Indennità di maternità 2026: è una delle prestazioni INPS più utilizzate eppure anche una delle meno conosciute nei dettagli. Molte lavoratrici — e molti lavoratori — non sanno con precisione quanto spetta, per quanti mesi, se si può scegliere quando iniziare il congedo o cosa succede in caso di parto prematuro. Questa guida raccoglie tutto quello che serve sapere, con gli importi aggiornati al 2026.
L’indennità di maternità INPS copre l’astensione obbligatoria dal lavoro per la madre (2 mesi prima del parto + 3 dopo, oppure 1 mese prima + 4 dopo con flessibilità). L’importo è pari all’80% della retribuzione media per le lavoratrici dipendenti. Esiste anche per le autonome e le iscritte alla Gestione Separata, con importi e regole diverse. Il congedo di paternità obbligatorio nel 2026 è di 10 giorni per il padre.
Indice
- Cos’è e a chi spetta
- Durata del congedo obbligatorio
- Importi 2026: quanto si percepisce
- Indennità per lavoratrici autonome e Gestione Separata
- Congedo di paternità 2026
- Congedo parentale: il mese aggiuntivo all’80%
- Come fare domanda
- Domande frequenti
Cos’è e a chi spetta
L’indennità di maternità è una prestazione economica erogata dall’INPS per compensare la perdita di reddito durante il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro in occasione della gravidanza e del parto. Non è un bonus, ma un diritto previsto dalla legge (D.Lgs. 151/2001, il Testo Unico sulla maternità e paternità) che matura automaticamente con l’inizio del rapporto di lavoro.
Hanno diritto all’indennità di maternità le lavoratrici dipendenti del settore privato (pagate direttamente dall’INPS in anticipo o tramite conguaglio con il datore di lavoro), le lavoratrici dipendenti pubbliche (pagate direttamente dall’amministrazione in alcuni casi), le lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette), le libere professioniste iscritte alla Gestione Separata INPS e alcune professioniste con cassa previdenziale propria che abbia deliberato la misura.
Non spetta invece alle lavoratrici dipendenti che si trovano in periodo di aspettativa non retribuita, né a chi ha un’assunzione irregolare. Il diritto alla prestazione non decade in caso di licenziamento durante la gravidanza: la legge tutela la lavoratrice vietando il licenziamento dal momento della conferma della gravidanza fino al compimento del primo anno di vita del bambino.
Durata del congedo obbligatorio
Il congedo di maternità obbligatorio standard dura 5 mesi totali, distribuiti di default in 2 mesi prima del parto (astensione pre-partum) e 3 mesi dopo (astensione post-partum). In questo schema “2+3”, la lavoratrice deve obbligatoriamente astenersi dal lavoro da due mesi prima della data presunta del parto.
Esiste però l’opzione della flessibilità, introdotta per permettere alle lavoratrici che lo desiderano di lavorare più a lungo in gravidanza. Con la flessibilità, si può spostare un mese di astensione pre-partum al post-partum, ottenendo uno schema “1+4”. Questa scelta richiede il certificato del medico ginecologo attestante che la gravidanza sta procedendo regolarmente e l’assenza di controindicazioni al lavoro nell’ottavo mese.
In caso di parto prematuro, i mesi di astensione pre-partum non goduti si sommano al periodo post-partum. Se il bambino nasce al settimo mese di gravidanza, la madre che stava lavorando ancora recupera i giorni non fruiti prima e li aggiunge ai 3 mesi post-partum. È un meccanismo di tutela che molte lavoratrici non conoscono e che può fare una differenza significativa nel tempo trascorso col neonato.
Importi 2026: quanto si percepisce
Per le lavoratrici dipendenti, l’indennità di maternità è pari all’80% della retribuzione media giornaliera percepita nel mese precedente l’inizio del congedo. L’80% è calcolato sulla retribuzione lorda, ma l’indennità stessa è soggetta a tassazione IRPEF come fosse reddito — quindi al netto risulta meno dell’80% lordo.
Su una retribuzione mensile di €1.500 lordi (circa €1.800 lordi con i contributi), l’indennità mensile lorda sarà di circa €1.200. Per chi guadagna €2.000 mensili, l’indennità si avvicina a €1.600 al mese. Non esiste un massimale fisso per le dipendenti del settore privato — l’80% si applica senza limite di reddito, anche per retribuzioni molto elevate.
Durante il congedo obbligatorio, in molti contratti collettivi il datore di lavoro integra la differenza fino al 100% della retribuzione. Va verificato nel proprio CCNL: in alcuni settori (bancario, metalmeccanico, pubblico impiego) l’integrazione al 100% è garantita contrattualmente; in altri il 20% rimasto resta a carico della lavoratrice.
Indennità per lavoratrici autonome e Gestione Separata
Le lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette) hanno diritto a 5 mesi di indennità di maternità, ma l’importo è calcolato diversamente rispetto alle dipendenti. L’indennità è pari all’80% del salario minimo giornaliero stabilito per legge, moltiplicato per i giorni di astensione. Non dipende dal reddito effettivamente guadagnato — è un importo standard che nel 2026 si aggira intorno a €2.000-2.200 totali per i 5 mesi, cifra significativamente più bassa rispetto a quanto percepisce una dipendente.
Le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS (collaboratrici, freelance con partita IVA senza cassa propria) hanno accesso all’indennità a condizione di aver versato almeno 3 mesi di contributi nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo. L’importo per questa categoria è pari all’80% del reddito imponibile dichiarato nell’anno precedente diviso 365, moltiplicato per i giorni di congedo — ma con massimali e minimali stabiliti annualmente dall’INPS.
Congedo di paternità 2026
Il padre lavoratore dipendente ha diritto a un congedo obbligatorio di paternità di 10 giorni lavorativi (non consecutivi, ma da fruire entro i 5 mesi dalla nascita del figlio). L’indennità durante questi giorni è pari al 100% della retribuzione, pagata dall’INPS e anticipata dal datore di lavoro tramite conguaglio.
Oltre ai 10 giorni obbligatori, il padre può fruire di un ulteriore giorno facoltativo in sostituzione della madre — se quest’ultima rinuncia a un giorno equivalente del proprio congedo di maternità. Il congedo di paternità obbligatorio si è esteso gradualmente negli ultimi anni (era 1 giorno nel 2013, è arrivato a 10 nel 2023) e la tendenza del legislatore è di continuare ad aumentarlo.
Congedo parentale: il mese aggiuntivo all’80%
Terminato il congedo obbligatorio, sia la madre che il padre possono usufruire del congedo parentale facoltativo. Ogni genitore ha diritto a un massimo di 6 mesi, per un totale familiare non superiore a 11 mesi (10 se il padre ne fruisce almeno 3). La retribuzione durante il congedo parentale è stata incrementata dal 2023: il primo mese fruito da ciascun genitore (entro i 6 anni di vita del bambino) viene indennizzato all’80% invece che al precedente 30%.
Questo significa che nei primi sei anni di vita di un figlio, una coppia può fruire complessivamente di 2 mesi al 80% di indennità (uno per il padre, uno per la madre) e dei restanti mesi al 30% — o anche non retribuiti, se si sceglie di prolungare il congedo oltre i limiti della copertura economica.
Il congedo parentale va richiesto con un preavviso minimo (5 giorni per fruizioni di almeno un giorno, 2 giorni per fruizioni orarie). Si presenta la domanda telematica all’INPS e poi si comunica al datore di lavoro. Per la domanda di maternità e per il congedo parentale, i patronati come INPS, INCA o ACLI assistono gratuitamente. Puoi anche approfondire le detrazioni fiscali disponibili per i figli nel nostro articolo sulle detrazioni IRPEF 2026, e verificare se hai diritto all’assegno unico universale che si cumula con la maternità.
Come fare domanda
La domanda di indennità di maternità va presentata all’INPS prima dell’inizio del congedo obbligatorio. Per le dipendenti del settore privato, la domanda si presenta tramite il portale MyINPS (sezione “Maternità e Paternità”) oppure tramite i patronati o il Contact Center INPS. Serve allegare il certificato medico di gravidanza con la data presunta del parto e il codice fiscale del datore di lavoro.
Per le lavoratrici autonome e le iscritte alla Gestione Separata, la domanda si presenta direttamente all’INPS online, non tramite il datore di lavoro. L’indennità viene erogata direttamente sul conto corrente indicato, senza passare per il datore di lavoro.
I tempi di elaborazione variano: in media 30-60 giorni dalla presentazione della domanda completa. In caso di parto prematuro o anticipato, è opportuno contattare il patronato il prima possibile per adeguare la domanda alla nuova situazione e non perdere giorni di indennità.
Domande frequenti
L’indennità di maternità spetta anche in caso di adozione?
Sì. In caso di adozione nazionale o internazionale, entrambi i genitori adottivi hanno diritto a un congedo di 5 mesi (il genitore principale) più 10 giorni (l’altro genitore), con le stesse indennità previste per il parto biologico. Il congedo decorre dall’ingresso del minore in famiglia, non dalla nascita.
Posso lavorare durante il congedo di maternità?
No. Il congedo di maternità obbligatorio è incompatibile con qualsiasi attività lavorativa. Svolgere lavoro durante il periodo di astensione obbligatoria comporta la perdita del diritto all’indennità per i giorni interessati. Per il congedo parentale facoltativo esiste invece la possibilità di fruirlo in forma oraria anziché giornaliera, il che permette di combinare lavoro part-time e congedo nello stesso giorno.
Cosa succede se il datore di lavoro non paga?
Per le dipendenti del settore privato, l’INPS eroga l’indennità anticipandola tramite il datore di lavoro, che poi la recupera in conguaglio. Se il datore di lavoro è in difficoltà economica o fallisce, l’INPS può erogare direttamente l’indennità alla lavoratrice su richiesta. In caso di mancato pagamento, la prima cosa da fare è presentare denuncia all’Ispettorato del Lavoro.
L’indennità di maternità è tassata?
Sì, l’indennità di maternità è soggetta a tassazione IRPEF come reddito da lavoro dipendente. Entra nel reddito complessivo dell’anno e viene conteggiata nel modello 730 o nei Redditi. Tuttavia, essendo il datore di lavoro o l’INPS a effettuare la ritenuta alla fonte, nella maggior parte dei casi il conguaglio viene gestito automaticamente.

