Le detrazioni per figli a carico si fermano al compimento dei 30 anni, e questa è la prima dichiarazione dei redditi in cui la stretta si vede davvero nei conti delle famiglie. Attenzione però a una semplificazione che ha girato parecchio: perdere la detrazione per carichi di famiglia non significa che il figlio smette di essere fiscalmente a carico. Sono due cose diverse, e confonderle costa soldi veri.
Dalla legge di bilancio 2025 la detrazione da 950 euro spetta solo per i figli tra 21 e 29 anni, salvo il caso della disabilità accertata. Sotto i 21 anni c’è l’assegno unico, sopra i 30 non c’è più nulla. Resta però lo status di figlio fiscalmente a carico se il reddito non supera 4.000 euro fino a 24 anni e 2.840,51 euro dai 24 in poi: i genitori continuano a detrarre spese mediche, universitarie e altri oneri sostenuti per lui, come ha confermato l’Agenzia delle Entrate.
Ultimo aggiornamento: settembre 2026
Indice
- Cosa è cambiato con il riordino delle detrazioni
- Quanto vale la detrazione che si perde
- Cosa resta dopo i 30 anni
- I limiti di reddito per restare a carico
- L’altra stretta: gli altri familiari a carico
- Il caso più frequente: il figlio che lavora qualche mese
- Cosa fare adesso, in busta paga e in dichiarazione
- Domande frequenti
Cosa è cambiato con il riordino delle detrazioni
La modifica è contenuta nell’articolo 1, comma 11, della legge 207 del 2024, la legge di bilancio 2025, che ha riscritto l’articolo 12 del TUIR. Da quel momento la detrazione per figli a carico spetta solo per i figli di età pari o superiore a 21 anni e inferiore a 30 anni. L’unica eccezione riguarda i figli con disabilità accertata ai sensi della legge 104 del 1992, per i quali il limite anagrafico non si applica e la detrazione prosegue senza scadenza.
Il quadro completo, messo in fila, è più chiaro. Fino ai 21 anni non esiste detrazione perché dal marzo 2022 è stata sostituita integralmente dall’assegno unico e universale erogato dall’INPS, che va richiesto separatamente e non ha nulla a che vedere con la dichiarazione dei redditi. Dai 21 ai 29 anni compiuti spetta la detrazione teorica di 950 euro. Dai 30 anni in poi non spetta più.
Il passaggio è netto e avviene nel mese del compimento dei trent’anni: la detrazione si calcola per mesi, quindi nell’anno del compleanno spetta solo per la parte di anno precedente. Chi compie trent’anni a settembre porta in detrazione otto mesi, non l’intero periodo.
Quanto vale la detrazione che si perde
I 950 euro sono un importo teorico, non un rimborso. La detrazione effettiva si ottiene moltiplicando quella cifra per il rapporto tra 95.000 euro meno il reddito complessivo del genitore e 95.000 euro. In pratica scende man mano che il reddito sale, fino ad azzerarsi quando il reddito raggiunge i 95.000 euro. La soglia di 95.000 euro aumenta di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo.
| Reddito complessivo del genitore | Detrazione effettiva per un figlio | Quanto si perde al compimento dei 30 anni |
|---|---|---|
| 20.000 € | 750 € | 750 € l’anno |
| 30.000 € | 650 € | 650 € l’anno |
| 45.000 € | 500 € | 500 € l’anno |
| 70.000 € | 250 € | 250 € l’anno |
Gli importi sono arrotondati e calcolati su un solo figlio a carico ripartito interamente su un genitore. Quando la detrazione è divisa al 50% tra i due genitori, come accade nella maggior parte dei casi, ciascuno perde la propria metà. Il conto va poi fatto sul reddito complessivo reale, che comprende anche i redditi diversi da quello di lavoro: per capire come funziona la scala dell’imposta abbiamo pubblicato una guida al calcolo dell’IRPEF con gli scaglioni aggiornati.
Cosa resta dopo i 30 anni
Qui sta il punto che diversi titoli hanno trattato male, scrivendo che dopo i trent’anni il figlio “non è più a carico”. Non è così, e a chiarirlo è stata l’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello numero 243 del 2025: il venir meno della detrazione per carichi di famiglia non fa perdere al figlio lo status di familiare fiscalmente a carico, che dipende esclusivamente dal reddito.
La conseguenza pratica è sostanziosa. I genitori continuano a poter detrarre o dedurre le spese sostenute nell’interesse del figlio a carico, anche se ha superato i trent’anni: spese sanitarie, spese di istruzione e universitarie, premi assicurativi, spese funebri e gli altri oneri per i quali la norma consente di considerare quelle sostenute per i familiari a carico.
Un esempio rende l’idea. Un genitore con un figlio di 32 anni ancora studente, senza redditi propri, perde i 650 euro di detrazione per carichi di famiglia ipotizzando un reddito di 30.000 euro. Ma se paga 1.500 euro di tasse universitarie e 800 euro di spese mediche per lui, quelle spese restano detraibili al 19% con le regole ordinarie, per un recupero di alcune centinaia di euro. Sulle voci sanitarie recuperabili e sulla franchigia da applicare abbiamo scritto una guida dedicata alle spese mediche nel 730, mentre l’elenco completo degli oneri al 19% è nella panoramica sulle detrazioni fiscali del 730.
I limiti di reddito per restare a carico
Perché il figlio resti fiscalmente a carico serve che il suo reddito complessivo non superi 2.840,51 euro all’anno, soglia che sale a 4.000 euro per i figli fino a 24 anni compiuti. Sono limiti fermi da anni e non sono stati toccati dal riordino: valgono identici prima e dopo i trent’anni.
Attenzione a come si calcola quel reddito, perché è la fonte di errore più comune. Si considera il reddito complessivo ai fini IRPEF al lordo degli oneri deducibili, comprensivo del reddito dei fabbricati assoggettato a cedolare secca e della quota esente dei redditi da lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera. Un figlio che lavora qualche mese con un contratto a termine può superare la soglia senza rendersene conto, e in quel caso il genitore perde tutto: sia la detrazione, se ancora spettante per età, sia la possibilità di scaricare le spese sostenute per lui.
L’altra stretta: gli altri familiari a carico
La stessa riscrittura dell’articolo 12 ha portato una seconda modifica di cui si è parlato poco. La detrazione per gli altri familiari a carico, quella da 750 euro, è stata ristretta ai soli ascendenti conviventi con il contribuente: genitori e nonni che vivono nello stesso nucleo. Sono usciti dal perimetro fratelli, sorelle, generi, nuore, suoceri e discendenti dei figli.
Chi negli anni scorsi indicava in dichiarazione un fratello o una sorella a carico non può più farlo. È una modifica che colpisce soprattutto chi si fa carico di parenti in difficoltà senza un legame diretto di discendenza, e che nella pratica ha ridotto in modo silenzioso la platea delle detrazioni familiari.
Il caso più frequente: il figlio che lavora qualche mese
Nella pratica dei CAF il problema più ricorrente non è l’età, è il reddito. Un figlio ventiseienne che fa tre mesi di stage retribuito e due di lavoro stagionale può arrivare tranquillamente a 5.000 euro lordi nell’anno, superando il limite dei 2.840,51 euro previsto per chi ha più di 24 anni. In quel momento smette di essere fiscalmente a carico, e l’effetto è retroattivo su tutto l’anno d’imposta: non si perde la detrazione solo per i mesi lavorati, la si perde per intero.
Il conto è presto fatto. Un genitore con 30.000 euro di reddito che contava su circa 650 euro di detrazione per un figlio di 26 anni si trova a restituirli con il conguaglio, perché il datore di lavoro glieli aveva già riconosciuti mese per mese in busta paga. A quella cifra si aggiunge la perdita delle detrazioni sulle spese sostenute per il figlio nello stesso anno, che pure decadono. Il risultato è che una manciata di mesi di lavoro può costare alla famiglia più di quanto il figlio abbia guadagnato al netto.
La soglia non è aggirabile, ma va tenuta d’occhio in corso d’anno invece che scoprirla a dichiarazione fatta. Chi ha figli tra i 21 e i 29 anni che lavorano saltuariamente farebbe bene a sommare i lordi percepiti prima di accettare l’ultimo contratto della stagione: la differenza tra restare sotto o superare di poco il limite può valere diverse centinaia di euro per il nucleo. Va ricordato che i redditi da lavoro dipendente prodotti all’estero e la parte dei fabbricati soggetta a cedolare secca entrano comunque nel conteggio, mentre restano fuori i redditi esenti e quelli soggetti a ritenuta a titolo d’imposta.
Cosa fare adesso, in busta paga e in dichiarazione
La prima cosa da sistemare è la comunicazione al datore di lavoro. Le detrazioni per carichi di famiglia vengono applicate mese per mese in busta paga sulla base di quanto dichiarato dal lavoratore, e se il figlio ha compiuto trent’anni e la comunicazione non viene aggiornata, il sostituto d’imposta continua a riconoscere una detrazione non più spettante. Il conto arriva puntuale con il conguaglio di fine anno, sotto forma di trattenuta.
Chi vuole capire dove compaiono queste voci nel cedolino trova la spiegazione riga per riga nella guida alle trattenute in busta paga. La seconda verifica riguarda invece l’assegno unico: per i figli sotto i 21 anni resta la prestazione INPS, con le sue regole di importo e di ISEE, e con il meccanismo di sospensione al compimento della maggiore età che abbiamo spiegato in assegno unico e figli maggiorenni.
Infine, conservare la documentazione delle spese sostenute per il figlio over 30 diventa più importante di prima: è l’unico canale rimasto per recuperare qualcosa. Fatture intestate al figlio ma pagate dal genitore restano detraibili dal genitore che ha sostenuto la spesa, purché il figlio sia fiscalmente a carico. Il testo dell’articolo 12 del TUIR e i chiarimenti applicativi sono consultabili sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Domande frequenti
Mio figlio ha 31 anni e non lavora: posso ancora scaricare le sue spese mediche?
Sì, se il suo reddito complessivo resta entro 2.840,51 euro l’anno. La detrazione per carichi di famiglia non spetta più, ma le spese sostenute nel suo interesse restano detraibili con le regole ordinarie.
La detrazione si perde dal mese del compleanno o dall’anno successivo?
Dal mese del compimento dei trent’anni. Le detrazioni per carichi di famiglia si calcolano a mesi, quindi nell’anno del trentesimo compleanno spetta la quota relativa ai mesi precedenti.
Il limite dei 30 anni vale anche per i figli con disabilità?
No. Per i figli con disabilità accertata ai sensi della legge 104 del 1992 non si applica alcun limite anagrafico e la detrazione continua a spettare.
Sotto i 21 anni cosa spetta?
Non spetta la detrazione per figli a carico, sostituita dall’assegno unico e universale dell’INPS. Restano invece detraibili le spese sostenute per il figlio, che con l’assegno unico non c’entrano.
Se i genitori sono separati come si divide?
Le regole di ripartizione non cambiano: in assenza di accordo diverso la detrazione spetta al 50% a ciascun genitore, oppure per intero al genitore affidatario nei casi previsti. Quello che cambia è solo il limite di età.
Posso ancora indicare mio fratello a carico?
No. Dopo il riordino la detrazione per altri familiari a carico spetta soltanto per gli ascendenti conviventi, cioè genitori e nonni che vivono con il contribuente.
