L’eredità digitale è uno dei vuoti normativi più concreti del diritto italiano: quando una persona muore, i suoi profili social, l’account email e i file salvati nel cloud non seguono automaticamente le stesse regole di una casa o di un conto corrente. In Italia manca ancora una legge organica sulla successione del patrimonio digitale, e a colmare il vuoto sono per lo più le policy interne di Meta, Google, TikTok e delle altre piattaforme, ciascuna con regole diverse.
Non esiste in Italia una legge specifica sull’eredità digitale, ma il Codice Civile prevede che gli eredi subentrino nei rapporti giuridici del defunto anche per il patrimonio online. Ogni piattaforma applica però regole proprie: Meta permette un download parziale dei dati, Google ha lo strumento “Gestore Account Inattivo” da impostare in anticipo, X cancella solo l’account, TikTok lo trasforma in profilo commemorativo.
Indice
- Perché l’Italia non ha ancora una legge sull’eredità digitale
- Cosa dice davvero il Codice Civile
- Facebook e Instagram (Meta): cosa possono ottenere gli eredi
- Google: il Gestore Account Inattivo, l’unico strumento davvero efficace
- X, TikTok e le altre piattaforme
- Come prepararsi in anticipo (prima che serva davvero)
- Domande frequenti
Perché l’Italia non ha ancora una legge sull’eredità digitale
A differenza di Paesi come la Germania, dove una sentenza della Corte Federale ha stabilito con chiarezza che gli account social rientrano nell’eredità come qualsiasi altro bene, in Italia il legislatore non ha ancora approvato una disciplina organica dedicata al patrimonio digitale. Il risultato pratico è che le famiglie che devono gestire gli account online di una persona scomparsa si trovano spesso a navigare tra regole contrattuali scritte dalle piattaforme stesse, spesso in inglese e pensate per un contesto giuridico statunitense, più che tra norme italiane chiare.
Questo vuoto normativo diventa un problema concreto soprattutto quando negli account digitali del defunto sono custoditi elementi con valore economico reale: fotografie e video di famiglia mai stampati, corrispondenza email con valore anche legale, criptovalute su wallet personali, o account di lavoro (come negozi Amazon o profili freelance) che generano ancora reddito.
Cosa dice davvero il Codice Civile
In assenza di una legge specifica, la giurisprudenza italiana applica il principio generale dell’articolo 588 e seguenti del Codice Civile: l’erede subentra in tutti i rapporti giuridici del defunto, inclusi quelli che hanno per oggetto beni immateriali. I social network, in questa lettura, fanno parte del patrimonio digitale del defunto e sono quindi in linea di principio oggetto di successione, alla stregua di qualsiasi altro bene.
Il problema pratico è che questo principio generale si scontra con le condizioni d’uso contrattuali sottoscritte dall’utente al momento dell’iscrizione alla piattaforma, che spesso limitano fortemente cosa gli eredi possono effettivamente ottenere — in particolare quando si tratta di contenuti privati come i messaggi diretti, che quasi nessuna piattaforma rende accessibili agli eredi indipendentemente da cosa preveda il diritto successorio nazionale.
Facebook e Instagram (Meta): cosa possono ottenere gli eredi
Meta consente ai familiari di richiedere il download di alcune categorie di dati del profilo del defunto — principalmente foto e post pubblicati — ma non l’accesso completo all’account. I messaggi privati restano esclusi da questa possibilità, indipendentemente dal grado di parentela di chi fa richiesta. In alternativa al download parziale, i familiari possono chiedere la trasformazione del profilo in “account commemorativo”: il profilo resta visibile con la dicitura “In ricordo di”, gli amici possono continuare a lasciare messaggi sulla bacheca, ma nessuno può più accedervi come se fosse l’utente originale, nemmeno con le credenziali conosciute.
Un’opzione meno nota ma più efficace è quella di impostare in anticipo, da vivi, un “contatto erede” nelle impostazioni di Facebook: è l’unica persona che Meta autorizzerà a gestire l’account commemorativo dopo la scomparsa, scegliendo ad esempio l’immagine del profilo o rispondendo a nuove richieste di amicizia.
Google: il Gestore Account Inattivo, l’unico strumento davvero efficace
Tra tutte le grandi piattaforme, Google è quella che offre lo strumento più concreto e utilizzabile: il Gestore Account Inattivo (Inactive Account Manager), configurabile da chiunque nelle impostazioni del proprio Account Google, ben prima che serva. Funziona così: si imposta un periodo di inattività (ad esempio 6, 12 o 18 mesi) dopo il quale, se l’account non mostra alcuna attività, Google avvisa automaticamente i contatti fidati indicati dall’utente e consente loro di scaricare i dati specificati (foto, email, documenti Drive) oppure, se richiesto, elimina definitivamente l’account.
La differenza pratica rispetto a Meta è che questo strumento viene impostato preventivamente dall’utente stesso mentre è ancora in vita, eliminando gran parte dell’incertezza legale che invece grava sulle richieste post-mortem presentate dai familiari alle altre piattaforme.
X, TikTok e le altre piattaforme
Su X (ex Twitter) le opzioni per gli eredi sono le più limitate tra tutte le grandi piattaforme: è possibile richiedere solamente la rimozione definitiva dell’account fornendo la documentazione richiesta (certificato di morte e prova del rapporto di parentela), ma qualsiasi contenuto pubblicato andrà perso, senza possibilità di scaricarlo o preservarlo attraverso un canale ufficiale.
TikTok ha invece introdotto negli ultimi anni la possibilità di trasformare l’account di una persona scomparsa in un profilo commemorativo, seguendo un percorso simile a quello di Meta: previa presentazione di documenti che attestino il decesso, il profilo resta visibile ma non più modificabile o utilizzabile per accedere e pubblicare nuovi contenuti.
Come prepararsi in anticipo (prima che serva davvero)
La soluzione più efficace, per chi vuole davvero evitare problemi ai propri familiari, resta la prevenzione: attivare il Gestore Account Inattivo di Google, impostare il contatto erede su Facebook, e — soprattutto per chi possiede criptovalute su wallet personali non custoditi da un exchange — lasciare per iscritto, in un luogo sicuro e non digitale (ad esempio in una cassetta di sicurezza), le istruzioni per accedere a wallet e password manager. Le criptovalute meritano un’attenzione particolare perché, a differenza di un conto in banca, non esiste alcuna procedura di recupero se le chiavi private vengono perse insieme a chi le custodiva: per approfondire la loro gestione fiscale anche in fase di successione, vedi la nostra guida su come funzionano le tasse sulle criptovalute nel 2026.
Un ultimo consiglio pratico riguarda il testamento tradizionale: pur non essendo lo strumento più rapido per gestire i singoli account online, può comunque contenere indicazioni esplicite su cosa fare del proprio patrimonio digitale, agevolando gli eredi nel dialogo con le piattaforme. Chi non ha ancora affrontato l’argomento può leggere la nostra guida completa su come fare testamento in Italia.
Domande frequenti
Gli eredi possono accedere ai messaggi privati di una persona defunta?
In generale no: la quasi totalità delle piattaforme, incluso Meta, esclude esplicitamente i messaggi privati dai dati scaricabili dai familiari, indipendentemente da quanto previsto dal diritto successorio nazionale.
Cosa succede a un account se non viene fatta nessuna richiesta dopo la morte?
L’account resta semplicemente inattivo online, salvo che l’utente non avesse impostato in anticipo uno strumento come il Gestore Account Inattivo di Google, che dopo il periodo configurato procede automaticamente con l’azione scelta (notifica ai contatti o eliminazione).
Serve un avvocato per gestire l’eredità digitale di una persona cara?
Per le richieste base alle piattaforme (download dati, account commemorativo) generalmente no, basta seguire le procedure online fornendo la documentazione richiesta. Un legale diventa utile quando nell’eredità digitale rientrano beni con valore economico rilevante, come criptovalute, domini web monetizzati o account business che generano reddito.
Le criptovalute rientrano nell’eredità digitale?
Sì, e sono la categoria più delicata: se le chiavi private di un wallet non custodito vengono perse insieme al titolare, senza che nessun erede ne sia a conoscenza, il valore va perso in modo definitivo e irreversibile, senza alcuna procedura di recupero possibile.
Il testamento può includere disposizioni sui social network?
Sì, non c’è alcun impedimento a inserire nel testamento indicazioni specifiche su cosa fare dei propri account online, anche se l’esecuzione pratica dipenderà comunque dalle policy della singola piattaforma.
