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Contributo 2 euro pacchi Temu e Shein da ottobre 2026: quanto si paga

Il contributo 2 euro pacchi extra UE parte il 1° ottobre 2026: da quel giorno ogni spedizione da Paesi fuori dall’Unione con valore dichiarato fino a 150 euro paga 2 euro all’Agenzia delle dogane, e questi 2 euro si sommano al dazio europeo da 3 euro che si applica già dal 1° luglio. Chi compra su Temu, Shein o AliExpress, però, non paga “5 euro a pacco” e basta. Il dazio UE si conta per articolo, il contributo italiano per spedizione, e da novembre dovrebbe aggiungersi una terza voce decisa a Bruxelles. Qui trovi le date, i conti su ordini reali e cosa cambia per resi e pacchi da Regno Unito, Svizzera e Stati Uniti.

📌 Articolo in breve
Dal 1° luglio al 30 settembre 2026 sui piccoli pacchi extra UE venduti online grava solo il dazio europeo da 3 euro per ogni articolo (stessa classificazione doganale = un solo dazio). Dal 1° ottobre 2026 si aggiunge il contributo italiano da 2 euro per spedizione (legge 199/2025, rinviato dal DL 107/2026). Entro il 1° novembre 2026 l’UE introduce una handling fee sui piccoli pacchi, con importo che deve ancora fissare la Commissione. Un ordine con tre prodotti diversi in un solo pacco passa da 9 a 11 euro di prelievi; lo stesso ordine spedito in tre pacchi arriva a 15.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Il calendario: luglio, ottobre, novembre
  2. Il contributo italiano da 2 euro: cosa dice la legge
  3. Il dazio UE da 3 euro: perché si conta per articolo
  4. La handling fee europea da novembre
  5. Quanto costa davvero un ordine: quattro esempi
  6. Chi paga: la piattaforma o il cliente?
  7. L’IVA sul dazio: quando c’è e quando no
  8. Resi: il dazio non torna indietro
  9. Pacchi da Regno Unito, Svizzera e Stati Uniti
  10. Come spendere meno senza trucchi rischiosi
  11. Domande frequenti

Il calendario: luglio, ottobre, novembre

La confusione nasce dal fatto che le misure sono tre, decise da due livelli diversi, e partono in momenti diversi. La prima è europea: il Regolamento (UE) 2026/382 del Consiglio ha cancellato dal 1° luglio 2026 la vecchia franchigia che esentava dai dazi le spedizioni fino a 150 euro e l’ha sostituita con un dazio forfettario temporaneo di 3 euro per articolo, valido fino al 1° luglio 2028. Nel solo 2025, ricorda l’Agenzia delle dogane, sono entrati nell’Unione circa 5,9 miliardi di articoli di basso valore senza pagare dazi.

La seconda è italiana: il contributo da 2 euro per spedizione previsto dalla legge di bilancio 2026. Doveva partire il 1° gennaio, è stato spostato al 1° luglio dal decreto legge 38 del 27 marzo 2026 e poi al 1° ottobre dall’articolo 15 del decreto legge 107 del 26 giugno 2026, convertito dalla legge 152 del 7 agosto 2026. In pratica, finora non è mai stato applicato.

La terza è di nuovo europea ed è la più recente: il 3 settembre 2026 il Consiglio UE ha approvato la riforma del codice doganale, che prevede una handling fee sui piccoli pacchi da introdurre entro il 1° novembre 2026. Il testo deve ancora passare il voto finale del Parlamento europeo e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale UE, e l’importo non c’è ancora.

Periodo Dazio UE Contributo italiano Handling fee UE
Fino al 30 giugno 2026 Nessuno (franchigia fino a 150 €) Sospeso No
1° luglio – 30 settembre 2026 3 € per articolo Sospeso No
Dal 1° ottobre 2026 3 € per articolo 2 € per spedizione No
Entro il 1° novembre 2026 3 € per articolo 2 € (salvo modifiche) Sì, importo fissato dalla Commissione
Dal 1° luglio 2028 Dazio ordinario della tariffa doganale Da vedere Prevista dalla riforma

Il contributo italiano da 2 euro: cosa dice la legge

La norma è breve. L’articolo 1, commi da 126 a 129, della legge 30 dicembre 2025 n. 199 istituisce un contributo “alla copertura delle spese amministrative correlate agli adempimenti doganali” per le spedizioni di beni provenienti da Paesi non UE e di valore dichiarato non superiore a 150 euro. L’importo è di 2 euro per ciascuna spedizione ed è riscosso dagli uffici doganali al momento dell’importazione definitiva. Le istruzioni operative sono nella circolare ADM n. 37 del 30 dicembre 2025, aggiornate dalla circolare 17/2026, secondo cui dal 1° ottobre il contributo sarà liquidato direttamente nella dichiarazione doganale.

Due dettagli della circolare 37 contano per chi compra. Il primo: il contributo si paga a prescindere dal tipo di transazione, quindi vale per gli acquisti dei consumatori, per quelli delle imprese e perfino per i pacchi spediti da un privato a un altro privato, anche senza carattere commerciale. Restano fuori solo i beni che il viaggiatore porta con sé e dichiara a voce in dogana. Il secondo: la “spedizione” è definita come merce inviata nello stesso momento dallo stesso speditore allo stesso destinatario con un unico contratto di trasporto. Se cinque ordini viaggiano in un solo collo con un solo codice di tracciamento, la spedizione è una. Se un ordine arriva in tre pacchi separati, le spedizioni sono tre.

Resta un punto politico aperto. Il 22 luglio 2026, rispondendo al question time alla Camera, il ministro Giancarlo Giorgetti ha confermato che dal 1° ottobre il contributo si cumulerà con il dazio UE, ma ha usato una formula condizionale e ha spiegato che servirà una decisione nazionale coordinata con Bruxelles: il contributo italiano potrebbe essere confermato, modificato o assorbito quando partirà la tassa di gestione europea. Fino a metà settembre 2026 non risultano nuovi rinvii, e la circolare ADM parla di avvio dal 1° ottobre “fatte salve ulteriori proroghe”.

Il dazio UE da 3 euro: perché si conta per articolo

Il dazio forfettario non si applica al pacco ma a ogni “articolo” della dichiarazione doganale. Per le norme UE l’articolo è l’insieme di merci che condividono la stessa classificazione tariffaria e la stessa descrizione. La quantità non conta. L’esempio pubblicato dall’Agenzia delle dogane nella pagina dedicata è chiarissimo: cinque magliette nello stesso pacco pagano 3 euro, una maglietta più un orologio ne pagano 6.

Chi scrive “3 euro per categoria di prodotto” si avvicina alla realtà, ma la categoria in senso doganale è molto più fine di quella del sito di shopping. Una giacca di cotone e una di poliestere hanno codici diversi e possono pagare due volte. All’opposto, le linee guida della Commissione europea mostrano che nella dichiarazione semplificata usata per l’e-commerce (la H7, che richiede il codice a 6 cifre) tre tailleur da donna di materiali diversi, tutti nella stessa sottovoce, finiscono su una sola riga e pagano 3 euro. Il conto finale, insomma, dipende anche da come il venditore compila la dichiarazione.

Il dazio riguarda le vendite a distanza, cioè le merci vendute da un’impresa (o da una piattaforma che fa da fornitore) e spedite da un Paese terzo a un cliente nell’UE, qualunque sia il regime IVA usato: IOSS, regime speciale o IVA ordinaria. La soglia dei 150 euro si calcola sul valore intrinseco della merce, senza trasporto e assicurazione se indicati a parte in fattura. Sopra i 150 euro il forfettario non vale e si applicano il dazio normale della tariffa doganale e l’IVA all’importazione.

La handling fee europea da novembre

La riforma approvata dal Consiglio il 3 settembre 2026 introduce una tassa di gestione, a livello UE, sui piccoli pacchi che arrivano con l’e-commerce, per coprire i costi dei controlli su volumi in continua crescita. Il Consiglio ha indicato come termine il 1° novembre 2026 e ha lasciato alla Commissione europea il compito di fissare l’importo prima che gli Stati membri comincino ad applicarla. L’ADM nelle sue domande frequenti la descrive come “una tassa e non un dazio doganale”, pensata per coprire i costi di sdoganamento.

Sulla cifra, a metà settembre, circolano solo ipotesi: nel dibattito si è parlato di valori tra 2 e 4 euro a pacco, con richieste più alte da parte di alcune associazioni del commercio. Nessuna di queste cifre è ufficiale, per cui negli esempi che seguono la handling fee compare come voce “da definire” e non viene sommata.

La stessa riforma porta altre novità che toccano gli acquisti online: le piattaforme extra UE potranno essere considerate importatrici quando si occupano di tutte le formalità e del pagamento dei dazi, dal 1° luglio 2028 il nuovo Data Hub doganale diventerà obbligatorio per l’e-commerce e nascerà un’agenzia doganale europea con sede a Lille. Già dal 1° novembre 2026, inoltre, diventano obbligatori gli identificativi di prodotto (PID) nelle dichiarazioni, per individuare più in fretta la merce non conforme.

Quanto costa davvero un ordine: quattro esempi

Negli esempi i prelievi sono quelli che la dogana chiede al dichiarante. Quanto di questi soldi finisca nel prezzo che vedi al checkout lo decide la piattaforma, come spieghiamo più avanti. Consideriamo acquisti con IVA già riscossa tramite IOSS, il caso più comune per i grandi marketplace asiatici.

Primo caso: tre magliette uguali da 5 euro l’una, un solo pacco. Valore 15 euro, un solo articolo doganale. A settembre la dogana incassa 3 euro. Dal 1° ottobre gli euro diventano 5 (3 di dazio più 2 di contributo), cioè un terzo del valore dell’ordine. Da novembre si aggiungerà la handling fee.

Secondo caso: una maglietta, un paio di orecchini e una cover per telefono, un solo pacco da 40 euro. Sono tre prodotti con codici tariffari diversi, quindi tre articoli. A settembre il dazio vale 9 euro. Da ottobre si arriva a 11 euro, il 27,5% del valore della merce. Qui il contributo italiano pesa poco, perché è il dazio a moltiplicarsi.

Terzo caso: lo stesso ordine da 40 euro, ma spedito in tre pacchi da magazzini diversi. Succede spesso sui marketplace con tanti venditori. Il dazio resta 9 euro, perché ogni pacco contiene un solo articolo. Il contributo invece si paga tre volte: da ottobre i prelievi salgono a 15 euro, il 37,5% del valore. Le linee guida UE sono esplicite: merce di un unico ordine spedita separatamente conta come spedizioni separate.

Quarto caso: un paio di scarpe da 160 euro. Si supera la soglia, quindi niente dazio forfettario e niente contributo da 2 euro. Si pagano però il dazio ordinario previsto per quel prodotto e l’IVA all’importazione, che per ordini sopra i 150 euro non può essere riscossa con l’IOSS. Su merce di questo valore il conto è quasi sempre più alto di 5 euro.

Ordine Articoli / pacchi Luglio-settembre 2026 Da ottobre 2026 Da novembre 2026
3 magliette uguali, 15 € 1 / 1 3 € 5 € 5 € + handling fee
Maglietta + orecchini + cover, 40 € 3 / 1 9 € 11 € 11 € + handling fee
Stesso ordine in 3 pacchi, 40 € 3 / 3 9 € 15 € 15 € + 3 handling fee
Scarpe, 160 € sopra soglia Dazio ordinario + IVA Dazio ordinario + IVA Da verificare sul testo finale

La handling fee dell’ultima colonna è indicata “per pacco” come la descrive il Consiglio; il numero preciso si saprà solo quando la Commissione pubblicherà l’atto che la fissa.

Chi paga: la piattaforma o il cliente?

Sulla carta, il debitore del dazio è il dichiarante doganale: il venditore o la piattaforma titolare dell’IOSS, chi usa il regime speciale oppure il rappresentante indiretto, di solito il corriere o lo spedizioniere. Lo scrive l’ADM, che aggiunge come il consumatore diventi debitore diretto “solo in casi rarissimi”. Per il contributo da 2 euro la circolare 37 segue la stessa logica: paga il dichiarante e, in caso di rappresentanza indiretta, anche la persona per conto della quale è fatta la dichiarazione.

Nella pratica il costo arriva comunque al cliente, in due modi. Con l’IOSS la piattaforma lo incorpora nel prezzo dei prodotti o lo espone come voce a parte al checkout, e alla consegna non c’è nulla da pagare. Senza IOSS, tipico dei piccoli negozi online esteri, è il corriere a sdoganare e a chiedere al destinatario dazio, IVA ed eventuali diritti di sdoganamento prima di consegnare il pacco.

Gli effetti si vedono già. Secondo dati delle dogane francesi ripresi dal ministero dell’Economia di Parigi, dopo il 1° luglio i piccoli pacchi in ingresso sarebbero calati del 30-40%, e le rilevazioni dell’app Joko su 1,5 milioni di utenti francesi indicano un calo delle vendite più forte per Temu e AliExpress che per Shein, che serve una parte crescente degli ordini europei da un magazzino in Polonia. Sono stime di mercato su un altro Paese, non dati ufficiali italiani, ma raccontano bene la strategia: spostare la merce dentro l’UE prima della vendita per non pagare il dazio pacco per pacco.

L’IVA sul dazio: quando c’è e quando no

Sui giornali gira spesso la cifra di 5,66 euro come aumento minimo da ottobre: 3 euro di dazio, 66 centesimi di IVA al 22% sul dazio e 2 euro di contributo. Il conto è giusto solo in una parte dei casi. La circolare ADM 17/2026 distingue: con il regime IOSS il dazio da 3 euro è esente dall’IVA all’importazione e non entra nella base imponibile, mentre nei regimi senza IOSS l’IVA all’importazione si calcola su un valore che include il dazio.

Tradotto: se compri da una piattaforma che applica l’IVA italiana già nel carrello, i 66 centesimi di IVA sul dazio in dogana non ci sono. Se invece il pacco arriva con un corriere che sdogana a tuo nome, l’IVA sul dazio c’è eccome, e spesso si aggiunge la commissione del corriere per il servizio.

📝 Nota della redazione: la cifra dei “5,66 euro a pacco” riportata da molte testate applica l’IVA sul dazio a tutti gli acquisti. Controllando la circolare ADM 17/2026 (paragrafo sul trattamento fiscale del dazio) risulta che per le merci importate con IOSS, cioè la gran parte degli ordini sui grandi marketplace, il dazio da 3 euro non entra nella base imponibile IVA all’importazione. Il calcolo con i 66 centesimi vale per le spedizioni sdoganate senza IOSS. Anche la formula “3 euro a pacco” è imprecisa: l’esempio ufficiale ADM mostra che una maglietta più un orologio pagano 6 euro.

Resi: il dazio non torna indietro

Qui c’è una novità poco raccontata. Fino a giugno, per i beni restituiti al venditore l’operatore poteva chiedere l’invalidazione della dichiarazione doganale e recuperare quanto versato. Dal 1° luglio 2026 la modifica all’articolo 148 del regolamento delegato UE lo esclude per le vendite a distanza sotto i 150 euro: se la merce viene resa o non ritirata dal destinatario, il dazio forfettario non viene rimborsato sulla base dell’invalidazione. Restano le regole generali del codice doganale sui rimborsi, compreso il caso di merce difettosa o non conforme al contratto.

Per il cliente cosa significa? Il diritto di recesso di 14 giorni sugli acquisti online resta intatto, e con il recesso il venditore deve restituire i pagamenti ricevuti, comprese le spese di consegna standard (ne abbiamo parlato nella guida al Codice del consumo 2026 e al recesso online). Diverso è il caso degli importi versati direttamente al corriere alla consegna per dazio e sdoganamento: il venditore non li ha incassati e recuperarli non è scontato. Prima di ordinare merce che pensi di rendere, controlla le condizioni di reso della piattaforma e se i dazi sono inclusi nel prezzo.

C’è anche un effetto indiretto. Se il dazio pagato sulle merci rese resta un costo per il venditore, è ragionevole aspettarsi politiche di reso meno generose sui prodotti a basso prezzo, per esempio il “rimborso senza reso” sugli articoli da pochi euro. È una previsione, non una regola scritta: vale la pena guardare le condizioni aggiornate prima di comprare.

Pacchi da Regno Unito, Svizzera e Stati Uniti

Il dazio da 3 euro non guarda al Paese: l’ADM precisa che la misura non è discriminatoria e vale a prescindere dall’origine delle merci o dall’operatore logistico. Un ordine su un sito americano, britannico o svizzero sotto i 150 euro rientra quindi nelle stesse regole di un ordine su Temu. L’eccezione riguarda le merci che hanno diritto a un dazio preferenziale grazie agli accordi commerciali dell’UE: se sono dichiarate con la dichiarazione ordinaria H1 e l’IVA non è riscossa con l’IOSS, possono evitare il forfettario e usare la preferenza. È il caso tipico di prodotti di origine britannica o svizzera, grazie agli accordi di libero scambio con l’UE. Attenzione, però: conta l’origine della merce, non il Paese da cui parte il pacco. Un gadget cinese spedito da un magazzino inglese non è merce britannica.

Il contributo italiano da 2 euro, invece, non prevede eccezioni di origine: si applica a qualsiasi spedizione da Paesi non UE fino a 150 euro, e secondo la circolare ADM anche ai pacchi tra privati. Il regalo del parente che vive a Londra o a Zurigo non paga il dazio forfettario da 3 euro, perché non è una vendita a distanza (restano le regole ordinarie previste per i regali tra privati), ma dal 1° ottobre paga i 2 euro di contributo.

Provenienza del pacco (fino a 150 €) Dazio UE 3 € per articolo Contributo italiano 2 € (da ottobre)
Cina e Hong Kong (Temu, Shein, AliExpress)
Stati Uniti (acquisto online)
Regno Unito o Svizzera, merce di origine locale dichiarata in H1 senza IOSS No, si usa la preferenza tariffaria
Regno Unito o Svizzera, merce venduta con IOSS
Regalo tra privati da un Paese extra UE No (non è vendita a distanza)
Magazzino in un Paese UE (es. Polonia, Germania) No No

Come spendere meno senza trucchi rischiosi

La prima mossa è guardare da dove parte il pacco. Molti marketplace permettono di filtrare i prodotti in magazzino locale o europeo: in quel caso la merce è già stata sdoganata a monte e sul tuo ordine non gravano né il dazio forfettario né il contributo italiano. Anche Amazon Haul, la sezione low cost di Amazon, va controllata prodotto per prodotto, perché parte degli articoli arriva comunque da fuori UE.

La seconda è concentrare gli acquisti. Dal 1° ottobre il contributo si paga per spedizione, quindi dieci ordini piccoli spediti uno alla volta costano 20 euro di contributo, mentre gli stessi articoli in un pacco unico ne costano 2. Allo stesso modo, prodotti uguali nello stesso collo pagano un solo dazio. Vale però un limite: raggruppare non deve portare il valore oltre i 150 euro, altrimenti si passa al dazio ordinario e all’IVA in dogana.

La terza è diffidare di chi promette scorciatoie. Dichiarare un valore più basso o far passare un acquisto per un regalo è un’irregolarità doganale, e le linee guida UE prevedono una clausola anti-abuso che permette alla dogana di riqualificare le spedizioni. Occhio anche ai messaggi che chiedono di “pagare i dazi” per sbloccare un pacco: con le nuove tasse gli SMS dei falsi corrieri si moltiplicheranno. Se non stai aspettando uno sdoganamento a tuo nome, verifica sempre sul sito ufficiale del corriere con il codice di tracciamento, e ripassa i segnali per riconoscere un sito truffa e le tecniche dei falsi corrieri.

Infine, prima di comprare fai il conto completo: prezzo, spedizione, dazio, contributo e tempi. Un prodotto da 4 euro che si porta dietro 5 euro di prelievi costa più del doppio, e a quel punto il confronto con un negozio italiano o europeo può cambiare. Per capire se lo “sconto” di partenza era reale, ti può servire anche la nostra guida su come capire se il prezzo è davvero scontato. Per la cronologia completa delle regole estive trovi anche il nostro articolo sulla doppia tassa sui pacchi Temu e Shein.

Domande frequenti

Da quando si paga il contributo da 2 euro sui pacchi?

Dal 1° ottobre 2026, per le spedizioni importate da quella data. Il contributo era previsto dal 1° gennaio 2026, è stato rinviato prima al 1° luglio (DL 38/2026) e poi al 1° ottobre (articolo 15 del DL 107/2026, convertito dalla legge 152/2026). L’ADM segnala che l’avvio è confermato “fatte salve ulteriori proroghe”.

A luglio, agosto e settembre si pagava già la doppia tassa?

No. Dal 1° luglio al 30 settembre 2026 si applica solo il dazio UE da 3 euro per articolo. Il contributo italiano da 2 euro scatta da ottobre.

Se ordino 4 prodotti uguali pago 4 volte il dazio?

No. Il dazio si conta per articolo doganale, cioè per gruppo di merci con la stessa classificazione e descrizione, a prescindere dalla quantità. Quattro magliette uguali nello stesso pacco pagano 3 euro. Quattro prodotti di tipo diverso possono pagarne 12.

Il contributo da 2 euro si paga per ordine o per pacco?

Per spedizione. Se un unico ordine arriva in più pacchi spediti separatamente, ogni pacco è una spedizione e paga 2 euro. Se più ordini viaggiano insieme in un collo con un solo codice di tracciamento, la spedizione è una sola.

Quanto sarà la handling fee europea?

Non si sa ancora. Il Consiglio UE ha stabilito che la tassa di gestione sui piccoli pacchi arrivi entro il 1° novembre 2026 e che l’importo lo fissi la Commissione europea. Le cifre che circolano sono ipotesi non ufficiali. Non è nemmeno chiaro se il contributo italiano verrà mantenuto accanto alla tassa europea: il ministro Giorgetti ha detto che potrebbe essere confermato, modificato o superato.

Se restituisco un prodotto mi ridanno il dazio?

Il dazio forfettario pagato in dogana non viene rimborsato all’operatore per il solo fatto che la merce è stata resa, salvo i casi previsti dal codice doganale come la merce difettosa. Il tuo diritto di recesso verso il venditore resta: il venditore deve restituire quanto gli hai pagato. Gli importi versati al corriere alla consegna sono un discorso a parte e il rimborso non è garantito.

Un regalo da un parente all’estero paga le nuove tasse?

Il dazio forfettario da 3 euro no, perché riguarda solo le vendite a distanza; per i regali valgono le regole doganali ordinarie. Il contributo italiano da 2 euro sì: la circolare ADM 37/2025 lo applica anche alle spedizioni da privato a privato provenienti da Paesi extra UE, con valore dichiarato fino a 150 euro.

Comprare su Amazon.it o Zalando fa pagare dazio e contributo?

Non se la merce parte da un magazzino dentro l’UE: in quel caso lo sdoganamento, se necessario, è già avvenuto prima. Se invece il venditore spedisce direttamente da un Paese extra UE, anche passando da un marketplace europeo, dazio e contributo si applicano come per qualsiasi altro pacco sotto i 150 euro.

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