Decreto Fiscale 2026 è il provvedimento che, dopo l’iter di conversione in Parlamento, è diventato legge il 22 maggio 2026 portando con sé novità che vanno ben oltre le partite IVA: toccano il concordato preventivo biennale, il credito Transizione 5.0, il gasolio agricolo e — punto che riguarda anche moltissimi privati — la rottamazione dei debiti con Comuni e Regioni per IMU, TARI e multe stradali vecchie anche di vent’anni.
Il Decreto Legge 27 marzo 2026 n. 38 è stato convertito dalla Legge 22 maggio 2026 n. 88 (G.U. n. 117 del 22/5/2026), assorbendo anche il decreto carburanti (DL 42/2026). Le novità principali: finestra di adesione al concordato preventivo biennale estesa al 31 ottobre 2026, credito Transizione 5.0 fino all’89,77% per le imprese rimaste escluse per esaurimento fondi, credito d’imposta gasolio agricolo fino al 20% delle spese, e rottamazione dei tributi locali (IMU, TARI, multe) con stralcio di sanzioni e interessi per i Comuni che aderiscono entro il 31 luglio 2026.
Indice
- Cos’è il Decreto Fiscale 2026 e quando è entrato in vigore
- Concordato preventivo biennale 2026-2027: nuove scadenze e limiti
- Credito Transizione 5.0: aliquote fino all’89,77%
- Credito d’imposta gasolio agricolo
- Rottamazione dei tributi locali: IMU, TARI e multe
- Esempi pratici
- Domande frequenti
Cos’è il Decreto Fiscale 2026 e quando è entrato in vigore
Il testo di partenza è il Decreto Legge 27 marzo 2026 n. 38, in vigore dal 28 marzo 2026. Durante l’esame parlamentare il perimetro si è allargato parecchio: è stato abrogato e assorbito il DL 42/2026 (il cosiddetto decreto carburanti del 3 aprile 2026), e sono stati aggiunti articoli su marittimi, imprese artigiane, America’s Cup e, soprattutto, sulla rottamazione dei debiti con gli enti locali. Il testo definitivo è diventato Legge 22 maggio 2026 n. 88, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 117 del 22 maggio 2026.
Chi si occupa di dichiarazioni, F24 o gestisce una partita IVA lo incontrerà soprattutto per le modifiche al concordato preventivo biennale. Ma la parte che riguarda più persone in assoluto, anche chi non ha mai avuto una partita IVA, è quella sulla rottamazione dei tributi locali: vale per chiunque abbia una cartella vecchia per IMU, TARI o una multa stradale mai pagata.
Concordato preventivo biennale 2026-2027: nuove scadenze e limiti
Il concordato preventivo biennale (CPB) permette a partite IVA e imprese in regime forfettario o soggette agli ISA di “bloccare” il proprio reddito imponibile per due anni, pagando le tasse su una cifra concordata con il Fisco invece che sul reddito reale. Il Decreto Fiscale 2026 ne ha rivisto scadenze e regole di calcolo per il biennio 2026-2027.
La finestra per aderire è stata allungata fino al 31 ottobre 2026 (in precedenza scadeva prima), mentre il software che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione per calcolare la proposta di concordato deve essere rilasciato entro il 15 maggio. La novità più concreta riguarda però i limiti massimi di incremento del reddito concordato rispetto a quello dichiarato: sono ora collegati al punteggio ISA ottenuto nel 2025.
| Punteggio ISA 2025 | Incremento massimo reddito concordato |
|---|---|
| Tra 8 e 10 (alta affidabilità) | Nessun tetto specifico aggiuntivo, si applicano le regole standard |
| Tra 6 e 8 | +30% rispetto al reddito dichiarato |
| Tra 1 e 6 (bassa affidabilità) | +35% rispetto al reddito dichiarato |
In pratica più basso è il punteggio ISA, più alto può essere l’incremento di reddito che il Fisco propone in sede di concordato: è un modo per spingere chi è meno affidabile fiscalmente ad accettare un imponibile concordato più alto. Un’altra novità tecnica ma rilevante per chi ha fatto investimenti 4.0: le maggiorazioni di ammortamento legate all’iper ammortamento possono ora essere scomputate dal reddito concordato, insieme a plusvalenze e minusvalenze straordinarie.
Credito Transizione 5.0: aliquote fino all’89,77%
Il Piano Transizione 5.0 premia le imprese che investono in macchinari intelligenti, software gestionali e impianti per l’autoproduzione energetica riducendo i consumi. Il Decreto Fiscale 2026 introduce una tutela specifica per le imprese che avevano fatto domanda in tempo ma erano rimaste escluse dal beneficio pieno per esaurimento dei fondi: per queste imprese “esodate” l’aliquota del credito può arrivare fino all’89,77% dell’importo originariamente richiesto, contro il 35% inizialmente riconosciuto.
Il credito riconosciuto va utilizzato esclusivamente in compensazione tramite modello F24, entro il 31 dicembre 2026. Chi ha già presentato domanda per Transizione 5.0 e non ha ricevuto conferma piena delle risorse dovrebbe verificare la propria posizione sul portale GSE, perché il ricalcolo non è sempre automatico.
Credito d’imposta gasolio agricolo
Per le imprese agricole, il decreto introduce un credito d’imposta fino al 20% delle spese sostenute a marzo 2026 per l’acquisto di gasolio e benzina destinati all’attività agricola e al riscaldamento delle serre. È una misura pensata per compensare il rincaro dei carburanti agricoli registrato nella prima parte dell’anno, e si aggiunge (non sostituisce) alle agevolazioni già esistenti sul gasolio agricolo agevolato.
Rottamazione dei tributi locali: IMU, TARI e multe
Questa è la parte del decreto che tocca più da vicino chi non ha nulla a che fare con partite IVA o concordati. L’articolo 10-quinquies della legge di conversione estende la logica della rottamazione-quinquies anche ai debiti — tributari e non — affidati agli agenti della riscossione da Regioni ed enti locali tra il 1° gennaio 2000 e il dicembre 2023. Parliamo quindi di IMU arretrata, TARI non pagata, imposta di soggiorno, canoni patrimoniali e multe stradali del Codice della Strada.
Aderendo, si estingue il debito versando solo capitale e spese di notifica, con lo stralcio completo di sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione. La particolarità è che la misura non è automatica in tutta Italia: ogni singolo Comune o Regione deve prima adottare una propria delibera, pubblicarla sul sito istituzionale e trasmetterla ad Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 31 luglio 2026 (termine prorogato rispetto alla scadenza originaria del 30 giugno). Solo dopo l’adesione formale dell’ente, chi ha un debito con quel Comune può presentare la propria domanda di definizione agevolata.
Vale la pena controllare periodicamente il sito del proprio Comune o quello di Agenzia Entrate-Riscossione nelle prossime settimane: molti enti stanno deliberando proprio in queste settimane, e l’elenco di chi ha aderito si aggiorna costantemente.
Esempi pratici
Esempio 1 — Concordato preventivo biennale. Un artigiano con reddito dichiarato di 30.000 euro nel 2025 e punteggio ISA di 7 (fascia 6-8) può ricevere una proposta di concordato con reddito concordato fino a un massimo teorico di 39.000 euro (+30%). Con punteggio ISA di 4 (fascia 1-6), lo stesso reddito di partenza potrebbe generare una proposta fino a 40.500 euro (+35%): un incentivo indiretto a migliorare il proprio punteggio ISA prima di aderire.
Esempio 2 — Rottamazione IMU. Una famiglia con un avviso IMU 2019 non pagato di 800 euro di imposta, più 250 euro di sanzioni e 90 euro di interessi maturati (totale 1.140 euro), se il proprio Comune aderisce alla rottamazione pagherà solo gli 800 euro di imposta più le spese di notifica: un risparmio reale di circa 340 euro, oltre alla possibilità di chiudere definitivamente la pendenza.
Esempio 3 — Credito gasolio agricolo. Un’azienda agricola che a marzo 2026 ha speso 4.000 euro in gasolio per mezzi e riscaldamento serre può accedere a un credito d’imposta fino a 800 euro (20% della spesa), da usare in compensazione F24.
Domande frequenti
Il Decreto Fiscale 2026 riguarda anche chi non ha partita IVA?
Sì, soprattutto per la parte sulla rottamazione dei tributi locali: chiunque abbia un debito con il proprio Comune per IMU, TARI o multe stradali può beneficiarne, a condizione che l’ente abbia aderito formalmente entro il 31 luglio 2026.
Come faccio a sapere se il mio Comune ha aderito alla rottamazione dei tributi locali?
Va verificato sul sito istituzionale del Comune (dove la delibera deve essere pubblicata per legge) oppure sul portale di Agenzia delle Entrate-Riscossione, che aggiorna l’elenco degli enti aderenti.
Entro quando devo aderire al concordato preventivo biennale 2026-2027?
La finestra di adesione è stata estesa fino al 31 ottobre 2026, ma conviene non aspettare l’ultimo giorno perché il software di calcolo della proposta va comunque consultato con calma prima di decidere.
Cosa succede se non aderisco al concordato preventivo biennale?
Nessun obbligo: si continua a dichiarare il reddito effettivo con le regole ordinarie. Il concordato conviene principalmente a chi prevede un reddito in crescita nel biennio, perché blocca le tasse sulla cifra concordata anche se si guadagna di più.
Il credito Transizione 5.0 all’89,77% vale per tutte le imprese?
No, riguarda specificamente le imprese che avevano già fatto domanda per Transizione 5.0 ed erano rimaste escluse dal beneficio pieno per esaurimento dei fondi disponibili. Le nuove domande seguono le regole ordinarie del Piano Transizione 5.0.
Per approfondire il regime fiscale delle partite IVA, leggi anche la nostra guida completa al regime forfettario 2026 e il confronto forfettario vs SRL. Se hai un debito con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, trovi tutti i dettagli nella nostra guida alla rottamazione-quinquies. Per chi vuole approfondire l’IMU, c’è anche la guida su come pagare l’IMU 2026.
Fonte ufficiale: testo della Legge 22 maggio 2026 n. 88 in Gazzetta Ufficiale.

