Per ottenere il rimborso degli acquisti in app fatti dai figli bisogna muoversi in fretta e chiedere sulla piattaforma che ha incassato i soldi, non allo sviluppatore del gioco né alla banca: Apple con il sito Segnala un problema, Google dalla cronologia ordini del Play Store, PlayStation dai dettagli degli ordini, Microsoft dalla pagina rimborsi di Xbox. I tempi sono stretti (su Google Play la richiesta diretta vale per 48 ore, su PlayStation per 14 giorni) e i rimborsi non sono garantiti: le monete virtuali già spese nel gioco sono le più difficili da recuperare.
Ultimo aggiornamento: novembre 2026. Abbiamo letto le pagine di assistenza ufficiali di Apple, Google Play, PlayStation, Microsoft e Xbox, Nintendo, le Condizioni dei Servizi multimediali Apple, i Termini di servizio PlayStation e, su Normattiva, l’art. 59 del Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005).
Il rimborso si chiede alla piattaforma su cui è stato fatto l’acquisto e prima lo si fa più probabilità ci sono. Google Play accetta la richiesta diretta entro 48 ore, PlayStation entro 14 giorni purché il gioco non sia stato avviato dopo l’acquisto, Apple prevede il recesso entro 14 giorni dalla ricevuta, mentre Microsoft e Nintendo partono dal principio che i contenuti digitali non si rimborsano. La legge italiana non aiuta molto: il diritto di recesso si perde quando il contenuto digitale è già stato consegnato con il consenso di chi compra. La contestazione con la banca è l’ultima strada, perché PlayStation, per esempio, sospende l’account finché la questione non è chiarita.
Indice
- Le prime cose da fare
- Dove si chiede e entro quando: la tabella
- iPhone e iPad: il rimborso su Apple
- Android: il rimborso su Google Play
- PlayStation Store
- Xbox e Microsoft Store
- Nintendo Switch ed eShop
- Cosa dice la legge sul recesso
- La contestazione con la banca
- Tre casi concreti
- Come evitare che ricapiti
- Domande frequenti
Le prime cose da fare
Di solito si scopre tutto da una serie di email con scritto “ricevuta”: il figlio, giocando, ha comprato monete o oggetti virtuali con la carta salvata. Prima di scrivere a qualcuno conviene fare tre cose.
La prima è trovare le ricevute. Ogni piattaforma manda un’email per ogni acquisto: lì ci sono la data, l’importo, il nome del gioco e, soprattutto, l’account usato. Se in casa ci sono più account, la richiesta va fatta da quello giusto, altrimenti l’acquisto non compare nell’elenco.
La seconda è bloccare nuovi acquisti prima ancora di chiedere i soldi indietro: togliere la carta dal profilo del figlio, attivare la password a ogni acquisto o il limite di spesa a zero, come vediamo più sotto.
La terza è non aspettare. Le finestre per chiedere vanno da 48 ore a 14 giorni, e alcune piattaforme rimborsano solo se l’oggetto comprato non è ancora stato usato. Nella richiesta scrivi semplicemente che ha comprato un minore senza permesso, la sua età e che hai già messo i blocchi.
Se invece nessuno in famiglia ha comprato, il caso è diverso: vedi le nostre guide su come riprendere un account Google o Microsoft violato e sul rimborso dalla banca per una carta clonata.
Dove si chiede e entro quando: la tabella
Il riepilogo delle regole pubblicate da ciascuna piattaforma; i dettagli sono nei paragrafi successivi.
| Piattaforma | Dove si chiede | Entro quando |
|---|---|---|
| Apple | reportaproblem.apple.com | 14 giorni dalla ricevuta (recesso) |
| Google Play | Cronologia ordini, “Segnala un problema” | 48 ore; dopo, lo sviluppatore |
| PlayStation | Dettagli ordini, “Annulla acquisto” | 14 giorni, gioco non avviato |
| Xbox | support.xbox.com, rimborso giochi digitali | Nessun termine pubblicato: subito |
| Nintendo | Assistenza clienti Nintendo | Di norma nessun rimborso |
iPhone e iPad: il rimborso su Apple
Su iPhone e iPad gli acquisti dentro le app passano da Apple. La procedura, descritta nella pagina di supporto ufficiale, è questa: si accede a reportaproblem.apple.com con l’Apple Account, si tocca “Vorrei”, si sceglie “Richiedere un rimborso”, poi il motivo, l’acquisto e infine Invia.
Un dettaglio utile ai genitori: se il figlio fa parte del gruppo “In famiglia” e paga con il metodo di pagamento condiviso, la persona responsabile della famiglia può chiedere il rimborso dal proprio account. Basta toccare il pulsante dell’Apple Account sul sito e scegliere “Tutto”: compaiono anche gli acquisti dei familiari addebitati sulla carta comune.
Se l’addebito è ancora “in sospeso” la richiesta non si può fare: bisogna aspettare l’email con la ricevuta.
Le Condizioni dei Servizi multimediali Apple per l’Italia prevedono il diritto di recesso entro quattordici giorni dalla ricezione della ricevuta, senza motivazione. Ma lo escludono per i contenuti già consegnati su richiesta dell’utente che ha accettato di perdere il diritto: per le monete già arrivate nel gioco decide Apple.
Android: il rimborso su Google Play
Su Android la regola chiave è quella delle 48 ore. Secondo la pagina di Google sulle app e gli acquisti in-app, entro 48 ore dall’acquisto si può chiedere il rimborso direttamente a Google; dopo, bisogna contattare lo sviluppatore del gioco, che decide secondo le proprie regole e le leggi applicabili.
La richiesta si fa da play.google.com: immagine del profilo, “Pagamenti e abbonamenti”, “Cronologia ordini e budget”, poi “Segnala un problema” accanto all’ordine, si sceglie l’opzione che descrive la situazione e si invia. Google indica di solito una decisione entro un giorno, a volte fino a quattro. Per chi si trova nello Spazio economico europeo esiste una pagina dedicata, che prevede il caso di un acquisto fatto per sbaglio da un familiare con il tuo account.
Un passaggio delle norme di Google da conoscere: di solito il rimborso non viene concesso se hai dato a un’altra persona i dettagli dell’account o del metodo di pagamento, oppure se non hai protetto l’account con la verifica degli acquisti. Se invece trovi addebiti fatti da sconosciuti, Google prevede una segnalazione separata per gli addebiti non autorizzati, entro 120 giorni dalla transazione.
PlayStation Store
Sony pubblica regole precise nella pagina “Come richiedere un rimborso per un acquisto su PlayStation Store”, distinte per tipo di acquisto.
Per giochi completi, contenuti aggiuntivi e pass stagionali il rimborso è possibile se la richiesta arriva entro 14 giorni dall’acquisto e il contenuto non è stato scaricato né giocato in streaming. Per gli “elementi di gioco”, cioè valute virtuali (Sony cita i V-buck di Fortnite), skin, emote e potenziamenti, servono tre condizioni: richiesta entro 14 giorni, acquisto fatto sul PlayStation Store e gioco non avviato dopo l’acquisto. Ma Sony spiega che gli oggetti comprati durante la partita vengono consegnati subito: se il bambino ha comprato le monete dall’interno del gioco, il rimborso è di fatto escluso, salvo contenuto difettoso.
Altre due regole da sapere: le ricariche del portafoglio PlayStation non si possono annullare, e per gli abbonamenti come PlayStation Plus il rimborso riguarda solo il primo pagamento entro 14 giorni dall’iscrizione, non i rinnovi. Si chiede dai dettagli degli ordini con “Annulla acquisto” o tramite l’assistenza. Sony indica che il rimborso può arrivare entro 10 giorni.
Xbox e Microsoft Store
Microsoft è la più rigida sulla carta: la sua pagina sui rimborsi dice che i beni digitali come app, giochi, contenuti aggiuntivi e abbonamenti non sono rimborsabili, a meno che l’offerta o la legge applicabile non lo prevedano. Esiste però una procedura per i giochi digitali: si va alla pagina “Richiedi un rimborso per i giochi digitali” del supporto Xbox, si accede con l’account Microsoft, si seleziona l’acquisto, si scelgono i motivi e si invia.
Microsoft indica fino a 72 ore per elaborare la richiesta e non permette di restituire singoli elementi di un pacchetto. Nelle pagine ufficiali che abbiamo consultato non compare una scadenza in giorni: meglio chiedere subito.
Se l’addebito non è riconosciuto, Microsoft rimanda alla pagina “Gestisci i pagamenti” del proprio account, dove si può esaminare ogni movimento.
Nintendo Switch ed eShop
Nintendo è esplicita: nella sezione di assistenza sui download scrive di non essere in grado di fornire rimborsi o sostituzioni per acquisti errati o per giochi che non piacciono. Aggiunge che, quando si compra un contenuto da scaricare, si dà il consenso a riceverlo subito e si riconosce di perdere in quel momento il diritto di recesso.
Se a comprare è stato un bambino piccolo conviene comunque scrivere all’assistenza Nintendo con le ricevute: la risposta non è garantita, ma è l’unica strada prima di quella bancaria.
Cosa dice la legge sul recesso
I 14 giorni di ripensamento valgono per i beni fisici, come spieghiamo nella guida sul diritto di recesso negli acquisti online. Per i contenuti digitali invece c’è un’eccezione scritta nella legge.
L’art. 59, lettera o), del Codice del consumo esclude il recesso per la fornitura di contenuto digitale “mediante un supporto non materiale” (cioè scaricato o attivato online) quando l’esecuzione è iniziata e tre condizioni sono tutte rispettate: chi compra ha dato il consenso espresso a ricevere subito il contenuto, ha riconosciuto di perdere così il diritto di recesso, e il venditore gli ha mandato la conferma prevista dalla legge.
Per le monete già caricate nel gioco, quindi, la legge da sola non obbliga quasi mai a restituire i soldi. Restano le regole volontarie delle piattaforme, viste sopra, e i rimedi per contenuti difettosi o non consegnati.
La contestazione con la banca
Quando la piattaforma dice no, resta la contestazione dell’addebito con la banca o con chi ha emesso la carta (in gergo “chargeback”, cioè lo storno del pagamento). Va usata solo alla fine, per due ragioni.
La prima: l’acquisto è stato fatto dal tuo account, con la tua carta, da una persona di casa; non è la frode di uno sconosciuto e la banca valuta caso per caso. La seconda riguarda le conseguenze sull’account. I Termini di servizio PlayStation (sezione 17) dicono che, in caso di riaccredito chiesto alla banca, Sony sospende l’account o la console per indagare e, se non c’è una ragione legale per lo storno, l’account resta sospeso finché il debito non è saldato; Sony può anche scalare la somma dal portafoglio PlayStation Store.
Se decidi di procedere, chiama la banca e chiedi quali documenti servono, tenendo pronte le ricevute e la risposta della piattaforma.
Tre casi concreti
Primo caso: Android, la sera stessa. Un bambino di 8 anni fa tre acquisti da 4,99, 9,99 e 19,99 euro in un gioco sul tablet di famiglia, per un totale di 34,97 euro. Il genitore se ne accorge dopo un paio d’ore: è dentro le 48 ore e chiede il rimborso dalla cronologia ordini per ciascun ordine.
Secondo caso: PlayStation, monete comprate in partita. Un ragazzo di 12 anni compra valuta virtuale per 49,99 euro mentre gioca. Il genitore lo scopre dopo 5 giorni. Il termine dei 14 giorni non è scaduto, ma la valuta comprata durante il gioco viene consegnata subito: le regole di Sony per gli elementi di gioco richiedono che il gioco non sia stato avviato dopo l’acquisto. Si può scrivere all’assistenza, ma le probabilità sono basse.
Terzo caso: iPhone, scoperta a fine mese. Una famiglia trova nell’estratto conto 70 euro di acquisti fatti dal figlio di 10 anni in un gioco, in più giorni. Le ricevute più recenti hanno meno di 14 giorni, le più vecchie di più. Il genitore, responsabile di “In famiglia”, entra in reportaproblem.apple.com, sceglie “Tutto” per vedere anche gli acquisti del figlio e fa una richiesta per ciascun acquisto, partendo dai più recenti.
Gli importi sono di fantasia, servono a mostrare come cambiano le possibilità.
Come evitare che ricapiti
Il modo più efficace è che il figlio abbia un proprio account da minore, collegato a quello del genitore, invece di giocare con il tuo. Per il primo smartphone vedi la guida al controllo parentale su SIM, Android e iPhone.
Su iPhone c’è “Chiedi di acquistare”: si attiva da Impostazioni, Famiglia, nome del figlio, e ogni acquisto o download, compresi quelli dentro le app, manda una notifica al genitore, che approva o rifiuta. A seconda del Paese e dell’età può essere già attivo di default.
Su Android, dall’app Family Link si sceglie il figlio, poi Controlli, Google Play, “Richiedi approvazione per”, e si può scegliere tra tutti i contenuti, solo quelli a pagamento o solo gli acquisti in-app. Sul tuo telefono, se lo presti, imposta la verifica degli acquisti su “Sempre” e non su “Ogni 30 minuti” o “Mai”.
Su PlayStation l’account del figlio ha un limite di spesa mensile che Sony imposta a 0 per impostazione predefinita: si modifica da Gestione famiglia, sul web, dalla console o dall’app PlayStation Family. Alzandolo, dicono i Termini di Sony, il genitore accetta in anticipo di pagare tutti gli acquisti fino a quella cifra. Su Xbox, dall’app Family Safety si attiva “Richiedi approvazione per ogni acquisto”, oppure si carica sul suo account una piccola somma che non può essere superata. Su Nintendo Switch il filtro famiglia permette di limitare gli acquisti nell’eShop.
Infine, niente carta salvata sugli account dei figli. Per i giochi più amati, come quelli delle nostre guide su Fortnite e i V-buck e su Roblox per i bambini, una carta regalo con un importo fisso mette un tetto naturale alla spesa. Per gli abbonamenti attivati per sbaglio c’è la guida su come disdire gli abbonamenti su iPhone e Android.
Nelle pagine ufficiali ci sono due falle che pochi genitori conoscono. Su PlayStation l’opzione “Richiedi password al pagamento” non vale per gli account dei bambini: Sony stessa scrive che per evitare acquisti sugli account per bambini bisogna tenere il limite di spesa a 0. Su iPhone, Apple spiega che quando un bambino usa un codice di riscatto non arriva al genitore nessuna richiesta di approvazione, anche con “Chiedi di acquistare” attivo. Una carta regalo è un tetto alla spesa, ma non passa dal controllo.
Abbiamo scelto i 5 migliori smartphone per fascia di prezzo, con pro e contro di ciascuno.
Domande frequenti
Mio figlio ha speso soldi su un gioco: posso farmi rimborsare?
A volte sì, ma non è garantito. Le possibilità aumentano se chiedi subito (entro 48 ore su Google Play, entro 14 giorni su PlayStation e Apple) e se l’oggetto non è ancora stato usato.
Il fatto che a comprare sia stato un minore conta?
Va sempre scritto nella richiesta, perché è proprio il caso che le piattaforme valutano. Non è però una garanzia: Google, per esempio, scrive che di solito non rimborsa se l’account non era protetto dalla verifica degli acquisti o se i dati di pagamento erano stati dati ad altri.
Le ricariche del portafoglio PlayStation si possono annullare?
No. Sony scrive che le ricariche del portafoglio non si possono annullare.
Quanto tempo ci vuole per riavere i soldi?
Google indica 3-5 giorni lavorativi sulle carte (a volte fino a 10), Microsoft in genere 3-5 giorni lavorativi, Sony fino a 10 giorni.
Se contesto l’addebito con la banca perdo i giochi?
Su PlayStation può succedere: i Termini prevedono la sospensione dell’account in caso di storno e, se non c’è una ragione legale, la sospensione dura finché il debito non è saldato. Per questo conviene usare la banca solo dopo aver tentato con la piattaforma.

