Le borse di studio universitarie 2026/2027 valgono da 2.850 a 7.171 euro a seconda di dove si studia, con una soglia ISEE fissata a 28.339,88 euro. Il governo ha appena aggiunto altri 288 milioni al fondo integrativo statale. C’è però un dettaglio che in questi mesi manda fuori strada parecchie famiglie: la nuova franchigia da 91.500 euro sulla prima casa, quella di cui si parla ovunque, per l’università non vale. Il rischio è di presentare domanda contando su un ISEE che nessun ente per il diritto allo studio userà.
Per il 2026/2027 gli importi minimi delle borse salgono dell’1,4%: 7.171,11 euro per gli studenti fuori sede, 4.132,85 per i pendolari, 2.850,26 per chi studia in sede. Il tetto ISEE è 28.339,88 euro e quello ISPE 61.608,48. Le Regioni possono fissare soglie più basse e scadenze proprie. La franchigia ISEE maggiorata sulla prima casa introdotta nel 2026 non si applica alle prestazioni universitarie.
Indice
- Quanto vale la borsa: i tre importi
- Le soglie ISEE e ISPE
- L’equivoco della franchigia sulla prima casa
- ISEE universitario: quando è diverso da quello ordinario
- Perché la tua Regione può dire di no
- I 288 milioni in più e cosa cambiano
- Domande frequenti
Quanto vale la borsa: i tre importi
Il decreto direttoriale n. 175 del 2026 del Ministero dell’Università e della Ricerca fissa gli importi minimi della borsa per l’anno accademico 2026/2027, rivalutati dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Sono minimi, non massimi: ogni Regione e ogni ente per il diritto allo studio può stanziare cifre superiori, e diversi lo fanno.
La distinzione che conta è quella tra le tre categorie di studente, perché cambia radicalmente l’importo. Lo studente fuori sede — chi risiede a una distanza tale da rendere necessario un alloggio a pagamento nella città di studio, per almeno dieci mesi l’anno — riceve almeno 7.171,11 euro. Il pendolare, che si sposta ogni giorno da un comune diverso, ne riceve almeno 4.132,85. Chi studia in sede, cioè risiede nello stesso comune dell’ateneo o in uno limitrofo, arriva a 2.850,26 euro.
| Categoria | Importo minimo 2026/2027 | Differenza rispetto a chi studia in sede |
|---|---|---|
| Fuori sede | 7.171,11 € | +4.320,85 € |
| Pendolare | 4.132,85 € | +1.282,59 € |
| In sede | 2.850,26 € | — |
Fonte: decreto direttoriale MUR n. 175/2026, importi minimi rivalutati dell’1,4%.
Una parte della borsa può essere erogata in servizi anziché in denaro — tipicamente i pasti nelle mense universitarie e il posto letto per i fuori sede — e in quel caso il contante che arriva sul conto è inferiore all’importo nominale. È una prassi normale e prevista, ma conviene leggere il bando per capire quanto della propria borsa si trasformerà in servizi.
Le soglie ISEE e ISPE
Per accedere alla borsa servono due condizioni economiche insieme, non alternative. La prima è l’ISEE, che per il 2026/2027 non deve superare 28.339,88 euro. La seconda è l’ISPE, l’Indicatore della Situazione Patrimoniale Equivalente, che non deve superare 61.608,48 euro: è la parte patrimoniale dell’indicatore, divisa per la scala di equivalenza, e serve a escludere chi ha redditi bassi ma patrimoni consistenti.
È un passaggio che molti scoprono tardi. Una famiglia con reddito modesto ma proprietaria di più immobili può avere un ISEE sotto soglia e un ISPE sopra, e restare comunque esclusa. Entrambi i valori compaiono sull’attestazione ISEE, quindi vale la pena controllarli prima di preparare la domanda invece che dopo. Alle due soglie economiche si aggiungono i requisiti di merito, che variano per anno di corso: per le matricole non c’è merito pregresso da dimostrare, ma la borsa viene confermata solo raggiungendo un numero minimo di crediti entro una data stabilita dal bando.
L’equivoco della franchigia sulla prima casa
Qui arriviamo al punto che rischia di costare caro a chi non lo conosce. Dal 2026 la franchigia sul valore della prima casa esclusa dal calcolo ISEE è salita da 52.500 a 91.500 euro, con 120.000 euro nei capoluoghi delle città metropolitane. Ne abbiamo scritto nel pezzo sulla nuova franchigia ISEE sulla prima casa, ed è una misura che abbassa parecchio l’indicatore di chi possiede l’abitazione in cui vive.
In pratica sull’attestazione possono comparire due indicatori diversi per lo stesso nucleo nello stesso anno. Quello calcolato con la franchigia maggiorata, che l’INPS chiama ISEE per prestazioni familiari e per l’inclusione, e quello ordinario. Per la domanda di borsa di studio conta il secondo, insieme al calcolo specifico per le prestazioni universitarie di cui parliamo qui sotto.
ISEE universitario: quando è diverso da quello ordinario
Le prestazioni per il diritto allo studio usano un ISEE dedicato, quello che tutti chiamano ISEE universitario. La differenza sta nella composizione del nucleo familiare dello studente, che non coincide automaticamente con chi vive sotto lo stesso tetto.
La regola generale è che lo studente fa parte del nucleo dei genitori anche se ha cambiato residenza. Per uscirne e presentare un ISEE calcolato sul proprio reddito servono due condizioni insieme: residenza fuori dall’abitazione familiare da almeno due anni rispetto alla domanda, in un immobile non di proprietà di un componente del nucleo originario, e redditi da lavoro propri adeguatamente documentati, non occasionali, per un valore minimo stabilito dalla normativa e aggiornato ogni anno. Mancando anche solo una delle due, il nucleo resta quello dei genitori.
Chi ha genitori separati o divorziati deve fare attenzione a un altro passaggio: il genitore non convivente rientra nel nucleo dello studente salvo casi specifici, tipicamente quando risulta già coniugato con altra persona o con figli avuti da un’altra unione, oppure quando è stata accertata l’estraneità in termini affettivi ed economici. Se non ricorre nessuna di queste ipotesi, il suo reddito pesa sull’indicatore anche se non contribuisce al mantenimento.
Per farsi un’idea preliminare della propria posizione può essere utile il nostro calcolatore ISEE, tenendo presente che la stima va sempre confermata con la DSU vera presentata al CAF o all’INPS.
Perché la tua Regione può dire di no
I decreti ministeriali fissano i valori massimi delle soglie e i valori minimi delle borse. Le Regioni e gli enti per il diritto allo studio, che gestiscono materialmente i bandi, possono muoversi all’interno di quel perimetro: possono cioè stabilire soglie ISEE più basse, requisiti di merito più severi e scadenze proprie.
Ne consegue che due studenti con lo stesso identico ISEE possono ottenere esiti opposti in due regioni diverse. Ed è anche il motivo per cui la domanda di borsa non si presenta al Ministero né all’università in quanto tale, ma all’ente regionale per il diritto allo studio: DSU Toscana, Er.Go in Emilia-Romagna, Edisu in Piemonte, Adisu, Ardis e così via, con nomi diversi in ogni regione.
Le scadenze si concentrano tra la fine dell’estate e l’autunno e non sono allineate tra loro. Chi ha superato il termine del proprio bando principale può comunque verificare se l’ente prevede una finestra suppletiva, che diversi enti aprono per le matricole iscritte tardi o per gli studenti internazionali. Vale la pena controllarlo subito: le scadenze suppletive durano in genere poche settimane e non vengono ripubblicizzate.
I 288 milioni in più e cosa cambiano
A settembre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato, all’interno del decreto sui carburanti, un incremento del fondo destinato alle borse di studio universitarie quantificato in 288 milioni di euro. Sommato allo stanziamento ordinario, porta le risorse statali del fondo integrativo oltre gli 845 milioni.
Cosa significa in concreto per uno studente: più risorse riducono il fenomeno degli idonei non beneficiari, cioè di chi ha tutti i requisiti ma non riceve nulla perché i fondi si esauriscono prima. È stato per anni il problema principale del diritto allo studio italiano, con differenze enormi tra regioni del Nord e del Sud. Non è però una garanzia: la copertura dipende anche dai cofinanziamenti regionali e dal numero di domande, che varia di anno in anno.
Chi non rientra nella borsa può comunque puntare su altri strumenti che seguono regole proprie: l’esonero totale o parziale dalle tasse universitarie, che ha soglie diverse e più alte, e i contributi per l’affitto destinati agli studenti fuori sede, di cui abbiamo parlato nel pezzo sul fondo affitto per studenti fuori sede. Le graduatorie sono separate, quindi vale la pena presentare più domande.
Domande frequenti
La nuova franchigia ISEE da 91.500 euro mi aiuta con la borsa di studio?
No. La franchigia maggiorata sulla prima casa vale solo per assegno unico, Assegno di inclusione, Supporto per la formazione e il lavoro, bonus asilo nido e Carta nuovi nati. Per le prestazioni universitarie continua ad applicarsi la franchigia ordinaria di 52.500 euro, quindi l’ISEE che conta per la borsa resta quello calcolato con le vecchie regole.
Posso presentare un ISEE calcolato solo sul mio reddito?
Solo rispettando due condizioni insieme: residenza fuori dall’abitazione familiare da almeno due anni, in un immobile non di proprietà di un familiare, e redditi da lavoro propri documentati e non occasionali sopra la soglia minima prevista. Se manca anche solo una delle due, il nucleo di riferimento resta quello dei genitori.
Che differenza c’è tra ISEE e ISPE?
L’ISEE tiene conto di redditi e patrimoni insieme; l’ISPE considera la sola componente patrimoniale, divisa per la scala di equivalenza. Per la borsa servono entrambi sotto soglia: 28.339,88 euro per l’ISEE e 61.608,48 per l’ISPE. Una famiglia con reddito basso ma immobili di valore può superare il secondo limite pur rientrando nel primo.
Se ho perso la scadenza posso fare domanda l’anno prossimo?
Sì, la domanda si ripresenta ogni anno accademico e non si perde il diritto per gli anni successivi. Attenzione però al merito: per gli anni di corso oltre il primo servono i crediti maturati entro la data indicata nel bando, quindi saltare un anno di borsa non pregiudica la domanda futura ma non esonera dai requisiti di rendimento.

