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Cattivo pagatore: quanto dura la segnalazione CRIF e come si esce davvero

La segnalazione CRIF è quella cosa che si scopre di avere solo quando una banca rifiuta un prestito, e da quel momento diventa un’ossessione: quanto dura, come si toglie, chi la può cancellare. La risposta breve è che i tempi sono fissati da un codice di condotta approvato dal Garante per la protezione dei dati personali, sono automatici e non trattabili, e che nessuna società può farli accorciare a pagamento se il dato è corretto. La risposta lunga contiene però almeno tre cose che quasi nessuno sa, e una di queste può rendere illegittima l’intera segnalazione.

📌 Articolo in breve
CRIF gestisce EURISC, uno dei Sistemi di Informazioni Creditizie privati italiani, ed è cosa diversa dalla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia. I tempi di conservazione vanno da 90 giorni per una richiesta rifiutata a 36 mesi (prorogabili fino a 60) per un debito mai saldato. Prima della prima segnalazione negativa l’intermediario deve inviare un preavviso con almeno 15 giorni di anticipo: se non lo ha fatto, la segnalazione è contestabile. La consultazione del proprio dossier è un diritto e non si paga.
⚠️ Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo. Non costituiscono consulenza finanziaria, fiscale o di investimento personalizzata. Prima di prendere decisioni finanziarie consulta un consulente finanziario indipendente o un professionista abilitato.

Indice

  1. Cos’è davvero il CRIF (e cosa non è)
  2. Il preavviso di 15 giorni che quasi nessuno controlla
  3. Quanto dura la segnalazione: i tempi esatti
  4. Cosa finisce nel dossier e cosa no
  5. Come vedere il proprio dossier gratis
  6. Come si esce davvero
  7. Se la segnalazione è sbagliata
  8. Domande frequenti

Cos’è davvero il CRIF (e cosa non è)

CRIF è una società privata che gestisce EURISC, un Sistema di Informazioni Creditizie, cioè un archivio in cui banche e finanziarie registrano l’andamento dei finanziamenti concessi ai clienti. Non è l’unico: in Italia operano anche Experian e il Consorzio per la Tutela del Credito, e ciascuno ha il proprio archivio. Dire “sono segnalato al CRIF” è quindi una semplificazione: si può essere presenti in uno solo di questi sistemi o in più d’uno, a seconda di quale intermediario ha registrato il dato.

La confusione più frequente riguarda però un altro archivio, la Centrale dei Rischi, che è gestita dalla Banca d’Italia ed è un sistema pubblico. Le due cose vengono usate come sinonimi ma non lo sono affatto. La Centrale dei Rischi raccoglie le esposizioni a partire da soglie elevate, nell’ordine delle decine di migliaia di euro, e riguarda prevalentemente imprese e affidamenti significativi; i SIC privati registrano invece qualunque finanziamento al consumo, anche un elettrodomestico comprato a rate da trecento euro. Chi ha problemi con una rata di un piccolo prestito ha a che fare con i secondi, non con la prima.

Un’ultima precisazione che vale la pena fare subito: nei SIC non esiste nessuna “lista nera” e non esiste una qualifica ufficiale di cattivo pagatore. Esistono dati, positivi e negativi, con una data di scadenza. È l’intermediario che, leggendoli, decide se concedere o meno il finanziamento, applicando criteri propri.

Il preavviso di 15 giorni che quasi nessuno controlla

Prima di registrare la prima informazione negativa a carico di un cliente, l’intermediario è tenuto a inviargli un preavviso con almeno quindici giorni di anticipo. È un obbligo che discende dall’articolo 125 del Testo Unico Bancario e dal codice di condotta dei SIC, e ha una funzione precisa: dare la possibilità di sanare la posizione prima che il dato negativo finisca in archivio.

Nella pratica questo passaggio salta spesso, o viene fatto in modo difettoso: la comunicazione parte a un indirizzo vecchio, viene inglobata in un sollecito generico, arriva contestualmente alla segnalazione anziché prima. Ed è qui che si apre la strada più efficace per chi vuole contestare, perché in mancanza del preavviso regolare la segnalazione è illegittima a prescindere dal fatto che il debito esista.

La verifica costa poco: basta ripercorrere la corrispondenza ricevuta nelle settimane precedenti alla comparsa del dato negativo e cercare una comunicazione che annunci espressamente l’imminente segnalazione. Se non c’è, vale la pena scriverne all’intermediario prima ancora di rivolgersi altrove.

Quanto dura la segnalazione: i tempi esatti

I tempi di conservazione sono stabiliti dal codice di condotta per i Sistemi di Informazioni Creditizie approvato dal Garante per la protezione dei dati personali nel 2019, e sono gli stessi per tutti gli operatori. Alla scadenza la cancellazione è automatica: non va chiesta, non va sollecitata e non va pagata.

Situazione Quanto resta nel sistema Da quando si conta
Richiesta di finanziamento in istruttoria 180 giorni dalla data della richiesta
Richiesta rifiutata o ritirata 90 giorni dalla data di aggiornamento
1 o 2 rate pagate in ritardo, poi regolarizzate 12 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione
3 o più rate pagate in ritardo, poi regolarizzate 24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione
Inadempimento mai sanato 36 mesi, fino a un massimo di 60 dalla scadenza contrattuale o dall’ultimo aggiornamento
Finanziamento rimborsato regolarmente 60 mesi dalla data di estinzione

Nelle due righe centrali c’è una condizione che si legge distrattamente ma pesa moltissimo: i dodici o ventiquattro mesi decorrono dalla regolarizzazione e valgono a patto che i pagamenti successivi siano regolari. Un nuovo ritardo durante quel periodo fa ripartire il conteggio. È il motivo per cui certe persone restano segnalate per anni senza capire perché: ogni volta che il contatore stava per azzerarsi è arrivato un altro ritardo.

La prima riga della tabella nasconde a sua volta un’informazione preziosa. Le richieste di finanziamento restano visibili anche quando non si concludono, e le richieste rifiutate restano novanta giorni. Presentare cinque domande in due settimane sperando che almeno una passi produce quindi l’effetto opposto: ogni istituto vede le richieste presentate agli altri e legge quella sequenza come un segnale di difficoltà. Meglio una domanda alla volta, valutando prima i requisiti.

Cosa finisce nel dossier e cosa no

Nei SIC finiscono i rapporti di credito: mutui, prestiti personali, cessioni del quinto, finanziamenti finalizzati all’acquisto di beni, carte di credito revolving e, sempre più spesso, gli acquisti dilazionati. Su quest’ultimo punto c’è una novità che vale la pena tenere presente, perché la direttiva europea recepita in Italia porterà il “paga a rate” dentro il perimetro del credito al consumo a tutti gli effetti: le implicazioni sono ricostruite nell’articolo sulle nuove regole del credito al consumo.

Non finiscono invece nei SIC le bollette non pagate, le multe, i canoni di affitto arretrati, le tasse e in generale i debiti che non nascono da un contratto di finanziamento. Circola l’idea che qualunque insoluto renda impossibile ottenere un prestito, e non è così: una bolletta della luce contestata non compare in EURISC. Può però finire in altri archivi, di natura diversa, e può dare origine a procedure di recupero autonome.

Va aggiunto che nel dossier ci sono anche i dati positivi, ed è una cosa buona. Un mutuo pagato puntualmente per cinque anni è un’informazione che resta sessanta mesi dopo l’estinzione e che gioca a favore. Chi non ha mai avuto un finanziamento non ha un dossier vuoto neutro: ha un’assenza di storia creditizia, che per un istituto è più difficile da valutare rispetto a una storia buona.

Come vedere il proprio dossier gratis

La consultazione dei propri dati è un diritto di accesso previsto dalla normativa sulla protezione dei dati personali e si esercita gratuitamente. Ogni gestore mette a disposizione un modulo sul proprio sito: si compila indicando i dati anagrafici, si allega copia di un documento di identità e la risposta arriva entro i termini di legge, con l’elenco completo delle posizioni registrate e delle relative date.

Conviene farlo prima di presentare una domanda di finanziamento, non dopo il rifiuto. Sapere in anticipo che una segnalazione si chiuderà tra due mesi cambia completamente la strategia: si aspetta e si presenta la richiesta con un dossier pulito, invece di collezionare un rifiuto che a sua volta resterà visibile per novanta giorni.

Ed è utile controllare tutti e tre i principali sistemi, non solo il più noto, perché un intermediario può aver segnalato in uno e non negli altri.

Come si esce davvero

Se il dato è corretto, la strada è una sola e ha due tempi: prima si regolarizza la posizione, poi si aspetta che scada il termine di conservazione. Non esistono scorciatoie legali, e questo è il punto su cui è necessario essere netti, perché intorno alla cancellazione dal CRIF è cresciuto un piccolo mercato di società che promettono di ripulire il nominativo dietro compenso.

Quelle società non possono ottenere niente che non sia già dovuto: se la segnalazione è corretta nessuno può cancellarla prima della scadenza, se è illegittima si può contestare da soli gratuitamente. Chi paga per un servizio del genere sta pagando per un’attesa che sarebbe finita comunque, o per una lettera che avrebbe potuto scrivere.

Nel frattempo esistono strumenti di finanziamento che risentono meno della storia creditizia perché la garanzia è di natura diversa. La cessione del quinto dello stipendio o della pensione, per esempio, si basa sulla trattenuta diretta in busta paga ed è accessibile anche a chi ha segnalazioni pregresse: costi e meccanismi sono spiegati nella guida alla cessione del quinto dello stipendio. Prima di impegnarsi in un nuovo finanziamento, in ogni caso, vale la pena verificare la sostenibilità reale della rata con il calcolatore del prestito personale, perché il modo più rapido per tornare segnalati è sottoscrivere una rata troppo alta.

Se la segnalazione è sbagliata

Gli errori esistono e non sono rari: importi già pagati e non aggiornati, omonimie, posizioni riferite a un cointestatario, segnalazioni mantenute oltre i termini. Il percorso per contestare ha tre gradini e va fatto in ordine.

Il primo è il reclamo scritto all’intermediario che ha effettuato la segnalazione, non al gestore dell’archivio: è l’intermediario il titolare del dato ed è l’unico che può correggerlo o cancellarlo. Vanno allegate le prove, tipicamente le quietanze di pagamento, e va chiesta espressamente la rettifica. Se la risposta non arriva o non soddisfa, il secondo gradino è l’Arbitro Bancario Finanziario, un organismo di risoluzione delle controversie a cui ci si rivolge con una procedura semplice e a costo contenuto. Il terzo, in parallelo, è il reclamo al Garante per la protezione dei dati personali, competente quando la contestazione riguarda il trattamento dei dati, per esempio il mancato preavviso o la conservazione oltre i termini.

📝 Nota della redazione
Confrontando le pagine che promettono la cancellazione dal CRIF con i tempi ufficiali pubblicati dai gestori emerge uno schema ricorrente: il servizio a pagamento viene proposto proprio nella fascia in cui la scadenza naturale del dato è vicina. Se il proprio dossier dice che la registrazione si chiude tra pochi mesi, qualunque promessa di cancellazione rapida sta vendendo il calendario.

Domande frequenti

Quanto dura una segnalazione per una rata pagata in ritardo?

Dodici mesi dalla comunicazione di regolarizzazione se i ritardi sono stati uno o due, ventiquattro mesi se sono stati tre o più. In entrambi i casi a condizione che i pagamenti successivi siano regolari.

Posso far cancellare la segnalazione pagando qualcuno?

No. Se il dato è corretto nessuno può anticiparne la scadenza. Se è errato o illegittimo la contestazione si può fare gratuitamente, con un reclamo all’intermediario e, se necessario, rivolgendosi all’Arbitro Bancario Finanziario o al Garante privacy.

Vedere il proprio dossier costa?

No, è un diritto di accesso ai propri dati personali e si esercita gratuitamente compilando il modulo disponibile sul sito di ciascun gestore.

Le bollette non pagate finiscono nel CRIF?

No. Nei Sistemi di Informazioni Creditizie confluiscono i rapporti di finanziamento, non le utenze, le multe, gli affitti o i tributi.

CRIF e Centrale dei Rischi sono la stessa cosa?

No. CRIF gestisce un archivio privato che registra i finanziamenti al consumo di qualsiasi importo; la Centrale dei Rischi è pubblica, gestita dalla Banca d’Italia, e riguarda esposizioni di importo rilevante.

Se mi rifiutano un prestito resta traccia?

Sì, novanta giorni dalla data di aggiornamento. È il motivo per cui presentare molte richieste ravvicinate peggiora la situazione invece di migliorarla.

Le regole sul trattamento dei dati nei sistemi di informazioni creditizie e il testo del codice di condotta sono pubblicati sul sito del Garante per la protezione dei dati personali.

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