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Superbonus 2026: cosa è rimasto degli incentivi edilizi e chi può ancora richiederlo

Superbonus 2026: degli incentivi edilizi che hanno fatto discutere per anni, cosa è rimasto concretamente? La risposta breve è che il Superbonus al 110% è finito, ma alcune agevolazioni sono ancora accessibili a condizioni più restrittive. Nel 2026 la detrazione è scesa al 65%, con limitazioni significative su chi può richiederla e come. Questa guida fa il punto sulla situazione attuale, senza tecnicismi inutili.

📌 Articolo in breve
Il Superbonus 110% è chiuso alle nuove richieste. Nel 2026 è possibile detrarre il 65% per lavori già avviati entro determinate scadenze, ma solo in presenza di specifiche condizioni legate allo stato avanzamento lavori. La cessione del credito e lo sconto in fattura sono stati aboliti per le nuove operazioni. Chi ha lavori in corso può ancora beneficiare delle detrazioni residue, a patto di rispettare le scadenze.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Dal 110% al 65%: cosa è cambiato
  2. Chi può ancora accedere al Superbonus nel 2026
  3. Quali lavori sono ancora agevolati
  4. Cessione del credito e sconto in fattura: la situazione attuale
  5. Le detrazioni alternative che sopravvivono
  6. Come richiedere le detrazioni residue: i passaggi
  7. Gli errori più comuni da evitare
  8. Domande frequenti

Dal 110% al 65%: cosa è cambiato

Il Superbonus nacque nel 2020 con la promessa di incentivare la riqualificazione energetica e sismica degli edifici con una detrazione del 110% — ovvero non solo recuperavi l’intera spesa, ma ottenevi un beneficio fiscale aggiuntivo del 10% rispetto a quanto speso. Un’operazione che, almeno in teoria, costava zero al contribuente. Il meccanismo era reso possibile dalla cessione del credito: il proprietario cedeva il diritto alla detrazione a una banca o all’impresa costruttrice, che la scontava dalla propria base imponibile.

Le cose sono andate diversamente da come previsto. Il costo per lo Stato è esploso ben oltre le stime iniziali, arrivando a incidere significativamente sul deficit pubblico. Secondo i dati ENEA e Agenzia delle Entrate, le detrazioni maturate tra il 2020 e il 2023 hanno superato i 200 miliardi di euro — una cifra che ha costretto il governo a intervenire più volte con correzioni normative, alcune anche retroattive, creando una situazione di incertezza giuridica che ha bloccato molti cantieri.

Il percorso di riduzione graduale è stato questo: dal 110% del 2020-2022, si è scesi al 90% nel 2023 per la maggior parte dei casi, poi al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025. Nel 2026 la percentuale rimane al 65% per i lavori già avviati entro le scadenze normativamente riconosciute, ma le nuove pratiche che partono da zero non possono più accedere al Superbonus.

Chi può ancora accedere al Superbonus nel 2026

Nel 2026 possono continuare a beneficiare delle detrazioni Superbonus residue solo i soggetti che rispettano condizioni molto precise legate allo stato avanzamento lavori (SAL) raggiunto entro le scadenze precedenti. In sostanza, se il cantiere era già partito e aveva raggiunto determinate soglie di avanzamento, è possibile completare i lavori e detrarre il 65% delle spese sostenute nel 2025-2026.

I condomini sono stati tradizionalmente i beneficiari principali del Superbonus. Chi ha avviato l’iter condominiale con delibera assembleare e presentato la CILAS (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata) entro le scadenze previste, può ancora completare i lavori e recuperare il 65%. L’assemblea condominiale deve aver votato i lavori e il tecnico asseveratore deve aver già depositato la documentazione necessaria.

Per le abitazioni unifamiliari e le unità indipendenti, le condizioni sono ancora più restrittive. Le villette che non avevano raggiunto il 30% di SAL entro giugno 2022 sono uscite dal perimetro del Superbonus già da tempo. Esistono però alcune eccezioni legate al reddito del proprietario e alla presenza di particolari situazioni, che vanno verificate caso per caso con un tecnico abilitato.

Le persone fisiche che effettuano lavori su unità immobiliari non cedute a terzi possono detrarre il 65% in 10 anni. Il punto critico è che questa detrazione vale solo se si ha una capienza fiscale sufficiente — ovvero se si paga abbastanza IRPEF da poter effettivamente sfruttare il credito in 10 anni. Chi ha redditi bassi o moderati rischia di perdere parte della detrazione perché non ha sufficiente imposta da compensare.

Quali lavori sono ancora agevolati

Il Superbonus originariamente riguardava due grandi categorie di interventi: quelli per l’efficienza energetica (cosiddetti “trainanti”) e quelli antisismici. Nel 2026 la struttura rimane invariata per i cantieri in corso, ma vale la pena ricordare cosa rientra in ciascuna categoria.

Gli interventi trainanti sono quelli che da soli danno diritto alla detrazione maggiorata e possono trascinare anche altri lavori (i cosiddetti trainati). Rientrano in questa categoria l’isolamento termico dell’involucro (cappotto termico) per una superficie superiore al 25% della superficie disperdente lorda, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione ad alta efficienza, pompe di calore o sistemi ibridi, e — per i condomini — la sostituzione degli impianti centralizzati.

Gli interventi trainati possono essere inclusi nell’agevolazione solo se eseguiti insieme a quelli trainanti. Tra questi: installazione di pannelli fotovoltaici, sistemi di accumulo energetico (batterie), colonnine di ricarica per veicoli elettrici, sostituzione di infissi, installazione di schermature solari, interventi di eliminazione delle barriere architettoniche.

Gli interventi antisismici (Sismabonus) hanno logiche proprie e scadenze diverse. Chi abita in zone sismiche 1, 2 o 3 e ha avviato lavori di riduzione del rischio sismico può ancora beneficiare di agevolazioni specifiche — la percentuale dipende dalla riduzione di classe sismica ottenuta. Vale la pena verificare la situazione con un ingegnere strutturista prima di escludere questa possibilità.

Cessione del credito e sconto in fattura: la situazione attuale

La cessione del credito e lo sconto in fattura — i due meccanismi che permettevano di trasferire il beneficio fiscale a terzi senza doverlo detrarre personalmente nel corso degli anni — sono stati bloccati per le nuove operazioni con il decreto legge 11/2023, poi convertito in legge.

In pratica, da febbraio 2023 in poi, le nuove pratiche Superbonus non possono più utilizzare questi strumenti: il contribuente deve portare in detrazione la spesa direttamente nella propria dichiarazione dei redditi, in 10 anni. Chi invece aveva già optato per la cessione o lo sconto in fattura prima di quella data può continuare a sfruttarla — la norma non è retroattiva sui contratti già stipulati.

Il mercato dei crediti incagliati — ovvero crediti di imposta legati al Superbonus che le banche non riuscivano più ad assorbire — ha creato notevoli problemi a molti contribuenti e imprese, con cantieri bloccati a metà e contenziosi legali ancora aperti. Lo Stato ha introdotto alcune misure per sbloccare i crediti, tra cui la possibilità di compensazione con debiti fiscali, ma la situazione rimane complessa per chi si trova con crediti non monetizzati.

Le detrazioni alternative che sopravvivono

Il Superbonus non è l’unica agevolazione disponibile per chi vuole fare lavori di ristrutturazione. In molti casi le detrazioni “ordinarie” sono più semplici da ottenere e non richiedono la complessità burocratica del Superbonus.

Il Bonus Ristrutturazione al 50% (Ecobonus) è ancora attivo nel 2026 per la maggior parte degli interventi di manutenzione straordinaria, restauro e ristrutturazione edilizia. La detrazione si recupera in 10 anni e il limite di spesa detraibile è 96.000 euro per unità immobiliare. Non richiede il salto di due classi energetiche e ha requisiti tecnici molto più semplici. Leggi il nostro articolo sul bonus ristrutturazione 2026 per i dettagli aggiornati.

L’Ecobonus ordinario al 50-65% copre interventi specifici come la sostituzione di finestre, caldaie, schermature solari. Ha massimali di spesa per tipologia di intervento e non richiede né l’asseverazione energetica né il SAP (Attestato di Prestazione Energetica ante e post lavori) nella versione semplificata.

Il Bonus Mobili al 50% su un massimo di 5.000 euro rimane attivo per chi ha fatto lavori di ristrutturazione nell’anno precedente o in corso. È forse il più semplice da ottenere: basta un pagamento tracciabile e lo scontrino o fattura del negozio.

Come richiedere le detrazioni residue: i passaggi

Se hai un cantiere Superbonus in corso e vuoi capire come procedere, i passi fondamentali sono questi. Prima di tutto, verifica lo stato della tua pratica con il tecnico asseveratore (il geometra, ingegnere o architetto che ha seguito la progettazione): deve confermare che la CILAS è stata presentata correttamente, che gli SAL sono stati certificati e che non ci sono problemi documentali.

Il pagamento delle spese deve avvenire tramite bonifico “parlante” — un bonifico dedicato alle ristrutturazioni edilizie, con causale specifica che richiama la norma di riferimento (articolo 16-bis del TUIR o altra normativa applicabile). I bonifici ordinari non danno diritto alla detrazione. La tua banca o il tuo home banking di solito ha questa opzione tra i tipi di bonifico disponibili.

Nella dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi), le spese agevolate vanno inserite nel quadro E. Se non sei pratico di dichiarazioni fiscali, affidati a un CAF o a un commercialista — gli errori in questa fase possono costare il diritto alla detrazione. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate (agenziaentrate.gov.it) trovi la guida ufficiale con tutti i campi e le istruzioni aggiornate all’anno in corso.

Gli errori più comuni da evitare

Negli anni del Superbonus si sono accumulati errori documentali che hanno portato al diniego delle detrazioni in fase di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate. I più frequenti riguardano tre aree.

La prima è la documentazione tecnica incompleta o errata. L’APE (Attestato di Prestazione Energetica) pre e post intervento deve essere redatto da un tecnico abilitato seguendo le procedure specifiche, non è un documento generico. Se il tecnico ha usato software non certificati o ha omesso passaggi obbligatori, la detrazione può essere contestata.

La seconda è il pagamento errato. Come detto, il bonifico deve essere “parlante”. Chi ha pagato parte dei lavori in contanti o con bonifici ordinari non ha diritto alla detrazione su quelle spese. Non c’è modo di regolarizzare retroattivamente un pagamento fatto nel modo sbagliato.

La terza riguarda i tempi di esecuzione e le varianti in corso d’opera. Se durante i lavori sono emerse necessità di modifica rispetto al progetto originale, queste devono essere documentate formalmente. Lavori eseguiti senza variante approvata possono essere esclusi dall’agevolazione.

Domande frequenti

Il Superbonus 110% è davvero finito per sempre?

Per le nuove pratiche sì. Non esiste al momento nessuna proposta normativa concreta che preveda un ritorno al 110% o percentuali simili. Le agevolazioni residue riguardano cantieri già avviati. Il dibattito politico sull’incentivazione edilizia continua, ma le prospettive di un nuovo Superbonus generoso come quello del 2020 sono molto basse.

Ho un cantiere bloccato: cosa posso fare?

Se il cantiere è bloccato per mancanza di liquidità dell’impresa o per crediti non ceduti, la situazione è complessa. Rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto edilizio e a un commercialista esperto di fiscalità immobiliare è il primo passo. In alcuni casi è possibile subentrare con un’altra impresa o rinegoziare le condizioni con la banca creditrice.

Posso ancora fare un cappotto termico con agevolazioni nel 2026?

Sì, ma con le detrazioni ordinarie Ecobonus al 65% (o il 50% del bonus ristrutturazione), non con il Superbonus. Le condizioni sono meno vantaggiose ma il processo burocratico è molto più semplice e non richiede i livelli di asseverazione del Superbonus.

Il Superbonus vale anche per le seconde case?

Il Superbonus nelle ultime versioni è stato progressivamente limitato. Le abitazioni unifamiliari hanno avuto requisiti molto più restrittivi rispetto ai condomini, e le seconde case sono state escluse in diverse finestre normative. Verifica la situazione specifica del tuo immobile con un tecnico perché le eccezioni sono numerose.

Come trovo un tecnico asseveratore affidabile?

I tecnici asseveratori devono essere iscritti a un albo professionale (geometri, ingegneri, architetti) e avere specifiche abilitazioni per il Superbonus. Puoi cercarli tramite gli ordini professionali provinciali o chiedere referenze a chi ha già completato pratiche Superbonus nel tuo comune.

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