La detassazione della tredicesima è tornata al centro del cantiere della manovra 2027, e stavolta con due ipotesi tecniche precise invece del solito slogan. Il punto di partenza è una constatazione che chiunque riceva una busta paga conosce bene: la mensilità aggiuntiva di dicembre arriva sempre più leggera del previsto, e non per un errore dell’ufficio paghe.
Il governo sta valutando di sostituire l’IRPEF ordinaria sulla tredicesima con un’imposta sostitutiva. Due le ipotesi: 15% per i redditi fino a 15.000 euro, con un costo stimato intorno ai 500 milioni, oppure 10% con una platea più ampia, che costerebbe di più. Si parla anche di una soglia a 35.000 euro, con benefici stimati tra 200 e 500 euro netti. Nessuna di queste ipotesi è ancora legge: il testo della manovra va approvato entro il 31 dicembre 2026 e le misure cambiano fino all’ultimo.
Indice
- Perché la tredicesima è tassata più dello stipendio
- Le due ipotesi sul tavolo
- Quanto varrebbe: tre buste paga a confronto
- Chi resterebbe fuori
- Chi spinge per la misura e chi frena
- Il calendario: quando si saprà qualcosa di definitivo
- Le altre misure che si contendono le stesse risorse
- Perché conviene non farci troppo affidamento
- Domande frequenti
Perché la tredicesima è tassata più dello stipendio
Prima di parlare di quello che potrebbe cambiare, vale la pena capire perché il problema esiste. La sensazione diffusa è che sulla tredicesima si paghino più tasse, e non è una sensazione sbagliata: la percentuale trattenuta è effettivamente più alta di quella applicata alle mensilità ordinarie, a parità di importo lordo.
Il motivo non è un’aliquota speciale, perché le aliquote IRPEF applicate sono le stesse. La differenza sta nelle detrazioni. Le detrazioni da lavoro dipendente e quelle per carichi di famiglia sono rapportate al periodo di lavoro nell’anno e vengono già distribuite interamente sulle dodici mensilità ordinarie: quando arriva la tredicesima, non ne resta nulla da applicare. Il risultato è che quella mensilità viene tassata al lordo, senza lo sconto che alleggerisce tutte le altre.
C’è poi un effetto secondario che pesa sui redditi vicini a uno scaglione: sommandosi al reddito annuo, la tredicesima può spingere una parte dell’imponibile nello scaglione successivo, facendo scattare l’aliquota più alta proprio su quell’importo. Le addizionali regionali e comunali, invece, non si applicano direttamente sulla mensilità aggiuntiva: vengono calcolate sul reddito complessivo e conguagliate a fine anno.
Tutto questo spiega perché il netto di dicembre risulti tipicamente intorno al sessanta-settanta per cento del lordo per un reddito medio, contro percentuali sensibilmente più favorevoli sulle mensilità ordinarie. Il meccanismo di calcolo, con i contributi INPS al 9,19% e l’aliquota marginale applicata all’imponibile, è quello che abbiamo spiegato nella guida su come si calcolano tredicesima e quattordicesima, dove trovi anche un calcolatore per stimare il tuo netto.
Le due ipotesi sul tavolo
L’idea allo studio è sostituire l’IRPEF ordinaria con un’imposta sostitutiva a aliquota fissa applicata alla sola tredicesima. È lo stesso schema già utilizzato per i premi di produttività e per la detassazione degli aumenti contrattuali, quindi non richiede l’invenzione di un meccanismo nuovo.
La prima ipotesi, quella più prudente sul piano dei conti pubblici, prevede un’aliquota del 15% riservata ai lavoratori con reddito lordo annuo fino a 15.000 euro. Il costo stimato si aggira intorno ai 500 milioni di euro, cifra che nel contesto di una manovra è relativamente contenuta. Il limite evidente è la platea: sotto i 15.000 euro di reddito l’aliquota IRPEF effettiva è già bassa, e in diversi casi il beneficio si riduce a poche decine di euro.
La seconda ipotesi abbassa l’aliquota al 10% ma allarga la platea, alzando la soglia di reddito. Il riferimento che circola con più insistenza è quello dei 35.000 euro lordi annui, la stessa soglia già individuata per la detassazione dei premi di produttività, con benefici stimati tra 200 e 500 euro netti a seconda del reddito. Questa versione costa molto di più, ed è precisamente il motivo per cui non è ancora stata scelta.
Quanto varrebbe: tre buste paga a confronto
Abbiamo provato a tradurre le due ipotesi in cifre concrete, calcolando la tredicesima lorda come un tredicesimo della retribuzione annua, sottraendo i contributi INPS al 9,19% e applicando poi l’aliquota IRPEF marginale corrispondente allo scaglione. Sono stime: l’importo reale dipende dal CCNL, da eventuali detrazioni residue e dal conguaglio di fine anno.
| Reddito lordo annuo | Tredicesima lorda | Netto oggi | Netto con sostitutiva 15% | Guadagno |
|---|---|---|---|---|
| 15.000 € | 1.154 € | ~806 € | ~891 € | +85 € |
| 28.000 € | 2.154 € | ~1.506 € | ~1.663 € | +157 € |
| 35.000 € | 2.692 € | ~1.638 € | ~2.078 € | +440 € |
La tabella dice una cosa che nel dibattito pubblico si perde quasi sempre: il beneficio cresce al crescere del reddito, perché più alta è l’aliquota marginale che si evita, più grande è il risparmio. Il lavoratore da 15.000 euro guadagnerebbe meno di cento euro l’anno, quello da 35.000 ne guadagnerebbe oltre quattrocento.
È un effetto strutturale di qualunque imposta sostitutiva a aliquota fissa, non un difetto di questa proposta in particolare, ma spiega perché l’ipotesi limitata ai 15.000 euro sia contemporaneamente la più economica per lo Stato e la meno efficace per chi la riceve. Chi guadagna quella cifra paga già un’IRPEF effettiva bassa: non c’è molto da restituire.
Abbiamo verificato i nostri conti confrontandoli con la stima citata dal responsabile economico di Fratelli d’Italia, che parla di un risparmio compreso tra 200 e 500 euro netti nell’ipotesi con soglia a 35.000 euro. Il nostro calcolo su quel livello di reddito restituisce circa 440 euro, quindi dentro la forchetta indicata. Su 15.000 euro, invece, il beneficio scende sotto i cento euro: un dato che nelle sintesi giornalistiche non compare quasi mai, ma che è decisivo per capire chi verrebbe davvero aiutato.
Chi resterebbe fuori
Qualunque sia la soglia scelta, ci sono categorie che per costruzione non toccherebbero un euro di questa misura. La prima e più numerosa è quella dei lavoratori autonomi e delle partite IVA, che la tredicesima semplicemente non ce l’hanno: è un istituto del lavoro dipendente, previsto dai contratti collettivi.
Restano fuori anche i dipendenti con reddito superiore alla soglia, quale che sia. Nell’ipotesi a 15.000 euro parliamo della grande maggioranza dei lavoratori a tempo pieno; anche con la soglia a 35.000 euro una fetta consistente di lavoratori qualificati non rientrerebbe. Quanto ai pensionati, la questione è diversa: la tredicesima esiste anche sulla pensione, ma le proposte circolate finora si concentrano sul lavoro dipendente, e non è chiaro se e come verrebbero coinvolti.
C’è infine un aspetto che riguarda chi ha lavorato solo una parte dell’anno. La tredicesima è proporzionata ai mesi lavorati, quindi chi è stato assunto a settembre riceve un quarto dell’importo pieno: su una base già ridotta, anche un’aliquota agevolata produce un beneficio proporzionalmente piccolo. Per chi si trova in questa situazione contano molto di più altri strumenti, come le detrazioni e il conguaglio di fine anno.
Chi spinge per la misura e chi frena
La spinta più forte arriva da Forza Italia. Il vicepremier Antonio Tajani ha rilanciato la proposta chiedendo di detassare le tredicesime “fino al 100%, se possibile”, una formulazione che indica più una direzione politica che una misura tecnicamente definita. Nello stesso pacchetto il partito colloca anche la flat tax incrementale sugli aumenti di stipendio e la detassazione di straordinari e premi di produttività.
Da Fratelli d’Italia la posizione è più aderente ai numeri: il responsabile economico Marco Osnato ha indicato l’imposta sostitutiva al 10% o al 15% al posto dell’IRPEF ordinaria, con l’ipotesi di alzare la soglia oltre i 15.000 euro. È la versione che ha più probabilità di finire nel testo, proprio perché è quantificata.
Anche il sindacato ha messo il tema in agenda: la segretaria generale della CISL Daniela Fumarola ha chiesto esplicitamente di detassare le tredicesime. A frenare è, come sempre, il Ministero dell’Economia, che deve incastrare questa voce in una manovra dove le risorse disponibili sono già in gran parte impegnate. Il precedente più simile per struttura è la detassazione degli aumenti di stipendio introdotta lo scorso anno, che ha funzionato ma con un perimetro molto più ristretto di quello annunciato inizialmente.
Il calendario: quando si saprà qualcosa di definitivo
Le date sono fisse e aiutano a capire quando smettere di leggere indiscrezioni e iniziare a leggere testi. Il 22 settembre l’ISTAT aggiorna i conti nazionali, dato che fissa lo spazio di manovra effettivo. Tra fine settembre e i primi giorni di ottobre è atteso il documento di finanza pubblica, che contiene il quadro programmatico.
Il passaggio decisivo è il 15 ottobre, quando il documento programmatico di bilancio viene trasmesso alla Commissione europea: è lì che le misure principali compaiono per la prima volta in forma ufficiale, con una cifra accanto. Da quel momento inizia l’iter parlamentare, che deve concludersi con l’approvazione entro il 31 dicembre 2026. La documentazione ufficiale viene pubblicata sul sito del Ministero dell’Economia nella sezione documenti di finanza pubblica.
Un dettaglio pratico che vale la pena tenere presente: anche se la misura venisse approvata a fine dicembre, difficilmente si applicherebbe alla tredicesima di quest’anno, che viene erogata proprio in quelle settimane. Il beneficio, se arriva, si vedrà a dicembre 2027.
Le altre misure che si contendono le stesse risorse
La detassazione della tredicesima non corre da sola. Sul tavolo della stessa manovra c’è l’estensione dell’aliquota IRPEF del 33% fino a 60.000 euro di reddito, che da sola costa circa 2,7 miliardi ed è la misura con il consenso più largo dentro la maggioranza. C’è il capitolo previdenziale, con la sterilizzazione dell’aumento dell’età pensionabile e l’ipotesi di uscita a 64 anni. C’è la richiesta di 5,5 miliardi aggiuntivi per la sanità.
Il quadro complessivo delle risorse oscilla, secondo le ricostruzioni circolate in estate, tra i 15 e i 40 miliardi, con una parte consistente già vincolata: circa 14 miliardi legati alla flessibilità sul fronte energetico e 21-22 miliardi destinati alla difesa. In questo contesto, una misura da 500 milioni ha buone probabilità di passare; una da diversi miliardi molto meno.
È il motivo per cui l’ipotesi con soglia bassa resta la più probabile, pur essendo la meno generosa. Il ragionamento politico e quello contabile spingono nella stessa direzione: una misura simbolicamente forte, annunciabile come “detassazione della tredicesima”, con un impatto reale contenuto. Il quadro completo delle voci in discussione lo abbiamo ricostruito nell’analisi della manovra 2027 tra IRPEF e pensioni.
Perché conviene non farci troppo affidamento
Chiudiamo con una raccomandazione che vale per tutte le misure di manovra annunciate a settembre. La distanza tra quello che si legge adesso e quello che finisce in Gazzetta Ufficiale a fine dicembre è storicamente ampia: soglie che si abbassano, platee che si restringono, misure che scompaiono per far posto ad altre. È successo con regolarità negli ultimi anni, senza distinzione di colore politico.
Chi sta pianificando le spese di fine anno farebbe bene a calcolare la propria tredicesima con le regole attuali, che sono note e verificabili, e a considerare un’eventuale detassazione come un extra. Il contrario, cioè impegnare in anticipo un risparmio che potrebbe non arrivare o arrivare dimezzato, è il modo più semplice per trovarsi corti a gennaio.
Vale infine la pena ricordare che, anche nella migliore delle ipotesi, il beneficio si sentirebbe sulla tredicesima del 2027. Per quella in arrivo tra pochi mesi le regole sono quelle di sempre: IRPEF ordinaria, nessuna detrazione residua da applicare e un netto che si aggira intorno ai due terzi del lordo per un reddito medio. Chi vuole sapere in anticipo la cifra esatta può stimarla con il calcolatore che trova nella nostra guida alla tredicesima, e capire quanto incide l’aliquota marginale leggendo l’analisi su quanto si risparmia davvero con l’aliquota al 33%.
Domande frequenti
La detassazione della tredicesima è già stata approvata?
No. Si tratta di ipotesi in discussione all’interno della maggioranza durante la preparazione della legge di bilancio 2027. Nessun testo ufficiale è stato ancora depositato e le misure definitive si conosceranno solo con l’approvazione parlamentare, prevista entro il 31 dicembre 2026.
Se passa, si applica già alla tredicesima di dicembre di quest’anno?
È molto improbabile. Anche un’approvazione a fine dicembre arriverebbe quando l’erogazione è già in corso o completata. Il beneficio, se confermato, si vedrebbe realisticamente sulla mensilità aggiuntiva del 2027.
Perché sulla tredicesima trattengono più tasse che sullo stipendio?
Perché le detrazioni da lavoro dipendente e per carichi di famiglia sono rapportate al periodo di lavoro e vengono già assorbite dalle dodici mensilità ordinarie. Sulla tredicesima non resta nulla da detrarre, quindi l’IRPEF si applica senza quello sconto. Le aliquote, invece, sono le stesse.
Riguarderebbe anche i pensionati?
Le proposte circolate finora si concentrano sui lavoratori dipendenti. La tredicesima esiste anche sulle pensioni, ma nessuna delle ipotesi in discussione chiarisce se e in che misura verrebbero incluse: è uno dei punti che si definiranno solo nel testo.
E i lavoratori autonomi con partita IVA?
Restano fuori per definizione, perché la tredicesima è un istituto del lavoro dipendente previsto dai contratti collettivi. Per gli autonomi si discute di altre misure, come l’estensione della flat tax incrementale.
Quanto guadagnerei davvero con l’aliquota al 15%?
Dipende dal reddito, e in modo controintuitivo: più è alto, più si guadagna, perché più alta è l’aliquota IRPEF che si sostituisce. Con 15.000 euro di reddito lordo annuo il risparmio si aggira sotto i cento euro, con 35.000 euro supera i quattrocento.
Cosa succede se ho lavorato solo una parte dell’anno?
La tredicesima è proporzionata ai mesi di servizio, quindi la base su cui si applicherebbe l’agevolazione sarebbe ridotta in proporzione. Chi è stato assunto a settembre percepisce circa un terzo dell’importo pieno, e il beneficio si riduce di conseguenza.
