L’assegno di maternità dei Comuni 2026 vale 2.065,50 euro complessivi, erogati in 5 mensilità da 413,10 euro, ed è pensato per un gruppo di madri che spesso non sa nemmeno di averne diritto: chi durante la gravidanza non ha una copertura contributiva sufficiente per ricevere l’indennità di maternità ordinaria dall’INPS. È una misura diversa dall’assegno unico e dall’indennità di maternità per lavoratrici dipendenti, e proprio per questo resta tra le prestazioni meno richieste rispetto a quante persone ne avrebbero diritto.
L’assegno di maternità dei Comuni 2026 vale 413,10 euro al mese per 5 mensilità (2.065,50 euro totali), destinato alle future mamme senza copertura previdenziale sufficiente per l’indennità INPS ordinaria. Serve un ISEE non superiore a 20.668,26 euro. La domanda va presentata al Comune di residenza entro 6 mesi dalla nascita, dall’affidamento preadottivo o dall’adozione, e il pagamento arriva poi dall’INPS.
Indice
- Cos’è e a chi spetta davvero
- La differenza con l’indennità di maternità INPS
- Importo 2026 e come si calcola
- Il requisito ISEE
- Come e quando fare domanda
- Due esempi numerici concreti
- Domande frequenti
Cos’è e a chi spetta davvero
L’assegno di maternità dei Comuni nasce per coprire una situazione precisa: le donne che, al momento della gravidanza, non hanno abbastanza contributi versati o non rientrano tra le categorie tutelate dall’indennità di maternità ordinaria erogata dall’INPS ai lavoratori dipendenti e ad alcune categorie di autonome. Senza questa misura, chi si trova in questa condizione — disoccupate, casalinghe, lavoratrici con carriere contributive discontinue, alcune collaboratrici con rapporti di lavoro molto brevi — resterebbe priva di qualsiasi sostegno economico legato alla maternità.
Il nome “dei Comuni” non è casuale: a differenza di altre prestazioni gestite interamente dall’INPS, qui è il Comune di residenza a ricevere la domanda e verificare i requisiti, mentre l’INPS si occupa solo dell’erogazione materiale del pagamento una volta che il Comune ha dato il via libera. Questa doppia gestione è probabilmente uno dei motivi per cui la misura resta meno conosciuta rispetto ad altre.
La differenza con l’indennità di maternità INPS
È facile confondere questa prestazione con l’indennità di maternità vera e propria, ma sono due strumenti pensati per platee diverse. L’indennità di maternità INPS — quella che copre l’80% dello stipendio per le lavoratrici dipendenti durante il congedo obbligatorio — richiede una copertura contributiva e un rapporto di lavoro attivo o recente. Chi non ha questi requisiti, semplicemente, non può accedervi.
L’assegno dei Comuni entra in gioco esattamente in questo vuoto: è una misura assistenziale, non contributiva, pensata per garantire comunque un sostegno economico anche a chi non ha versato abbastanza contributi. Per un quadro completo di come funziona invece l’indennità ordinaria per chi lavora, la nostra guida indennità di maternità 2026: importi, durata e regole spiega la misura riservata alle lavoratrici con copertura contributiva.
Importo 2026 e come si calcola
Per il 2026 l’importo mensile è di 413,10 euro, in aumento rispetto ai 407,40 euro del 2025 grazie alla rivalutazione annuale collegata all’inflazione. Moltiplicato per le 5 mensilità previste, il totale erogabile arriva a 2.065,50 euro. La cifra viene versata in un’unica soluzione dall’INPS dopo l’istruttoria del Comune, non mese per mese come potrebbe suggerire il termine “mensilità” — è un modo di calcolare l’importo complessivo, non il calendario dei pagamenti.
Il requisito ISEE
Per accedere alla prestazione serve un ISEE in corso di validità che, per il 2026, non deve superare i 20.668,26 euro, soglia anch’essa rivalutata dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Chi supera questo limite non ha diritto all’assegno, indipendentemente dagli altri requisiti soddisfatti. Vale la pena calcolare in anticipo la propria situazione ISEE prima di fare domanda: la nostra guida su come stimare l’ISEE 2026 aiuta a farsi un’idea prima ancora di rivolgersi a un CAF per il calcolo ufficiale.
Come e quando fare domanda
La domanda si presenta al Comune di residenza, non all’INPS direttamente, ed entro un termine preciso: 6 mesi dall’evento che dà diritto alla prestazione, quindi dalla data del parto, oppure dalla notifica dell’affidamento preadottivo o dell’adozione. Superato questo termine, il diritto decade e non è recuperabile, quindi conviene muoversi appena possibile invece di aspettare la fine del periodo di puerperio per organizzare le pratiche.
Il Comune verifica i requisiti anagrafici, di residenza e reddituali, poi trasmette la pratica all’INPS che effettua materialmente il pagamento. I tempi complessivi, tra istruttoria comunale e liquidazione INPS, variano da zona a zona, ma è possibile seguire lo stato della domanda tramite i servizi online del proprio Comune o rivolgendosi direttamente all’ufficio servizi sociali.
Due esempi numerici concreti
Esempio 1 — Disoccupata senza contributi recenti. Una donna che ha perso il lavoro un anno prima della gravidanza e non ha maturato i requisiti contributivi per l’indennità INPS ordinaria, con un ISEE familiare di 14.000 euro, ha diritto all’assegno pieno: 2.065,50 euro totali, un sostegno concreto nei mesi successivi al parto in un momento in cui il reddito familiare è già sotto pressione per le nuove spese.
Esempio 2 — ISEE oltre soglia. Una coppia con un ISEE di 24.000 euro, leggermente sopra il limite di 20.668,26 euro, non ha diritto all’assegno dei Comuni nemmeno se la madre non ha copertura contributiva. In questo caso resta comunque accessibile l’assegno unico e universale, che ha soglie ISEE diverse e più alte: la nostra guida assegno unico 2026 spiega come funziona questa misura complementare, che si può ricevere insieme all’assegno di maternità quando entrambi spettano.
Domande frequenti
Posso ricevere sia l’assegno di maternità dei Comuni sia l’assegno unico?
Sì, sono due misure distinte e cumulabili: l’assegno unico sostiene il nucleo familiare per la presenza di figli a carico su base continuativa, mentre l’assegno di maternità dei Comuni è un contributo una tantum legato specificamente all’evento nascita/adozione per chi non ha copertura contributiva.
Le lavoratrici autonome hanno diritto all’assegno dei Comuni?
Dipende dalla copertura previdenziale specifica. Le autonome iscritte a gestioni che garantiscono l’indennità di maternità ordinaria (come la Gestione Separata INPS con i contributi minimi versati) non rientrano nell’assegno dei Comuni, mentre chi non ha maturato questi requisiti può farne richiesta.
Cosa succede se presento la domanda dopo i 6 mesi?
Il diritto alla prestazione decade e non è più recuperabile per quell’evento specifico. Non esistono deroghe ordinarie al termine, quindi è importante attivarsi appena possibile dopo il parto o l’adozione.
L’assegno dei Comuni è tassato?
No, è una prestazione assistenziale esente da imposte e non concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF.
