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Bonus colf e badanti 2026: 1.200 euro l’anno, requisiti e come richiederlo

Il bonus colf e badanti 2026 è un contributo diretto dell’INPS fino a 1.200 euro l’anno per le famiglie che assumono regolarmente collaboratori domestici, e nel 2026 diventa accessibile anche a chi non presenta la dichiarazione dei redditi. È una misura diversa dalla detrazione del 19% sui contributi INPS che molte famiglie già conoscono: qui il denaro arriva direttamente in busta, non come sconto sulle tasse.

📌 Articolo in breve
Il bonus vale fino a 1.200 euro l’anno, erogato in 4 rate trimestrali da 300 euro sul conto corrente del datore di lavoro. Spetta per intero a chi ha un reddito annuo fino a 15.000 euro, in modo parziale tra 15.000 e 28.000 euro, e si azzera oltre questa soglia. La domanda si presenta online sul portale INPS con SPID, CIE o CNS, oppure tramite patronato. Dal 2026 i contributi INPS per colf e badanti si versano solo online: niente più bollettini cartacei.

Indice

  1. Cos’è il bonus colf e badanti 2026
  2. Requisiti di reddito e ISEE
  3. Come fare domanda all’INPS
  4. La novità 2026: anche senza dichiarazione dei redditi
  5. Contributi colf e badanti solo online dal 2026
  6. Due esempi numerici concreti
  7. La differenza con la detrazione fiscale del 19%
  8. Domande frequenti

Cos’è il bonus colf e badanti 2026

Il bonus nasce per sostenere le famiglie che hanno bisogno di un aiuto domestico regolare — badanti per l’assistenza a un anziano o una persona non autosufficiente, colf per le pulizie, baby sitter per i bambini — e che spesso rinunciano al contratto regolare proprio per il peso dei contributi INPS da versare. L’importo massimo è di 1.200 euro l’anno, erogato non in un’unica soluzione ma in 4 rate trimestrali da 300 euro ciascuna, accreditate direttamente sul conto corrente del datore di lavoro che ha regolarizzato il rapporto.

Per accedere al bonus, il rapporto di lavoro deve essere regolare: contratto CCNL Colf e Badanti, contributi versati con puntualità, e un orario minimo di almeno 10 ore settimanali, requisito che copre anche i rapporti part-time e non solo quelli a tempo pieno.

Requisiti di reddito e ISEE

La misura non è uguale per tutti: l’importo pieno di 1.200 euro spetta solo a chi ha un reddito annuo fino a 15.000 euro. Tra 15.000 e 28.000 euro il riconoscimento non è automatico e viene valutato caso per caso in base alla situazione economica complessiva del nucleo familiare. Oltre i 28.000 euro di reddito annuo il bonus si azzera del tutto.

Serve inoltre un ISEE in corso di validità per l’anno 2026, ordinario o corrente: chi ha ancora l’ISEE relativo al 2025 deve rinnovarlo prima di presentare la domanda, altrimenti la pratica viene respinta per documentazione non aggiornata. Il calcolo dell’ISEE può essere fatto tramite CAF o patronato, oppure stimato in autonomia con strumenti online prima di avviare la pratica ufficiale.

Come fare domanda all’INPS

La domanda si presenta esclusivamente online, attraverso il portale INPS, autenticandosi con SPID, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi. Chi non ha dimestichezza con le procedure digitali può rivolgersi a un patronato, che compila e invia la pratica senza costi aggiuntivi per l’assistito.

Le domande vengono gestite con cadenza trimestrale: chi presenta la richiesta nel primo trimestre dell’anno vede l’istruttoria completarsi entro la fine del mese successivo e il pagamento entro il mese ancora dopo, secondo un calendario che si ripete per ciascuno dei quattro trimestri. È quindi possibile presentare la domanda in qualsiasi momento dell’anno, ma prima si presenta, prima parte il conteggio delle rate spettanti.

La novità 2026: anche senza dichiarazione dei redditi

Fino allo scorso anno, chi non presentava la dichiarazione dei redditi (perché pensionato con reddito basso, o per altre ragioni) rischiava di restare escluso dal bonus per mancanza di un documento formale che attestasse il proprio reddito. Dal 2026 questo ostacolo è stato rimosso: è possibile accedere al bonus anche senza dichiarazione, presentando in alternativa l’ISEE aggiornato, la Certificazione Unica (CU) rilasciata dal proprio sostituto d’imposta o dall’ente pensionistico, e un’autocertificazione dei redditi secondo il modello messo a disposizione dall’INPS.

Questa novità allarga in modo concreto la platea dei beneficiari, soprattutto tra le famiglie con anziani a reddito fisso da pensione minima che assumono una badante e che in passato restavano fuori dalla misura solo per un cavillo burocratico, non per mancanza dei requisiti di reddito.

Contributi colf e badanti solo online dal 2026

Un cambiamento pratico da conoscere riguarda il pagamento ordinario dei contributi INPS per colf e badanti, separato dal bonus ma collegato alla stessa area di gestione del rapporto di lavoro domestico. Dal 1° gennaio 2026 l’INPS non invia più i bollettini cartacei: il versamento va effettuato esclusivamente online, tramite PagoPA o gli altri strumenti digitali messi a disposizione dal portale INPS, con scadenza trimestrale entro il giorno 10 del mese successivo alla chiusura di ciascun trimestre.

Le fasce di retribuzione convenzionale su cui si calcolano i contributi orari sono state inoltre adeguate all’inflazione (+1,4% per il 2026), il che comporta un leggero aumento dell’importo contributivo orario rispetto al 2025: un dettaglio da tenere presente per chi imposta il budget familiare annuale legato al collaboratore domestico.

Due esempi numerici concreti

Esempio 1 — Reddito basso, bonus pieno. Una coppia di pensionati con reddito complessivo di 13.000 euro l’anno assume una badante per 30 ore settimanali con contratto regolare. Avendo un reddito sotto la soglia dei 15.000 euro, ha diritto al bonus pieno di 1.200 euro l’anno, che riduce in modo sensibile il costo netto della badante: se il costo lordo mensile tra stipendio e contributi è di circa 1.400 euro, il bonus copre l’equivalente di quasi una mensilità intera nell’arco dell’anno.

Esempio 2 — Reddito medio, valutazione caso per caso. Una famiglia con reddito complessivo di 22.000 euro l’anno assume una colf per 12 ore settimanali. Rientrando nella fascia intermedia tra 15.000 e 28.000 euro, il riconoscimento del bonus non è automatico: la famiglia deve comunque presentare la domanda con ISEE e documentazione completa, e attendere l’esito dell’istruttoria INPS che valuta la situazione economica complessiva prima di stabilire l’importo effettivamente riconosciuto, che può essere inferiore ai 1.200 euro pieni.

La differenza con la detrazione fiscale del 19%

È importante non confondere questo bonus con la detrazione fiscale del 19% sui contributi INPS versati per colf e badanti, già esistente da anni e recuperabile fino a un massimo di 1.549 euro di detrazione tramite la dichiarazione dei redditi. Sono due misure distinte e, salvo diversa indicazione nei singoli bandi attuativi, potenzialmente cumulabili: la detrazione riduce le tasse dovute l’anno successivo, il bonus da 1.200 euro arriva invece come accredito diretto sul conto corrente, trimestre dopo trimestre, indipendentemente dalla dichiarazione dei redditi.

Per chi vuole un quadro completo sui costi di una badante regolare — dal contratto CCNL alle detrazioni disponibili — la nostra guida badante 2026: costi, contratto e detrazioni fiscali approfondisce tutti gli altri aspetti pratici del rapporto di lavoro domestico.

Domande frequenti

Il bonus spetta anche per una baby sitter?

Sì, il bonus copre i rapporti di lavoro domestico regolari con contratto CCNL Colf e Badanti, categoria che include anche le baby sitter, purché l’orario settimanale sia di almeno 10 ore.

Posso avere il bonus se la badante lavora in nero?

No, il bonus è condizionato alla regolarità del rapporto di lavoro: contratto registrato e contributi INPS versati con continuità. Un rapporto irregolare esclude automaticamente dalla misura, oltre a esporre a sanzioni indipendenti dal bonus.

Devo rifare l’ISEE ogni trimestre per ricevere le rate successive?

No, l’ISEE presentato con la prima domanda resta valido per l’intero anno di riferimento, salvo che l’INPS richieda un aggiornamento per variazioni significative della situazione reddituale o patrimoniale del nucleo familiare.

Cosa succede se supero i 28.000 euro di reddito a metà anno?

Il requisito di reddito viene verificato sulla base della documentazione presentata al momento della domanda. Un cambiamento successivo della situazione reddituale non comporta automaticamente la revoca delle rate già riconosciute, ma può incidere su eventuali domande presentate nei trimestri successivi.

⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o previdenziale. Le normative INPS cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul portale INPS o rivolgiti a un patronato.

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