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Nuove tariffe sanitarie 2026: cosa cambia davvero sul ticket

Le nuove tariffe sanitarie sono entrate in vigore a settembre 2026 e in pochi giorni si sono prese i titoli dei giornali: «aumento medio del 5,8%», «stangata sul ticket», «visite ed esami più cari». La realtà che esce dal testo del decreto è più noiosa e molto più utile da conoscere: quasi otto tariffe su dieci non si muovono di un centesimo, chi è esente continua a non pagare nulla e, per la maggior parte delle ricette, l’aumento che si vede allo sportello è più piccolo di quello scritto in tabella. C’è anche un dettaglio che cambia il conto a chi ha una ricetta già in tasca.

📌 Articolo in breve
Il decreto del Ministero della Salute del 7 agosto 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre, aggiorna 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici di assistenza protesica su misura, con un aumento medio del 5,8% sulle sole voci modificate. Le tariffe non sono il ticket: quello che paga il cittadino dipende dal tetto per ricetta fissato dalla propria Regione e resta zero per chi ha un’esenzione. Le nuove tariffe si applicano alle prestazioni prescritte a partire dal 21 settembre 2026, quindi una ricetta più vecchia resta agganciata agli importi precedenti fino alla sua scadenza.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non sostituiscono in nessun caso il parere del medico o di altri professionisti sanitari. In presenza di sintomi o dubbi sulla propria salute, consulta sempre il tuo medico di base o uno specialista.

Indice

  1. Cosa cambia con il nuovo tariffario
  2. Perché la tariffa non è il ticket
  3. La ricetta fatta prima vale ancora i vecchi importi
  4. Quanto si paga davvero: tre esempi
  5. Stessa visita, prezzi diversi da Regione a Regione
  6. Chi non paga nulla
  7. Protesi e ausili: qui l’aumento è una buona notizia
  8. Perché questo decreto esiste
  9. Domande frequenti

Cosa cambia con il nuovo tariffario

Il provvedimento è il decreto del Ministero della Salute del 7 agosto 2026, adottato di concerto con il Ministero dell’Economia e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 218 del 19 settembre 2026. L’articolo 5 fissa la decorrenza al 21 settembre, quindi il decreto non ha aspettato i consueti quindici giorni di vacatio: due giorni dopo la pubblicazione era già operativo.

Non è un tariffario nuovo di zecca. Il testo dice che le tariffe «aggiornano» quelle allegate al precedente decreto del 25 novembre 2024, e questa sfumatura conta: diverse testate hanno scritto che il vecchio decreto è stato sostituito, ma la struttura resta quella e a cambiare sono gli allegati con gli importi. Le voci toccate sono 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici di assistenza protesica su misura, per un impatto stimato dalla Conferenza delle Regioni in 210,7 milioni di euro l’anno, di cui 183,1 sulla specialistica e 27,6 sulla protesica. La copertura arriva dalla legge di bilancio 2026, che ha vincolato 100 milioni per quest’anno e 183 milioni annui dal 2027.

Il famoso 5,8% è la media degli aumenti delle sole voci modificate, non del nomenclatore intero e men che meno del ticket. L’analisi di FederANISAP su 2.040 tariffe racconta l’altra metà della storia: 1.591 restano identiche, cioè il 78%, e la variazione mediana dell’intero listino è pari a zero. Delle 448 che salgono, 156 crescono meno dell’inflazione maturata da novembre 2024, che per l’ISTAT vale il 4,2%. Altroconsumo, su un campione di circa mille prestazioni, arriva alla stessa conclusione con parole diverse: più di otto su dieci mantengono la tariffa precedente, e dove c’è un aumento vale in media un euro e mezzo.

Perché la tariffa non è il ticket

Qui si gioca quasi tutta la differenza tra il titolo allarmistico e il conto reale. La tariffa è la somma che il Servizio sanitario riconosce alla struttura pubblica o privata accreditata che eroga la prestazione: la incassa l’ospedale o il laboratorio, non la paga il cittadino. Il ticket è un’altra cosa, è la quota di compartecipazione a carico di chi non è esente, e si calcola sommando le tariffe delle prestazioni scritte sulla stessa ricetta prendendole dal nomenclatore regionale.

Sopra quella somma c’è un tetto. La legge 537 del 1993 lo fissa a 36,15 euro per ricetta, e il superticket da dieci euro che si aggiungeva è stato abolito dal 1° settembre 2020. Il meccanismo produce un effetto che nessuno sta spiegando: se la somma delle tariffe di quella ricetta superava già il tetto prima del 21 settembre, il cittadino non paga un euro in più, perché stava già pagando il massimo. Se invece era sotto il tetto, l’aumento si scarica sul ticket, ma solo fino a quando il tetto non viene raggiunto.

Questa è la tabella dei rincari più citati, ricostruita dalle tabelle pubblicate da Altroconsumo e riprese in modo concorde da Quotidiano.net e Today. Vale la pena leggerla insieme alla colonna di destra, che è quella che finisce davvero nel portafoglio.

Prestazione Prima Dal 21 settembre Differenza
Prima visita cardiologica con ECG 33,60 € 38,00 € +4,40 €
Agoaspirato mammella 31,25 € 36,50 € +5,25 €
Prima visita oculistica 25,80 € 26,80 € +1,00 €
Prima visita otorinolaringoiatrica 26,20 € 27,20 € +1,00 €
Spirometria semplice 24,00 € 24,90 € +0,90 €
Elettrocardiogramma 11,60 € 12,05 € +0,45 €
Prelievo di sangue venoso 3,80 € 4,30 € +0,50 €
Visita specialistica di controllo 17,90 € 17,90 € invariata
Emocromo, glicemia, colesterolo, creatinina, TSH invariati

Gli esami del sangue più richiesti, la visita di controllo e la stragrande maggioranza delle prestazioni di routine sono rimasti dov’erano. Il rincaro si concentra su una minoranza di voci, spesso quelle più complesse.

La ricetta fatta prima vale ancora i vecchi importi

Il comma 6 dell’articolo 5 del decreto contiene la frase più utile di tutto il provvedimento e quasi nessuno l’ha riportata: le nuove tariffe «si applicano alle prestazioni di assistenza protesica e specialistica ambulatoriale prescritte a decorrere» dal 21 settembre. Conta la data della prescrizione, non quella della prenotazione né quella in cui si mette piede in ambulatorio.

Messo insieme al comma 4 dello stesso articolo, che dà alla ricetta dematerializzata una validità di 180 giorni, il risultato è questo: chi ha ricevuto un’impegnativa entro il 20 settembre 2026 resta agganciato agli importi vecchi anche se farà l’esame a gennaio 2027. Non serve farsela rifare, anzi sarebbe un autogol. Su questo punto almeno una testata ha scritto l’esatto contrario, sostenendo che conta il momento dell’erogazione: il testo in Gazzetta dice il contrario e non si presta a interpretazioni.

Quanto si paga davvero: tre esempi

Gli esempi che seguono valgono per un cittadino non esente e presuppongono che la Regione abbia già recepito i nuovi massimali nel proprio nomenclatore, passaggio che non è automatico e su cui torniamo tra poco.

Primo caso, la visita cardiologica con elettrocardiogramma. La tariffa sale di 4,40 euro, da 33,60 a 38,00. In una Regione con il tetto ordinario di 36,15 euro, però, la ricetta si ferma lì: si passa da 33,60 a 36,15, cioè 2,55 euro in più e non 4,40. In Lombardia, dove il tetto è 36,00 euro, l’aumento reale è di 2,40 euro. In Toscana, dove il tetto è 38,00, si paga l’aumento pieno.

Secondo caso, gli esami del sangue. Una ricetta con prelievo venoso, emocromo, glicemia, colesterolo e trigliceridi contiene una sola voce modificata, il prelievo, che passa da 3,80 a 4,30 euro. Tutte le altre sono ferme. Poiché la somma resta ampiamente sotto il tetto, l’aumento alla cassa è di cinquanta centesimi esatti, in qualunque Regione. Il 5,8% qui non si vede da nessuna parte.

Terzo caso, chi era già oltre il tetto. Una ricetta che sommava 45 euro di tariffe prima del 21 settembre faceva pagare 36,15 euro, il massimo. Se le stesse prestazioni oggi valgono 48 euro di tariffe, il ticket resta 36,15. L’aumento c’è stato, ma lo assorbe interamente il bilancio pubblico: differenza per il cittadino, zero.

Stessa visita, prezzi diversi da Regione a Regione

Le tariffe del decreto sono massime, non obbligatorie verso l’alto. Ogni Regione stabilisce il proprio nomenclatore e finché non lo aggiorna con un atto formale, al CUP non cambia assolutamente nulla. Al 21 settembre non risultava pubblicato alcun atto regionale di recepimento, quindi conviene verificare sul portale sanitario della propria Regione prima di dare per scontato un rincaro.

La seconda leva è il tetto per ricetta, che è un’altra cosa rispetto alla tariffa e varia parecchio.

Territorio Tetto massimo per ricetta
Riferimento nazionale (legge 537/1993) 36,15 €
Lombardia 36,00 €
Toscana 38,00 €
Sardegna e Calabria (secondo le ricostruzioni di stampa) 46,15 € e 45,00 €

Ne esce un paradosso che vale più di mille percentuali: la stessa prima visita cardiologica con ECG, fatta lo stesso giorno, costa 2,40 euro in più a un milanese e 4,40 in più a un fiorentino. La terza leva riguarda Regioni a statuto speciale e Province autonome di Trento e Bolzano, dove il decreto si applica solo nelle parti compatibili con lo statuto di autonomia. Nessuna Regione, al momento, ha annunciato di volersi sfilare dagli aumenti: il 21 settembre è stato anzi proposto dalla Conferenza delle Regioni stessa, per gestire in modo ordinato il passaggio da un regime all’altro.

Chi non paga nulla

Per chi ha diritto a un’esenzione il discorso finisce prima di cominciare: il ticket era zero e resta zero, l’aumento della tariffa non lo sfiora nemmeno. Le esenzioni per reddito sono quattro e i loro parametri, gestiti dal Sistema Tessera Sanitaria del MEF, non sono stati toccati dal decreto. La E01 riguarda gli under 6 e gli over 65 con reddito familiare complessivo fino a 36.151,98 euro; la E02 i disoccupati e i familiari a carico entro 8.263,31 euro, che salgono a 11.362,05 con il coniuge e crescono di 516,46 euro per ogni figlio a carico; la E03 i titolari di assegno sociale; la E04 i pensionati al minimo con più di 60 anni, con le stesse soglie della E02.

Restano fuori dal ticket anche le prestazioni legate a una patologia cronica o rara riconosciuta, quelle per la tutela della maternità previste dai livelli essenziali di assistenza e l’intero percorso degli screening oncologici organizzati — mammografico, cervicale e colorettale — fino alla diagnosi. Se hai dubbi su quale codice ti spetta e su come si rinnova, ne abbiamo scritto nella guida dedicata alle esenzioni ticket e alle soglie ISEE aggiornate. Un’avvertenza che vale anche per gli esenti: con il Piano nazionale liste d’attesa 2026-2028 chi non disdice una prenotazione almeno due giorni lavorativi prima paga comunque la quota di partecipazione.

Protesi e ausili: qui l’aumento è una buona notizia

Sulla protesica su misura il ragionamento si capovolge, ed è la parte che le cronache hanno trattato peggio. Chi ha diritto all’assistenza protesica — invalidi civili, di guerra o per servizio, ciechi e sordi, minori con necessità riabilitative, amputati, persone con malattia rara — non paga ticket. Sui requisiti e sulle percentuali che aprono questi diritti abbiamo una guida dedicata all’invalidità civile e alle indennità INPS. Le tariffe dell’allegato 3 sono quello che la ASL riconosce all’officina ortopedica, non un costo per l’assistito.

L’unico caso in cui l’assistito mette mano al portafoglio è quando chiede un dispositivo con caratteristiche strutturali, funzionali o estetiche diverse da quelle prescritte: in quel caso resta a suo carico la differenza tra quanto riconosce la ASL e il prezzo del dispositivo scelto. Alzando la tariffa riconosciuta, quella differenza si riduce. Per il settore l’aggiornamento era atteso da tempo, visto che i costi di materiali e componentistica sono cresciuti di circa un quarto dal 2019, ed entrano nel nomenclatore dispositivi che finora stavano solo sul mercato privato, come il corsetto Sforzesco e il corsetto P.A.S.B.

Perché questo decreto esiste

Il nuovo tariffario non nasce da una scelta politica ma da una sentenza. Nel settembre 2025 il TAR del Lazio ha annullato in parte il decreto tariffe del novembre 2024, accogliendo i ricorsi di strutture accreditate e delle loro associazioni — tra cui FederANISAP, UAP, AIOP e il Sindacato Branche a Visita — per «difetto di un’idonea istruttoria» a sostegno delle singole scelte tariffarie. Attenzione a come viene raccontata: i giudici non hanno stabilito che i privati andassero pagati di più, hanno contestato il metodo con cui il Ministero era arrivato a quei numeri. A dicembre 2025 è arrivata una seconda sentenza dello stesso tenore sul tariffario ortoprotesico, su ricorso della FIOTO.

Entrambe le decisioni avevano efficacia differita di 365 giorni, per non paralizzare prescrizioni e prenotazioni: l’annullamento del vecchio decreto sarebbe diventato operativo il 22 settembre 2026. Il nuovo tariffario è entrato in vigore il 21. Un giorno di margine, dopo un percorso che ha attraversato la Commissione tariffe in luglio, il parere dell’AGENAS e l’intesa Stato-Regioni del 23 luglio. La partita, va detto, non è chiusa: il decreto stesso ricorda che il contenzioso è «tutt’ora pendente» e che le sentenze sono state impugnate dai ministeri, mentre una parte della sanità privata accreditata parla già di «decreto beffa» e sostiene che il vizio di istruttoria contestato dal TAR non sia stato risolto.

Domande frequenti

Ho una ricetta di agosto: devo rifarla?

No, e rifarla sarebbe controproducente. Il decreto applica le nuove tariffe alle prestazioni prescritte dal 21 settembre 2026 in poi. Una ricetta dematerializzata emessa prima resta valida 180 giorni dalla prescrizione e conserva gli importi precedenti; se la prenotazione avviene entro la scadenza, la ricetta resta valida fino all’erogazione.

Il ticket è aumentato davvero del 5,8%?

No. Il 5,8% è l’aumento medio delle 448 tariffe modificate, non del ticket. Considerando l’intero listino, la variazione mediana è zero perché circa il 78% delle tariffe è rimasto identico. E anche dove la tariffa sale, il tetto per ricetta limita quanto si paga effettivamente.

Sono esente per patologia: cambia qualcosa?

No. Le esenzioni per patologia, per malattia rara, per invalidità, per gravidanza e per reddito non sono state toccate dal decreto. Chi è esente per le prestazioni correlate alla propria condizione continua a non pagare nulla.

Perché in Toscana pago più che in Lombardia per lo stesso esame?

Perché il tetto massimo per ricetta è deciso a livello regionale: 38 euro in Toscana, 36 in Lombardia, 36,15 come riferimento nazionale. Sopra quella soglia il ticket non sale, quindi lo stesso aumento di tariffa produce esborsi diversi a seconda di dove si vive.

Quando cambiano davvero gli importi nella mia Regione?

Quando la Regione aggiorna il proprio nomenclatore tariffario con un atto formale. Le tariffe del decreto sono massimali di riferimento, non importi che scattano da soli allo sportello. Conviene controllare sul portale sanitario regionale o chiedere al CUP prima di dare per scontato un rincaro.

Con le nuove tariffe protesi e ausili mi costeranno di più?

Per chi ha diritto all’assistenza protesica, no: quelle prestazioni non prevedono ticket. La tariffa più alta riduce anzi la differenza che resta a carico quando si sceglie un dispositivo con caratteristiche diverse da quelle prescritte.

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