Lo screening del diabete di tipo 1 e della celiachia nei bambini ha finalmente il suo decreto attuativo: il Ministero della Salute lo ha firmato il 7 agosto 2026 e la Gazzetta Ufficiale lo ha pubblicato l’8 ottobre. Riguarda i bambini che hanno compiuto 5 anni e non ancora 7, cioè la stessa fascia chiamata per i richiami vaccinali previsti a quell’età, e consiste nella ricerca di alcuni anticorpi in poche gocce di sangue prese dal polpastrello. È volontario, servono le firme di entrambi i genitori e un risultato positivo non è una diagnosi. Qui spieghiamo, decreto alla mano, chi verrà chiamato, come si svolge il test, cosa succede dopo e dove finiscono i dati del bambino, e diciamo con chiarezza cosa ancora non si sa: soprattutto quando partirà la propria Regione.
Il decreto del Ministero della Salute del 7 agosto 2026 (Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre 2026) attua la legge 130 del 2023 e avvia lo screening nazionale per gli anticorpi del diabete di tipo 1 e della celiachia. Il test viene proposto ai bambini dai 5 anni compiuti ai 7 non compiuti, insieme alla chiamata per le vaccinazioni di quell’età: è un prelievo di sangue capillare, volontario, con il consenso di entrambi i genitori. Chi risulta positivo viene seguito da un centro clinico regionale per la conferma. Il decreto entra in vigore sei mesi dopo la pubblicazione, quindi ad aprile 2027; le date di avvio Regione per Regione non sono ancora note.
Indice
- Cosa prevede il decreto e da dove arriva
- Chi viene chiamato: i bambini di 5 e 6 anni
- Come funziona il test
- Consenso dei genitori: perché servono due firme
- Risultato positivo: cosa significa e cosa succede dopo
- Perché cercare queste due malattie prima dei sintomi
- Dove finiscono i dati del bambino
- Quando parte e quanto ricevono le Regioni
- Domande frequenti
Cosa prevede il decreto e da dove arriva
La storia comincia con la legge 15 settembre 2023, n. 130, che ha reso lo screening di queste due malattie un programma pubblico rivolto a tutta la popolazione pediatrica. L’articolo 1 chiedeva al Ministero della Salute un decreto entro centoventi giorni, con avvio del programma “a decorrere dall’anno 2024”. I tempi sono stati molto più lunghi: tra pareri del Garante della privacy (tre, l’ultimo del 18 dicembre 2025), Conferenza Stato-Regioni (febbraio 2026) e commissioni parlamentari (giugno 2026), il decreto è stato firmato dal ministro Schillaci il 7 agosto 2026, registrato dalla Corte dei conti il 16 settembre e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre 2026.
Gli obiettivi sono scritti nell’articolo 1 e sono tre: prevenire la chetoacidosi nei bambini che svilupperanno il diabete di tipo 1, rallentare la progressione della malattia con le terapie disponibili e diagnosticare precocemente la celiachia. Il Ministero coordina, le Regioni e le Province autonome organizzano, l’Istituto superiore di sanità gestisce la piattaforma dei dati e l’Osservatorio nazionale sul diabete di tipo 1 e sulla celiachia valuta i risultati con una relazione annuale. Il programma viene rivisto ogni anno in base ai dati raccolti.
Chi viene chiamato: i bambini di 5 e 6 anni
L’articolo 2 del decreto è preciso: il test riguarda “i bambini della singola coorte di nascita appartenenti alla fascia di età 5-6 anni ovvero coloro che hanno compiuto 5 anni e non ancora compiuto il settimo anno di età”. La scelta non è casuale. Il decreto aggancia l’offerta alla chiamata già prevista dal calendario vaccinale nazionale per quell’età: secondo il calendario vaccinale del Ministero della Salute, tra i 5 e i 6 anni sono previsti il richiamo contro difterite, poliomielite, tetano e pertosse e quello contro morbillo, rosolia, parotite e varicella. In pratica la famiglia che riceve l’invito per i richiami potrà trovarsi proposto, nello stesso percorso, anche lo screening.
Non serve fare domanda: l’elenco dei bambini da invitare viene costruito dalle anagrafi sanitarie (Anagrafe nazionale degli assistiti o, finché non sarà completa, anagrafi regionali allineate al Sistema tessera sanitaria).
Il decreto prevede però una “implementazione graduale” e lascia a ciascuna Regione la libertà di organizzarsi secondo il proprio modello. Può quindi succedere che nei primi tempi l’invito non arrivi a tutti i bambini nati nello stesso anno, o che arrivi con modalità diverse da una Regione all’altra, come già accade per gli screening oncologici, dove fasce d’età e adesione cambiano molto sul territorio.
Come funziona il test
Il prelievo è di sangue capillare: una puntura sul polpastrello, come per il controllo della glicemia, senza ago in vena. I campioni partono dai punti di prelievo e vengono spediti ai laboratori di riferimento scelti dalla Regione, pochi e centralizzati proprio per ridurre la variabilità delle misure. Il prelievo lo organizzano i dipartimenti di prevenzione delle ASL, con l'”eventuale coinvolgimento” dei pediatri di libera scelta.
Cosa si cerca lo dice la tabella 1 del decreto. Non si misura la glicemia e non si fa un test genetico: si cercano autoanticorpi, cioè anticorpi che il sistema immunitario produce contro i tessuti del proprio corpo, con metodica immunometrica.
| Malattia | Autoanticorpi cercati | Cosa indicano |
|---|---|---|
| Diabete di tipo 1 | anti-GAD65 (GADA), anti-IA2 (IA2A), anti-ZnT8 (ZnT8A) | Un attacco autoimmune contro le cellule del pancreas che producono insulina |
| Celiachia | anti-transglutaminasi IgA e IgG (anti TG-IgA, anti TG-IgG) | La risposta immunitaria tipica della celiachia, scatenata dal glutine |
Fonte: tabella 1 del DM Salute 7 agosto 2026, Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre 2026.
Il motivo per cui si cercano anche le IgG della transglutaminasi, oltre alle IgA, è spiegato nel protocollo del progetto pilota dell’ISS pubblicato su PLoS One: la ricerca delle IgA, affiancata dalle IgG per chi ha un deficit di IgA, è lo strumento che permette di intercettare tutti i casi. Gli anticorpi delle due malattie si misurano insieme sullo stesso sangue capillare: basta una sola puntura.
Una nota sul risultato: nella scheda che il laboratorio carica sulla piattaforma ogni anticorpo è registrato come positivo o negativo, e per la celiachia è prevista anche la voce “borderline”. È registrata anche l’adeguatezza del campione, che può risultare insufficiente: in quel caso è possibile che vi venga chiesto di ripetere il prelievo.
Consenso dei genitori: perché servono due firme
L’articolo 5 stabilisce che lo screening “è su base volontaria” e che prima del test va raccolto il consenso informato, sia all’esame sia alla conservazione dei campioni, “rilasciato da entrambi i genitori o dal soggetto che esercita la responsabilità genitoriale”. Per i genitori separati o lontani conviene chiedere alla ASL se il modulo si può firmare in momenti diversi: il decreto non lo specifica.
Prima della firma la famiglia deve ricevere un’informativa scritta “in modo facilmente comprensibile e tradotta nelle lingue maggiormente diffuse sul territorio”. Deve spiegare come si svolge il test, che è facoltativo, cosa succede se esce positivo e per quanto tempo vengono conservati i campioni. Il Ministero prepara un modello unico, su cui deve esprimersi il Garante della privacy, per evitare che ogni Regione scriva la sua versione.
Dire di no è possibile. Il decreto usa la chiamata vaccinale solo come occasione per proporre il test: il consenso riguarda esclusivamente lo screening e nel testo non c’è alcun collegamento tra un eventuale rifiuto e le vaccinazioni.
Risultato positivo: cosa significa e cosa succede dopo
Il test cerca anticorpi, non la malattia conclamata. Un bambino positivo è un bambino in cui il sistema immunitario mostra i segni di un processo che può portare, o ha già portato, al diabete di tipo 1 o alla celiachia. La conferma della diagnosi arriva solo dopo, in un centro specializzato.
Per il diabete la distinzione è importante. Come spiega il protocollo ISS del progetto pilota, gli autoanticorpi compaiono di solito uno dopo l’altro, e quando in un bambino senza diabete se ne trovano due o più si è nella fase presintomatica della malattia, con una progressione verso il diabete clinico considerata quasi certa in età pediatrica. Un solo anticorpo indica un rischio, non una fase già avviata. In entrambi i casi il bambino può stare bene per mesi o anni: la fase presintomatica è proprio il periodo in cui ancora non ci sono sete, pipì frequente o dimagrimento.
Per la celiachia, la positività agli anticorpi anti-transglutaminasi va confermata dal centro clinico secondo i criteri diagnostici in uso. Finché il centro non ha completato la valutazione, è meglio non cambiare la dieta del bambino di propria iniziativa: chiedete sempre agli specialisti prima di togliere qualcosa.
Il percorso dopo il risultato è disegnato dagli articoli 3 e 7 del decreto. I risultati vengono inseriti dal laboratorio nella piattaforma e resi accessibili al centro clinico regionale di riferimento e, se la Regione lo ha previsto, al pediatra di famiglia. I centri clinici, individuati da ogni Regione, si occupano di:
- richiamare la famiglia e confermare o escludere la diagnosi;
- prendere in carico e trattare i bambini con diabete di tipo 1 o celiachia confermati;
- seguire nel tempo (follow-up) i bambini diagnosticati, tenendo i rapporti con la famiglia, il pediatra e i servizi del territorio.
Per chi vuole approfondire la malattia celiaca, i sintomi tipici e cosa significa una dieta senza glutine, abbiamo una guida dedicata alla celiachia: sintomi, diagnosi e dieta.
Perché cercare queste due malattie prima dei sintomi
Il diabete di tipo 1 non è quello legato agli stili di vita: è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas che producono insulina, e chi ne è colpito ha bisogno di insulina per vivere. Il rischio più serio all’esordio è la chetoacidosi diabetica, che il protocollo ISS definisce una complicanza acuta e potenzialmente letale. Gli studi internazionali citati dall’ISS indicano che i bambini individuati con lo screening arrivano alla diagnosi con manifestazioni più lievi e un’incidenza di chetoacidosi significativamente più bassa. Sapere che il figlio ha gli anticorpi permette di riconoscere subito i sintomi, fare controlli programmati e valutare con i medici le terapie che puntano a rallentare la malattia.
La celiachia ha il problema opposto: spesso non dà sintomi evidenti. Secondo il protocollo dell’ISS fino al 50% delle persone celiache non sa di esserlo, perché i disturbi sono lievi o atipici. Una diagnosi in età pediatrica permette di iniziare presto la dieta senza glutine, l’unica terapia, e di prevenire le complicanze che non riguardano l’intestino. Le due malattie, ricorda ancora il documento, condividono in parte la predisposizione genetica e possono presentarsi nella stessa persona.
Prima del programma nazionale c’è stato un progetto pilota, D1Ce Screen, coordinato dall’ISS in quattro Regioni (Lombardia, Marche, Campania e Sardegna). Il suo protocollo, pubblicato su PLoS One nel 2025, prevedeva di testare 5.363 bambini in tre fasce d’età (2, 6 e 10 anni) attraverso i pediatri di famiglia, con un laboratorio centrale a Milano per verificare fattibilità e accettazione da parte delle famiglie. Il programma nazionale è più semplice: una sola fascia d’età, solo anticorpi (il pilota faceva anche una tipizzazione genetica HLA per la celiachia) e laboratori scelti da ogni Regione.
Dove finiscono i dati del bambino
Il decreto dedica a questo tema buona parte del testo e un allegato tecnico. La piattaforma nazionale è gestita dall’ISS per conto del Ministero della Salute, che ne è titolare. Le Regioni possono usarla direttamente oppure collegare i propri sistemi informatici.
Sulla piattaforma finiscono i dati anagrafici e sanitari del bambino e i dati anagrafici e di contatto dei genitori: nome, cognome, codice fiscale, telefono, email, data di ricevimento del campione, esito di ciascun anticorpo, adeguatezza del campione e presenza del consenso. L’accesso ai dati “in chiaro”, cioè con nome e cognome, è riservato al personale dei laboratori, dei centri clinici regionali, dei dipartimenti di prevenzione e ai pediatri di famiglia coinvolti, ciascuno solo per i propri assistiti. Le Regioni, per monitorare il programma, vedono i dati pseudonimizzati; il Ministero riceve dall’ISS solo dati aggregati.
Quanto ai tempi, l’articolo 8 è chiaro: i dati restano nella piattaforma nazionale fino al compimento del sedicesimo anno di età del bambino, e l’allegato tecnico aggiunge che alla scadenza vengono cancellati. Per i campioni di sangue il decreto rimanda all’informativa, che dovrà indicare “le modalità e i tempi di conservazione”.
Quando parte e quanto ricevono le Regioni
Qui serve distinguere bene. Il decreto, all’articolo 14, entra in vigore “decorsi sei mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale”: essendo uscito l’8 ottobre 2026, il conto porta ad aprile 2027. Il testo non fissa invece una scadenza entro cui ogni Regione deve far partire le chiamate, e parla di implementazione graduale. Al momento in cui scriviamo non abbiamo trovato su siti regionali ufficiali una data di avvio del programma nazionale: chi legge di partenze imminenti in una certa Regione farà bene a verificare sul sito della propria ASL o dell’assessorato alla Sanità. Aggiorneremo l’articolo quando le Regioni pubblicheranno le loro delibere.
Le risorse invece sono già ripartite. Per il programma la legge 130 autorizza 3,85 milioni di euro per il 2024 e per il 2025 e 2,85 milioni l’anno dal 2026, più 150.000 euro l’anno per le campagne informative. Il decreto divide i fondi in base al numero di nuovi nati rilevato dall’ISTAT; per il 2026 la ripartizione (tabella 4) è questa. Le Province autonome di Trento e Bolzano compaiono nel calcolo ma le loro quote tornano all’erario, perché non partecipano alla ripartizione dei finanziamenti statali.
| Regione | Bambini sotto 1 anno al 1/1/2026 | Fondi 2026 |
|---|---|---|
| Piemonte | 23.839 | 187.795,80 € |
| Valle d’Aosta | 677 | 5.333,18 € |
| Liguria | 8.022 | 63.194,68 € |
| Lombardia | 63.162 | 497.569,46 € |
| Veneto | 28.913 | 227.767,10 € |
| Friuli-Venezia Giulia | 6.655 | 52.425,90 € |
| Emilia-Romagna | 26.999 | 212.689,24 € |
| Toscana | 19.907 | 156.820,80 € |
| Umbria | 4.452 | 35.071,39 € |
| Marche | 8.219 | 64.746,58 € |
| Lazio | 31.810 | 250.588,72 € |
| Abruzzo | 6.965 | 54.867,98 € |
| Molise | 1.490 | 11.737,73 € |
| Campania | 39.608 | 312.018,79 € |
| Puglia | 22.897 | 180.375,03 € |
| Basilicata | 2.969 | 23.388,81 € |
| Calabria | 11.872 | 93.523,71 € |
| Sicilia | 32.201 | 253.668,88 € |
| Sardegna | 6.428 | 50.637,67 € |
| Totale distribuito (esclusi Trento e Bolzano) | 355.435 (con Trento e Bolzano) | 2.734.221,45 € |
Fonte: tabella 4 del DM Salute 7 agosto 2026. Il riparto calcolato è di 2.800.000 euro; le quote di Bolzano (36.631,17 euro) e Trento (29.147,38 euro) vengono restituite all’erario. Il decreto contiene anche i riparti 2024 e 2025 (tabelle 2 e 3).
Si paga qualcosa? Il decreto non prevede ticket né altri costi per le famiglie: lo screening è un programma pubblico finanziato da questo fondo statale e organizzato dalle ASL, come gli altri screening della prevenzione. Per la conferma della risposta nel caso concreto, l’informativa regionale è il documento da leggere.
Nel frattempo la chiamata per i richiami vaccinali dei 5-6 anni resta quella di sempre. In autunno, per i bambini di questa età, vale la pena ricordare anche il vaccino antinfluenzale della stagione 2026-2027, che il calendario nazionale prevede ogni anno fino ai 6 anni compresi.
Domande frequenti
Lo screening per diabete e celiachia è obbligatorio?
No. L’articolo 5 del decreto dice che è su base volontaria e che si fa solo dopo aver ricevuto l’informativa e firmato il consenso. Viene proposto in occasione della chiamata per i richiami vaccinali, ma il consenso riguarda solo il test.
Mio figlio ha 8 anni: può fare lo screening?
Nel programma nazionale no: la fascia è dai 5 anni compiuti ai 7 non compiuti. Se avete motivi di preoccupazione, per esempio un familiare con diabete di tipo 1 o celiachia o sintomi sospetti, parlatene con il pediatra, che può prescrivere gli esami indipendentemente dallo screening.
Serve il digiuno o una preparazione particolare?
Il decreto non prevede preparazioni: si cercano anticorpi, non la glicemia. Le indicazioni pratiche, compresi orari e luogo del prelievo, arriveranno con l’invito della ASL.
Se il test è positivo mio figlio ha il diabete?
No, non necessariamente. Il test individua gli autoanticorpi, cioè un rischio o una fase iniziale senza sintomi. La diagnosi la conferma o la esclude il centro clinico regionale di riferimento, che poi segue il bambino insieme al pediatra.
Quando arriva l’invito nella mia Regione?
Non c’è ancora una data. Il decreto entra in vigore ad aprile 2027 e lascia alle Regioni tempi e modalità di organizzazione, con un avvio graduale. Conviene tenere d’occhio il sito della propria ASL e chiedere al pediatra.

