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Bonus colf e badanti 2026: cosa spetta davvero alle famiglie e cosa sono i 1.200 euro

Il bonus colf e badanti 2026, inteso come assegno INPS da 1.200 euro l’anno per le famiglie che assumono una collaboratrice domestica, non esiste: nessuna legge e nessuna circolare lo prevedono. I 1.200 euro di cui si parla sono il trattamento integrativo, l’ex bonus Renzi, e spettano alla lavoratrice o al lavoratore, non a chi li assume. Alle famiglie restano agevolazioni diverse e meno appariscenti, ma vere: la deduzione dei contributi INPS, la detrazione del 19% sulle spese per l’assistenza di una persona non autosufficiente e, per i grandi anziani con redditi molto bassi, la Prestazione Universale.

🔄 Aggiornamento ottobre 2026: la prima versione di questo articolo, pubblicata a luglio, descriveva un contributo INPS fino a 1.200 euro l’anno per le famiglie datrici di lavoro domestico, pagato in quattro rate trimestrali da 300 euro, con soglie di reddito di 15.000 e 28.000 euro e una domanda da presentare sul portale INPS. Quella misura non esiste. Le cifre (1.200, 15.000, 28.000 euro) sono quelle del trattamento integrativo previsto dall’articolo 1 del decreto legge 3/2020, che è un’integrazione dello stipendio per i lavoratori dipendenti, colf e badanti compresi, e che non si chiede all’INPS. Era sbagliata anche la “detrazione del 19% sui contributi fino a 1.549 euro”: i contributi si deducono dal reddito, fino a 1.549,37 euro, e non si detraggono. L’affermazione che dal 2026 i contributi si pagano solo online era imprecisa: l’INPS ha smesso di spedire per posta gli avvisi ai datori sotto i 76 anni, ma si può ancora pagare in banca o in posta con l’avviso stampato. Abbiamo riscritto l’articolo e cambiato il titolo, che prima era “Bonus colf e badanti 2026: 1.200 euro l’anno, requisiti e come richiederlo”.
📌 Articolo in breve
Non c’è un bonus INPS da 1.200 euro per le famiglie con colf o badante. I 1.200 euro sono il trattamento integrativo della lavoratrice: chi lavora per una famiglia non lo trova in busta paga e lo recupera con la dichiarazione dei redditi. La famiglia può dedurre dal reddito i contributi INPS che versa, fino a 1.549,37 euro l’anno; se assiste una persona non autosufficiente certificata, può anche detrarre il 19% della spesa fino a 2.100 euro, ma solo con un reddito complessivo fino a 40.000 euro. Gli over 80 con accompagnamento, ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro e bisogno assistenziale gravissimo possono chiedere la Prestazione Universale, con 850 euro al mese circa da usare per pagare una badante in regola. La sperimentazione finisce il 31 dicembre 2026.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Da dove arriva il “bonus da 1.200 euro”
  2. Il trattamento integrativo spetta alla lavoratrice: come lo ottiene
  3. La deduzione dei contributi INPS fino a 1.549,37 euro
  4. La detrazione del 19% per l’assistenza ai non autosufficienti
  5. Prestazione Universale ed esonero per gli over 80
  6. Contributi 2026: importi e avvisi di pagamento
  7. Due esempi numerici
  8. Tabella riassuntiva: cosa spetta e a chi
  9. Domande frequenti

Da dove arriva il “bonus da 1.200 euro”

Da mesi circolano titoli su un “bonus colf e badanti da 1.200 euro”. Se si va a leggere la norma, i numeri tornano tutti, ma con un destinatario diverso. L’articolo 1 del decreto legge 3 del 2020 riconosce ai lavoratori dipendenti un “trattamento integrativo” di 1.200 euro l’anno se il reddito complessivo non supera 15.000 euro. Tra 15.000 e 28.000 euro spetta solo se certe detrazioni superano l’imposta lorda, e in quel caso vale la differenza, sempre entro 1.200 euro. Oltre i 28.000 euro non spetta.

Colf, badanti e baby sitter sono lavoratori dipendenti, quindi rientrano. Chi le assume, invece, non riceve nulla da questa norma: non esiste una domanda da fare all’INPS, non esistono rate trimestrali da 300 euro accreditate alla famiglia, non esiste un requisito di 10 ore settimanali. Tutto ciò che la prima versione di questo articolo descriveva in quei termini era sbagliato.

Un’altra fonte di confusione è il disegno di legge sui caregiver familiari, che prevede un contributo fino a 1.200 euro a trimestre per chi assiste un familiare convivente. È una proposta in discussione in Parlamento, non una legge, e riguarda il familiare che assiste, non la badante assunta: l’abbiamo ricostruita nell’articolo sul bonus caregiver da 400 euro al mese.

Il trattamento integrativo spetta alla lavoratrice: come lo ottiene

Per un impiegato o un operaio il trattamento integrativo arriva in busta paga, mese per mese, perché il datore di lavoro è sostituto d’imposta: trattiene l’IRPEF e applica detrazioni e bonus. La famiglia che assume una colf non è sostituto d’imposta, non trattiene l’IRPEF e quindi non può anticipare nulla. Per la lavoratrice domestica la strada è la dichiarazione dei redditi, che ricalcola l’imposta dell’anno e riconosce il trattamento integrativo se spetta.

Il 730 per i redditi 2025 si è chiuso il 30 settembre 2026. Chi non l’ha presentato può ancora usare il modello Redditi Persone Fisiche, che quest’anno si invia entro il 2 novembre 2026: date e regole sono nella nostra guida al modello Redditi PF 2026, mentre le opzioni per chi ha mancato il 730 sono in 730 non presentato: cosa fare.

Alcune testate hanno scritto che dal 2026 il trattamento integrativo arriverebbe alle lavoratrici domestiche anche senza dichiarazione, grazie all’incrocio dei dati dell’Agenzia delle Entrate. Non abbiamo trovato questa regola né nel testo della norma né in un documento dell’Agenzia: per ora la via certa resta la dichiarazione. Per la famiglia, il consiglio pratico è uno solo: consegnare alla lavoratrice la dichiarazione annuale delle retribuzioni pagate, che le serve per compilarla.

La deduzione dei contributi INPS fino a 1.549,37 euro

Questa è l’agevolazione che riguarda tutte le famiglie con un rapporto domestico in regola, colf o badante che sia. L’articolo 10 del TUIR permette di dedurre dal reddito complessivo i contributi previdenziali e assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare. Il limite nel testo è ancora in lire, 3 milioni, cioè 1.549,37 euro. La pagina dell’INPS sulle agevolazioni fiscali per chi assume un lavoratore domestico precisa che il tetto è fisso e non dipende dal reddito.

Si deduce solo la quota a carico del datore, non quella trattenuta alla lavoratrice. Ed è una deduzione, non una detrazione: abbassa il reddito su cui si calcola l’IRPEF, quindi il risparmio è pari alla propria aliquota marginale applicata alla somma dedotta. Con un reddito nel primo scaglione, al 23%, dedurre 1.549,37 euro vale 356,36 euro di imposta in meno. Le ricevute dei versamenti INPS vanno conservate.

La detrazione del 19% per l’assistenza ai non autosufficienti

La seconda agevolazione è più selettiva. L’articolo 15, comma 1, lettera i-septies del TUIR concede una detrazione del 19% sulle spese, fino a 2.100 euro, “sostenute per gli addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, se il reddito complessivo non supera 40.000 euro”. Il massimo è quindi 399 euro l’anno.

Tre dettagli contano. Il limite di 40.000 euro riguarda il reddito di chi detrae, non quello dell’assistito. La non autosufficienza deve risultare da un certificato medico, e non serve una percentuale di invalidità: secondo l’INPS va esibito a richiesta dell’amministrazione finanziaria insieme alle ricevute degli stipendi firmate dalla badante. Infine la detrazione spetta anche a un familiare che paga per un parente non a carico, e i 2.100 euro sono un tetto per contribuente, da dividere se più figli pagano per lo stesso genitore.

Deduzione e detrazione si sommano: con una badante che assiste una persona non autosufficiente si possono usare entrambe. Per una colf che fa solo le pulizie resta la deduzione. Come le due agevolazioni lavorano nella dichiarazione lo spieghiamo in detrazioni e deduzioni IRPEF 2026.

Prestazione Universale ed esonero per gli over 80

L’unico aiuto in denaro che arriva davvero dall’INPS e che è legato al pagamento di una badante è la Prestazione Universale, una misura sperimentale del decreto legislativo 29/2024 in vigore dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026. Oltre all’indennità di accompagnamento comprende un assegno di assistenza di circa 850 euro al mese, nei limiti delle risorse, da usare per retribuire lavoratori domestici con un regolare contratto o per comprare servizi di cura da imprese qualificate.

I requisiti sono stretti: almeno 80 anni, indennità di accompagnamento già riconosciuta, ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro, un bisogno assistenziale gravissimo accertato dall’INPS, nessun ricovero in RSA. La prestazione decade se l’assegno non viene usato come previsto. Requisiti e domanda sono spiegati nella nostra guida alla Prestazione Universale da 850 euro.

Il decreto legge 19 del 2024 (articolo 29, commi 15-18) prevedeva poi un esonero del 100% dei contributi a carico del datore, fino a 3.000 euro l’anno e per 24 mesi, per chi assumeva a tempo indeterminato un’assistente per una persona di almeno 80 anni con accompagnamento, con ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro. Il testo in vigore lo limita alle assunzioni fatte entro il 31 dicembre 2025, e non abbiamo trovato proroghe: per un’assunzione nuova nel 2026 non si può contare su questo sgravio.

Contributi 2026: importi e avvisi di pagamento

I contributi si versano ogni trimestre: dal 1° al 10 aprile per il primo, dal 1° al 10 luglio per il secondo, dal 1° al 10 ottobre per il terzo, dal 1° al 10 gennaio per il quarto, come indica la scheda INPS sul pagamento dei contributi al lavoratore domestico. Per il terzo trimestre 2026 la scadenza è sabato 10 ottobre.

Sul cartaceo la novità è reale ma più limitata di come veniva raccontata. Nella notizia del 5 ottobre 2026 l’INPS ricorda che dal 2026 i datori di lavoro con meno di 76 anni non ricevono più per posta i bollettini e gli avvisi pagoPA: l’avviso si genera dal servizio “Lavoratori Domestici” del Portale dei Pagamenti. Da lì si paga online oppure si stampa, e con l’avviso stampato si può pagare anche in banca, all’ufficio postale o negli altri punti del circuito pagoPA. La novità non riguarda chi ha 76 anni o più.

Gli importi orari 2026 sono nella circolare INPS n. 9 del 3 febbraio 2026, che ha aggiornato le fasce dell’1,4% in base all’inflazione. Per i rapporti a tempo indeterminato con la quota CUAF:

Retribuzione oraria effettiva Contributo orario totale Di cui a carico della lavoratrice
Fino a 9,61 € 1,70 € 0,43 €
Oltre 9,61 e fino a 11,70 € 1,92 € 0,48 €
Oltre 11,70 € 2,34 € 0,59 €
Orario oltre 24 ore settimanali 1,24 € 0,31 €

Fonte: INPS, circolare n. 9 del 3 febbraio 2026. Per i contratti a termine gli importi sono più alti per il contributo addizionale (1,32 euro l’ora oltre le 24 ore).

Le scadenze degli altri pagamenti dell’istituto sono nel nostro calendario dei pagamenti INPS di ottobre. Chi deve ancora assumere una lavoratrice straniera trova le date del click day e i requisiti di reddito nella guida al decreto flussi 2027 per colf e badanti.

Due esempi numerici

Sono esempi costruiti da noi, con nomi e redditi inventati. Paghe minime e contributi vengono dalle tabelle 2026 del Ministero del Lavoro e dalla circolare INPS n. 9; ogni conto è stato rifatto due volte. Il risparmio fiscale indicato presuppone che l’IRPEF dovuta sia abbastanza alta da assorbirlo: chi ha un’imposta più bassa recupera di meno.

Lucia, 58 anni, colf per le pulizie. Lucia ha un reddito di 26.000 euro e assume una colf non convivente di livello B per 25 ore a settimana. Oltre le 24 ore il contributo è fisso a 1,24 euro l’ora: 31,00 euro a settimana, 1.612,00 euro in 52 settimane. Di questi, 403,00 euro (0,31 × 25 × 52) sono trattenuti alla lavoratrice e 1.209,00 restano a carico di Lucia. Sono sotto il tetto di 1.549,37 euro, quindi Lucia li deduce tutti: con l’aliquota del 23% risparmia 278,07 euro di IRPEF. Non ha diritto alla detrazione del 19%, perché nessuno in casa è non autosufficiente. La colf, se ha un reddito fino a 15.000 euro, può recuperare il trattamento integrativo con la propria dichiarazione: è un diritto suo, non di Lucia.

Paolo, 55 anni, badante convivente per la madre non autosufficiente. Paolo ha un reddito di 27.000 euro e assume per la madre, non autosufficiente secondo il certificato del medico, una badante convivente di livello CS. Ipotizziamo 54 ore settimanali dichiarate all’INPS: il contributo è 1,24 euro l’ora, cioè 66,96 euro a settimana e 3.481,92 euro l’anno, di cui 2.611,44 a carico di Paolo e 870,48 trattenuti alla lavoratrice. Paolo può dedurre solo 1.549,37 euro, il tetto, che al 23% valgono 356,36 euro. Sulle retribuzioni pagate ha poi la detrazione del 19% su 2.100 euro: 399,00 euro. In tutto 755,36 euro di IRPEF in meno, a fronte di una paga minima di 1.193,84 euro al mese per tredici mensilità. Se la madre ha almeno 80 anni, l’accompagnamento e un ISEE sociosanitario fino a 6.000 euro, conviene verificare anche la Prestazione Universale.

Tabella riassuntiva: cosa spetta e a chi

Misura A chi spetta Quanto Come si ottiene
Trattamento integrativo (ex bonus Renzi) Alla colf o badante, con reddito fino a 28.000 € Fino a 1.200 € l’anno Dichiarazione dei redditi della lavoratrice
Deduzione contributi Alla famiglia datrice, senza limiti di reddito Fino a 1.549,37 € dedotti dal reddito Dichiarazione dei redditi del datore
Detrazione addetti all’assistenza A chi paga l’assistenza di un non autosufficiente, con reddito fino a 40.000 € 19% di massimo 2.100 € (399 €) Dichiarazione dei redditi, con certificato medico e ricevute
Prestazione Universale Over 80 con accompagnamento, ISEE sociosanitario fino a 6.000 € e bisogno gravissimo Circa 850 € al mese in più Domanda all’INPS, fino al 31 dicembre 2026

Per costi, contratto e livelli del lavoro domestico c’è la nostra guida badante 2026: costi, contratto, contributi e detrazioni.

Domande frequenti

Esiste un bonus INPS da 1.200 euro per chi assume una colf o una badante?

No. Non c’è una norma che lo preveda e l’INPS non ha aperto alcuna domanda del genere. I 1.200 euro sono il trattamento integrativo, che spetta alla lavoratrice dipendente con reddito basso e si recupera con la sua dichiarazione dei redditi.

La colf deve presentare il 730 per avere il trattamento integrativo?

Sì, perché la famiglia non è sostituto d’imposta e non può pagarlo in busta paga. Per i redditi 2025 il 730 è scaduto il 30 settembre 2026; resta il modello Redditi Persone Fisiche, da inviare entro il 2 novembre 2026.

I contributi della colf si detraggono o si deducono?

Si deducono dal reddito, fino a 1.549,37 euro l’anno e solo per la parte a carico del datore. La detrazione del 19% è un’altra cosa: riguarda le spese per gli addetti all’assistenza di una persona non autosufficiente, fino a 2.100 euro, con un reddito complessivo fino a 40.000 euro.

Per la detrazione del 19% serve la legge 104 o una percentuale di invalidità?

No. La legge chiede la non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, che deve risultare da un certificato medico. Una percentuale di invalidità o la legge 104 non bastano da sole e non sono richieste.

Dal 2026 non si può più pagare l’INPS della colf in posta?

Si può. È cambiato l’invio: chi ha meno di 76 anni non riceve più l’avviso per posta e deve generarlo dal Portale dei Pagamenti dell’INPS. Una volta stampato, l’avviso pagoPA si paga anche allo sportello di banche, uffici postali e punti del circuito.

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