,25 €
10.000 € 726,67 € 441,63 €
12.000 € 712,00 € 712,00 €

Calcoli nostri per un pensionato con sola pensione per tutto l’anno, aliquota del 23% e detrazione per redditi di pensione dell’art. 13, comma 3, del TUIR. Altre detrazioni riducono ancora l’imposta disponibile.

Per i dipendenti il problema è raro sopra i 15.000 euro; per vedere il netto in busta paga c’è il nostro calcolatore dello stipendio netto.

Domande frequenti

Quanto può guadagnare mia moglie (o mio marito) per restare a carico?

Al massimo 2.840,51 euro di reddito complessivo lordo in tutto l’anno. Nel conto entrano stipendi, pensioni, compensi occasionali e anche gli affitti in cedolare secca e il reddito forfettario della partita IVA. Il limite di 4.000 euro vale solo per i figli fino a 24 anni.

Ci siamo sposati a metà anno: la detrazione spetta?

Sì, ma per i soli mesi di matrimonio, contando anche quello delle nozze. Con un matrimonio a giugno spettano sette dodicesimi della detrazione annua, sempre che il reddito del coniuge nell’intero anno non superi 2.840,51 euro.

Il coniuge separato può essere a carico?

No, se la separazione è legale ed effettiva. Dal 2025 il coniuge legalmente separato non dà diritto alla detrazione per carichi di famiglia nemmeno se riceve gli alimenti. Una separazione solo di fatto, senza provvedimento, non fa perdere la detrazione.

Sono in pensione: l’INPS la applica da sola?

No. Va chiesta con il servizio online “Detrazioni fiscali – Domanda e gestione” sul sito dell’INPS, anche tramite patronato. Se non l’hai chiesta, la recuperi con il 730 dell’anno successivo indicando il coniuge nel prospetto dei familiari a carico.

Mio marito ha una pensione bassa: perde la detrazione per me?

In parte o del tutto, se la sua IRPEF è già quasi azzerata dalla detrazione per pensione: la parte che avanza non viene rimborsata. Sotto gli 8.500 euro di pensione non porta vantaggi.

Vale anche per le unioni civili e per le coppie conviventi?

Per le unioni civili sì: le istruzioni del 730, richiamando l’articolo 1, comma 20, della legge 76/2016, chiariscono che “coniuge” vale anche per ciascuna parte dell’unione civile. Per i conviventi di fatto, anche registrati, né l’articolo 12 né le istruzioni del 730 prevedono una detrazione: il convivente non rientra tra i familiari a carico.

Il mio coniuge possiede la casa in cui viviamo: la rendita conta nel suo limite?

Il comma 4-bis, che toglie la rendita della prima casa, è riferito al calcolo dell’importo della detrazione, cioè al reddito di chi detrae. Per il limite del coniuge la legge parla di reddito complessivo “al lordo degli oneri deducibili”. Se il coniuge ha anche altri piccoli redditi e si avvicina alla soglia, conviene farsi confermare il conto dal CAF. Per i figli tra 21 e 30 anni le regole sono spiegate nella guida sui figli a carico dopo i 30 anni.

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