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Imposta di bollo 2026 su conto corrente e conto deposito: quanto paghi davvero

L’imposta di bollo sul conto corrente è la voce che compare una volta l’anno sull’estratto conto e che quasi nessuno controlla, salvo poi scoprire che sul conto deposito funziona in modo completamente diverso e pesa molto di più. Tra la primavera e l’estate del 2026 è circolata inoltre la notizia di una “nuova tassa sui conti correnti” in arrivo: per i privati non è mai esistita, l’aumento riguarda soltanto le società. Vale la pena mettere in fila i numeri veri, perché sul conto deposito il bollo si mangia una fetta del rendimento che nelle pubblicità non compare mai.

📌 Articolo in breve
Sul conto corrente delle persone fisiche l’imposta di bollo è fissa a 34,20 euro l’anno e si paga solo se la giacenza media annua supera i 5.000 euro. Il decreto legge 38 del 2026 l’ha aumentata da 100 a 118 euro, ma solo per le persone giuridiche e sugli estratti conto emessi dal 28 marzo 2026: le ditte individuali restano a 34,20 euro. Sul conto deposito e sugli altri prodotti finanziari il bollo è invece proporzionale, pari allo 0,20% annuo del capitale, senza soglia minima e senza tetto per le persone fisiche. È esente dal bollo il conto di base per chi ha un ISEE inferiore a 11.600 euro.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo. Non costituiscono consulenza fiscale o tributaria. Le normative fiscali cambiano frequentemente: verifica sempre i dati aggiornati sul sito dell’Agenzia delle Entrate o rivolgiti a un commercialista.

Indice

  1. Le due imposte di bollo che vengono confuse
  2. Conto corrente: 34,20 euro e la soglia dei 5.000
  3. Cosa è cambiato davvero nel 2026
  4. Conto deposito: lo 0,20% che erode il rendimento
  5. Quanto costa il bollo sul capitale
  6. Chi non lo paga
  7. Gli errori che costano
  8. Domande frequenti

Le due imposte di bollo che vengono confuse

Il nome è lo stesso e la fonte normativa pure, il decreto del Presidente della Repubblica 642 del 1972 con le successive modifiche, ma si tratta di due prelievi con logiche opposte. Confonderli è la ragione per cui molte persone si stupiscono dell’addebito quando spostano dei soldi dal conto corrente a un conto deposito, convinte che il costo sia lo stesso.

Sul conto corrente il bollo è un importo fisso: si paga sempre la stessa cifra, che il saldo sia di seimila euro o di seicentomila. Sui prodotti finanziari, categoria che comprende conti deposito, libretti, dossier titoli, fondi e polizze finanziarie, il bollo è invece proporzionale al valore: cresce insieme al capitale, senza fermarsi. È la differenza tra un canone e una percentuale, e su cifre importanti il divario diventa enorme.

Conto corrente: 34,20 euro e la soglia dei 5.000

Per le persone fisiche l’imposta di bollo sul conto corrente ammonta a 34,20 euro l’anno e non è dovuta quando la giacenza media annua non supera i 5.000 euro. La soglia va calcolata considerando complessivamente tutti i rapporti intrattenuti presso lo stesso intermediario, quindi avere due conti nella stessa banca non serve a restare sotto il limite.

L’imposta viene addebitata in proporzione ai giorni di durata del rapporto e alla periodicità di rendicontazione: chi ha estratti conto trimestrali se la vede addebitare quattro volte l’anno a 8,55 euro. Se il conto viene aperto o chiuso in corso d’anno l’importo si riduce di conseguenza.

Il punto che genera più equivoci è il significato di giacenza media. Non è il saldo alla fine dell’anno e nemmeno il saldo più alto raggiunto: è la media dei saldi giornalieri, calcolata sui giorni effettivi. Un conto che resta a 2.000 euro per undici mesi e riceve 40.000 euro a dicembre ha una giacenza media ampiamente sotto la soglia e non paga il bollo, mentre un conto costantemente a 5.500 euro lo paga per intero. Su come la giacenza incide sui costi complessivi del rapporto bancario abbiamo raccolto i dati nell’analisi su quanto costa il conto corrente nel 2026.

Cosa è cambiato davvero nel 2026

Tra luglio e agosto 2026 diverse pagine hanno annunciato una nuova tassa sui conti correnti in partenza dal primo agosto, alcune parlando genericamente di “stangata sui risparmi”. La ricostruzione è sbagliata su due piani.

Il primo è la data. La modifica arriva dal decreto legge 38 del 2026, poi convertito, e si applica agli estratti conto e ai rendiconti emessi a partire dal 28 marzo 2026. Nessun provvedimento è entrato in vigore ad agosto: quella data non corrisponde a niente.

Il secondo, più rilevante, è la platea. L’aumento porta l’imposta da 100 a 118 euro annui, un incremento del 18%, ma riguarda esclusivamente i conti correnti intestati a persone giuridiche, cioè società ed enti. Per i privati la misura resta ferma a 34,20 euro, esattamente come negli anni precedenti. C’è anche un caso intermedio che vale la pena chiarire perché tocca parecchi lettori: le ditte individuali non sono persone giuridiche ma persone fisiche titolari di partita IVA, quindi continuano a pagare 34,20 euro e non i 118 euro previsti per le società.

📝 Nota della redazione
Nel verificare la cifra dell’aumento abbiamo trovato in circolazione due valori diversi, 118 e 120 euro, riportati con la stessa sicurezza da fonti differenti. L’importo corretto è 118 euro: corrisponde a un incremento del 18% sui 100 euro precedenti, ed è il valore riportato dalle fonti professionali che hanno commentato il decreto. Segnaliamo la discrepanza perché è indicativa di come una cifra approssimata si propaghi da una pagina all’altra senza che nessuno risalga al testo.

Conto deposito: lo 0,20% che erode il rendimento

Sui prodotti finanziari l’imposta di bollo è pari allo 0,20% annuo del valore, applicata proporzionalmente ai giorni di possesso e generalmente addebitata dalle banche con cadenza trimestrale. Non esiste una soglia minima sotto la quale non si paga: il prelievo parte dal primo euro. E per le persone fisiche non esiste nemmeno un tetto massimo, mentre per i soggetti diversi dalle persone fisiche l’imposta non può superare i 14.000 euro annui.

Detta così sembra una percentuale trascurabile. Diventa rilevante quando la si confronta con il rendimento, perché va sottratta al netto e non al lordo. Un conto deposito al 3,00% lordo subisce prima l’imposta sostitutiva del 26% sugli interessi, che lo porta al 2,22%, e poi lo 0,20 di bollo calcolato sul capitale: il rendimento netto reale scende a 2,02%. Il bollo, da solo, si prende un sesto abbondante di quello che resta.

L’effetto più curioso riguarda i prodotti a rendimento bassissimo. Un deposito che paga lo 0,03% lordo produce, dopo tassazione e bollo, un rendimento netto negativo: si perdono soldi tenendoli lì. È un caso tutt’altro che teorico, come si vede scorrendo la classifica dei conti deposito con i tassi a confronto, dove le offerte dei grandi gruppi bancari tradizionali si collocano su livelli di questo tipo.

Attenzione a un dettaglio commerciale: molte banche si accollano l’imposta di bollo sui conti deposito, soprattutto nelle promozioni a tempo. È una condizione che vale la pena verificare prima di aprire il rapporto, perché sposta il rendimento netto di 0,20 punti, che su un mercato dove le offerte si giocano su pochi decimi è una differenza decisiva.

Quanto costa il bollo sul capitale

Capitale Bollo su conto corrente Bollo su conto deposito (0,20%)
5.000 € 0 € (sotto soglia) 10 €
10.000 € 34,20 € 20 €
25.000 € 34,20 € 50 €
50.000 € 34,20 € 100 €
100.000 € 34,20 € 200 €

Il punto di pareggio si colloca poco sopra i 17.000 euro: sotto quella cifra il bollo proporzionale del conto deposito costa meno dei 34,20 euro fissi del conto corrente, sopra costa di più e la distanza cresce senza limite. Su centomila euro il conto deposito paga sei volte tanto.

Questo non significa che convenga lasciare i soldi sul conto corrente, dove non producono nulla: significa che il bollo va messo nel conteggio quando si confronta il rendimento di un deposito con quello di altri strumenti. I titoli di Stato, per esempio, scontano lo stesso 0,20% di bollo ma hanno una tassazione agevolata al 12,5% sugli interessi invece del 26%, ed è questo il confronto che conta davvero: si può fare rapidamente con il calcolatore conto deposito, BTP e BOT.

Chi non lo paga

L’esenzione più ampia riguarda il conto corrente di base, il prodotto che le banche sono obbligate a offrire e che è completamente gratuito, canone e imposta di bollo compresi, per chi ha un ISEE in corso di validità inferiore a 11.600 euro annui. Esiste anche una versione per i pensionati con trattamento lordo fino a 18.000 euro l’anno, ma con una differenza sostanziale: lì la gratuità copre il canone, mentre il bollo da 34,20 euro resta dovuto. Requisiti e procedura sono spiegati nella guida al conto corrente di base gratuito.

Sono inoltre esenti dall’imposta di bollo alcune categorie di enti non commerciali, tra cui ONLUS, associazioni di promozione sociale e associazioni sportive dilettantistiche. Per tutti gli altri l’esenzione arriva soltanto restando sotto la soglia di giacenza media dei 5.000 euro sul conto corrente, condizione che sui prodotti finanziari non esiste.

Gli errori che costano

Il primo errore è aprire più conti correnti nella stessa banca convinti di frazionare la giacenza: il calcolo si fa sul complesso dei rapporti presso quell’intermediario, quindi non serve a nulla. Il secondo è dimenticare l’aggiornamento annuale dell’ISEE quando si ha un conto di base ottenuto per fascia di reddito: se la comunicazione non arriva alla banca entro il termine previsto, l’istituto è autorizzato a riaddebitare canone e bollo.

Il terzo, il più diffuso tra chi ha risparmi consistenti, è confrontare i rendimenti dei conti deposito guardando solo il tasso lordo. Tra un’offerta al 3,00% con bollo a carico del cliente e una al 2,90% con bollo a carico della banca, la seconda rende di più. È esattamente il tipo di dettaglio che le tabelle comparative pubblicate dalle banche tendono a lasciare in nota.

Domande frequenti

È vero che dal 2026 il bollo sul conto corrente è aumentato?

Solo per le persone giuridiche, da 100 a 118 euro annui, sugli estratti conto emessi dal 28 marzo 2026. Per le persone fisiche resta 34,20 euro, invariato.

Se ho meno di 5.000 euro sul conto pago il bollo?

No, purché la giacenza media annua resti sotto quella soglia, considerando tutti i rapporti presso lo stesso intermediario. La giacenza media è la media dei saldi giornalieri, non il saldo finale.

Sul conto deposito c’è una soglia sotto la quale non si paga?

No. L’imposta dello 0,20% si applica dal primo euro e, per le persone fisiche, non ha nemmeno un tetto massimo. Il limite di 14.000 euro annui riguarda soltanto i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Il bollo lo paga la banca o il cliente?

Per legge il soggetto passivo è il cliente, ma molte banche se ne fanno carico come condizione commerciale, soprattutto sui conti deposito in promozione. Va verificato nel foglio informativo prima di aprire il rapporto.

Le ditte individuali pagano 118 euro?

No. Una ditta individuale è una persona fisica titolare di partita IVA, non una persona giuridica: l’imposta resta di 34,20 euro annui.

Come faccio a sapere quanto ho pagato di bollo?

La voce è indicata nell’estratto conto e nel documento di sintesi annuale che la banca è tenuta a inviare, dove compaiono tutte le spese sostenute nell’anno.

Le disposizioni sull’imposta di bollo applicata ai rapporti bancari e ai prodotti finanziari sono consultabili sul sito dell’Agenzia delle Entrate, che pubblica anche le circolari interpretative con i chiarimenti sui casi dubbi.

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