Il nuovo tetto alle detrazioni fiscali 2026 cambia le carte in tavola per chi dichiara un reddito complessivo superiore a 75.000 euro l’anno. Dal 2025, e confermato per il 2026, esiste un massimale complessivo oltre il quale non è più possibile scaricare tutte le spese detraibili come prima: bonus casa, spese mediche, interessi sul mutuo e persino le spese scolastiche dei figli finiscono tutte dentro lo stesso “contenitore” con un tetto massimo, calcolato in base al reddito e al numero di figli a carico.
Dal 2025 chi ha un reddito complessivo oltre 75.000 euro ha un tetto massimo alle detrazioni IRPEF, calcolato moltiplicando un coefficiente fisso per il reddito e aumentato in base al numero di figli a carico. Bonus edilizi ed emergenze sanitarie sono esclusi dal calcolo, ma quasi tutto il resto (mutuo, scuola, assicurazioni, spese mediche) rientra nel nuovo massimale.
Indice
- Cos’è il nuovo tetto alle detrazioni
- Come si calcola il massimale in base al reddito
- Quali spese rientrano nel tetto e quali no
- Un esempio pratico di calcolo
- Come muoversi se sei vicino al limite
- Domande frequenti
Cos’è il nuovo tetto alle detrazioni
Fino a qualche anno fa ogni detrazione fiscale viveva di vita propria: le spese mediche si detraevano al 19% oltre una franchigia, gli interessi sul mutuo prima casa avevano un proprio massimale, le spese scolastiche un altro ancora, senza che l’una influenzasse l’altra. Con la riforma applicabile dai redditi 2025 (dichiarati nel 2026) e confermata per l’anno in corso, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro le cose cambiano radicalmente: quasi tutte le detrazioni al 19% finiscono dentro un unico paniere con un tetto massimo complessivo, calcolato con una formula che tiene conto del reddito e dei figli a carico.
Non si tratta di un divieto assoluto di detrarre: chi supera il tetto non perde tutto, ma può scaricare solo fino al massimale calcolato, perdendo la parte eccedente. Per chi ha spese consistenti — un mutuo importante, figli che frequentano scuole private, polizze vita e spese mediche elevate nello stesso anno — il rischio concreto è di ritrovarsi a fine anno con centinaia o migliaia di euro di spese “sprecate” dal punto di vista fiscale, semplicemente perché la somma delle detrazioni supera il tetto individuale.
Come si calcola il massimale in base al reddito
Il calcolo si basa su un coefficiente che varia in funzione della fascia di reddito: per i redditi tra 75.000 e 100.000 euro il coefficiente applicato è più alto, mentre oltre i 100.000 euro scende, riducendo ulteriormente il massimale disponibile. A questo importo base si aggiunge una maggiorazione per ogni figlio a carico, pensata per non penalizzare eccessivamente le famiglie numerose che tipicamente hanno più spese detraibili (scuola, sport, spese mediche dei minori).
In pratica più aumenta il reddito, più si restringe la percentuale di spesa effettivamente detraibile, con un effetto di progressività aggiuntiva che si somma a quella già presente negli scaglioni IRPEF. Chi ha già consultato la nostra guida al calcolo dell’IRPEF 2026 sa che il sistema fiscale italiano è già piuttosto articolato: questo nuovo tetto aggiunge un ulteriore livello di calcolo che, per chi non ha un commercialista di fiducia, conviene affrontare con calma prima di presentare la dichiarazione.
Quali spese rientrano nel tetto e quali no
Rientrano nel calcolo del massimale la maggior parte delle detrazioni al 19%: interessi passivi sul mutuo prima casa, spese scolastiche e universitarie, premi assicurativi su vita e infortuni, spese veterinarie, spese per attività sportive dei ragazzi, contributi per il riscatto della laurea non effettuato a fini pensionistici e diverse altre voci minori. Anche le spese mediche generiche rientrano nel tetto, con una precisazione importante: le spese sanitarie legate a patologie gravi o invalidanti, quelle sostenute in condizioni di non autosufficienza e alcune spese di assistenza specifica restano fuori dal massimale, proprio per non penalizzare chi affronta situazioni sanitarie serie.
Restano fuori dal calcolo anche le detrazioni legate ai bonus edilizi (ristrutturazione, efficientamento energetico, mobili) e quelle relative agli interventi sulle barriere architettoniche, considerate categorie a sé stanti per la loro finalità sociale e di sicurezza. Chi sta valutando lavori in casa può quindi continuare a fare affidamento sul nostro approfondimento sul bonus ristrutturazione 2026 senza doversi preoccupare che queste spese vadano a intaccare il nuovo tetto sulle altre detrazioni.
Un esempio pratico di calcolo
Prendiamo una famiglia con un reddito complessivo di 90.000 euro e due figli a carico. Applicando il coefficiente previsto per quella fascia di reddito e la maggiorazione per i due figli, il massimale detraibile si aggira su una cifra che, nella pratica, spesso si attesta tra 8.000 e 10.000 euro annui a seconda dei dettagli della propria situazione. Se questa famiglia ha sostenuto nello stesso anno 6.000 euro di interessi sul mutuo, 3.000 euro di rette scolastiche private e 1.500 euro di premi assicurativi vita, la somma totale delle spese detraibili (10.500 euro) supera il massimale, e la parte eccedente non genera alcun beneficio fiscale.
È un cambiamento che chi guadagna bene ma ha anche spese familiari importanti farebbe bene a conoscere prima di sostenere spese aggiuntive a fine anno pensando di poterle comunque detrarre integralmente: con il vecchio sistema sarebbe stato così, con quello nuovo non è più garantito.
Come muoversi se sei vicino al limite
Chi si trova vicino al tetto può valutare alcune strategie di buon senso, sempre con il supporto di un commercialista per la propria situazione specifica. La prima è distribuire nel tempo, quando possibile, spese non urgenti: se una spesa scolastica o una polizza possono essere pagate a cavallo tra dicembre e gennaio, spostarne una parte sull’anno fiscale in cui si ha più margine può ridurre lo spreco di detrazione. La seconda è dare priorità, nella scelta di cosa pagare entro l’anno, alle spese che restano fuori dal tetto (bonus edilizi, spese per patologie gravi) rispetto a quelle che vi rientrano, quando esiste una reale possibilità di scelta sui tempi.
La terza strategia, più strutturale, riguarda le coppie sposate con redditi sbilanciati: se uno dei due coniugi ha un reddito sotto i 75.000 euro e l’altro sopra, spesso conviene intestare le spese detraibili (dove la normativa lo consente) al coniuge con reddito più basso, che non è soggetto ad alcun tetto e può quindi detrarre l’intero importo senza limitazioni.
Domande frequenti
Il tetto si applica anche ai redditi da pensione?
Sì, il calcolo si basa sul reddito complessivo IRPEF, che include anche i redditi da pensione: un pensionato con reddito complessivo superiore a 75.000 euro rientra nelle stesse regole di un lavoratore dipendente o autonomo con reddito equivalente.
Le spese mediche per un figlio disabile rientrano nel tetto?
No, le spese sanitarie collegate a patologie gravi, invalidanti o situazioni di non autosufficienza restano escluse dal calcolo del massimale e continuano a essere detraibili secondo le regole ordinarie, senza il nuovo limite.
Cosa succede alla parte di detrazione che supera il tetto?
Viene semplicemente persa: non è riportabile agli anni successivi né rimborsabile in altra forma. Per questo è importante calcolare in anticipo, quando possibile, se ci si avvicina al massimale prima di sostenere ulteriori spese detraibili nello stesso anno fiscale.
Come faccio a sapere il mio tetto esatto?
Il calcolo richiede di conoscere con precisione il proprio reddito complessivo e il numero di figli a carico nell’anno di riferimento: il modo più affidabile è farsi supportare da un commercialista o da un CAF al momento della dichiarazione, oppure consultare le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate sul modello Redditi o 730.
Chi vuole approfondire come cambia il carico fiscale complessivo può leggere anche la nostra guida al regime forfettario 2026, utile per chi valuta di aprire una partita IVA parallela. Per il dettaglio normativo aggiornato, il riferimento resta il sito dell’Agenzia delle Entrate.

