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Rottamazione enti territoriali 2026: domande da ottobre a dicembre

La rottamazione enti territoriali è la definizione agevolata che permette di chiudere i debiti con Comuni, Province e Regioni pagando solo l’imposta, senza sanzioni né interessi di mora. Le domande si presentano dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026, dopo che la Legge 113/2026 ha spostato in avanti tutto il calendario, ma c’è una condizione che rende inutile qualsiasi altra verifica se non è soddisfatta: il tuo Comune deve aver deliberato l’adesione entro il 31 luglio scorso. Se non l’ha fatto, la misura non esiste per te, per quanto tu rientri in tutti gli altri requisiti.

🔄 Aggiornamento ottobre 2026: l’Agenzia delle entrate-Riscossione ha pubblicato l’elenco ufficiale degli enti aderenti (ultimo aggiornamento 5 ottobre 2026): 1.471 Comuni e 5 Regioni, oltre a Città metropolitane, Province e Unioni di Comuni. Chi c’è e chi no, regione per regione, lo trovi nel nostro articolo sui Comuni aderenti alla rottamazione. Correzione: in una versione precedente avevamo scritto che per le multe la rottamazione lascia intatte “le maggiorazioni previste dall’articolo 27 del Codice della strada”. Era sbagliato: la norma richiama l’articolo 27, sesto comma, della Legge 689/1981, e quelle maggiorazioni semestrali vengono cancellate insieme agli interessi di mora e all’aggio. Resta dovuta solo la sanzione. Abbiamo rifatto di conseguenza l’esempio sulla multa e la stima dello sconto.
🔄 Aggiornamento settembre 2026: la Legge 113/2026 ha spostato il calendario. I dati sui carichi saranno disponibili entro il 15 ottobre, le domande si presentano dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026, la comunicazione delle somme arriva entro il 28 febbraio 2027 e l’unica soluzione o la prima rata si pagano entro il 31 marzo 2027. L’articolo è stato corretto di conseguenza.
📌 Articolo in breve
La Legge 88/2026 ha esteso la rottamazione-quinquies ai debiti verso Regioni ed enti locali affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 2000 e il 2023. Si abbonano sanzioni, interessi di mora e aggio, si paga solo il tributo. Domande online dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026, pagamento in unica soluzione entro il 31 marzo 2027 o fino a 54 rate. Prima però va verificato che il proprio ente abbia aderito: l’adesione era facoltativa e molti Comuni non l’hanno deliberata. Sulle multe stradali la sanzione resta dovuta: spariscono interessi, maggiorazioni semestrali e aggio.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Cos’è la rottamazione degli enti territoriali
  2. Il passaggio che quasi tutti saltano: il Comune ha aderito?
  3. Quali debiti rientrano e quali restano fuori
  4. Multe stradali: la sanzione resta, il resto sparisce
  5. Quanto si risparmia davvero: tre esempi concreti
  6. Come si presenta la domanda
  7. Pagamento: unica soluzione o 54 rate
  8. Gli errori che fanno decadere il beneficio
  9. Domande frequenti

Cos’è la rottamazione degli enti territoriali

Fino a maggio 2026 la rottamazione-quinquies riguardava solo i carichi affidati alla riscossione dallo Stato: imposte erariali, contributi, tributi dell’Agenzia delle Entrate. I debiti verso il Comune — IMU non pagata, TARI arretrata, multe, tributi minori — restavano fuori, anche quando la riscossione era materialmente gestita dallo stesso soggetto.

L’articolo 10-quinquies della Legge n. 88 del 2026, di conversione del decreto fiscale e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio 2026, ha colmato quel vuoto. La norma estende agli enti territoriali lo stesso impianto della rottamazione-quinquies disciplinata dalla Legge 199/2025: si paga la sola imposta dovuta e si azzerano sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione.

Il perimetro temporale è ampio. Rientrano i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 da Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni. Un ventennio abbondante, che comprende quasi tutto quello che una famiglia può essersi lasciata alle spalle in materia di tributi locali. La logica è la stessa che abbiamo descritto nella guida completa alla rottamazione-quinquies, con una differenza sostanziale che vale la pena mettere subito in chiaro.

Il passaggio che quasi tutti saltano: il Comune ha aderito?

Qui sta la differenza con tutte le rottamazioni precedenti, ed è il motivo per cui molte persone scopriranno di non poter fare nulla dopo aver perso mezza giornata a raccogliere documenti. Per i carichi statali la definizione agevolata è automatica: la legge la prevede, il contribuente aderisce, fine. Per gli enti territoriali no.

L’applicazione della misura è subordinata a una delibera dell’ente. Ogni Comune, ogni Provincia, ogni Regione doveva decidere autonomamente se aprire o meno la porta ai propri debitori, adottare un atto formale, pubblicarlo sul proprio sito istituzionale e trasmetterlo all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Il termine, inizialmente fissato al 30 giugno 2026, è stato spostato al 31 luglio dalla Legge 113/2026.

Il risultato è una geografia a macchia di leopardo. Ci sono Comuni confinanti che hanno fatto scelte opposte, spesso per ragioni di bilancio: rinunciare a sanzioni e interessi significa incassare meno, e un ente in difficoltà finanziaria può non permetterselo. L’elenco ufficiale pubblicato a ottobre mostra però una prevalenza netta del Sud e delle Isole, che contano più di due terzi dei Comuni aderenti, e fra le Regioni solo Basilicata, Campania e Lazio, più Puglia e Umbria limitatamente al bollo auto. La tabella completa per regione è nell’articolo sui Comuni che hanno aderito.

Prima di qualsiasi altra cosa, quindi, vanno fatte due verifiche. La prima è sull’elenco degli enti aderenti pubblicato dall’Agenzia delle entrate-Riscossione, oppure sul sito istituzionale del proprio Comune, nella sezione delibere o nell’albo pretorio. La seconda, quella che fa fede, è nell’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione: entro il 15 ottobre 2026 i dati sui carichi effettivamente definibili saranno consultabili lì, e se un debito compare nell’elenco significa che l’ente ha aderito. Se non compare nulla, non è un errore del sistema: è la risposta.

Quali debiti rientrano e quali restano fuori

La formula usata dalla norma è volutamente larga: rientrano “tutti i debiti, tributari e non” affidati alla riscossione nel periodo indicato. In concreto significa che accanto ai tributi veri e propri entrano anche somme di natura diversa, purché siano state affidate all’agente della riscossione e non riscosse direttamente dall’ente.

Tipo di debito Rientra? Cosa si abbona
IMU e TASI arretrate Sì Sanzioni, interessi, aggio
TARI e tributi rifiuti Sì Sanzioni, interessi, aggio
Tassa occupazione suolo pubblico Sì Sanzioni, interessi, aggio
Bollo auto regionale Sì, se la Regione ha aderito Sanzioni, interessi, aggio
Multe stradali Sì, ma la sanzione resta Interessi, comprese le maggiorazioni semestrali, mora e aggio
Condanne della Corte dei conti No, escluse per legge —
Carichi affidati dal 2024 in poi No, fuori periodo —

Il confine che conta è quello dell’affidamento. Un avviso di accertamento IMU che il Comune ti ha notificato direttamente, e che non è mai finito in cartella, non rientra: per quello valgono strumenti diversi, come il ravvedimento operoso, che però ha una logica opposta perché presuppone che sia tu a muoverti prima del controllo.

Multe stradali: la sanzione resta, il resto sparisce

Su questo punto circola parecchia confusione, ed è la fonte principale di delusione tra chi presenta domanda. Per i tributi la rottamazione cancella la sanzione, che è quasi sempre la parte più pesante del debito. Per le sanzioni amministrative non tributarie — e le violazioni del Codice della strada sono esattamente questo — la sanzione È il debito. Abbonarla significherebbe azzerare la multa, cosa che nessuna rottamazione ha mai fatto.

La norma quindi si applica solo agli interessi “comunque denominati” e all’aggio. Fra questi interessi rientrano, citate in modo espresso, le maggiorazioni dell’articolo 27, sesto comma, della Legge 689/1981: l’aumento di un decimo per ogni semestre di ritardo, che per le multe stradali oggi non può superare i tre quinti della sanzione. Anche quelle maggiorazioni vengono cancellate, insieme agli interessi di mora dell’articolo 30 del DPR 602/1973.

Resta dovuta la sanzione iscritta a ruolo, che per un verbale non pagato né contestato è di norma la metà del massimo edittale, come prevede l’articolo 203 del Codice della strada: quindi più dell’importo minimo stampato sul verbale. Lo sconto varia molto da caso a caso. Su una multa con diversi semestri di maggiorazione, affidata alla riscossione prima del 2022 e quindi con l’aggio, può arrivare intorno al 40% della cartella; su un carico affidato nel 2022 o nel 2023, senza aggio e con pochi semestri di maggiorazione, resta molto più basso. In nessun caso si torna all’importo minimo del verbale.

Quanto si risparmia davvero: tre esempi concreti

I numeri che seguono sono ricostruzioni su importi realistici, utili per capire l’ordine di grandezza. La cifra esatta la comunica l’Agenzia entro il 28 febbraio 2027, dopo aver esaminato la domanda.

Primo caso, TARI arretrata di importo contenuto. Una famiglia ha una cartella TARI da 640 euro di tributo, affidata alla riscossione nel 2019, su cui si sono accumulati 192 euro di sanzione (30%), 118 euro di interessi di mora e circa 38 euro di aggio. Il totale a ruolo è di 988 euro. Con la rottamazione si pagano i 640 euro del tributo: il risparmio è di 348 euro, il 35% del dovuto.

Secondo caso, IMU non versata su seconda casa. Debito più consistente e più vecchio: 2.400 euro di IMU relativa al 2016, affidata nel 2018. Sanzione al 30% pari a 720 euro, interessi di mora maturati in otto anni per circa 690 euro, aggio intorno ai 145 euro. Il totale sfiora i 3.955 euro. Pagando i soli 2.400 euro il risparmio sale a 1.555 euro, quasi il 40%. È il profilo in cui la rottamazione rende di più: tributo alto e anzianità elevata, perché gli interessi lavorano sul tempo. Se il debito riguarda l’IMU vale la pena rivedere anche come si paga correttamente l’IMU con F24, per non ricostruire lo stesso problema sull’anno in corso.

Terzo caso, multa stradale per eccesso di velocità. Usiamo per semplicità gli importi oggi in vigore per chi supera il limite tra 10 e 40 km/h, da 173 a 694 euro: per un verbale di anni fa gli importi dell’epoca potevano essere diversi. Il verbale non viene né pagato né contestato e diventa titolo per la metà del massimo, 347 euro. Il ruolo parte quattro semestri dopo, con una maggiorazione del 40% pari a 138,80 euro, e il carico viene affidato alla riscossione nel 2020. Si aggiungono 60 euro di interessi di mora e 32,75 euro di oneri di riscossione, per un totale di 578,55 euro. Con la rottamazione spariscono maggiorazione, mora e aggio e si pagano 347 euro: il risparmio è di 231,55 euro, il 40%. Concreto, ma lontano dall’idea di “multa cancellata” che circola: si paga il doppio dei 173 euro che sarebbero bastati saldando il verbale in tempo.

Come si presenta la domanda

La domanda si presenta esclusivamente per via telematica sul portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026. Non sono previsti canali cartacei né la presentazione allo sportello, e il termine è perentorio: non esiste un ravvedimento per chi arriva il giorno dopo la chiusura.

Servono lo SPID, la CIE o la CNS per accedere all’area riservata. Dentro, la procedura chiede di selezionare le cartelle o gli avvisi che si vogliono definire — si può scegliere anche solo una parte del proprio debito, non è obbligatorio includere tutto — e di indicare se si intende pagare in unica soluzione o a rate. Va indicato anche un indirizzo email valido, perché è lì che arriverà la comunicazione con l’importo definitivo.

Un dettaglio che vale la pena conoscere: dal momento in cui si presenta la domanda scattano alcune tutele. L’Agenzia non può avviare nuove azioni cautelari o esecutive, e le procedure già avviate restano sospese, con l’eccezione di quelle in cui si è già tenuto il primo incanto con esito positivo. Non vengono invece cancellati i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti: quelli si estinguono solo con il pagamento integrale di quanto dovuto.

Pagamento: unica soluzione o 54 rate

Chi sceglie di chiudere in un colpo solo deve versare entro il 31 marzo 2027. Chi preferisce diluire ha a disposizione un piano molto lungo: fino a 54 rate bimestrali, cioè nove anni di dilazione. Nel 2027 le rate successive alla prima scadono il 31 maggio, il 31 luglio, il 30 settembre e il 30 novembre. Dal 2028 le scadenze diventano sei all’anno: 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre.

Sulla rateizzazione si applicano interessi al 3% annuo a decorrere dal 1° aprile 2027. È un tasso agevolato rispetto a quello di mora ordinario, ma non è zero: su un debito da 3.000 euro spalmato su nove anni il costo aggiuntivo è nell’ordine delle centinaia di euro. Chi ha la liquidità per pagare subito, e non ha impieghi più redditizi per quel denaro, di norma fa meglio a chiudere in unica soluzione.

L’importo dovuto e il piano delle rate vengono comunicati dall’Agenzia entro il 28 febbraio 2027. Fino a quel momento la domanda presentata non impegna a nulla di definitivo: è possibile ricevere il conteggio e decidere di non procedere, con la conseguenza che il debito torna a essere dovuto per intero.

Gli errori che fanno decadere il beneficio

La decadenza è la trappola classica di tutte le definizioni agevolate, e funziona in modo severo. Il mancato pagamento, o il pagamento insufficiente o tardivo di una sola rata oltre la tolleranza di cinque giorni, fa saltare l’intero piano. A quel punto tornano dovuti sanzioni e interessi per intero, i versamenti già effettuati valgono come semplici acconti sul debito originario e non è più possibile ottenere una nuova dilazione ordinaria su quei carichi.

C’è poi un errore meno drammatico ma più frequente: presentare domanda per debiti che non rientrano, tipicamente carichi affidati dopo il 2023 o somme mai transitate dall’agente della riscossione. Non comporta sanzioni, semplicemente quella parte della domanda viene respinta. Il problema è che chi se ne accorge a fine febbraio, quando arriva il conteggio, ha ormai perso la finestra per sistemare la propria posizione con altri strumenti.

Vale infine la pena ricordare che aderire alla rottamazione significa rinunciare al contenzioso. Se hai un ricorso pendente su quella cartella, la domanda comporta l’impegno a rinunciarvi. Se ritieni che il debito sia infondato — perché la notifica era irregolare, perché il tributo era già stato pagato, perché è intervenuta la prescrizione — la strada della definizione agevolata è quella sbagliata: pagheresti volontariamente qualcosa che potresti non dovere affatto.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se il mio Comune ha aderito?

Tre strade. La più rapida è l’elenco ufficiale degli enti aderenti pubblicato dall’Agenzia delle entrate-Riscossione, che abbiamo riordinato per regione nell’articolo sui Comuni aderenti. La delibera di adesione va poi pubblicata sul sito istituzionale dell’ente, di solito nell’albo pretorio o nella sezione amministrazione trasparente. Infine, dal 15 ottobre 2026 i carichi definibili sono visibili nell’area riservata del portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione: se i tuoi debiti verso quel Comune compaiono tra quelli definibili, l’adesione c’è stata.

Posso rottamare solo una parte dei miei debiti?

Sì. In fase di domanda si selezionano le singole cartelle da definire. Può avere senso escludere un debito su cui si sta valutando un ricorso, o uno di importo minimo su cui il vantaggio è trascurabile.

Ho una rateizzazione in corso su quella cartella: posso aderire lo stesso?

Sì, ed è uno dei casi in cui conviene di più, perché la rateizzazione ordinaria non toglie sanzioni e interessi. Le rate già versate restano acquisite e vengono considerate nel conteggio del dovuto. Fino alla comunicazione dell’importo, però, il piano preesistente va tenuto in regola.

La rottamazione cancella il fermo amministrativo sull’auto?

Non al momento della domanda. Dalla presentazione l’Agenzia non può iscrivere nuovi fermi, ma quelli già esistenti restano fino al pagamento integrale di quanto dovuto per la definizione. Solo allora si può chiedere la cancellazione.

Cosa succede se il conteggio che ricevo a febbraio non mi convince?

Non sei obbligato a procedere. Se non paghi la prima rata o l’unica soluzione entro il 31 marzo 2027, la definizione semplicemente non si perfeziona e il debito torna dovuto per intero, come se non avessi mai presentato domanda. Perdi il beneficio, non peggiori la tua posizione.

Perché il mio vicino ha ottenuto lo sconto e io no, con lo stesso tipo di debito?

Quasi sempre perché i due debiti fanno capo a enti diversi che hanno deciso in modo diverso, oppure perché uno dei due carichi è stato affidato dopo il 31 dicembre 2023 e resta fuori dal perimetro. L’anno dell’affidamento alla riscossione, non quello a cui il tributo si riferisce, è il dato che decide.

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