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Bonus mobili 2027: il DDL di Bilancio lo conferma fino a 5.000 €, cosa conviene fare entro dicembre

Il bonus mobili non chiude a fine anno, o almeno non dovrebbe. Il disegno di legge di bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, conferma per il 2027 le detrazioni per le ristrutturazioni edilizie e, secondo l’ANSA, anche il bonus mobili fino a 5.000 euro di spesa. Al 30 ottobre però è ancora un disegno di legge: deve passare da Camera e Senato entro il 31 dicembre e fino ad allora la legge in vigore prevede il bonus solo per gli acquisti pagati nel 2026. Qui trovi cosa dice davvero il comunicato del governo, cosa manca ancora, quanto vale la detrazione e perché, se hai già una ristrutturazione avviata, conviene comunque pagare entro dicembre.

Ultimo aggiornamento: ottobre 2026, dopo l’approvazione del DDL di Bilancio 2027 in Consiglio dei ministri (comunicato stampa n. 195). Regole verificate sulla scheda dell’Agenzia delle Entrate.

📌 Articolo in breve
Al 30 ottobre il bonus mobili vale il 50% su un tetto di 5.000 euro per unità immobiliare (detrazione massima 2.500 euro in dieci quote annuali), per gli acquisti pagati entro il 31 dicembre 2026 e collegati a una ristrutturazione iniziata dal 1° gennaio 2025. Il DDL di Bilancio 2027 lo conferma anche per il 2027 fino a 5.000 euro, secondo l’ANSA; il comunicato ufficiale parla solo delle detrazioni per le ristrutturazioni e percentuale e requisiti si leggeranno nel testo. Finché il Parlamento non approva la legge vale la norma attuale: chi ha lavori già avviati e capienza IRPEF fa bene a pagare entro dicembre, perché conta la data del pagamento, non quella della consegna.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Cosa dice il DDL di Bilancio 2027
  2. Quanto vale davvero la detrazione
  3. Il requisito che blocca più domande
  4. La data che conta è quella del pagamento
  5. Cosa si può comprare e cosa no
  6. Conviene anticipare l’acquisto?
  7. Domande frequenti

Cosa dice il DDL di Bilancio 2027

Il bonus mobili viene prorogato di anno in anno da più di un decennio, e fino a pochi giorni fa questa volta sembrava diverso: la legge in vigore lo prevede solo per gli acquisti del 2026 e il nuovo Testo Unico delle imposte sui redditi, che si applica dal 1° gennaio 2027, non lo nomina, mentre richiama espressamente ecobonus e sismabonus.

Il 28 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di bilancio 2027. Il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi dice una cosa sola sul tema, in una riga: «Per il 2027 sono confermate le detrazioni per le ristrutturazioni edilizie». Il bonus mobili non è nominato. È l’ANSA a riportare che la manovra conferma «il bonus mobili fino a 5mila euro» anche per il 2027, insieme al 50% sull’abitazione principale e al 36% sugli altri immobili per le ristrutturazioni. Mentre scriviamo non abbiamo potuto leggere gli articoli del DDL, quindi tre dettagli restano aperti: la percentuale, che per il 2026 è il 50%; da quando devono essere iniziati i lavori per gli acquisti del 2027, che per il 2026 è il 1° gennaio dell’anno precedente; eventuali novità sui grandi elettrodomestici.

Poi c’è il calendario. Il DDL deve essere esaminato e votato da Camera e Senato, che possono modificarlo, e la legge va approvata entro il 31 dicembre: di solito il voto finale arriva negli ultimi giorni dell’anno. Fino a quel momento vale la legge in vigore, che per il 2027 non prevede il bonus mobili. Lo stesso vale per le ristrutturazioni: la norma in vigore porta la detrazione al 36% sull’abitazione principale e al 30% sugli altri immobili dal 2027, e il DDL punta a lasciarle al 50% e al 36%. Il quadro completo è nel pezzo sul bonus casa 2027 e su cosa vale finché il DDL non è legge; il resto della manovra è nell’articolo sulla manovra 2027.

In pratica, la proroga è probabile ma non acquisita. Programmare un acquisto importante per gennaio contando sul bonus vuol dire scommettere sul voto di dicembre e su un testo che ancora non si conosce nei dettagli.

Quanto vale davvero la detrazione

Il meccanismo è semplice ma va letto con attenzione, perché il numero che circola nei titoli — 5.000 euro — non è quello che si riceve. Come riepilogato nella scheda dell’Agenzia delle Entrate, la detrazione è del 50% su una spesa massima di 5.000 euro per unità immobiliare, quindi il beneficio fiscale massimo è di 2.500 euro. E non arriva subito: viene ripartito in dieci quote annuali di pari importo, cioè 250 euro l’anno per dieci anni.

Spesa sostenuta Detrazione totale Recupero annuo per 10 anni
2.000 € 1.000 € 100 €
3.500 € 1.750 € 175 €
5.000 € 2.500 € 250 €
8.000 € 2.500 € (tetto) 250 €

La detrazione spetta nel limite dell’IRPEF dovuta: la quota annuale che non trova capienza nell’imposta si perde e non è recuperabile negli anni successivi.

📝 Nota della redazione: l’aspetto meno raccontato è la capienza. La detrazione riduce l’IRPEF dovuta, quindi chi paga poca imposta recupera poco o nulla. Un pensionato con la sola pensione minima, o un lavoratore con reddito basso le cui detrazioni già azzerano l’imposta, spende 5.000 euro e non vede tornare i 250 euro annui. Non c’è rimborso, non c’è credito riportabile all’anno dopo: la quota non utilizzata è persa. È il calcolo da fare prima di programmare l’acquisto per ragioni fiscali, e vale ancora di più su un beneficio spalmato su dieci anni, in cui basta un solo anno di reddito basso per perdere quella rata.

Il requisito che blocca più domande

Il bonus mobili non è un incentivo all’acquisto di arredamento: è un’appendice del bonus ristrutturazioni. Per averlo serve un intervento di recupero del patrimonio edilizio sull’immobile da arredare, e questo è il punto su cui si arenano la maggior parte delle richieste.

La regola temporale è precisa: per gli acquisti del 2026 la ristrutturazione deve essere iniziata non prima del 1° gennaio 2025. I lavori devono cioè precedere l’acquisto dei mobili — o almeno essere iniziati prima — ma non essere necessariamente conclusi. La data di inizio si prova con i titoli abilitativi, con la comunicazione all’ASL dove prevista, o con una dichiarazione sostitutiva per i lavori in edilizia libera.

Non tutti gli interventi valgono. Sulla singola abitazione serve almeno una manutenzione straordinaria: rifacimento di impianti, di servizi igienici, sostituzione di infissi con modifica di materiali o tipologia, frazionamento o accorpamento di unità. La semplice manutenzione ordinaria — tinteggiare le pareti, sostituire i pavimenti senza altre opere — non dà diritto al bonus. Fa eccezione il caso dei lavori sulle parti comuni condominiali, dove anche la manutenzione ordinaria è sufficiente, ma il bonus spetta allora per arredare le parti comuni e non il singolo appartamento.

La data che conta è quella del pagamento

Questo è il passaggio operativo più importante da qui a dicembre, ed è l’unico che non dipende dalla manovra. Il bonus segue il principio di cassa: rileva il momento in cui il pagamento viene effettuato, non quello della consegna né quello dell’ordine. Un divano ordinato e pagato a dicembre 2026 ma consegnato a marzo 2027 rientra nel bonus; lo stesso divano ordinato a dicembre, pagato alla consegna nel 2027, ne resta fuori.

Ne consegue che, con i tempi di consegna dell’arredamento su misura che spesso superano i tre mesi, chi vuole sfruttare la misura deve muoversi con largo anticipo e concordare con il venditore un pagamento anticipato o un acconto consistente entro l’anno. L’acconto è detraibile per la parte effettivamente pagata nel 2026.

I pagamenti ammessi sono bonifico ordinario, carta di credito o carta di debito. Qui c’è una differenza rispetto al bonus ristrutturazioni che sorprende molti: per il bonus mobili non serve il bonifico parlante, quello con i riferimenti normativi e i codici fiscali. Sono invece esclusi i pagamenti con assegno, in contanti e — dettaglio che vale la pena ricordare — quelli effettuati tramite servizi di pagamento di terze parti non tracciati come richiesto. Per la carta fa fede la data della transazione, non quella dell’addebito sul conto.

Cosa si può comprare e cosa no

Rientrano i mobili nuovi destinati all’immobile oggetto di ristrutturazione: letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi e apparecchi di illuminazione. Nelle spese detraibili si contano anche il trasporto e il montaggio, purché pagati con le stesse modalità.

Per i grandi elettrodomestici serve una classe energetica minima: A per i forni, E per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie, F per frigoriferi e congelatori. Restano ammessi senza requisito di classe gli apparecchi per cui l’etichetta energetica non è prevista.

Restano fuori porte, pavimenti, tende, tendaggi e tutti i complementi d’arredo che non sono mobili in senso proprio. Ed è escluso l’usato: la norma parla di beni nuovi, quindi un acquisto in un mercatino o su una piattaforma tra privati non dà diritto a nulla, per quanto la fattura possa sembrare regolare.

Da non confondere con il bonus elettrodomestici, che è una misura diversa: quello è un contributo diretto sul prezzo d’acquisto, gestito a click day e senza bisogno di ristrutturazione, mentre questo è una detrazione fiscale legata ai lavori. I due non sono cumulabili sulla stessa spesa, ma si possono usare su acquisti diversi.

Conviene anticipare l’acquisto?

Dipende da tre fattori, e vale la pena metterli in fila invece di decidere d’istinto. Il primo è la capienza IRPEF: se l’imposta dovuta è bassa, il beneficio reale si riduce e anticipare una spesa importante per un vantaggio che non si materializza non ha senso.

Il secondo è se la ristrutturazione esiste davvero e rispetta i requisiti. Comprare mobili sperando di sistemare la pratica dopo è la strada più diretta verso un recupero in sede di controllo: l’Agenzia delle Entrate incrocia le comunicazioni dei lavori con le detrazioni richieste, e negli ultimi anni ha intensificato le verifiche sui bonus edilizi, come abbiamo visto nel pezzo sui controlli dell’Agenzia delle Entrate sui bonus.

Il terzo è il prezzo. Anticipare un acquisto a dicembre significa comprare nel periodo in cui l’arredamento costa di più, mentre i saldi di gennaio possono valere sconti superiori al 20%. Su una spesa di 5.000 euro, un 20% di sconto vale 1.000 euro contro i 2.500 di detrazione spalmati su dieci anni: il confronto non è scontato e dipende molto da quanto si è disposti ad aspettare per rientrare dei soldi. Chi ha capienza piena e una ristrutturazione già avviata ha però una convenienza netta a chiudere entro l’anno, per due ragioni. La prima è che il bonus 2027 non è ancora legge: se il Parlamento cambiasse il testo, o la proroga arrivasse con regole diverse, i 2.500 euro potrebbero ridursi o sparire. La seconda riguarda chi ha iniziato i lavori nel 2025: se il bonus 2027 manterrà la regola attuale, quella dell’inizio lavori dal 1° gennaio dell’anno precedente, per gli acquisti del 2027 serviranno lavori iniziati dal 2026, e una ristrutturazione partita nel 2025 resterebbe fuori. Il dettaglio si leggerà nel testo del DDL, ma per chi è in questa situazione dicembre è con buona probabilità l’ultima finestra.

Chi invece ha lavori appena iniziati o in partenza può aspettare il voto finale senza fretta, a patto di accettare il rischio che la proroga non passi così com’è.

Domande frequenti

Se ordino a dicembre e pago alla consegna nel 2027, ho diritto al bonus?

No. Vale il principio di cassa: conta la data del pagamento, non quella dell’ordine o della consegna. Per rientrare nel 2026 occorre pagare entro il 31 dicembre, anche solo con un acconto, che sarà detraibile per l’importo effettivamente versato nell’anno.

Il bonus mobili ci sarà anche nel 2027?

Molto probabilmente sì, ma al 30 ottobre non è ancora legge. Il DDL di Bilancio 2027 approvato dal Consiglio dei ministri lo conferma fino a 5.000 euro secondo l’ANSA; il comunicato ufficiale parla solo delle detrazioni per le ristrutturazioni. Il Parlamento deve approvare la legge entro il 31 dicembre e può modificarla. Percentuale e data di inizio lavori richiesta per gli acquisti del 2027 si sapranno dal testo.

Il tetto di 5.000 euro vale per ogni stanza o per l’intera casa?

Vale per unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, e indipendentemente dall’importo speso per i lavori di ristrutturazione. Chi ristruttura due appartamenti distinti ha due plafond separati. Se più persone sostengono la spesa per la stessa unità, il limite va ripartito tra loro.

Serve il bonifico parlante come per le ristrutturazioni?

No, per il bonus mobili è sufficiente un bonifico ordinario, oppure il pagamento con carta di credito o di debito. Sono esclusi contanti e assegni. È una semplificazione rispetto al bonus ristrutturazioni, che richiede invece il bonifico con i riferimenti normativi.

Posso usare il bonus se ho fatto solo lavori in edilizia libera?

Dipende dal tipo di intervento, non dal titolo abilitativo. Serve almeno una manutenzione straordinaria: se l’opera realizzata in edilizia libera ha quella natura, la data di inizio si documenta con una dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Se invece si tratta di manutenzione ordinaria su una singola abitazione, il bonus non spetta.

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