I nuovi LEA entrano in vigore il 30 ottobre 2026 e portano dentro il Servizio sanitario nazionale prestazioni che finora molte famiglie pagavano di tasca propria: il test prenatale sul DNA fetale per le gravidanze a rischio intermedio, lo screening neonatale per altre nove malattie, un programma dedicato a chi ha in famiglia una mutazione BRCA, nuove esenzioni dal ticket per alcune malattie croniche e rare. Per la prima volta da quasi dieci anni l’elenco di ciò che lo Stato garantisce si allarga davvero. Il guaio è che la data scritta in Gazzetta non coincide per forza con il giorno in cui la prestazione diventa prenotabile allo sportello della propria ASL.
Sulla Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre 2026 sono usciti due atti: il DPCM 7 agosto 2026, che aggiunge prestazioni nuove e costa 149,5 milioni di euro l’anno, e il decreto del Ministero della Salute 3 agosto 2026, che rivede gli elenchi senza nuova spesa. Entrambi valgono dal trentesimo giorno dopo la pubblicazione, cioè dal 30 ottobre 2026. Le novità principali sono lo screening neonatale esteso (con la SMA), il programma per le donne a rischio ereditario di tumore al seno e all’ovaio, il test NIPT in casi definiti, il test per il citomegalovirus in gravidanza, nuove esenzioni per malattie croniche e rare. L’esenzione si chiede all’ASL con il certificato dello specialista; le prestazioni nuove arrivano allo sportello solo quando la Regione aggiorna il proprio nomenclatore.
Indice
- Cosa sono i LEA e perché questo aggiornamento conta
- I due decreti in Gazzetta e da quando valgono
- Tabella: cosa cambia, area per area
- Neonati: lo screening esteso a nove nuove malattie
- Gravidanza: NIPT e citomegalovirus
- Tumore al seno e all’ovaio nelle famiglie a rischio
- Malattie croniche: chi ottiene l’esenzione
- Malattie rare: nuovi gruppi e qualche stretta
- Visite, esami e ausili: le altre novità
- Come chiedere l’esenzione, passo per passo
- Perché la tua Regione potrebbe non essere pronta
- Domande frequenti
Cosa sono i LEA e perché questo aggiornamento conta
I livelli essenziali di assistenza sono l’elenco delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti, in ogni Regione, gratis oppure con il ticket. Ciò che non è nei LEA una Regione può offrirlo lo stesso, ma con soldi propri e senza obbligo.
L’elenco in vigore è quello del DPCM 12 gennaio 2017, il cui nomenclatore di visite ed esami è diventato operativo solo il 30 dicembre 2024, quando sono arrivate le tariffe. Fino ad allora gli aggiornamenti erano bloccati: i decreti di quest’anno, come dicono le loro premesse, recuperano le proposte approvate nel frattempo dalla Commissione nazionale LEA.
Per chi legge la differenza è concreta: una prestazione che entra nei LEA diventa un diritto in tutta Italia, non una concessione della singola Regione.
I due decreti in Gazzetta e da quando valgono
Abbiamo letto entrambi i testi nella Gazzetta Ufficiale serie generale n. 227 del 30 settembre 2026. Il primo è il DPCM 7 agosto 2026, «Modifiche e integrazioni al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, in materia di livelli essenziali di assistenza». È l’atto che costa: l’articolo 7 quantifica gli oneri in 149,5 milioni di euro annui, coperti con risorse del fondo sanitario già vincolate. Tocca prevenzione, specialistica ambulatoriale, protesica, malattie croniche e controlli in gravidanza.
Il secondo è il decreto del Ministro della Salute 3 agosto 2026, «Primo aggiornamento» del DPCM del 2017. È a costo zero, tanto che l’articolo 11 impone alle Regioni di attuarlo «senza nuovi o maggiori oneri», e interviene su screening neonatale, ausili, specialistica, protesica, malattie rare e croniche, cure termali e gravidanza.
Tutti e due entrano in vigore «il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale»: pubblicazione il 30 settembre, entrata in vigore il 30 ottobre 2026. C’è però un limite che vale la pena dichiarare subito. La Gazzetta riporta solo gli articoli; gli allegati con gli elenchi completi, secondo l’avvertenza in calce ai due decreti, stanno sul portale del Ministero della Salute, che da questo server non siamo riusciti ad aprire. I dettagli che trovate più avanti vengono dai dossier ufficiali di Camera e Senato sugli schemi dei due decreti: il dossier del Servizio Bilancio sull’atto del Governo n. 370, il DPCM, e il dossier sull’atto del Governo n. 391, il decreto ministeriale. Gli articoli definitivi pubblicati in Gazzetta ricalcano quegli schemi parola per parola nella struttura degli allegati e l’onere di 149,5 milioni è identico, ma un singolo codice o una singola condizione potrebbe essere stata ritoccata nella versione finale.
Tabella: cosa cambia, area per area
| Area | Cosa cambia | Da quando | Chi la chiede, come |
|---|---|---|---|
| Neonati | Screening neonatale esteso a 8 nuove malattie più la SMA | 30/10/2026, poi organizzazione regionale | Nessuna richiesta: il prelievo dal tallone si fa in ospedale dopo la nascita |
| Gravidanza | Test anticorpi citomegalovirus senza ticket nel controllo della gravidanza fisiologica | 30/10/2026 | Ricetta del medico o dello specialista che segue la gravidanza |
| Gravidanza | Test NIPT sul DNA fetale se il test combinato dà rischio intermedio | 30/10/2026, quando la Regione lo inserisce nel nomenclatore | Prescrizione specialistica, insieme alla consulenza genetica |
| Prevenzione oncologica | Programma per familiari di donne con mutazione BRCA1 o BRCA2 | Quando la Regione attiva il programma | Centro di genetica o oncologia che segue la paziente, ASL |
| Malattie croniche | Nuove esenzioni, tra cui idrosadenite suppurativa grave e malattia polmonare da micobatteri non tubercolari | 30/10/2026 | Certificato dello specialista, attestato rilasciato dall’ASL |
| Malattie rare | Nuovi gruppi esenti (es. epatite autoimmune, colangite biliare primitiva, Kawasaki ad alto rischio) | 30/10/2026 | Presidio della rete regionale malattie rare, poi ASL |
| Visite ed esami | Nuove voci nel nomenclatore, come l’elastografia epatica e l’HDV RNA | Quando la Regione aggiorna CUP e tariffe | Ricetta, con le condizioni di erogabilità previste |
| Protesica | Nuove voci per apparecchi acustici, protesi mammarie per malformazioni da malattia rara, ausili aggiornati | 30/10/2026 | Prescrizione specialistica e autorizzazione ASL |
Neonati: lo screening esteso a nove nuove malattie
È la novità che riguarda più persone, perché tocca ogni bambino che nasce. Il DPCM aggiunge all’allegato sulla prevenzione il punto F10, «Screening neonatale esteso», e il decreto ministeriale ci inserisce l’atrofia muscolare spinale (SMA). Lo screening neonatale esteso esiste già dal 2016 per una lunga lista di malattie metaboliche; adesso diventa un capitolo dei LEA con un elenco più ampio.
Secondo la relazione tecnica citata nel dossier del Senato, le nuove patologie sono le immunodeficienze combinate gravi (SCID), i deficit di adenosina deaminasi e di purina nucleoside fosforilasi, l’iperplasia surrenalica congenita da deficit di 21-idrossilasi, la mucopolisaccaridosi di tipo 1, l’adrenoleucodistrofia legata all’X, la malattia di Fabry, la malattia di Gaucher e la malattia di Pompe. A queste otto si aggiunge la SMA. Sono quasi tutte malattie per cui oggi esistono terapie che funzionano molto meglio se iniziate nelle prime settimane di vita, ed è questo il senso di cercarle prima che compaiano i sintomi.
Ai genitori non viene chiesto nulla: il campione è la solita goccia di sangue raccolta dal tallone sul cartoncino nei primi giorni. Il dossier ricorda però che i centri di screening attivi in Italia sono 15 e che per le nuove malattie servono kit e personale aggiuntivi. Il diritto parte dal 30 ottobre, l’organizzazione dei laboratori no: se state per partorire, chiedere al punto nascita quali malattie sono comprese nel pannello è una domanda legittima.
Gravidanza: NIPT e citomegalovirus
Il test prenatale non invasivo, il NIPT, analizza il DNA fetale libero presente nel sangue della madre e stima il rischio di trisomie 13, 18 e 21 e di anomalie dei cromosomi sessuali. Il dossier del Senato indica nei laboratori privati prezzi tra 450 e 600 euro. Con il DPCM entra nel nomenclatore della specialistica, ma non per tutte.
La condizione di erogabilità riportata nel dossier è precisa: si tratta di uno «screening contingente» per le gravidanze in cui il test combinato del primo trimestre, cioè il bi-test sul sangue più l’ecografia della translucenza nucale, ha dato un rischio compreso tra 1 su 11 e 1 su 1.000. Serve la prescrizione dello specialista e il test va fatto insieme alla consulenza genetica. Chi ha un rischio molto basso resta fuori, chi ha un rischio molto alto viene indirizzata come oggi verso la diagnosi invasiva. La relazione illustrativa lo dice chiaramente: il NIPT non sostituisce l’amniocentesi, serve a evitarne una parte.
La seconda novità per le gestanti è più piccola nel costo ma più ampia nella platea. Il DPCM aggiunge all’elenco delle prestazioni per il controllo della gravidanza fisiologica, quelle escluse dal ticket, il dosaggio degli anticorpi IgG e IgM contro il citomegalovirus, da eseguire all’inizio della gravidanza, possibilmente entro la tredicesima settimana. In caso di negatività l’allegato prevede di ripetere il test ogni 4-6 settimane fino al secondo trimestre.
Tumore al seno e all’ovaio nelle famiglie a rischio
Il punto F8 dell’allegato sulla prevenzione cambia nome, da «Screening oncologici definiti dall’accordo Stato-regioni del 23 marzo 2005» a «Screening oncologici», e accoglie una voce nuova: il «Programma di screening e di sorveglianza dei soggetti a rischio eredo familiare per tumore della mammella e/o ovaio». È un programma diverso dallo screening mammografico per età di cui abbiamo parlato nell’articolo sulle nuove fasce d’età degli screening oncologici.
Il meccanismo, come lo descrive la relazione tecnica, ha due fasi. Nella prima si cercano le varianti patogene dei geni BRCA1 e BRCA2 nelle parenti di primo grado delle donne con tumore al seno o all’ovaio già risultate positive al test. Nella seconda, le donne sane che risultano portatrici entrano in un percorso di sorveglianza attiva con visite, ecografie, mammografie e risonanze a cadenza stabilita in base all’età. Il governo stimava circa 10.000 beneficiarie l’anno.
In pratica, se vostra madre, sorella o figlia ha avuto un tumore della mammella o dell’ovaio con mutazione BRCA accertata, il riferimento è il centro che l’ha seguita o il servizio di genetica medica della vostra ASL.
Malattie croniche: chi ottiene l’esenzione
L’allegato 8 del DPCM 2017 elenca le malattie croniche e invalidanti che danno diritto a non pagare il ticket sulle prestazioni collegate. La scheda della Regione Piemonte ricorda che conta 64 codici e che l’esenzione copre le prestazioni di specialistica ambulatoriale per il monitoraggio della malattia e la prevenzione di complicanze, non qualsiasi visita.
Il DPCM aggiunge nuove malattie. Tra quelle indicate nello schema esaminato dal Parlamento ci sono l’idrosadenite cronica suppurativa, limitata allo stadio III di Hurley, cioè le forme più gravi, con attestato di esenzione a durata illimitata e codice 069, e la malattia polmonare da micobatteri non tubercolari, con attestato di durata minima di due anni e codice 070. Per ciascuna è fissato l’elenco delle visite e degli esami esenti e la frequenza massima con cui si possono prescrivere. Lo stesso DPCM allarga le prestazioni esenti per malattie già in elenco come anoressia e bulimia, colite ulcerosa e malattia di Crohn, psicosi e asma.
Il decreto ministeriale ritocca invece i pacchetti di chi è già esente. Per il diabete entra in esenzione la fotografia del fondo oculare, in alternativa alla visita oculistica, e l’albumina glicata in alternativa all’emoglobina glicata. Per l’epilessia la risonanza dell’encefalo prende il posto della TAC, che resta solo quando la risonanza non si può fare. Per il morbo di Basedow entrano gli anticorpi anti recettore del TSH. Il vecchio «nanismo ipofisario» cambia nome in «deficit di ormone della crescita [GH]». Chi è già esente non deve rifare nulla.
Malattie rare: nuovi gruppi e qualche stretta
Il decreto ministeriale modifica l’allegato 7, quello delle malattie rare. Secondo il dossier parlamentare entrano nuovi gruppi: le encefalopatie di sviluppo ed epilettiche, le dermatosi acantolitiche autosomiche dominanti, le malattie autoimmuni del fegato (con epatite autoimmune e colangite biliare primitiva), la sindrome sistemica da aumentata permeabilità capillare, la spina bifida nelle forme di meningocele e mielomeningocele, l’insufficienza intestinale cronica benigna di tipo II e III e la malattia di Kawasaki, limitata alle classi di rischio AHA III, IV e V e con esenzione da riconfermare dopo cinque anni.
Non tutto è un allargamento. La pubertà precoce idiopatica resta esente solo fino ai 14 anni compiuti per le femmine e ai 15 per i maschi, senza la possibilità di riconferma che c’era prima. Le anemie ereditarie da deficit di G6PD restano esenti solo con attività enzimatica sotto il 10%. Su questo tema avevamo scritto una guida alle esenzioni per malattie rare, che abbiamo aggiornato con questi dati.
Visite, esami e ausili: le altre novità
Nel nomenclatore della specialistica il DPCM inserisce una dozzina di prestazioni nuove. Le più rilevanti per numero di pazienti sono l’elastografia transiente epatica, il cosiddetto fibroscan, riservata come esame di secondo livello a chi ha un’epatopatia cronica avanzata o una cirrosi, e la ricerca quantitativa dell’RNA del virus dell’epatite D. Ci sono poi l’applicazione del microinfusore per i diabetici, un test farmacogenetico per una terapia della sclerosi multipla e nuovi test sui tumori. Il decreto ministeriale, all’opposto, elimina voci considerate obsolete, come la spirometria separata dei due polmoni e l’ecografia monolaterale della mammella, e raggruppa la radioterapia in pacchetti.
Sul fronte della protesica arrivano nuove voci per gli apparecchi acustici nell’elenco degli ausili di serie da adattare e la possibilità di avere protesi mammarie per le donne con malformazioni congenite dovute a una malattia rara. Escono i montascale fissi, perché ricadono ormai nella disciplina sull’abbattimento delle barriere architettoniche.
Come chiedere l’esenzione, passo per passo
Per le nuove malattie croniche il percorso è quello di sempre e la data da cui si può partire è il 30 ottobre 2026. Prima di quel giorno la malattia non è in elenco e l’ASL non può rilasciare l’attestato.
- Diagnosi certificata. Serve un certificato di uno specialista di una struttura pubblica o accreditata che indichi la malattia. In Piemonte, ad esempio, lo specialista crea il certificato direttamente nel sistema regionale.
- Domanda all’ASL di residenza. Con tessera sanitaria e certificato si chiede l’attestato di esenzione, che riporta il codice. In alcune Regioni, come il Piemonte, può rilasciarlo direttamente lo specialista per conto dell’ASL.
- Codice sulla ricetta. Il medico di famiglia o lo specialista indica il codice sulle prescrizioni collegate alla malattia. Le prestazioni non collegate restano a pagamento, salvo altre esenzioni, come quelle per reddito spiegate nella guida all’esenzione dal ticket sanitario.
- Rinnovo. Se l’attestato ha una durata minima, come i due anni previsti per i micobatteri non tubercolari, va rinnovato alla scadenza.
Per le malattie rare il certificato lo rilascia il presidio della rete regionale accreditato per quella malattia. Attenzione anche a un dettaglio che con le nuove esenzioni conta di più: chi ha un’esenzione e non disdice una visita prenotata rischia di pagare il ticket lo stesso, come prevede il Piano nazionale sulle liste d’attesa.
Perché la tua Regione potrebbe non essere pronta
I LEA dicono cosa va garantito, non come e con quale codice va prenotato. Ogni prestazione nuova deve entrare nel nomenclatore regionale, avere una tariffa, comparire nei sistemi del CUP e nei software di prescrizione dei medici. Il tariffario nazionale della specialistica è stato appena rivisto con il decreto in vigore dal 21 settembre 2026, che abbiamo analizzato parlando delle nuove tariffe sanitarie e del ticket, ma ogni Regione recepisce con delibere e tempi propri.
Lo stesso dossier del Senato mostra quanto si parta da situazioni diverse: il NIPT era già nei nomenclatori della Toscana e della Provincia di Bolzano, lo screening neonatale esteso dipende da laboratori che vanno attrezzati. Non a caso il termine di trenta giorni prima dell’entrata in vigore è quello indicato dalle Regioni nel parere in Conferenza Stato-Regioni.
Cosa fare in pratica? Se il medico vi prescrive una delle prestazioni nuove dopo il 30 ottobre e il CUP risponde che il codice non esiste, chiedete all’URP dell’ASL quando la Regione la renderà prenotabile e conservate la ricetta. Per le esenzioni il problema dovrebbe porsi meno, perché il codice della nuova malattia cronica è nazionale: in caso di difficoltà allo sportello, citate il DPCM 7 agosto 2026.
Domande frequenti
Da quando valgono i nuovi LEA?
Dal 30 ottobre 2026. Entrambi i decreti pubblicati nella Gazzetta Ufficiale del 30 settembre entrano in vigore il trentesimo giorno successivo. Per le prestazioni nuove conta anche il recepimento della propria Regione.
Il test NIPT diventa gratis per tutte le donne incinte?
No. Entra nei LEA solo per le gravidanze in cui il test combinato del primo trimestre ha dato un rischio tra 1 su 11 e 1 su 1.000, su prescrizione specialistica e con consulenza genetica. Il NIPT entra nel nomenclatore della specialistica, non nell’elenco delle prestazioni per la gravidanza fisiologica escluse dal ticket: se e quanto si paghi va chiesto alla propria ASL.
Ho già un’esenzione per malattia cronica: devo rifare la domanda?
No. Il codice resta valido. Possono cambiare le prestazioni prescrivibili in esenzione, come nel caso di diabete, epilessia e morbo di Basedow.
Mio figlio è nato prima del 30 ottobre: può fare il nuovo screening?
Lo screening neonatale si fa sul campione raccolto nei primi giorni di vita, quindi il decreto riguarda i nati da quando la Regione attiva il nuovo pannello. Per un bambino già nato, se c’è un sospetto clinico, la strada è la valutazione del pediatra.
Dove trovo l’elenco completo delle nuove prestazioni?
Negli allegati dei due decreti, pubblicati sul portale del Ministero della Salute nella sezione dedicata ai LEA. La Gazzetta Ufficiale riporta solo gli articoli.
