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Trattenuta del 5% sulla pensione: chi rischia la revoca e cosa fare entro il 15 settembre

La trattenuta del 5% sulla pensione comparsa sui cedolini di agosto e settembre 2026 non è un nuovo prelievo fiscale e non è un conguaglio: è una sospensione cautelare che l’INPS applica a chi non ha mai risposto alla campagna RED del 2023, quella sui redditi del 2022. Riguarda circa cinquantamila pensionati e ha una data che conta più di tutto il resto, il 15 settembre 2026. Chi lascia passare quel giorno non si vede restituire i soldi trattenuti: si vede revocare la prestazione e chiedere indietro anche quello che ha incassato negli anni.

📌 Articolo in breve
Con il messaggio 2394 del 17 luglio 2026 l’INPS ha sospeso le prestazioni collegate al reddito di chi non ha dichiarato i redditi 2022 nella campagna RED 2023, chiusa il 31 marzo 2025. La sospensione si traduce in una trattenuta pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo di luglio 2026, prelevata dalle rate di agosto e settembre. Le pensioni fino a 100 euro al mese non subiscono la trattenuta, ma restano esposte alla revoca. Per sanare c’è tempo fino al 15 settembre 2026 con la domanda di ricostituzione reddituale.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. Prima di prendere decisioni finanziarie consulta un consulente finanziario indipendente o un professionista abilitato.

Indice

  1. Cosa ha deciso l’INPS e perché adesso
  2. Quanto vale davvero la trattenuta del 5%
  3. La trappola delle pensioni sotto i 100 euro
  4. Quali prestazioni rischiano la revoca
  5. Come sanare entro il 15 settembre
  6. Cosa succede dopo la scadenza
  7. Perché non è la stessa cosa dei conguagli fiscali
  8. Domande frequenti

Cosa ha deciso l’INPS e perché adesso

Il riferimento normativo è il messaggio INPS numero 2394 del 17 luglio 2026, che dà istruzioni operative agli uffici sulla sospensione delle prestazioni collegate al reddito per i pensionati residenti in Italia. Il presupposto è semplice: alcune prestazioni previdenziali e assistenziali non dipendono solo dai contributi versati, ma anche da quanto il pensionato guadagna. Per verificarlo l’Istituto ogni anno chiede a una platea selezionata di comunicare i propri redditi attraverso il modello RED, di solito con l’aiuto di un CAF o di un patronato.

La campagna RED del 2023, quella riferita ai redditi percepiti nel 2022, si è chiusa il 31 marzo 2025. Chi era tenuto a rispondere e non l’ha fatto è rimasto in un limbo durato più di un anno: l’INPS ha continuato a pagare la prestazione senza poterne verificare i presupposti. La sospensione di quest’estate è il modo in cui l’Istituto chiude quel limbo, e non è una novità inventata per l’occasione. Il potere di sospendere il pagamento davanti al silenzio del pensionato è scritto nell’articolo 35, comma 10-bis del decreto legge 207 del 2008, la norma che viene citata per esteso anche sul cedolino accanto alla voce di trattenuta.

Il numero che circola sulla platea coinvolta si aggira intorno ai cinquantamila pensionati. È una cifra piccola rispetto ai sedici milioni di prestazioni pagate ogni mese, ma è concentrata proprio sulle fasce più fragili: le prestazioni legate al reddito sono per definizione quelle di chi ha pensioni basse.

Quanto vale davvero la trattenuta del 5%

La sospensione non azzera l’assegno, lo decurta. L’INPS calcola il 5% dell’imponibile pensionistico lordo del mese di luglio 2026 e lo preleva ripartendolo sulle rate di agosto e settembre 2026. Sul cedolino la voce compare con una dicitura precisa, “Trattenuta per mancata comunicazione reddito art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008”, che è anche il modo più rapido per capire se si è dentro o fuori da questa vicenda.

Vale la pena tradurre la percentuale in euro, perché il 5% suona più minaccioso di quanto sia in valore assoluto. Il punto dell’operazione, del resto, non è incassare: è farsi notare da chi finora non ha risposto alle lettere.

Pensione lorda di luglio 2026 Trattenuta totale (5%) Effetto su agosto e settembre
600 € 30 € circa 15 € in meno al mese
800 € 40 € circa 20 € in meno al mese
1.000 € 50 € circa 25 € in meno al mese
1.500 € 75 € circa 37,50 € in meno al mese

Trenta o quaranta euro spalmati su due mesi sono una cifra che molti non notano, soprattutto chi non controlla il cedolino ogni mese. Ed è esattamente il rischio: la trattenuta è un segnale d’allarme, non la punizione. La punizione arriva dopo, e ha un ordine di grandezza completamente diverso.

La trappola delle pensioni sotto i 100 euro

Qui c’è il punto che le sintesi apparse sui giornali hanno raccontato al contrario. Il messaggio dell’INPS prevede che sulle pensioni di importo non superiore a 100 euro mensili la trattenuta non venga applicata. Molte ricostruzioni l’hanno presentata come una salvaguardia per i più poveri, una specie di esenzione. Non lo è.

Chi ha una prestazione sotto quella soglia resta pienamente esposto alla revoca. Semplicemente, non subisce il prelievo intermedio. Il che significa che si trova nella posizione peggiore di tutte: è dentro la procedura, rischia di perdere la prestazione e di doverla restituire, ma sul cedolino non vede assolutamente nulla che glielo segnali. Gli altri hanno un campanello d’allarme in busta, lui no.

Se rientri in questa categoria — un assegno accessorio piccolo, una quota di reversibilità modesta, una prestazione integrativa marginale — il cedolino non ti dirà niente e l’unico modo per sapere se sei coinvolto è controllare la comunicazione dell’INPS, che viene resa disponibile nell’area MyINPS del portale e inviata via posta elettronica certificata o posta ordinaria. Vale la pena farlo prima del 15 settembre anche solo per escludere il problema.

Quali prestazioni rischiano la revoca

La sospensione non tocca la pensione contributiva in quanto tale, ma tutto ciò che l’Istituto eroga in funzione del reddito del beneficiario o del suo nucleo. Rientrano in questa famiglia l’integrazione al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali, l’assegno sociale, le prestazioni legate all’invalidità civile che hanno un limite reddituale, le quote di pensione ai superstiti soggette a riduzione per redditi propri e gli assegni familiari collegati alla pensione.

Sono, in altre parole, le voci che trasformano una pensione contributiva magra in un assegno vivibile. Perderle non significa perdere il 5%: significa perdere la parte che tiene in piedi il bilancio mensile. Chi vuole capire quale delle proprie voci dipende dal reddito trova il dettaglio nel cedolino, la stessa lettura che serve per orientarsi tra le voci del cedolino della pensione quando compare qualcosa di inatteso.

Come sanare entro il 15 settembre

La procedura ha un nome preciso, e usare quello giusto fa risparmiare tempo allo sportello. La domanda si chiama “Ricostituzione reddituale per sospensione art. 35, comma 10-bis, D.L. n. 207/2008” e si presenta sul portale inps.it accedendo con identità digitale: SPID di livello 2 o superiore, CIE di livello 3, CNS oppure identità eIDAS per chi risiede in altri Paesi dell’Unione. Il percorso da seguire una volta dentro è Pensione, poi Domanda, poi Variazione Pensione, e infine la voce di ricostituzione dedicata.

Chi non se la sente di muoversi da solo nel portale può rivolgersi a un patronato, che assiste gratuitamente su questo tipo di pratiche. È la strada consigliabile per la maggior parte dei pensionati coinvolti, sia perché la platea è per definizione anziana, sia perché il patronato può verificare in un colpo solo se la comunicazione reddituale mancante era davvero dovuta o se si tratta di un errore dell’archivio.

Un dettaglio pratico che conviene non sottovalutare: il 15 settembre 2026 cade di martedì, quindi non ci sono slittamenti al giorno lavorativo successivo su cui contare. Chi si presenta a un patronato negli ultimi giorni utili rischia di trovare le agende piene, e la scadenza riguarda la presentazione della domanda, non l’appuntamento.

Cosa succede dopo la scadenza

Passato il 15 settembre 2026 senza che sia arrivata la comunicazione dei redditi, l’INPS procede alla revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito per l’anno d’imposta 2022 e al recupero delle somme che, alla luce della verifica, risultassero non dovute. La revoca si applica anche a chi non aveva subito alcuna trattenuta perché sotto la soglia dei 100 euro.

Il recupero è la parte che pesa. Non si tratta del 5% trattenuto in due mesi, ma di somme accumulate su un intero anno di prestazione e potenzialmente su più annualità, se dalla ricostruzione emergesse che i requisiti reddituali non c’erano. Un’integrazione al minimo o una maggiorazione sociale ripetuta per dodici mensilità può facilmente arrivare a qualche migliaio di euro, che l’Istituto recupera poi rateizzando sulle pensioni future.

C’è però un rovescio della medaglia che merita di essere detto con chiarezza, perché quasi nessuno lo scrive: se dalla comunicazione dei redditi emerge che i requisiti c’erano eccome, la sospensione viene rimossa e le somme trattenute ad agosto e settembre vengono restituite. Non è una multa, è un fermo cautelare. Chi risponde nei termini e ha diritto alla prestazione non perde un euro.

Perché non è la stessa cosa dei conguagli fiscali

Su molti cedolini di settembre convivono due cose diverse che diverse testate hanno mescolato in un unico articolo, generando parecchia confusione tra i pensionati che ci hanno provato a capire cosa stesse succedendo al loro assegno.

Da un lato ci sono i conguagli IRPEF di chi ha indicato l’INPS come sostituto d’imposta: sono l’esito della dichiarazione dei redditi e possono produrre un rimborso a credito oppure una trattenuta a debito. È un meccanismo fiscale ordinario, che si ripete ogni anno e non ha nulla di sanzionatorio, come abbiamo spiegato parlando dei conguagli fiscali sulle pensioni INPS.

Dall’altro c’è la trattenuta del 5% di cui parliamo qui, che non è fiscale, non dipende dalla dichiarazione dei redditi e non riguarda l’IRPEF. È una misura cautelare di natura previdenziale, che colpisce un comportamento omissivo e si rimuove appena l’omissione viene sanata. Confonderle porta a una conclusione sbagliata e pericolosa: pensare che si tratti dell’ennesimo aggiustamento automatico di cui non bisogna occuparsi. Sui conguagli è vero, qui non lo è affatto.

Chi vuole tenere sotto controllo l’insieme delle date e degli accrediti del mese trova il quadro complessivo nel calendario dei pagamenti INPS, che raccoglie pensioni, Assegno Unico, ADI e NASpI.

📝 Nota della redazione
Confrontando il messaggio 2394 con la rassegna delle testate che ne hanno parlato tra fine agosto e inizio settembre, la parola che ricorre più spesso è “taglio”. È l’inquadramento sbagliato: il provvedimento non riduce la pensione, la congela in attesa di una verifica. La differenza non è formale — un taglio non si recupera, una sospensione sì — ed è proprio la ragione per cui vale la pena muoversi entro la scadenza invece di rassegnarsi.

Domande frequenti

Ho ricevuto la trattenuta ma sono sicuro di aver fatto il RED, cosa faccio?

Presenta comunque la domanda di ricostituzione reddituale entro il 15 settembre, allegando o citando gli estremi della dichiarazione già trasmessa. Gli allineamenti tra archivi non sono infallibili e un modello trasmesso da un CAF può non essere stato acquisito correttamente. Un patronato può verificare in tempo reale cosa risulta all’Istituto.

I soldi trattenuti ad agosto e settembre tornano indietro?

Sì, se la posizione viene regolarizzata nei termini e la verifica conferma il diritto alla prestazione. La trattenuta è una misura cautelare legata alla sospensione, non una sanzione definitiva.

La mia pensione è sotto i 100 euro al mese, sono al sicuro?

No. Sei esente dalla trattenuta ma non dalla revoca. È la situazione più insidiosa perché sul cedolino non compare nulla: l’unico modo per verificare è controllare le comunicazioni nell’area MyINPS o la posta ricevuta dall’Istituto.

Che differenza c’è tra questa trattenuta e il conguaglio IRPEF di settembre?

Il conguaglio IRPEF discende dalla dichiarazione dei redditi ed è un’operazione fiscale ordinaria. La trattenuta del 5% è previdenziale, deriva dalla mancata comunicazione reddituale nella campagna RED 2023 e si rimuove sanando l’omissione. Sul cedolino compaiono con voci diverse.

Cosa succede se non rispondo entro il 15 settembre?

L’INPS revoca in via definitiva le prestazioni collegate al reddito per l’anno d’imposta 2022 e avvia il recupero delle somme risultate non dovute, che di norma viene rateizzato sulle mensilità successive.

Devo per forza usare SPID?

Per fare la domanda in autonomia sul portale serve un’identità digitale: SPID di livello 2 o superiore, CIE di livello 3, CNS o eIDAS. In alternativa la pratica si presenta tramite patronato, gratuitamente.

Per approfondire la disciplina delle prestazioni assistenziali soggette a limiti di reddito è utile consultare direttamente il portale dell’INPS, dove sono pubblicati messaggi e circolari con il testo integrale delle istruzioni operative.

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