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Rottamazione Comuni aderenti: l’elenco con Roma, Napoli e Palermo (Milano e Torino no)

La rottamazione dei Comuni aderenti ha finalmente un elenco ufficiale: l’Agenzia delle entrate-Riscossione ha pubblicato la lista delle Regioni e degli enti locali che hanno deciso di applicare la rottamazione-quinquies alle proprie cartelle, e dentro ci sono Roma, Napoli, Palermo, Genova, Bari, Catania e Venezia, mentre mancano i Comuni di Milano, Torino, Bologna, Firenze e Verona. Abbiamo contato una per una le righe del documento e le abbiamo ordinate per regione, perché è l’unico modo rapido per capire se la tua cartella della TARI, la multa dei vigili o il bollo auto possono essere chiusi senza sanzioni e interessi. Le domande si presentano online dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026.

📌 Articolo in breve
Nell’elenco AdER (ultimo aggiornamento 5 ottobre 2026) ci sono 1.491 enti: 1.471 Comuni, 5 Regioni, 6 Città metropolitane, 4 Province, 4 Unioni di Comuni e un Libero consorzio. Le Regioni sono Basilicata, Campania e Lazio, più Puglia e Umbria solo per il bollo auto. Più di due terzi dei Comuni sono al Sud e nelle Isole; in Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige non c’è nessuno. Vale solo per le cartelle che l’ente ha affidato ad AdER tra il 2000 e il 2023: sui tributi si paga il solo importo dovuto, sulle multe spariscono interessi, maggiorazioni semestrali e aggio ma la sanzione resta. Domanda dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026, pagamento entro il 31 marzo 2027 o fino a 54 rate.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Cosa contiene l’elenco ufficiale degli enti aderenti
  2. La tabella regione per regione
  3. Le grandi città: chi c’è e chi no
  4. Quali cartelle rientrano davvero
  5. Multe stradali: cosa sparisce e cosa resta
  6. Tre esempi di calcolo: TARI, multa e bollo auto
  7. Domanda, pagamento e rate: le date
  8. Se il tuo Comune non è in elenco
  9. Domande frequenti

Cosa contiene l’elenco ufficiale degli enti aderenti

La rottamazione delle cartelle di Regioni ed enti locali è nata con l’articolo 10-quinquies del decreto fiscale (DL 38/2026, convertito dalla Legge 88/2026) e ha avuto il calendario spostato in avanti dalla Legge 113/2026. Non è automatica: ogni ente doveva approvare un proprio provvedimento, pubblicarlo sul sito e comunicarlo all’Agenzia delle entrate-Riscossione entro il 31 luglio 2026. Quel termine è scaduto, e l’Agenzia ha raccolto le comunicazioni in un PDF di 34 pagine, l’elenco delle Regioni e degli enti locali aderenti.

Il documento porta in calce la dicitura “Ultimo aggiornamento: 05/10/2026” e conta 1.491 enti. Abbiamo estratto il testo con uno script e classificato ogni riga: 1.471 sono Comuni, 5 sono Regioni, 6 sono Città metropolitane (Bari, Catania, Genova, Roma Capitale, Torino e Venezia), 4 sono Amministrazioni provinciali (Alessandria, Matera, Perugia e Vibo Valentia), 4 sono Unioni di Comuni e uno è il Libero consorzio comunale di Ragusa.

Accanto a molti enti c’è una seconda colonna, poco notata ma importante: i “soggetti terzi” che hanno affidato cartelle ad AdER per conto del Comune. Sono circa 170 voci. Per Roma Capitale c’è Ama S.p.A. per la TARI, per Napoli la S.A.P.NA., per Genova A.M.I.U. Genova. In pratica, se sulla tua cartella l’ente creditore è la società dei rifiuti del tuo Comune e quella società compare accanto al Comune aderente, il debito rientra. Una terza colonna segnala i Comuni nati da fusioni (dieci casi, come Corigliano-Rossano o Ventasso), per i quali sono compresi anche i carichi affidati dagli ex Comuni.

Una cautela. La presenza nell’elenco dice che l’ente ha comunicato l’adesione, non che ogni tua cartella sia rottamabile. La verifica definitiva si fa nell’area riservata del sito AdER, dove per legge i dati sui carichi definibili sono disponibili a partire dal 15 ottobre 2026.

La tabella regione per regione

Abbiamo ricondotto ogni ente alla sua regione partendo dalla sigla della provincia riportata nel PDF. Il quadro è netto: dei 1.471 Comuni aderenti, 1.001 si trovano tra Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, cioè più di due terzi. La Sicilia da sola ne conta 263, la Campania 187, la Calabria 178. Al Nord il gruppo più numeroso è in Lombardia, con 56 Comuni, ma nessun capoluogo di provincia.

Nella colonna “Regione” trovi se anche l’ente regionale ha aderito: in quel caso rientrano le cartelle della Regione, che per Puglia e Umbria sono limitate al bollo auto, come specifica la nota del documento.

Regione Comuni aderenti La Regione ha aderito? Altri enti in elenco Capoluoghi presenti Capoluoghi assenti
Abruzzo 43 No — L’Aquila, Chieti, Pescara Teramo
Basilicata 46 Sì Provincia di Matera Matera Potenza
Calabria 178 No Provincia di Vibo Valentia Catanzaro, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia Cosenza
Campania 187 Sì — Napoli, Avellino, Benevento, Caserta Salerno
Emilia-Romagna 45 No 3 Unioni di Comuni (Modenesi Area Nord, Bassa Romagna, Valnure e Valchero) Ferrara, Forlì, Reggio Emilia Bologna, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Rimini
Friuli-Venezia Giulia 10 No — Gorizia, Udine Trieste, Pordenone
Lazio 140 Sì Città metropolitana di Roma Capitale Roma, Latina, Rieti, Viterbo Frosinone
Liguria 20 No Città metropolitana di Genova Genova, Savona Imperia, La Spezia
Lombardia 56 No Unione dei Comuni della Valsaviore nessuno tutti, Milano compresa
Marche 46 No — Ancona, Ascoli Piceno, Fermo Macerata, Pesaro
Molise 28 No — Campobasso Isernia
Piemonte 34 No Città metropolitana di Torino, Provincia di Alessandria Alessandria, Asti, Verbania Torino, Biella, Cuneo, Novara, Vercelli
Puglia 143 Solo bollo auto Città metropolitana di Bari Bari, Barletta, Andria, Trani, Foggia, Lecce, Taranto Brindisi
Sardegna 113 No — Sassari, Nuoro, Carbonia Cagliari, Oristano
Sicilia 263 No Città metropolitana di Catania, Libero consorzio di Ragusa tutti e nove, Palermo compresa nessuno
Toscana 40 No — Arezzo, Grosseto, Massa Firenze, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Siena
Trentino-Alto Adige 0 No — nessuno Trento, Bolzano
Umbria 39 Solo bollo auto Provincia di Perugia Perugia, Terni nessuno
Valle d’Aosta 0 No — nessuno Aosta
Veneto 40 No Città metropolitana di Venezia Venezia, Belluno, Rovigo Padova, Treviso, Verona, Vicenza
Totale 1.471 5 15 — —

Fonte: nostra elaborazione sull’elenco AdER con ultimo aggiornamento al 5 ottobre 2026. I Comuni sono attribuiti alla regione in base alla sigla di provincia indicata nel documento. Per la Sardegna abbiamo considerato i capoluoghi storici più Carbonia; nell’elenco ci sono anche Olbia e Iglesias.

Le caselle vuote, come quelle di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige o dei grandi Comuni del Centro-Nord, non vanno lette per forza come un rifiuto. Un ente che non ha mai affidato le proprie entrate all’Agenzia delle entrate-Riscossione non aveva nulla da far rientrare in questa rottamazione, ed è il punto da chiarire prima di trarre conclusioni, come vediamo più avanti.

Le grandi città: chi c’è e chi no

Delle venti città capoluogo di regione, undici hanno aderito: Roma, Napoli, Palermo, Genova, Bari, Venezia, Perugia, Ancona, L’Aquila, Campobasso e Catanzaro. Mancano Torino, Milano, Bologna, Firenze, Trieste, Trento, Aosta, Potenza e Cagliari. Fra le altre grandi città ci sono Catania, Messina, Taranto, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Foggia, Latina e Ferrara; restano fuori Verona, Padova, Brescia, Parma, Modena, Prato, Livorno, Rimini, Salerno e Bergamo.

Due casi meritano una riga in più. A Torino il Comune non c’è, ma c’è la Città metropolitana: le cartelle che hai verso la Città metropolitana rientrano, quelle verso il Comune no. In Basilicata e in Campania succede il contrario: la Regione ha aderito, mentre Potenza e Salerno no. Quindi uno stesso cittadino di Salerno potrebbe rottamare una cartella della Regione Campania ma non la TARI del suo Comune.

Città Comune in elenco Note dal PDF
Roma Sì Comprese le cartelle TARI di Ama S.p.A.; aderisce anche la Città metropolitana e la Regione Lazio
Milano No Né il Comune né la Città metropolitana; in provincia aderiscono 10 Comuni, tra cui Abbiategrasso, Magenta e Assago
Napoli Sì Comprese le cartelle affidate dalla S.A.P.NA.; aderisce anche la Regione Campania
Torino No C’è la Città metropolitana di Torino, più 11 Comuni della provincia come Venaria Reale e Carmagnola
Palermo Sì La Regione Siciliana non è in elenco
Genova Sì Comprese le cartelle di A.M.I.U. Genova; c’è anche la Città metropolitana
Bologna No —
Firenze No —
Bari Sì Anche la Città metropolitana; la Regione Puglia solo per il bollo auto
Catania Sì Anche la Città metropolitana
Verona No —
Venezia Sì Anche la Città metropolitana

Quali cartelle rientrano davvero

La norma è larga sul tipo di debito e stretta su tutto il resto. Rientrano “tutti i debiti, tributari e non”, con la sola esclusione delle condanne della Corte dei conti, purché risultino da carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 da un ente che ha aderito. IMU, TARI, tassa sull’occupazione di suolo pubblico, imposta sulla pubblicità, canoni, multe della polizia locale, bollo auto delle Regioni aderenti: tutto può entrare, a quelle condizioni.

La parola che decide è “affidati ad AdER”. Molti Comuni non usano l’Agenzia delle entrate-Riscossione: riscuotono da soli con l’ingiunzione fiscale o l’accertamento esecutivo, oppure si appoggiano a società private concessionarie. Se il tuo debito con il Comune ti è arrivato come avviso o ingiunzione di uno di questi soggetti, la rottamazione-quinquies degli enti territoriali non ti riguarda, anche se il tuo Comune compare nell’elenco. Il modo più semplice per capirlo è guardare chi ha firmato l’atto: la cartella di pagamento di AdER riporta il logo dell’Agenzia e, nel dettaglio degli addebiti, l’ente che ha emesso il ruolo.

Per i debiti tributari si paga soltanto il capitale, più il rimborso delle spese per le procedure esecutive e i diritti di notifica. Non si pagano gli interessi iscritti a ruolo, le sanzioni, gli interessi di mora e l’aggio, come spiega la pagina dell’Agenzia sull’ambito applicativo della rottamazione-quinquies. Sull’aggio c’è un dettaglio pratico: dal 1° gennaio 2022 non viene più applicato ai nuovi carichi, quindi nelle cartelle affidate nel 2022 e nel 2023 lo sconto è fatto solo di sanzioni e interessi. Il meccanismo generale è lo stesso che abbiamo descritto nella guida alla rottamazione-quinquies dei debiti con lo Stato.

Multe stradali: cosa sparisce e cosa resta

Per le sanzioni amministrative non tributarie, e le multe del Codice della strada lo sono, la legge applica la rottamazione “limitatamente agli interessi, comunque denominati”. Il testo, riportato anche nella scheda dell’Agenzia sulla Legge 88/2026, cita in modo espresso tre voci che vengono cancellate: gli interessi dell’articolo 27, sesto comma, della Legge 689/1981, gli interessi di mora dell’articolo 30 del DPR 602/1973 e l’aggio.

La prima voce è quella che pesa di più e che spesso viene fraintesa. L’articolo 27 della Legge 689/1981 prevede che in caso di ritardo la somma dovuta sia maggiorata di un decimo per ogni semestre, dal momento in cui la sanzione è diventata esigibile fino a quando il ruolo viene trasmesso all’agente della riscossione; per le multe stradali questa maggiorazione oggi non può superare i tre quinti della sanzione. Sono le famose “maggiorazioni semestrali”, e la rottamazione le azzera.

Quello che resta è la sanzione. E qui c’è il secondo equivoco: la sanzione iscritta a ruolo di solito non è l’importo stampato sul verbale. Se il verbale non viene pagato né contestato, l’articolo 203 del Codice della strada lo trasforma in titolo esecutivo per la metà del massimo previsto per quella violazione. Questo importo non è un interesse e non viene toccato dalla rottamazione. Chi ha in mente di “pagare la multa originale” resterà deluso; chi si aspetta di pagare solo la sanzione, senza tutto ciò che vi si è accumulato sopra, ha capito bene.

Tre esempi di calcolo: TARI, multa e bollo auto

I tre casi che seguono sono esempi costruiti da noi, con importi verosimili ma inventati, per mostrare quali voci della cartella spariscono. Gli interessi di mora e gli oneri di riscossione al 6% sono quelli di cartelle affidate tra il 2016 e il 2021 e pagate oltre i 60 giorni. In tutti i casi restano dovuti, in aggiunta, i diritti di notifica e le eventuali spese esecutive. La cifra vera la comunica l’Agenzia entro il 28 febbraio 2027.

Esempio 1: TARI arretrata a Napoli

Una famiglia ha ricevuto un avviso di accertamento TARI per un anno arretrato, mai pagato e finito a ruolo nel 2019. Sulla cartella ci sono 480,00 euro di tributo, 144,00 euro di sanzione e 36,00 euro di interessi da accertamento, per 660,00 euro iscritti a ruolo. Negli anni si sono aggiunti 95,00 euro di interessi di mora e 45,30 euro di oneri di riscossione. Il totale è di 800,30 euro.

Con la rottamazione si pagano 480,00 euro. Sparisce tutto il resto, 320,30 euro, pari al 40% del dovuto. Volendo rateizzare, la regola generale della quinquies fissa una rata minima di 100 euro: 480 euro si possono dividere al massimo in quattro rate da 120 euro, più gli interessi del 3% annuo che decorrono dal 1° aprile 2027.

Esempio 2: multa della polizia locale a Roma

Un automobilista prende un verbale per un eccesso di velocità tra 10 e 40 km/h oltre il limite. Per semplicità usiamo gli importi oggi in vigore dell’articolo 142 del Codice della strada, da 173 a 694 euro: per un verbale di anni fa gli importi dell’epoca potevano essere diversi. Il verbale non viene né pagato né contestato, quindi diventa titolo per la metà del massimo: 347,00 euro. Il ruolo parte quattro semestri dopo, con una maggiorazione del 40% pari a 138,80 euro, e il carico viene affidato ad AdER nel 2020. Poi maturano 60,00 euro di interessi di mora e 32,75 euro di oneri di riscossione. In cartella ci sono 578,55 euro.

Con la rottamazione spariscono la maggiorazione semestrale, la mora e l’aggio, cioè 231,55 euro, il 40% del totale. Si pagano 347,00 euro: molto meno della cartella, ma il doppio dei 173 euro che sarebbero bastati pagando il verbale nei termini.

Esempio 3: bollo auto non pagato in Puglia

La Regione Puglia ha aderito solo per la tassa automobilistica, che è proprio il nostro caso. Un bollo non pagato arriva in cartella nel 2021 con 212,50 euro di tassa, 63,75 euro di sanzione e 8,40 euro di interessi, per 284,65 euro iscritti a ruolo. A questi si sommano 25,00 euro di mora e 18,58 euro di oneri di riscossione: totale 328,23 euro.

Rottamando si pagano 212,50 euro e si risparmiano 115,73 euro, il 35,3% della cartella. Lo stesso bollo non pagato in Lombardia, in Toscana o in Sicilia non avrebbe questa possibilità, perché quelle Regioni non sono in elenco.

Esempio Totale in cartella Si paga con la rottamazione Risparmio
TARI (Napoli) 800,30 € 480,00 € 320,30 € (40%)
Multa (Roma) 578,55 € 347,00 € 231,55 € (40%)
Bollo auto (Puglia) 328,23 € 212,50 € 115,73 € (35,3%)

Il risparmio sulla multa è alto in questo esempio perché i semestri di ritardo sono quattro. Con un solo semestre di maggiorazione e un carico affidato nel 2022 o nel 2023, quindi senza aggio, la percentuale scende di molto.

Domanda, pagamento e rate: le date

Il calendario è quello fissato dall’articolo 10-quinquies dopo le modifiche della Legge 113/2026. La domanda si presenta solo per via telematica, con le modalità che l’Agenzia deve pubblicare sul proprio sito entro il 15 ottobre 2026; alla data in cui scriviamo non sono ancora online. Per entrare nell’area riservata servono SPID, CIE o CNS. La domanda può essere integrata fino al 15 dicembre.

Quando Cosa succede
Dal 15 ottobre 2026 In area riservata AdER i dati per individuare i carichi definibili
16 ottobre – 15 dicembre 2026 Presentazione (e integrazione) della dichiarazione di adesione
Entro il 28 febbraio 2027 AdER comunica le somme dovute
31 marzo 2027 Unica soluzione oppure prima delle 54 rate bimestrali
2027 Rate successive al 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre, 30 novembre
Dal 2028 Sei rate l’anno: 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre, 30 novembre

Sulle rate si pagano interessi del 3% annuo dal 1° aprile 2027. La definizione salta se non paghi, o paghi meno del dovuto, l’unica soluzione, due rate anche non consecutive o l’ultima rata; per l’unica soluzione e per l’ultima rata conta anche un ritardo superiore a cinque giorni. In quel caso i versamenti fatti valgono come acconto e quei carichi non si possono più rateizzare con la dilazione ordinaria.

Presentare la domanda produce effetti subito. Secondo la pagina AdER su cosa succede dopo l’adesione, per i debiti definibili l’Agenzia non avvia nuove procedure cautelari o esecutive e non prosegue quelle già avviate, salvo che il primo incanto sia già andato a buon fine; i fermi e le ipoteche già iscritti però restano. Si sospendono anche i termini di prescrizione dei carichi inseriti nella domanda, un motivo in più per controllare prima se qualche cartella molto vecchia sia già prescritta: ne abbiamo parlato nella guida alla prescrizione di multe, bollo e tasse.

Se il tuo Comune non è in elenco

Prima di tutto conviene capire perché manca. Se il Comune riscuote da sé o tramite un concessionario privato, l’assenza è normale: i suoi debiti non sono mai passati da AdER e questa rottamazione non li avrebbe comunque coperti. In questo caso l’unica possibilità è un’eventuale definizione agevolata decisa dal Comune con un proprio regolamento, che si verifica sul sito dell’ente o chiedendo all’ufficio tributi, perché regole e scadenze sarebbero diverse.

Se invece hai una cartella di AdER emessa per conto di un Comune che non ha aderito, la rottamazione è preclusa e restano gli strumenti ordinari. Il principale è la rateizzazione: per debiti fino a 120 mila euro si possono ottenere online fino a 84 rate a semplice richiesta, come spieghiamo nella guida alla rateizzazione delle cartelle esattoriali. Non toglie sanzioni né interessi, ma permette di diluire il debito su più anni. Il secondo controllo è sulla prescrizione, che per alcune voci locali è breve.

Infine, non fermarti al nome del Comune. Se vivi a Torino e hai una cartella della Città metropolitana, o se vivi a Salerno e hai un debito con la Regione Campania, quelle cartelle possono rientrare anche se il tuo Comune non c’è. Il riepilogo completo sulle regole, scritto prima che uscisse l’elenco, è nel nostro articolo sulla rottamazione degli enti territoriali.

Domande frequenti

Dove trovo l’elenco ufficiale dei Comuni che hanno aderito alla rottamazione?

È un PDF pubblicato dall’Agenzia delle entrate-Riscossione, intitolato “Definizione agevolata regioni ed enti locali”, con 1.491 enti ordinati per tipo e in ordine alfabetico. Il link diretto è nella prima sezione di questo articolo. Per cercare il tuo Comune basta aprirlo e usare la ricerca del lettore PDF.

Il mio Comune è in elenco: posso rottamare qualsiasi debito con lui?

No, solo le cartelle che il Comune (o una società che agiva per suo conto, se indicata nel documento) ha affidato ad AdER tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Gli avvisi notificati direttamente dal Comune e mai passati alla riscossione, o affidati dal 2024 in poi, restano fuori. La conferma arriva dall’elenco dei carichi definibili in area riservata.

Milano e Torino non ci sono: le multe prese lì si possono rottamare?

Le multe dei Comuni di Milano e Torino no, perché i due Comuni non hanno aderito. A Torino rientrano però le eventuali cartelle della Città metropolitana. Le multe iscritte a ruolo dalle Prefetture, cioè dalle amministrazioni dello Stato, seguivano invece la rottamazione-quinquies ordinaria, la cui finestra per le domande si è chiusa il 30 aprile 2026.

Con la rottamazione la multa torna all’importo del verbale?

No. Si cancellano interessi, maggiorazioni semestrali e aggio, ma la sanzione iscritta a ruolo resta. Se il verbale non era stato pagato né contestato, quella sanzione è di norma la metà del massimo previsto, quindi più alta del minimo che si paga nei primi 60 giorni.

Ho aderito alla rottamazione-quinquies ad aprile: devo rifare la domanda?

Per le cartelle statali già comprese in quella domanda no. Per i debiti con Comuni e Regioni aderenti serve invece una nuova dichiarazione nella finestra dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026, che segue un calendario di pagamento suo, con la prima scadenza al 31 marzo 2027.

L’elenco può ancora cambiare?

Il termine per le delibere degli enti è scaduto il 31 luglio 2026 e il documento riporta come ultimo aggiornamento il 5 ottobre 2026. Eventuali correzioni dipendono dall’Agenzia; in ogni caso, la verifica che fa fede è quella sui carichi definibili nella tua area riservata.

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